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Giorgetti toglie 10 miliardi ai dicasteri

Il vero volto della manovra

La legge di Bilancio 2026 nasconde un’architettura complessa di interventi che incideranno profondamente sulla gestione dello Stato e dei territori. Se le misure su banche e fisco hanno catalizzato l’attenzione pubblica, è nei dettagli tecnici dei tagli ministeriali e nelle "micro-misure" parlamentari che si può scorgere l’altro volto di questa manovra

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Giancarlo Giorgetti Foto di archivio, REUTERS/Remo Casilli

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Al di là dei grandi pilastri macroeconomici che dominano la scena mediatica e politica, la legge di Bilancio 2026 nasconde un’architettura complessa di interventi che incideranno profondamente sulla gestione dello Stato e dei territori. Se le misure su banche e fisco hanno catalizzato l’attenzione pubblica, è nei dettagli tecnici dei tagli ministeriali e nelle “micro-misure” parlamentari che si può scorgere l’altro volto di questa manovra.

LA MANNAIA DI GIORGETTI: 10 MILIARDI IN MENO AI MINISTERI

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha adottato una linea di estremo rigore verso i propri colleghi di governo. La manovra prevede infatti una cospicua riduzione di spesa per i dicasteri, con un taglio complessivo di 10,4 miliardi di euro nel prossimo triennio. Di questi, 7,2 miliardi sono stati semplicemente posticipati a dopo la fine della legislatura, mentre 3,2 miliardi sono stati eliminati definitivamente.
Il bersaglio principale di questa operazione di pulizia contabile è il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, che vede sfumare 1,2 miliardi di euro destinati a strade, porti, metropolitane e persino al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La logica di Giorgetti è stata quella di colpire i cosiddetti “residui passivi”, ovvero fondi stanziati in passato ma mai effettivamente utilizzati. Oltre alle infrastrutture, le sforbiciate hanno colpito i dicasteri con le minori capacità di spesa, tra cui Salute, Giustizia, Istruzione e Cultura.

IL DIETROFRONT SUI DIVIDENDI DELLE PARTECIPATE

Uno dei pilastri previsti per le entrate si è trasformato, in fase di approvazione, in un intervento quasi trascurabile. Inizialmente, il governo puntava a incassare 735 milioni di euro riducendo le esenzioni fiscali sui dividendi che le grandi aziende ricevono dalle proprie partecipate. Tuttavia, dopo intense negoziazioni politiche, il gettito previsto per il 2026 è crollato a soli 36 milioni. Nonostante la soglia per la tassazione agevolata sia rimasta fissata alle partecipazioni superiori al 5%, la platea dei beneficiari è stata estesa. Il nuovo regime, infatti, includerà tutte le partecipazioni con un valore superiore ai 500 mila euro, indipendentemente dalla quota di capitale detenuta.

RICOSTRUZIONE POST-SISMA: ADDIO AL 110%

Una svolta decisiva riguarda la gestione della ricostruzione dopo i terremoti che hanno colpito l’Italia dal 2009 ad oggi. Per sbloccare una situazione di stallo che metteva a rischio circa 10 mila famiglie, il governo ha deciso di abbandonare definitivamente il meccanismo delle detrazioni fiscali del 110% (il cosiddetto Superbonus) in favore di un sistema di contributi diretti. Il Commissario straordinario per la ricostruzione dei territori colpiti dall’evento sismico del 24 agosto 2016, Guido Castelli, ha ottenuto uno stanziamento di 1,3 miliardi di euro distribuiti su dieci anni, con un incremento immediato di 250 milioni per il 2026.

PIOGGIA DI MICRO-MISURE: DALLA SCALA A “GATTORANDAGI”

Sotto alla soglia dei grandi numeri, la legge di Bilancio finanzia decine di piccoli interventi locali e sociali, per un valore di circa 20 milioni di euro. Tra questi spiccano i 5 milioni per le celebrazioni dei 250 anni del Teatro alla Scala e i 2,7 milioni per la Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia – una delle più grandi entità federative in Italia nell’ambito del volontariato; 2 milioni vengono destinati al supporto psicologico di lavoratori e studenti; stanziato 1 milione ciascuno per l’ippodromo di Capannelle e per Matera. Ci sono poi fondi specifici per il benessere animale, inclusi 500 mila euro per allevamenti senza gabbie e contributi per la Onlus mantovana “Gattorandagi”.

LA NUOVA STRETTA SULLE CRIPTOVALUTE

Il fisco mette nel mirino anche le valute digitali. Sebbene Giorgetti avesse inizialmente proposto un’aliquota del 42%, il Parlamento ha optato per un compromesso che fissa la tassazione sulle plusvalenze di Bitcoin ed Ethereum al 33%. Viene inoltre eliminata la precedente franchigia di 2 mila euro, rendendo tassabile ogni guadagno. Rimangono invece al 26% le imposte sulle stablecoin (criptovalute che, come indica il termine “stable”, sono tendenzialmente stabili e non subiscono le oscillazioni che tipicamente si registrano con il Bitcoin) ancorate all’euro.

L’ASSO NELLA MANICA: IL “RISPARMIO” PNRR

Ma il vero motore finanziario che ha permesso di far quadrare i conti è stata la sesta revisione del Pnrr. Grazie a uno slittamento dei tempi di realizzazione di alcuni progetti oltre il 2026 concordato con Bruxelles, il governo è riuscito a recuperare oltre 7 miliardi di euro nel triennio. Solo per il 2026, questa operazione libera ben 5,9 miliardi, compensando l’aumento delle spese altrove. A questo si aggiungono altri 1,5 miliardi derivanti dai residui non spesi del Fondo di Sviluppo e Coesione.
 

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