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Il diario di Fauci rivela la verità sulla vaccinazione di massa

Il dottor Anthony Fauci, ex direttore dell’Istituto Nazionale di Allergie e Malattie Infettive presso gli Istituti Nazionali di Sanità, testimonia davanti alla Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi a Washington, 29 luglio 2026. Madalina Kilroy/The Epoch Times
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Tempo di lettura: 8 Min.
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Di Peter Navarro*
Seduto al tavolo della Casa Bianca, a suo tempo avevo discusso animatamente con Anthony Fauci riguardo al divieto di ingresso dalla Cina, ai lockdown, alle mascherine, all’idrossiclorochina, ai vaccini e ai relativi richiami.
Eppure una delle prove più schiaccianti che abbia mai visto contro di lui è emersa soltanto sei anni dopo, quando il senatore repubblicano Rand Paul ha reso pubblico il diario privato tenuto da Fauci durante la pandemia. Mi riferisco a un’annotazione del 15 agosto 2021: l’amministrazione di Biden si preparava a lanciare una campagna a tappeto di richiami anti-Covid e a, porte chiuse, Fauci ammetteva che c’era un problema: le prove erano insufficienti, la tesi di somministrare un’altra dose a tutti non reggeva, e l’amministrazione aveva bisogno di un messaggio da pubblicare. Ecco che cosa scriveva in proposito Fauci: «Se siamo troppo precisi ci smaschereranno, perché non possiamo sostenerlo con i dati».
La frase va riletta attentamente: non è il consulente Anthony Fauci che dentro di sé dibatte eroicamente con l’incertezza scientifica: questo è il principale consigliere medico del presidente che, in privato, ammette come l’amministrazione non sia in grado di basare sui dati il messaggio pubblico sui richiami. Peggio ancora, la decisione era già stata presa.
Fauci scrive anche di come lui stesso, insieme allo staff medico della Casa Bianca cerchino di «elaborare un messaggio coerente per giustificare l’annuncio» secondo cui i richiami sarebbero poi stati stati diffusi in larga scala. Quindi è stata studiata prima la politica da seguire e, dopo la giustificazione da dare in pasto al pubblico. E Fauci sapeva esattamente dove stava il punto debole nel piano scientifico. Nella stessa pagina, infatti, c’è la vera domanda: serve fare un’altra iniezione a tutti, oppure serve soltanto agli anziani e a chi ha patologie pregresse? Non era un dubbio sollevato in seguito dai cosiddetti “no-vax”: era un dubbio che si poneva Fauci stesso, in privato, prima che la campagna di vaccinazione universale iniziasse.
Invece di pretendere che il Governo si fermasse, raccogliesse le prove e dicesse agli americani con chiarezza che cosa si sapeva e che cosa no, Fauci contribuiva alla formulazione del messaggio. Le sue parole sono sconvolgenti: essere precisi era pericoloso, perché significava ammettere che il Governo «non poteva dimostrarlo con i dati». E cinque settimane dopo, consulenti scientifici indipendenti dello stesso Governo di fatto confermavano il timore che Fauci aveva annotato in privato sul diario e ignorato in pubblico: il 17 settembre 2021 il comitato consultivo esterno della Fda votava 16 a 2 contro la richiesta di Pfizer di autorizzare un richiamo per tutti dai sedici anni in su. Successivamente la proposta veniva limitata agli anziani e alle persone a rischio, con l’approvazione a larghissima maggioranza dello stesso comitato.
Stessi esperti, stessa riunione, stesse prove: No a tutti, sì a chi era maggiormente a rischio. Esattamente la distinzione che Fauci aveva fatto in privato. E che cosa fa lui, dopo che gli specialisti indipendenti comunicano pubblicamente, in sostanza, la stessa conclusione a cui lui stesso era arrivato, ma lontano dai microfoni? Non mostra apprezzamento per il lavoro correttamente eseguito dalla scienza, ma scrive nel diario di essere «deluso». Per Fauci, l’autorizzazione più restrittiva della Fda è «un errore grave».
Questo fa capire qual è la vera questione. Qui non si parla semplicemente del fatto che Anthony Fauci abbia sbagliato una valutazione medica: gli scienziati possono sbagliare. Il punto è che la risposta che “l’apparato medico-industriale” di Fauci voleva dare, prevaleva sulle prove scientifiche.
Le linee guida corrette sarebbero: “ecco che cosa sappiamo e che cosa non sappiamo, questi sono rischi e benefici; decida quindi il cittadino con il proprio medico”. Invece un obbligo dice: “prendete il prodotto altrimenti ne pagherete le conseguenze”, magari sul lavoro, nella carriera militare, negli studi o nella libertà stessa di vivere normalmente. La seconda via esige prove ben più solide della prima.
Durante la pandemia, Washington ha ripetutamente intrapreso la direzione opposta, ovvero quella autoritaria. Più la politica diventava coercitiva, tanto più il messaggio si semplificava: scomparivano l’età e le comorbidità, e si ignorava l’immunità naturale. Preoccupazioni già note, come la miocardite nei giovani uomini, diventavano scomode di fronte a uno slogan universale. E sul rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre, silenzio. Vaccinarsi tutti. Richiami a tutti.
Questo non è consenso informato: è mera obbedienza.
Nel mio prossimo libro, Why Fauci MUST Rot in Prison: His Diary. My Diary. Your Verdict, (Perché Fauci deve marcire in carcere: il suo diario, il mio diario, il vostro verdetto) metto a confronto il diario privato di Fauci con i documenti pubblici sui fatti e con le mie annotazioni scritte alla Casa Bianca durante il primo mandato di Trump.
Lo ripeto: il Tony privato sapeva cose che il Tony pubblico non diceva. Il Tony privato aveva dubbi. Il Tony pubblico ostentava certezza. Il Tony privato vedeva le complicazioni. Il Tony pubblico vendeva slogan. E quando le prove nuocevano agli slogan, il problema diventava come «confezionare» il messaggio.
Per questo la vicenda è importante per il movimento Maha [Make America healthy again, Riportiamo la salute in America] e ben oltre la figura di Anthony Fauci. Il Maha deve spezzare il meccanismo che ha permesso a un solo funzionario pubblico – circondato da un establishment medico sottomesso, da potenti case farmaceutiche, da una stampa compiacente e da aziende tecnologiche pronte a censurare – di trasformare una scienza non convalidata in dogma di Stato.
La scienza ha bisogno del dissenso. La medicina ha bisogno del giudizio individuale. Il consenso informato ha bisogno della completa verità. E a nessun funzionario pubblico dovrà più essere permesso di nascondere ai cittadini il fatto che la scienza abbia dei dubbi, per paura che dire esattamente la verità riveli la sua incapacità di «sostenerla con i dati».
*Peter Navarro durante la prima presidenza di Donald Trump è stato il direttore dell’Ufficio per le politiche commerciali e produttive della Casa Bianca, attualmente è Consigliere del Presidente per il commercio e la produzione.
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