Secondo l’opinione dominante, la Russia sta intensificando l’impiego di incursioni di droni, attacchi informatici, sabotaggi e altre operazioni clandestine per seminare il panico in Europa, indebolendone l’appoggio all’Ucraina in vista di un non meglio precisato “attacco” che il Cremlino dovrebbe ordinare entro qualche anno.
«Mosca sta cercando di spaventare l’Europa per indurla a ridurre il sostegno all’Ucraina. Poiché la Russia è disposta ad assumersi rischi maggiori, anche noi dobbiamo imporle costi più alti», ha dichiarato pochi giorni fa l’alto rappresentante per la politica estera di Bruxelles Kaja Kallas, aggiungendo: «L’economia russa è uno dei punti più deboli e dobbiamo aumentare la pressione su di essa affinché pongano fine a questa guerra».
Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha riferito che i servizi di intelligence alleati indicano il rischio che Mosca tenti di aumentare la pressione sulla Nato attraverso un’intensificazione delle attività ibride, come attacchi alle infrastrutture critiche. All’inizio di settembre il presidente del Consiglio polacco Donald Tusk ha citato agenzie di intelligence non meglio identificate secondo cui Mosca starebbe pianificando attacchi ibridi con droni e missili contro i Paesi che sostengono l’Ucraina.
Sia la Lituania sia l’Estonia, collocate sul fronte orientale della Nato, hanno registrato negli ultimi mesi un aumento delle incursioni di droni, attribuite sia a velivoli senza pilota sospettati di provenienza russa sia ucraina. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha dichiarato a Reuters che le previsioni di un attacco imminente di Mosca contro la Nato sono infondate. «Non vediamo come la Russia possa essere in grado di farlo – ha detto – e nemmeno vediamo una preparazione un’attacco militare contro la Nato o i Paesi europei». Il ministro degli Esteri estone ha inoltre sottolineato l’aspetto più intuitivo: la Russia, dopo 4 anni e mezzo di guerra di logoramento in Ucraina, non avrebbe la capacità di lanciare un attacco contro l’Europa occidentale.
Il Cremlino ha ripetutamente negato di essere coinvolto in qualsiasi forma di guerra ibrida contro l’Occidente e ha respinto le accuse per il presunto attacco fallito all’aeroporto tedesco di Lipsia dello scorso agosto, definendole «infondate, assurde e contrarie al buon senso». In merito, va precisato come non esistano a oggi né pistole fumanti né vere prove anche indirette degli “attacchi ibridi” attribuiti alla Russia.
Nel corso della settimana i Paesi membri della Nato sul fianco orientale hanno fatto decollare i caccia in risposta a possibili violazioni del proprio spazio aereo. Il ministero della Difesa rumeno ha comunicato il 22 settembre che due F-16 stavano monitorando i cieli mentre Vylkove, in Ucraina, vicino al confine rumeno, era sotto attacco, ma non sono state rilevate incursioni nello spazio aereo della Nato.
Il Comando operativo delle Forze armate polacche ha dichiarato il 23 settembre che i propri caccia sono stati fatti decollare per motivi di sicurezza mentre l’Ucraina occidentale era sotto attacco; anche in questo caso non sono state rilevate violazioni dello spazio aereo di alcun membro della Nato. Il ministro degli Esteri rumeno Oana Toiu ha affermato che il Paese ha registrato oltre cento incursioni di velivoli senza pilota o di frammenti di drone sul proprio territorio, che però non risultano essere dimostrati quali attacchi russi.
Nella giornata di ieri, si è diffusa la notizia della pubblicazione da parte del quotidiano spagnolo El Mundo del pericolo di un attacco russo a Italia, Spagna e Francia che dovrebbe essere portato mediante «droni marini», attribuendo la notizia a una «fonte anonima della Cia». Nel corso della giornata la notizia è stata smentita da diverse Testate e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha invitato a «non buttare benzina sul fuoco» di una situazione geopolitica già estremamente delicata. La smentita è arrivata poi anche dalla Francia.
In sintesi, non ci sono analisti che predicano un imminente attacco su vasta scala dalla Russia all’Europa occidentale, nemmeno i più “allarmisti” rispetto all’espansionismo russo. Se non altro perché questo probabilmente costringerebbe gli Stati Uniti a intervenire; e la strategia dell’amministrazione Trump risulta andare nella direzione opposta della de-escalation militare. D’altro canto, non esistono reali prove oggettive di attacchi russi diretti all’Europa occidentale, almeno finora: gli allarmi sono sempre basati su informative e/o interpretazioni dei servizi di intelligence europei.
In ogni caso, nessuno scenario realistico prevede i carri armati russi per le strade di Parigi, Berlino o Roma. Quello che alcuni (non tutti) politici e analisti sostengono è che la Russia continuerà questo tipo di “strategia della tensione” finché l’Europa non smetterà di aiutare l’Ucraina.