Logo Epoch Times
La Lega continua a rumoreggiare ma rimane nei ranghi

Via libera del governo alle armi all’Ucraina nel 2026

Dopo il braccio di ferro tra la Lega e gli alleati sull'appoggio militare a Kiev, il Cdm dà l'ok al tredicesimo decreto che consentirà all'Italia di inviare armi all'Ucraina. Nonostante le correzioni linguistiche e le specifiche in merito alla protezione della popolazione civile, resta sostanzialmente invariato il capitolo sugli armamenti e il rapporto con la Lega continua a essere teso

top-article-image

Il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini durante la conferenza stampa a palazzo Chigi al termine del Consiglio dei ministri, Roma, 17 ottobre 2025. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

author-image
Condividi articolo

Tempo di lettura: 6 Min.

Il 29 dicembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge per il rinnovo del sostegno militare all’Ucraina per l’intero 2026. Un provvedimento che arriva al traguardo dopo un percorso politico a ostacoli, segnato da un acceso confronto interno alla maggioranza e da una serie di equilibrismi linguistici volti a mediare tra le diverse anime del governo. Al centro della disputa la natura degli aiuti e il peso della componente bellica rispetto a quella civile e logistica.
Il testo approvato rappresenta l’esito di una trattativa serrata, in particolare con la Lega. Il partito di via Bellerio aveva spinto per una profonda revisione lessicale del decreto, cercando di espungere o attenuare il riferimento esplicito alle “armi”. Inizialmente, era circolata una bozza in cui l’aggettivo “militari” sembrava destinato a sparire dal titolo, lasciando spazio a una dicitura più generica. Tuttavia, nel testo definitivo e nel comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, la dicitura «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» è rimasta saldamente al suo posto, segnando un punto a favore della linea di continuità sostenuta dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, e dal titolare degli Esteri, Antonio Tajani.
Per venire incontro alle sensibilità leghiste, sono stati inseriti riferimenti espliciti alla protezione della popolazione civile. Il decreto sottolinea ora l’urgenza di interventi di assistenza e stabilisce una priorità per l’invio di materiali logistici, sanitari e di difesa passiva. Nonostante queste integrazioni, la sostanza normativa non cambia: l’Italia continuerà a inviare armi a Kiev.
Il clima politico attorno al provvedimento resta però teso. L’assenza del vicepremier Matteo Salvini dal Consiglio dei Ministri – giustificata ufficialmente da “motivi personali” – non è passata inosservata, alimentando il sospetto di una distanza non del tutto colmata. Mentre Tajani ha cercato di minimizzare, ricordando che il decreto è stato approvato alla presenza degli altri ministri del Carroccio (tra cui Giorgetti), le voci critiche all’interno della Lega non sono mancate.
Il senatore Claudio Borghi sul suo profilo X ha postato le foto del nuovo e del vecchio testo del decreto Ucraina, sottolineando che anche se «Per qualcuno non sarà abbastanza è indubbiamente una discontinuità e con la nostra forza attuale era il massimo che si potesse ottenere. Fatte salve le bambinate sul titolo ciò che fa fede è il testo».
Il vicesegretario Roberto Vannacci ha usato toni ancora più duri, sostenendo sui social che «A forza di acrobazie lessicali si continua a sostenere una guerra che non si vince, invece di puntare con decisione sulla negoziazione. Nel frattempo risorse fondamentali vengono sottratte a sanità, sicurezza, lavoro, pensioni, infrastrutture, scuola e ricerca», e auspicando che il Parlamento possa invertire la rotta durante la conversione del testo in legge.
La linea della Lega resta quindi quella di premere per l’apertura di canali diplomatici con Mosca e di guardare con favore ai possibili nuovi equilibri internazionali legati al piano Trump.
Dall’altra parte, Tajani ha ribadito con fermezza che l’Italia non farà mancare il proprio appoggio a Kiev su ogni fronte: militare, economico e politico. I dettagli specifici sulle forniture resteranno comunque secretati, come da prassi, e verranno comunicati esclusivamente al Copasir.
Le minoranze parlamentari non hanno risparmiato critiche a quella che definiscono una gestione confusa e contraddittoria della politica estera; da Italia Viva si parla di una netta sconfitta politica per Salvini, mentre su X il senatore del Partito democratico Filippo Sensi parla di «balletto osceno»; Carlo Calenda, segretario di Azione, ha criticato sui social la diatriba «sul titolo dei decreti».

LE NOVITÀ: SICUREZZA PER I GIORNALISTI E TUTELA DEI PROFUGHI

Oltre al capitolo bellico, il decreto introduce misure significative sul piano umanitario e professionale. È stato confermato il rinnovo dei permessi di soggiorno per i profughi ucraini che hanno trovato rifugio in Italia, garantendo loro continuità assistenziale e legale.
Una novità di rilievo riguarda la protezione dell’informazione nei teatri di crisi. Il governo ha introdotto l’obbligo per le aziende editoriali di fornire assicurazione e formazione specifica sulla sicurezza ai giornalisti inviati in zone di guerra. Per sostenere questa misura, è stato previsto un contributo statale di 600 mila euro.

IL RINVIO DEL REFERENDUM SULLA MAGISTRATURA

A margine dei lavori del Consiglio dei Ministri, è emerso anche il tema del referendum sulla separazione delle carriere. Nonostante le ipotesi circolate nei giorni scorsi, il governo ha deciso di non fissare ancora una data. Tajani ha chiarito che se ne riparlerà a gennaio, sottolineando che non vi è alcuna fretta procedurale e che i termini previsti dalla Cassazione permettono di attendere. Una scelta che sembra mirata a evitare un ulteriore sovraccarico di polemiche in un momento già saturo di scadenze delicate, lasciando alle opposizioni e ai comitati lo spazio per organizzare le proprie campagne.
 

Iscriviti alla nostra newsletter - The Epoch Times