Il nuovo coronavirus è in realtà un’arma biologica?

Una panoramica sulle intenzioni e le capacità del regime cinese in materia di guerra biologica

Di Steven W. Mosher

Francis Boyle, rinomato esperto in materia di guerra biologica, ha dichiarato che «l’attuale coronavirus è un’arma biologica da guerra».

Parlando dell’Istituto di virologia di Wuhan, la città epicentro dell’epidemia, il professore ha dichiarato che «in passato sono emerse diverse problematiche relative a quel laboratorio e a quello che ne è uscito fuori».

Perché le affermazioni di Boyle possano essere considerate legittime, il regime cinese dovrebbe avere sia l’intenzione che la capacità di sviluppare una tale arma biologica; ma come stanno realmente le cose?

Non è un segreto che il Partito Comunista Cinese (Pcc) – pur essendo firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite che bandisce le armi biologiche – considera lo sviluppo di tali armamenti come una delle chiavi per raggiungere il predominio militare. Non a caso il vice presidente dell’Accademia Cinese delle Scienze Mediche Militari, He Fuchu, ha dichiarato nel 2015 che i biomateriali sono il nuovo «apice del dominio strategico» in guerra.

Il generale Zhang Shibo dell’Eserito popolare di liberazione (Epl) si è spinto addirittura oltre nel suo libro del 2017 ‘War’s New High Land’, affermando che «lo sviluppo delle moderne biotecnologie sta gradualmente mostrando un forte potenziale bellico», compresa la possibilità di condurre «specifici attacchi genetici etnici».

Per essere chiari, Zhang si riferiva ad armi biologiche in grado di uccidere specifiche etnie senza sortire alcun effetto su altre, che avrebbero sviluppato un’immunità naturale o acquisita a tali armi.
La cosa più inquietante è che a rilasciare queste dichiarazioni non è stato un generale fuori controllo, che potrebbe benissimo non riflettere le reali intenzioni della leadership del Partito comunista cinese: Zhang è stato infatti membro permanente del 18esimo Comitato Centrale dal 2012 al 2017, oltre ad aver ricoperto la carica di presidente dell’Università Nazionale della Difesa.

A fronte di queste ed altre dichiarazioni è evidente che il Pcc svilupperebbe armi biologiche da guerra se ne avesse la capacità. Ma è realmente in grado di farlo?

È noto che i ricercatori cinesi siano riusciti a padroneggiare la tecnologia Crispr, che permette di effettuare il tipo di genializzazione necessaria per creare una super arma biologica. Dopo tutto, è stato uno scienziato cinese, He Jiankui, ad annunciare di aver reingegnerizzato il genoma umano per renderlo resistente all’Hiv, un’impresa per la quale è stato recentemente condannato a tre anni di prigione.

Ad ogni modo, per condurre esperimenti di ingegneria genetica volti a creare armi biologiche da guerra, occorre una struttura molto sicura che garantisca che nulla possa fuoriuscire dalla zona di contenimento, poiché bisogna lavorare su agenti patogeni pericolosi come la Sars, l’Ebola e vari ceppi di coronavirus per renderli ancora più letali. In tutta la Cina c’è un solo un laboratorio di microbiologia classificato come di livello 4, l’Istituto di virologia di Wuhan, che naturalmente si trova proprio nella città di Wuhan.

Infine, oltre alla tecnologia e alle strutture, è necessario disporre del cosiddetto biomateriale grezzo. In altre parole occorre mettere le mani sui virus più letali presenti in natura, in cui si possano poi inserire caratteristiche che li rendano ancora più letali. Alcune tecniche consistono nel rafforzare la capacità di trasmissione da uomo a uomo di un virus prelevato da un’altra specie, o nel rendere più lungo il periodo di incubazione (il periodo che intercorre prima che una persona infetta cominci a mostrare i sintomi).

Purtroppo ci sono prove inconfutabili che il laboratorio di Wuhan è già entrato in possesso di alcuni tra i coronavirus più letali del pianeta. Vale inoltre la pena ricordare che proprio l’anno scorso, due ricercatori in campo medico di nazionalità cinese – il dottor Cheng Keding e sua moglie Qiu Xiangguo – sono stati allontanati dal National Microbiology Laboratory di Winnipeg, in Canada, nell’ambito di un’indagine su alcuni furti di proprietà intellettuale.

Il laboratorio di Winnipeg è l’unico laboratorio di microbiologia di livello 4 del Canada, ovvero lo stesso genere di laboratorio che le autorità cinesi gestiscono a Wuhan. Qiu Xiangguo è nota per aver lavorato sul virus Ebola, mentre suo marito ha pubblicato diversi studi sulla Sars. Le indagini della polizia canadese hanno rivelato che entrambi hanno viaggiato frequentemente tra il Canada e Wuhan.

La conclusione è che il regime cinese ha tutto il necessario per creare un’arma biologica letale: la tecnologia, le strutture e il biomateriale grezzo.

Ciononostante, molto inchiostro è stato versato dal Washington Post e da altri giornali mainstream per cercare di convincere l’opinione pubblica che il nuovo letale coronavirus sia il risultato di trasformazioni avvenute in natura, piuttosto che il prodotto di scellerati esperimenti di laboratorio, e che chiunque affermi il contrario sia uno squilibrato complottista.

Addirittura, quando un gruppo di virologi indiani ha pubblicato un articolo che sottolineava come il nuovo coronavirus contenga sequenze che assomigliano a quelle del genoma dell’Hiv, essi sono stati ampiamente attaccati, e l’articolo stesso è stato ritirato per essere rivisto. I critici dell’articolo sostenevano che le presunte sequenze genomiche dell’Hiv non hanno permesso al nuovo coronavirus di paralizzare il sistema immunitario umano, come fa invece l’Hiv, attaccando i globuli bianchi, o i linfociti che combattono le infezioni.

In realtà, sono ormai emerse prove che il nuovo coronavirus può effettivamente causare la riduzione progressiva dei linfociti. Ma anche se non fosse così, questo non proverebbe nulla. Il fatto che un’arma biologica in fase di sviluppo non funzioni così bene come previsto non prova affatto che non si tratti di un’arma biologica, ma semplicemente che non era ancora pronta per essere impiegata. Ad ogni modo, che si tratti di un’arma biologica in fase di sviluppo o meno, non sembra esserci motivo per ritenere che il coronavirus non sia il risultato di esperimenti condotti nell’Istituto di virologia di Wuhan.

La vicinanza suggerisce infatti che ci sia una correlazione. Dopo tutto, se la prima infezione da coronavirus fosse stata il semplice risultato di una trasmissione accidentale da animale a uomo, come sostenuto dalle autorità, questo avrebbe potuto verificarsi ovunque in Cina. È curioso che l’epicentro dell’epidemia si trovi proprio in una città di 11 milioni di persone, dove ha sede l’unico laboratorio di livello 4 della Cina. È un caso? Probabilmente no.

D’altronde non sarebbe la prima volta che avvengono incidenti simili in un laboratorio cinese. Nel 2004, per esempio, il virus della Sars è fuoriuscito due volte da un laboratorio di Pechino, causando una ripresa dell’epidemia. La struttura di Wuhan sarà stata all’avanguardia, ma gli standard di sicurezza cinesi sono notoriamente scadenti. Poi se gli scienziati cinesi avessero ricevuto l’ordine urgente di accelerare la ricerca e lo sviluppo di armi biologiche, gli standard potrebbero essersi ulteriormente allentati.

Inoltre, dietro la reazione all’epidemia dei funzionari del Pcc, sembrerebbe esserci qualcosa di più della semplice incompetenza. Pechino ha fatto di tutto per nascondere lo scoppio e la reale portata dell’epidemia. I kit per i test del coronavirus sono razionati in modo che la maggior parte dei casi non vengano diagnosticati. Gran parte dei decessi vengono attribuiti ad altre cause, come ad esempio la polmonite. I funerali sono stati banditi e i cadaveri vengono portati di corsa nei centri di cremazione, senza alcuna documentazione. I forni crematori di Wuhan stanno lavorando giorno e notte per distruggere le prove della vera portata dell’epidemia.

All’inizio dell’epidemia, le autorità hanno persino arrestato otto medici colpevoli di aver denunciato l’esistenza di una nuova infezione virale a cui stavano assistendo nei propri ospedali. Sono stati accusati di «dichiarare il falso» e «diffondere voci», e sono stati rilasciati solo dopo aver firmato delle confessioni di colpevolezza. Ora sono considerati dal grande pubblico come eroi, soprattutto da quando uno dei primi denunciatori, il dottor Li Wenliang, è morto proprio a causa della malattia.

Per quanto riguarda l’origine dell’epidemia le autorità sono state altrettanto ingannevoli. Inizialmente hanno puntato il dito contro i serpenti e i pipistrelli che venivano, si diceva, venduti al mercato dei frutti di mare di Wuhan, che è stato quindi prontamente chiuso. Ma ben presto è venuto fuori che i serpenti non sono portatori di coronavirus, e che nel mercato in questione non venivano venduti pipistrelli.

C’è un’ultima prova che depone in favore della tesi secondo cui il nuovo coronavirus sarebbe un’arma biologica cinese uscita fuori controllo: nell’internet cinese gira voce che gli Stati Uniti abbiano deliberatamente sguinzagliato un’arma biologica americana contro la popolazione cinese.
A quanto pare queste affermazioni palesemente assurde non sono state censurate dalle autorità, mentre vengono rigorosamente censurati i resoconti accurati dell’epidemia. Infatti, i leader comunisti sono spesso inclini ad accusare il loro principale rivale geopolitico per i crimini che essi stessi commettono.

Con le sue menzogne e sotterfugi, il Partito Comunista sta semplicemente cercando di coprire la propria incompetenza nell’arginare l’epidemia? Oppure i suoi leader stanno anche cercando di nascondere qualcosa di molto più grave: la loro complicità criminale nelle origini dell’epidemia? Anche tenendo conto della predilezione del Partito per la segretezza, i molteplici livelli di inganno messi in atto dai funzionari comunisti negli ultimi due mesi, compresi quelli ai massimi livelli, sono stati straordinari.

Forse non si saprà mai con certezza se il nuovo coronavirus fosse destinato ad essere usato come arma biologica. Ma si sa che le maggiori testate giornalistiche, televisive e social occidentali stanno facendo del loro meglio per liquidare questa possibilità come una fantasia paranoica.

Ma come dice una vecchia battuta: non si tratta di paranoia, quando il pericolo è reale. E almeno su questo le prove sono incontrovertibili.
È certo – perché lo hanno affermato gli stessi generali dell’esercito cinese – che i ricercatori del regime si stanno adoperando per sviluppare armi biologiche letali il più velocemente possibile. Ed è ragionevole supporre che a causa di questa smania di rapidità, gli standard di sicurezza siano stati trascurati dall’istituto di virologia di Wuhan, e che il nuovo coronavirus sia quindi fuoriuscito dal laboratorio.

In fin dei conti, se il nuovo coronavirus sia o meno il risultato degli esperimenti del laboratorio di Wuhan è una questione (quasi) irrilevante. In ogni caso il Pcc è notoriamente impegnato in attività volte a sviluppare armi biologiche letali per prendere il posto degli Stati Uniti, divenendo la più importante superpotenza mondiale.

Per dirla in un altro modo: qualcuno pensa veramente che i leader del Pcc – una volta perfezionata un’arma biologica per la quale possiedono un’immunità naturale o indotta – esiterebbero a scatenare una pandemia mortale in Occidente, al fine di realizzare il loro sogno di dominazione mondiale? Chi dubita che i leader del Partito comunista sarebbero disposti ad utilizzare una tale arma di distruzione per realizzare i loro piani, dovrebbe spiegare esattamente in base a quali considerazioni etiche o morali si aspetta che non lo farebbero. Perché francamente è difficile citarne anche una sola.

Attualmente l’unica vera sorpresa per la leadership cinese è il fatto che la Cina stessa sia diventata il ground zero per l’epidemia che speravano di scatenare un giorno in altri Paesi.

C’è un antico proverbio cinese che sembra essere molto appropriato in questa situazione:
«Raccogliere un sasso [per scagliarlo contro gli altri, ndr] per poi farlo cadere sui propri piedi».

 

Le opinioni in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Steven W. Mosher è presidente del Population Research Institute e autore del libro ‘Bully of Asia: Perché il sogno della Cina è la nuova minaccia per l’ordine mondiale’. Già collaboratore della National Science Foundation, ha studiato biologia umana all’Università di Stanford sotto la guida del famoso genetista Luigi Cavalli-Sforza. Ha conseguito la laurea in Oceanografia Biologica, Studi sull’Asia Orientale e Antropologia Culturale. È uno dei più autorevoli osservatori americani della Cina; nel 1979 è stato selezionato dalla National Science Foundation per essere il primo scienziato sociale americano a fare ricerca sul campo in Cina.

 

Articolo in inglese: Is the Coronavirus a Bioweapon?

Per saperne di più:

 
Articoli correlati