Il 5G e i rischi per la salute umana

La ‘scena del crimine’ sembra uscita direttamente da un film di Alfred Hitchcock: circa 150 uccelli stramazzati al suolo, caduti dagli alberi di un parco dell’Aia, nei Paesi Bassi.
Quando lo scorso autunno è avvenuto per la seconda volta un fatto simile, i cittadini olandesi hanno iniziato a porsi qualche domanda. Con cosi tanti storni robusti capovolti a pancia all’aria, è stata subito esclusa l’eventualità che fossero morti di malattia, a causa dell’inquinamento, o uccisi dall’uomo.

Il colpevole è rimasto immobile sul tetto di una stazione ferroviaria nei paraggi: un grande albero coperto di nuove antenne 5G. I test sul nuovo sistema di telecomunicazioni sono andati molto peggio di quanto ci si aspettasse: per questo il Ministero tedesco ha rinviato la vendita delle proprie frequenze 5G al 2020.

Per decenni, l’industria delle telecomunicazioni e i governi non hanno investito abbastanza denaro per studiare i campi elettromagnetici (Emf), le frequenze radio e i loro effetti sul corpo umano. Una grave negligenza a cui non è stato posto rimedio neanche dopo un comunicato congiunto del 2011 da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc), secondo cui le radiazioni elettromagnetiche «possono essere cancerogene per gli esseri umani».

I rischi per la salute costituiti dall’inquinamento elettromagnetico vengono trascurati da molti anni e infatti la questione non riguarda solamente la nuova rete 5G: le onde con frequenze molto basse, come quelle emesse dai router wifi, dagli hotspot e dai cellulari, possono rappresentare anch’esse un serio pericolo, in particolare per i bambini.

La promessa dell’era digitale

Entro un paio di anni le reti 5G diventeranno il tessuto digitale che dovrebbe connettere droni, automobili automatiche, blockchain, internet delle cose, case intelligenti, contatori intelligenti, edifici intelligenti e città intelligenti.

Le connessioni 5G super veloci saranno presto onnipresenti, ma si dovrà pagare un costo invisibile, fatto di onde radio, radiazioni elettromagnetiche e un flusso costante di segnali Wi-Fi, che gran parte delle persone sono abituate a considerare innocui.

Martin Pall, professore emerito dell’Università di Washington nonché uno dei maggiori studiosi al mondo dei campi elettromagnetici, ha descritto i rischi del 5G in un discorso presso l’Istituto Nazionale della Sanità degli Usa: «Ciascuno degli effetti dei campi elettromagnetici – ha dichiarato – può costituire una seria minaccia alla sopravvivenza del genere umano […] Nei topi i campi elettromagnetici provocano un crollo della riproduzione fino quasi allo zero […] il 5G ci esporrà a frequenze e intensità superiori a quelle presenti all’interno di un forno a microonde».
L’ultima slide presentata da Pall concludeva la sua esposizione, affermando: «L’attuale progetto, già approvato dal Congresso degli Usa e dalla Commissione Federale per le Comunicazioni, consiste nell’installazione di decine di milioni di antenne 5G che irradieranno ogni singola persona e tutti gli organismi viventi dell’intero Paese: tutto questo senza aver effettuato un solo test di sicurezza biologica sulle radiazioni 5G […] È decisamente irragionevole».

L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente americana non non ha studiato gli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute umana, non ha creato degli standard di sicurezza, e nel 1979 ha smesso di misurare le radiazioni dei campi elettromagnetici. Sul sito web dell’agenzia è ancora presente il link obsoleto di un indagine risalente al 1992: ‘Domande e risposte sull’elettricità e i campi elettromagnetici’.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha mancato in maniera persino più vergognosa di informare l’opinione pubblica circa la pericolosità delle radiazioni elettromagnetiche. Infatti, visitando il sito web dell’Oms e osservando i materiali scarsi e obsoleti riguardanti i campi elettromagnetici sorgono spontanee alcune domande sullo statuto dell’organizzazione. Sul loro sito sono infatti pubblicati solo sei studi sui campi elettromagnetici: il più recente risale al 2007, mentre quattro sono precedenti al 1994.
Trattandosi del ‘guardiano mondiale della salute umana’, che per di più aveva definito le radiazioni elettromagnetiche «potenzialmente cancerogene» già otto anni fa, il suo fallimento nell’informare l’opinione pubblica è davvero incomprensibile.

Sebbene il governo Trump intenda riformare il governo americano, ottimizzare il funzionamento delle agenzie, rivederne le strutture e consolidare diversi dipartimenti, il documento di 132 pagine pubblicato dalla sua amministrazione non menziona l’industria delle telecomunicazione, nonostante il suo ruolo cruciale nello sviluppo della società.

Inoltre, la Commissione federale per le comunicazioni continuerà ad essere responsabile per i rischi per la salute provocati dalle radiazioni 5G, nonostante lo statuto di questa organizzazione non ponga particolare enfasi sulla tutela della salute.

Gli effetti dei campi elettromagnetici secondo la comunità scientifica

Durante lo scorso autunno i cittadini si sono aggiunti al coro degli scienziati che chiedevano ai parlamentari del Michigan di organizzare un dibattito sui campi elettromagnetici, e al senatore Richard Blumenthal di far scattare l’allarme sul 5G.
Blumenthal ha infatti ‘sfidato’ l’industria delle telecomunicazione a «provare che il 5G sia sicuro».

Durante un’intervista su Skype, la dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice del Centro di Ricerca sul Cancro Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, ha spiegato la questione delle radiazioni elettromagnetiche e il rischio che rappresentano per la salute umana: «Le onde radio a bassa frequenza sono pericolose per gli esseri umani. L’esposizione continuativa può causare tumori al cervello e alle cellule nervose del cuore».
Le radiazioni non si manifestano con del calore superficiale, come nel caso del sole, ma agiscono a livello cellulare, su tutti gli organismi viventi: «In Europa alcuni studi epidemiologici sui ripetitori hanno riscontrato tumori al nervo acustico e tumori facciali. Gli effetti rimangono latenti per anni. Questo tempo di latenza è un problema [per gli studi ntd]. Spesso i tumori non si manifestano per 20 o 30 anni. Adesso, nella cosiddetta ‘screen generation’ abbiamo osservato che le problematiche cancerogene iniziano già a livello embrionale».

«A livello cellulare i mitocondri (responsabili per la produzione dell’energia delle cellule) e il metabolismo vengono influenzati pesantemente dagli impulsi nervosi ionici. Si sa ben poco sulle onde millimetriche; sono necessari ulteriori studi. Temo che il 5G possa essere come l’amianto, che è stato diffuso ovunque nella società, per poi accorgersi – troppo tardi – dei danni che provoca».

La Belpoggi ha precisato che le onde a bassa frequenza hanno lo stesso effetto delle onde millimetriche: «La lunghezza delle onde è minore e le frequenze sono diverse, ma nel complesso l’effetto è lo stesso».

Un problema del 5G è che data la minore lunghezza delle sue onde, esse si propagano a distanza minore rispetto a quelle del 4G: per questo, per funzionare correttamente, la rete 5G richiede un numero di antenne molto superiore [nell’ordine di alcuni milioni nei soli Usa ntd] rispetto a quello degli attuali ripetitori 4G. Le antenne 5G saranno visibili dappertutto, attaccate ai pali della luce, sui tetti di case, scuole, stazioni e uffici. Saranno semplicemente onnipresenti.

«I campi elettromagnetici e le onde radio corrompono il Dna umano. Contribuiscono ad aumentare l’impatto dell’ambiente sull’autismo, il morbo di Parkinson, i tumori e la sterilità maschile. È necessario investire più fondi e rendere questo genere di studi una priorità» ha dichiarato la Belpoggi, definendo lo stato attuale «una politica folle, dove la tecnologia è considerata più importante della salute umana».

Entro la fine dell’anno, il laboratorio della Belpoggi pubblicherà uno studio che documenterà gli effetti dei campi elettromagnetici su 2 mila e 800 topi, di cui mille costantemente monitorati, e i ricercatori analizzeranno anche i loro organi interni. Lo studio è stato finanziato da 30 mila cittadini italiani, poiché l’Istituto Ramazzini è un’ente nonprofit che nessun governo o industria può influenzare. L’istituto collabora con alcuni dei più importanti ricercatori specializzati in tossicologia e oncologia, e condivide i risultati dei suoi studi con le istituzioni statunitensi dal 2000.

In un intervista telematica, la dottoressa Sharon Goldberg, specialista in materia, ha chiarito quali sono secondo lei i tre principali pericoli per la salute umana legati al 5G e all’internet delle cose:

  • «Le cataratte, che negli Stati Uniti costituiscono il 60 percento delle operazioni chirurgiche agli occhi, e costano 3,6 miliardi di dollari all’anno al Medicare [un programma di assicurazione medica del governo degli Stati Uniti, ndr]».
  • «La resistenza agli antibiotici e i danni al sistema immunitario, poiché le onde millimetriche influenzano la sensibilità agli antibiotici delle colture di stafilococco e di E. coli. Spesso gli effetti di un esposizione intensa alle radiazioni elettromagnetiche sugli organismi viventi sono molto diversi dagli effetti dell’esposizione cronica».
  • «La grande incognita delle onde millimetriche rimane il loro ruolo nei casi di depressione/suicidio e nella cosiddetta epidemia dell’oppio [un termine che viene usato per riferirsi al repentino aumento dei consumatori di oppioidi negli Stati Uniti e in Canada a partire dalla fine degli anni ‘90, ndt]».

La testimonianza della dottoressa Goldberg di fronte al Comitato della politica energetica del Michigan ha catturato l’attenzione dei legislatori e quella del pubblico, e i relativi video su Youtube hanno accumulato oltre 650 mila visualizzazioni.

Sino a oggi, solo alcuni gruppi di ricercatori – tramite petizioni e siti web difficili da scovare – hanno manifestato le loro preoccupazioni e pubblicato dati significativi sugli effetti dell’esposizione elettromagnetica. Questo dovrebbe stimolare l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Usa, la Commissione Federale per le Comunicazioni e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad agire, investendo sulla ricerca, informando l’opinione pubblica e aggiornando i propri dati obsoleti su una tecnologia che sta avendo un impatto su tutte le piante, le persone, gli insetti e gli animali del nostro pianeta.

La sospensione preventiva dell’istallazione delle reti 5G dovrebbe essere una assoluta priorità.

Articolo in inglese: The Threat 5G Poses to Human Health

 

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