Cohousing, un nuovo approccio per il mercato immobiliare

22.04.2013
Marco Tistarelli
La facciata di 'Numero Zero' a Torino. Il cohousing ha aperto le porte a inizio marzo dopo 5 anni di lavoro. (Matteo Nobili / cohousingnumerozero.org )
La facciata di 'Numero Zero' a Torino. Il cohousing ha aperto le porte a inizio marzo dopo 5 anni di lavoro. (Matteo Nobili / cohousingnumerozero.org )

Il mercato mobiliare italiano in caduta libera porta un numero sempre maggiore di persone a scivolare in situazioni di difficoltà. Alcuni hanno aperto la strada a un nuovo approccio: il cohousing.

«Il concetto di cohousing è nato in Nord Europa negli anni 60 – afferma Nadia Simionato, responsabile comunicazione per la rete italiana Cohousing.it – Si è poi diffuso in altri Paesi per arrivare in Italia nel 2006».

L'idea di base è di unire in un condominio l’autonomia di un'abitazione privata con i vantaggi che derivano dal condividere spazi e risorse – giardino, laboratori, palestra, lavanderia, orti, nidi infantili – il tutto progettato e scelto da coloro che andranno ad abitare e vivere gli spazi. Vantaggi da un punto di vista sociale, ambientale ed economico.

C'è una fascia 'grigia' della popolazione che non può permettersi un'abitazione tradizionale ma che è troppo 'ricca' per poter accedere alle graduatorie per l'assegnazione delle case popolari - Nadia Simionato, rete italiana Cohousing.it

«C'è una fascia 'grigia' della popolazione che non può permettersi un'abitazione tradizionale, ma che è troppo 'ricca' per poter accedere alle graduatorie per l'assegnazione delle case popolari – sostiene Simionato – Tramite il cohousing pensiamo di poter risolvere questa criticità sociale».

Simionato lamenta il fatto che la burocrazia è complicata: «La Pubblica amministrazione sembra faticare a comprendere che il cohousing è un modello vincente. Nel mondo vi sono oltre mille esempi di cohousing, composti da poche unità familiari fino a decine; in Italia abbiamo realizzato tre interventi, già attivi, e stiamo lavorando ad altri due, mettendo in contatto i futuri acquirenti e i progettisti».

L'Osservatorio del mercato immobiliare ha fotografato la situazione delle compravendite in Italia: nel 2012 sono scese in picchiata del 25,8 per cento rispetto all'anno precedente, a cui corrisponde un perdita di giro d'affari di oltre 26 miliardi di euro. Dimezzati i mutui accesi: gli istituti finanziari hanno erogato circa 19,6 miliardi di euro, il 42,8 per cento in meno rispetto al 2011.

«Il fatto è che il mercato è fermo – commenta Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia – Risulta persino difficile stabilire il valore degli immobili perché non c'è compravendita. La nostra proposta principale al nuovo governo sarà di agire sulla fiscalità smodata in campo immobiliare, che porta a non creare redditività, in particolare per la locazione».

La natura della crisi è complessa. Aumentano il numero degli alloggi sfitti – il censimento Istat 2011 ha rivelato 2 milioni 700 mila case senza abitanti, aumentate di 700 mila unità nel 2012, secondo l'Osservatorio – mentre Federcasa ritiene che ce ne vogliano 583 mila per poter soddisfare le richieste di alloggi popolari. L'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) ha però portato avanti la costruzione di oltre 300 mila edifici nell'ultimo anno.

Ci sono anche delle sfumature che rendono la fotografia più completa nel suo insieme: la situazione degli sfratti. Il Ministero degli Interni ha rivelato che nel 2011 (ultimi dati disponibili) sono stati ordinati 63 mila sfratti, 56 mila dei quali a causa del mancato pagamento dell'affitto. Tecnicamente è definita 'morosità incolpevole', ma il risultato non cambia.

Primo esempio in Italia di cohousing 'spontaneo', il gruppo Coabitare ha fatto tutto da solo. Da poche settimane ha inaugurato il condominio 'Numero Zero' – in pieno centro storico a Torino – frutto del lavoro di oltre cinque anni.

«È ancora troppo presto per dare una valutazione – dice Paolo Sanna, ingegnere, membro di Coabitare e residente a Numero Zero con moglie e figlia neonata – Quello che è certo è che ormai siamo una famiglia allargata. Ci sono alti e bassi, come in tutte le famiglie, ma non ci ignoriamo come potrebbe accadere in un condominio qualsiasi».

Alla base di recuperare un vecchio stabile ottocentesco – vi sono ora sette unità abitative con spazi condivisi quali cortile, cantina, sale multifunzionali – vi è l'idea di privilegiare le relazioni sociali, scambiando tempo e competenze, in un impegno comune a collaborare e condividere, tra famiglie e single eterogenei.

«Tutte le decisioni che abbiamo preso sono avvenute con il metodo del consenso – sottolinea Sanna, – Questo vuol dire che ci vuole pazienza e disponibilità al dialogo, soprattutto con i progettisti. Di solito realizzano abitazioni per degli 'sconosciuti', che poi compreranno la casa, qui invece vi è un gruppo di persone che hanno idee precise, pur dovendo sottostare a vincoli strutturali e legali».

«Non ha senso che io viva sola in un alloggio enorme quando posso vivere in compagnia in un alloggio più piccolo, che comporta meno spese e meno lavoro di pulizia», dice Bruna, abitante di Numero Zero, sul profilo del loro sito internet.