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La macchina che rovina i ragazzi prima che diventino uomini

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Tempo di lettura: 11 Min.
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Per gran parte della storia dell’Umanità, un giovane che volesse indipendenza, rispetto, intimità o una famiglia doveva uscire dalla sicurezza dell’infanzia e rendersi utile. Doveva lavorare, guadagnare, rischiare il rifiuto, sviluppare coraggio e accettare la responsabilità.
I suoi desideri lo proiettavano verso l’età adulta.
I suoi desideri lo proiettavano verso l’età adulta.
Non credo che la mascolinità sia “tossica”. È la necessaria forza di equilibrio nel mondo: nel suo senso più nobile è protettiva, produttiva, coraggiosa, avventurosa, capace di farsi carico di un peso. Gli uomini costruiscono, esplorano, difendono, provvedono e accettano rischi fisici senza i quali famiglie e società smetterebbero di funzionare.
Il mio timore non è che gli uomini posseggano un’eccessiva energia maschile, ma che abbiamo creato tecnologie in grado di catturare quell’energia, di dirottarla verso simulazioni e illusioni ricompensando i ragazzi prima che diventino uomini, o impedendogli di diventarlo.
Gli uomini che ho amato e ammirato non sono nati già compiuti. Qualcosa li ha spinti fuori dalla sfera delle comodità verso l’ignoto.
Mio marito, Elias, ha lasciato il Messico a 16 anni e ha raggiunto gli Stati Uniti a piedi: un viaggio spaventoso e pericoloso, ma il disagio di restare – la povertà, l’insicurezza, il desiderio di provvedere a madre, padre e fratelli – pesava più della paura di partire. A 23 anni ha corso un altro rischio, sposandomi: venivamo da Paesi, culture e condizioni sociali diverse, io avevo più anni di lui e un tempo ero stata il suo capo. Erano molte, per entrambi, le ragioni per cui avremmo potuto avere paura, ma anche lui ha fatto un passo verso quell’ignoto. È diventato marito, padre, sostegno della famiglia e compagno nel costruire una vita che nessuno dei due avrebbe potuto fare da solo.
Mio marito, Elias, ha lasciato il Messico a 16 anni e ha raggiunto gli Stati Uniti a piedi: un viaggio spaventoso e pericoloso, ma il disagio di restare – la povertà, l’insicurezza, il desiderio di provvedere a madre, padre e fratelli – pesava più della paura di partire. A 23 anni ha corso un altro rischio, sposandomi: venivamo da Paesi, culture e condizioni sociali diverse, io avevo più anni di lui e un tempo ero stata il suo capo. Erano molte, per entrambi, le ragioni per cui avremmo potuto avere paura, ma anche lui ha fatto un passo verso quell’ignoto. È diventato marito, padre, sostegno della famiglia e compagno nel costruire una vita che nessuno dei due avrebbe potuto fare da solo.
Da adolescente, mio fratello Ryland era attratto dalle montagne per la passione per lo snowboard. Ha lasciato casa per trasferirsi a Lake Tahoe, ha svolto lavori massacranti nelle cucine di un villaggio sciistico, perché dall’altra parte lo attendeva l’ebbrezza delle discese sulla neve.
Mio padre e suo fratello hanno lasciato New York per andare nell’Ovest. Raccoglievano le mele e lavoravano nei giacimenti petroliferi, col tempo hanno sposato mia madre e la sorella gemella, hanno comprato una casa e hanno vissuto insieme, costruendo le loro famiglie sotto lo stesso tetto.
Uno dei miei amici più cari, Mike, aveva una band e si è trasferito a Los Angeles sperando di costruirsi una carriera di successo nella musica: ci è riuscito, anche se il suo percorso si è sviluppato dietro le quinte più che sul palco; lavora ancora in quel mondo, creando opportunità e spazi reali in cui le persone possano incontrarsi. Quella ricerca gli ha dato più di una carriera: ha incontrato la donna della sua vita, si è sposato, ha avuto figli. La ricompensa è stata più significativa di qualsiasi cosa avesse potuto immaginare quando ha lasciato casa.
Il mio amico Alec veniva da un ambiente familiare turbolento e si è arruolato da giovane nell’esercito, un’istituzione che da sempre guida i ragazzi verso la maturità attraverso disciplina, solidarietà, servizio e responsabilità. Ma è stato prendere apertamente posizione durante il Covid a formare l’uomo che è oggi: quando tacere sarebbe stato più facile, ha scoperto la volontà di essere coraggioso e di difendere pubblicamente quello che riteneva giusto.
Elias si è diretto in America. Ryland è andato verso le montagne. Mio padre ha viaggiato a Ovest, verso i pozzi. Mike è andato a Los Angeles alla volta della musica. Alec è entrato nell’esercito, mettendo poi a rischio la propria sicurezza per far sentire la sua voce.
Ognuno di loro è stato spinto oltre i confini sicuri della propria casa da un desiderio tanto forte da vincere la paura. Il premio non sempre ha coinciso con quello che avevano immaginato, ma la ricerca esigeva da loro qualcosa, e proprio rispondendo a quella esigenza sono cresciuti.
Anni fa il mio amico Liam ha detto qualcosa che mi è parso assurdo: «Non sono nemmeno più sicuro di voler uscire con le donne. La pornografia è molto più facile». Allora Internet era un luogo in cui si andava, ci si sedeva al computer, ci si collegava e alla fine ci si alzava. Non lo portavamo in tasca né lo tenevamo sul comodino.
Ho respinto quell’idea. La pornografia mi appariva una misera imitazione dell’intimità umana, incapace di sostituire una donna reale o una relazione vera. Liam, però, ci stava avvertendo di qualcosa che oggi è difficile ignorare: un surrogato non deve eguagliare la cosa vera, serve solo a spegnere la fame abbastanza da indurre a smettere di ricercare la cosa vera. La pornografia offre gratificazione sessuale senza corteggiamento, senza rischio di rifiuti, senza impegni e senza responsabilità. I social offrono attenzione senza chiedere che ci si faccia conoscere veramente. I videogiochi offrono l’illusione di status, progressi misurabili, competizione e continue vittorie senza produrre assolutamente nulla di tangibile nel mondo fisico. Il pericolo non è che queste esperienze non diano alcuna ricompensa, il pericolo è che ne diano troppe, e sbagliate.
Le statistiche americane sul matrimonio mostrano quanto siano cambiate le nostre vite. Nel 1960 l’americano medio si sposava intorno ai 23 anni, oggi quasi a 31. Nel 1980 solo il sei percento degli americani arrivava a 40 anni senza essersi mai sposato, nel 2021 si è arrivati al 25 percento: uno su quattro. Ma il matrimonio non è semplicemente rimandato, per molti non avviene affatto: tra gli uomini dai 25 ai 54 anni, il numero di quelli che vivono soli è passato dal 29 percento del 1990 al 39 percento del 2019. E il rinvio del matrimonio ha molte cause: costo degli alloggi, redditi bassi, istruzione, disgregazione familiare, aspettative mutate.
Ma un altro dato è difficile da ignorare: nel 2022 soltanto la metà degli uomini single dichiarava di cercare una relazione o almeno qualche appuntamento occasionale, l’altra metà non stava cercando nulla.
Ma un altro dato è difficile da ignorare: nel 2022 soltanto la metà degli uomini single dichiarava di cercare una relazione o almeno qualche appuntamento occasionale, l’altra metà non stava cercando nulla.
Nello stesso periodo, in un sondaggio rappresentativo a livello nazionale, quasi la metà degli uomini riferiva di aver guardato intenzionalmente materiale pornografico nella settimana precedente. Questo non dimostra che la pornografia abbia causato l’allontanamento dal matrimonio, ma ci costringe a prendere sul serio l’avvertimento di Liam: che cosa accade quando il desiderio che un tempo spingeva gli uomini verso le donne può essere soddisfatto, o almeno quietato, senza uscire dalla propria stanza?
Lo stesso rigore va applicato ai videogiochi. Giocare non rende un uomo disfunzionale: può essere impegnativo, socializzante, divertente, ma lo studio di economisti sul calo delle ore lavorate dai giovani uomini ha rilevato che il miglioramento della tecnologia di tali video ha alimentato l’interesse per lo svago, spiegando in larga misura la contrazione del lavoro. E non si parla solo di tempo sprecato, può significare l’interruzione del processo di formazione della persona.
Solitudine, frustrazione sessuale, noia e paura del fallimento sono esperienze dolorose, ma possono anche spingere a reagire. Possono motivare un giovane a imparare un mestiere, a guadagnare, a sviluppare impegno sociale, ad avvicinare una donna, sopravvivere a un rifiuto e a volerci riprovare.
Spesso, è il disagio il motore.
Spesso, è il disagio il motore.
Oggi un ragazzo può ottenere stimolazione sessuale, interazioni che simulano la compagnia, riconoscimento, competizione e la sensazione di aver “realizzato” qualcosa senza uscire dalla propria stanza: la macchina gli consegna la ricompensa emotiva prima ancora che il mondo gli abbia chiesto di diventare capace di guadagnarsela.
È facile definire pigri questi giovani, credo sia una spiegazione crudele e inadeguata. Vivono in un ambiente progettato deliberatamente per sollevarli proprio da quel disagio che un tempo spingeva gli uomini a crescere.
Questa, quindi, non è una condanna degli uomini. È un invito: uscite dalla stanza, posate il telecomando, spegnete la pornografia. Allontanatevi da quel nido confortevole che vi lascia abbastanza affamati da sentirvi insoddisfatti e abbastanza sazi da restare immobili. Andate dove si richiede coraggio. Fate un lavoro che crei qualcosa di reale. Rischiate un rifiuto. Imparate una competenza che non si acquisisce cliccando un tasto. Cercate persone che si accorgano se non ci siete. Provate a portate il peso di una situazione. Diventate responsabili di qualcuno oltre voi stessi.
Questa, quindi, non è una condanna degli uomini. È un invito: uscite dalla stanza, posate il telecomando, spegnete la pornografia. Allontanatevi da quel nido confortevole che vi lascia abbastanza affamati da sentirvi insoddisfatti e abbastanza sazi da restare immobili. Andate dove si richiede coraggio. Fate un lavoro che crei qualcosa di reale. Rischiate un rifiuto. Imparate una competenza che non si acquisisce cliccando un tasto. Cercate persone che si accorgano se non ci siete. Provate a portate il peso di una situazione. Diventate responsabili di qualcuno oltre voi stessi.
Potrebbe succedere che quello che alla fine trovate non sia la cosa che stavate cercando. Potreste lasciare la casa in cerca di avventura e scoprire una vocazione. Potreste inseguire la musica e trovare una famiglia. O cercare la libertà e scoprire la responsabilità, o avvicinare una donna sperando nelle emozioni e incontrare la persona con cui costruire un’intera vita.
La ricompensa virtuale è immediata, prevedibile e minima. Quella vera è incerta, ed è per questo che raggiungerla richiede coraggio.
Ma oltre quel disagio può aspettarvi una vita più straordinaria di qualsiasi cosa abbiate mai immaginato.
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