Meloni: manovra seria e responsabile
Il «sì» definitivo alla legge di Bilancio 2026 tra scontro politico e rigore dei conti
Da domani entreranno in vigore i primi provvedimenti della manovra da 22 miliardi del governo Meloni. Le opposizioni attaccano il governo e sullo sfondo restano le frizioni con la Lega in seno alla maggioranza

Il tabellone mostra il risultato del voto finale sulla Legge di Bilancio 2026, Camera dei Deputati, Roma 30 dicembre 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI
Il day after della Legge di Bilancio 2026, approvata a meno di ventiquattro ore dal rischio dell’esercizio provvisorio, chiude una maratona parlamentare vissuta tra sessioni notturne e tensioni costanti tra maggioranza e opposizione. Il via libera definitivo al testo da circa 22 miliardi di euro arriva dalla Camera con 216 sì, 126 no e 3 astenuti. A partire da domani, primo gennaio, già diversi provvedimenti diventeranno operativi e visto lo scontro aperto (tanto con l’opposizione, quanto tra gli stessi alleati) sulle misure studiate dall’esecutivo, le polemiche non si spegneranno facilmente.
Se il centrodestra parla di rigore, le minoranze dipingono un quadro diametralmente opposto. Elly Schlein ha guidato l’attacco parlando a Montecitorio di «promesse tradite» e di una legge di bilancio che non affronta le vere emergenze. Giuseppe Conte sui social ha liquidato la manovra come un «circo che purtroppo è realtà» e insieme a Alleanza Verdi e Sinistra ha lanciato l’allarme per l’incremento delle spese destinate alla Difesa (circa 12 miliardi in tre anni), parlando apertamente di una deriva verso un’economia di guerra. Critiche feroci anche da Matteo Renzi (Italia Viva), che parla di un «compitino svogliato fatto male», e da Riccardo Magi (+Europa), che ha provocatoriamente esposto un cartello con la scritta “Vendesi” riferito al Parlamento, denunciando lo svuotamento del ruolo delle Camere di fronte a un testo arrivato blindato e non emendabile.
Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha accolto l’approvazione rivendicando sui social una manovra «seria e responsabile» e sottolineando come, nonostante il «contesto complesso» e le «risorse limitate», il governo sia riuscito a concentrare gli sforzi su pilastri quali famiglia, lavoro, imprese e sanità. La strategia comunicativa della maggioranza, infatti, punta sulla solidità: trasformare misure temporanee in strutturali per garantire competitività al sistema Paese.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha difeso l’impianto tecnico della legge, definendo «falsa» l’accusa di aver varato una manovra per i ceti abbienti. «Tutte le istituzioni ci riconoscono lo sforzo per i redditi medio-bassi», ha precisato il titolare del Mef ai giornalisti all’uscita dall’Aula, citando il recupero del fiscal drag e la detassazione per i rinnovi contrattuali, misura quest’ultima richiesta a gran voce da sindacati e imprese per garantire aumenti reali in busta paga.
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha difeso l’impianto tecnico della legge, definendo «falsa» l’accusa di aver varato una manovra per i ceti abbienti. «Tutte le istituzioni ci riconoscono lo sforzo per i redditi medio-bassi», ha precisato il titolare del Mef ai giornalisti all’uscita dall’Aula, citando il recupero del fiscal drag e la detassazione per i rinnovi contrattuali, misura quest’ultima richiesta a gran voce da sindacati e imprese per garantire aumenti reali in busta paga.
Il voto finale ha visto una partecipazione compatta del governo. Tra i banchi dell’esecutivo il vicepremier Antonio Tajani, i ministri Nordio, Ciriani e Pichetto Fratin. Presente anche Marta Fascina, deputata azzurra e vedova di Silvio Berlusconi, tornata per l’occasione a Montecitorio dopo una lunga “latitanza”. Nonostante l’unità di facciata, il percorso non è stato privo di fibrillazioni interne. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari ha rivendicato in Aula una legge di bilancio che «permetterà all’Italia di uscire un anno prima dalla procedura di infrazione europea» e sottolineato il ruolo cruciale di Giorgetti, pur ammettendo il confronto serrato avvenuto sul tema delle pensioni. Il titolare dell’Economia, proprio ieri, ha promesso di tornare sul dossier se i conti pubblici del prossimo anno lo permetteranno, ipotizzando una riduzione dell’aumento dell’età pensionabile previsto per il 2027.
Articoli attuali dell'autore
31 dicembre 2025
Il vero volto della manovra
30 dicembre 2025
Via libera del governo alle armi all’Ucraina nel 2026
30 dicembre 2025
La manovra è legge, passa il piano da 22 miliardi











