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Dopo la chiusura di Usaid aumenta la libertà nei Paesi dell’America Latina

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In America Latina la democrazia ha preso una direzione chiara: dall’insediamento di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti, i conservatori a sud del confine del Rio Grande vincono un’elezione dopo l’altra. E una delle ragioni principali, e di cui meno si parla, è la chiusura dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, la Usaid.
L’ultimo segnale arriva dalla Colombia, Paese per decenni famigerato per il traffico di cocaina e la corruzione dilagante, dove il conservatore Abelardo de la Espriella ha ottenuto una vittoria di misura sulla sinistra di Gustavo Petro, con un programma di ripristino dell’ordine pubblico, contrasto ai cartelli della droga e, inevitabilmente, costruzione di carceri. Molte carceri.
La stagione dei cambiamenti è iniziata anche in Ecuador, poco dopo l’elezione di Trump, con la conferma nella carica di presidente del conservatore Daniel Noboa, e da allora ha preso lo slancio: la sinistra è stata sconfitta in Bolivia, Honduras, Cile, Costa Rica, Perù e ora in Colombia. Sommandosi ai governi conservatori già al potere – El Salvador, Argentina, Paraguay, Panama e Repubblica Dominicana – superano quelli di sinistra per dodici a sette, circa il doppio, in netto il contrasto con gli anni di Joe Biden, quando il rapporto era esattamente l’opposto.
L’ultimo segnale arriva dalla Colombia, Paese per decenni famigerato per il traffico di cocaina e la corruzione dilagante, dove il conservatore Abelardo de la Espriella ha ottenuto una vittoria di misura sulla sinistra di Gustavo Petro, con un programma di ripristino dell’ordine pubblico, contrasto ai cartelli della droga e, inevitabilmente, costruzione di carceri. Molte carceri.
La stagione dei cambiamenti è iniziata anche in Ecuador, poco dopo l’elezione di Trump, con la conferma nella carica di presidente del conservatore Daniel Noboa, e da allora ha preso lo slancio: la sinistra è stata sconfitta in Bolivia, Honduras, Cile, Costa Rica, Perù e ora in Colombia. Sommandosi ai governi conservatori già al potere – El Salvador, Argentina, Paraguay, Panama e Repubblica Dominicana – superano quelli di sinistra per dodici a sette, circa il doppio, in netto il contrasto con gli anni di Joe Biden, quando il rapporto era esattamente l’opposto.
In questo scenario, le dittature comuniste superstiti – Cuba, Nicaragua e Venezuela – sottoposte a gravi pressioni economiche e militari appaiono destinate a crollare. Le elezioni in America Latina, come ovunque in democrazia, ruotano soprattutto attorno a questioni interne: crescita o ristagno dell’economia, sicurezza dei cittadini a fronte della criminalità, consenso o discredito verso i capi di Governo. Che un’intera area del pianeta si sposti a destra nello stesso arco di tempo, però, indica che è in corso qualcosa di più significativo.
Come scrive la collega Darlene McCormick Sanchez, non c’è dubbio che l’elezione, negli Stati Uniti, di un presidente favorevole alle imprese e che combatte la criminalità abbia galvanizzato i conservatori latinoamericani, e che anche altri Paesi seguano la potente scia dell’amministrazione Trump. Ritengo tuttavia che molti osservatori stiano trascurando un dato di fondo, ossia la chiusura dell’Usaid – principale organizzatore politico e fonte di finanziamento della sinistra latinoamericana – decisa da Trump.
Come scrive la collega Darlene McCormick Sanchez, non c’è dubbio che l’elezione, negli Stati Uniti, di un presidente favorevole alle imprese e che combatte la criminalità abbia galvanizzato i conservatori latinoamericani, e che anche altri Paesi seguano la potente scia dell’amministrazione Trump. Ritengo tuttavia che molti osservatori stiano trascurando un dato di fondo, ossia la chiusura dell’Usaid – principale organizzatore politico e fonte di finanziamento della sinistra latinoamericana – decisa da Trump.
Gran parte degli americani non ha idea di quanto, negli ultimi decenni, quell’agenzia abbia minato le vite, le famiglie e la democrazia stessa. Considerando il ruolo avuto da Usaid, vengono in mente le iniziative più insensate sull’ideologia di genere, sul riscaldamento mondiale o sui programmi Dei. Ma non si limitava a finanziare gli attivisti transgender in Guatemala con milioni di dollari per terapie ormonali e interventi di cambiamento di sesso, né a riversare decine di milioni su attivisti ambientali in Colombia per affrontare una presunta crisi climatica.
Gestiva un imperialismo culturale a diversi livelli, riplasmando le società latinoamericane a propria immagine globalista. Non ha soltanto destinato miliardi di dollari a ogni progetto visionario della sinistra: Usaid è stata soprattutto il motore e il principale finanziatore di una coalizione internazionale di donatori che hanno a loro volta finanziato, legittimato e professionalizzato una nutrita agenda culturale. Dietro parole innocue – sviluppo, inclusione, diritti, sostenibilità, cooperazione – ha spinto cause che vanno dall’aborto all’ideologia di genere e all’attivismo Lgbtq, fino al femminismo radicale, all’ambientalismo radicale e alle frontiere aperte o, per meglio dire, spalancate.
Usaid esercitava inoltre pressioni diplomatiche direttamente sui governi nazionali e, per evitare le accuse di imperialismo culturale, agiva di sottobanco: inviava consulenti e infiltrava esperti tecnici in ministeri, tribunali, municipalità, università e amministrazioni pubbliche, in un Paese dopo l’altro. Questi poi, emanavano rapporti e programmi nazionali di formazione. Agiva anche attraverso procuratori locali, organizzazioni non governative – che finanziava e sosteneva – che organizzavano campagne mediatiche, convegni e manifestazioni proprio sui temi preferiti: dall’ideologia di genere al cambiamento climatico. Nel complesso, questi soggetti progressisti costituivano una forza politica eccezionale, nonostante i loro progetti fossero quasi del tutto scollegati dai reali bisogni di nicaraguensi e peruviani.
«Quando la popolazione chiedeva ospedali, medicine e assistenza sanitaria di base, Usaid e i suoi alleati offrivano “salute sessuale e riproduttiva”. Mentre i bambini avevano bisogno di essere nutriti e di imparare a leggere, scrivere e ragionare, veniva loro proposta una cosiddetta “educazione sessuale integrale” basata sul concetto di “genere” auto-percepito», ha scritto Carlos Polo, responsabile dell’ufficio latinoamericano del Population Research Institute. «Quando milioni di ispano-americani dovevano emigrare per mancanza di lavoro e lasciare le famiglie, promuovevano politiche del lavoro basate sulla “non discriminazione Lgbtq”. Quando i quartieri chiedevano sicurezza, si parlava di “approcci intersezionali”. Quando le famiglie chiedevano stabilità, veniva propagandata la “decostruzione”».
La sinistra in America Latina non è avanzata perché popolare, ma perché ha ricevuto un massiccio sostegno esterno dalla coalizione guidata dall’Usaid. La politica di interi Paesi è stata così deviata dai veri valori delle popolazioni. Una volta chiusa, l’agenzia ha perso l’organizzatore e i finanziamenti e gli “esperti” sono tornati a casa.
La sinistra quindi, indebolita, ha cominciato a perdere le elezioni a favore di conservatori che promettevano di rispondere a bisogni concreti: sanità di base, istruzione vera, sicurezza pubblica, lavoro dignitoso e fine della corruzione.
I popoli dell’America Latina non vogliono l’ideologia prima del pane, la questione di “genere” prima della scuola, l’attivismo prima della sicurezza, né una cooperazione internazionale usata come cavallo di Troia per imporre politiche mai votate.
La sinistra quindi, indebolita, ha cominciato a perdere le elezioni a favore di conservatori che promettevano di rispondere a bisogni concreti: sanità di base, istruzione vera, sicurezza pubblica, lavoro dignitoso e fine della corruzione.
I popoli dell’America Latina non vogliono l’ideologia prima del pane, la questione di “genere” prima della scuola, l’attivismo prima della sicurezza, né una cooperazione internazionale usata come cavallo di Troia per imporre politiche mai votate.
Quanto all’Usaid ormai smantellata, aveva tradito la propria missione: nata per promuovere la democrazia, aveva finito per distorcerla e addirittura minarla, nata per promuovere lo sviluppo economico e alleviare la povertà, si è trasformata in ostacolo. Gli Stati Uniti, l’America Latina e il mondo intero stanno meglio senza.
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