Via libera definitivo della Camera, Giorgetti sulle pensioni: se ne riparla nel 2026
La manovra è legge, passa il piano da 22 miliardi
Oggi 30 dicembre Montecitorio ha approvato con 216 «sì» il testo da oltre 22 miliardi di euro, ma restano alcuni nodi irrisolti. Ieri in Aula anche la discussione di una miriade di proposte minori all'ordine del giorno, dal ritorno della flat tax incrementale per frenare la cosiddetta "fuga di cervelli" all'Iva agevolata sugli alimenti per animali domestici

L'Aula della Camera dei deputati durante il voto sulla Legge di Bilancio 2026, Roma 30 dicembre 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI
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A 74 giorni dalla sua presentazione in Consiglio dei ministri, la Legge di Bilancio 2026 è stata approvata definitivamente anche alla Camera, con 216 voti favorevoli, 126 contrari e 3 astenuti. Si conclude in extremis un percorso parlamentare tortuoso, segnato da frizioni interne alla maggioranza e da un muro contro muro serrato con le opposizioni.
Il testo, che mobilita risorse per circa 22 miliardi di euro, viene rivendicato dal governo come un esempio di pragmatismo e tenuta dei conti pubblici. Di parere diametralmente opposto le opposizioni, che lo bollano come un provvedimento incapace di innescare una vera crescita strutturale.
Il testo, che mobilita risorse per circa 22 miliardi di euro, viene rivendicato dal governo come un esempio di pragmatismo e tenuta dei conti pubblici. Di parere diametralmente opposto le opposizioni, che lo bollano come un provvedimento incapace di innescare una vera crescita strutturale.
Il tema previdenziale rimane la spina nel fianco più acuminata per la coalizione di centrodestra. La Lega, in particolare, non ha mai nascosto l’insofferenza per l’automatismo che, a partire dal 2027, porterebbe a un nuovo innalzamento dell’età pensionabile. Attraverso un ordine del giorno, il partito di via Bellerio ha chiesto formalmente di congelare questo scatto, cercando di strappare una promessa politica per il futuro. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, presente in Aula, ha risposto con prudenza, e pur dichiarandosi favorevole all’ordine del giorno ha gelato i tempi: «Vedremo nel 2026». Giorgetti ha ricordato che l’esecutivo è già intervenuto per smussare lo scalino previdenziale, un’operazione costata oltre un miliardo di euro per garantire una maggiore gradualità. Per ora, dunque, i margini sono esauriti: la partita viene rinviata a quando il quadro macroeconomico offrirà nuove risorse.
Se la Lega punta sulle pensioni, Forza Italia guarda con insistenza al portafoglio della classe media. Antonio Tajani ha ribadito a Montecitorio la volontà di proseguire sulla strada della riduzione della pressione fiscale, con l’obiettivo di allargare lo scaglione Irpef fino ai 60mila euro di reddito. Un’istanza che trova una parziale apertura nel ministero dell’Economia: il viceministro Maurizio Leo ha confermato che, qualora si reperissero le risorse necessarie nel corso del prossimo anno, l’estensione dei benefici al ceto medio sarebbe una priorità della prossima legge di bilancio.
Nel frattempo, però, la manovra introduce anche misure meno popolari, come i rincari dei pedaggi autostradali dell’1,5% dal primo gennaio 2026 e una stretta tecnica per le imprese e le partite Iva, che dal prossimo anno vedranno scattare una ritenuta d’imposta progressiva (dallo 0,5% all’1%) sulle fatture intercorse tra loro.
Nel frattempo, però, la manovra introduce anche misure meno popolari, come i rincari dei pedaggi autostradali dell’1,5% dal primo gennaio 2026 e una stretta tecnica per le imprese e le partite Iva, che dal prossimo anno vedranno scattare una ritenuta d’imposta progressiva (dallo 0,5% all’1%) sulle fatture intercorse tra loro.
Mentre il “maxiemendamento” blindava i grandi capitoli di spesa, la discussione sugli oltre 230 ordini del giorno ha dato voce alle istanze più disparate del territorio e dei singoli gruppi. Si tratta di mozioni che non hanno valore di legge immediato, ma che tracciano la rotta politica dei mesi a venire. La Lega insiste per il ritorno della flat tax incrementale, pensata per frenare la fuga dei talenti under 35 verso l’estero. Ma la maggioranza dà attenzione anche a questioni locali, spaziando dal completamento del palazzetto dello sport di Lucca alla creazione di una nuova fermata dell’Alta Velocità nel parmense (Fidenza-Soragna), fino l’impegno richiesto dal deputato Marta Fascina per contrastare la crisi idrica che affligge il Sannio e l’Irpinia. Non mancano proposte sulla tutela della fertilità, sulla lotta all’abusivismo tra i parrucchieri e la richiesta dell’Iva agevolata sugli alimenti per animali domestici.
Dal lato sinistro dell’emiciclo di Montecitorio, le opposizioni hanno tentato di scardinare l’impianto del governo con proposte alternative. Il Movimento 5 Stelle, per voce di Giuseppe Conte, ha chiesto invano di dirottare i fondi destinati agli armamenti verso la sanità pubblica e gli investimenti green. Tra le altre proposte delle minoranze, figurano il sostegno agli affitti e la liberalizzazione della cannabis leggera, avanzate dal Partito Democratico.
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