VI. Come il Partito Comunista Cinese ha distrutto la cultura tradizionale

Nel 2004, l’edizione cinese di Epoch Times ha pubblicato i ‘Nove Commentari sul Partito Comunista Cinese’. Il libro, proposto in una serie in nove parti, descrive con onestà la brutalità e l’inganno di cui il Partito Comunista ha fatto uso per governare la Cina. I ‘Commentari’ hanno immediatamente attirato l’attenzione del popolo cinese: poco dopo è sorto un movimento pacifico senza precedenti per la trasformazione e il cambiamento in Cina, chiamato ‘Tuidang’, che significa ‘dimettersi dal Partito’, e che ha portato 300 milioni di cinesi a dimettersi dal Partito e dalle sue organizzazioni affiliate.

I titoli dei ‘Nove Commentari sul Partito Comunista Cinese’ sono:

1. Che cos’è il Partito Comunista
2. Gli inizi del Partito Comunista Cinese
3. La tirannia del Partito Comunista Cinese
4. Il Partito Comunista è una forza contro l’universo
5. La collusione di Jiang Zemin con il Partito Comunista Cinese per perseguitare il Falun Gong
6. Come il Partito Comunista Cinese ha distrutto la Cultura Tradizionale
7. La storia omicida del Partito Comunista Cinese
8. Perché il Partito Comunista Cinese è un culto malvagio
9. La natura senza scrupoli del Partito Comunista Cinese

Sesto commentario

Introduzione

La cultura costituisce l’anima di una Nazione. Questo fattore spirituale è importante per l’umanità al pari dei fattori fisici, quali la razza e la terra.

Lo sviluppo culturale definisce la storia della civiltà di una Nazione. L’annientamento totale di una cultura nazionale porta inevitabilmente alla distruzione della Nazione stessa. Si ritiene che le Nazioni dell’antichità, che crearono civiltà gloriose, siano scomparse nel momento in cui le loro culture sono svanite, nonostante il popolo di quell’etnia, alla fine, fosse riuscito a sopravvivere. La Cina è l’unico Paese del mondo la cui civiltà antica fu tramandata di generazione in generazione, ininterrottamente, per più di 5.000 anni. La distruzione della sua cultura tradizionale è dunque un crimine imperdonabile.

La cultura cinese, che si riteneva fosse stata tramandata da Dio, vide la luce attraverso miti quali la creazione del cielo e della terra ad opera di Pangu [1], la creazione dell’umanità ad opera di Nüwa [2], la scoperta di centinaia di erbe medicinali ad opera di Shennong [3] e l’invenzione degli ideogrammi cinesi ad opera di Cangjie [4]. «L’uomo segue la terra, la terra segue il cielo, il cielo segue il Tao e il Tao segue ciò che è naturale» [5]. Il pensiero Taoista di unità tra cielo e umanità scorse nelle vene della cultura cinese. «La grande saggezza promuove la coltivazione della virtù» [6]. Più di duemila anni fa, Confucio aprì una scuola per diffondere i suoi insegnamenti e per impartire alla società gli ideali confuciani, rappresentati dalle cinque virtù cardinali di benevolenza, rettitudine, decoro, saggezza e lealtà. Nel primo secolo, il buddismo di Shakyamuni si estese ad Est verso la Cina, diffondendo un messaggio di compassione e di salvezza per tutti gli esseri viventi. La cultura cinese divenne così più ampia e più profonda. Da questo momento in poi, il confucianesimo, il buddismo e il taoismo divennero delle fedi complementari nella società cinese e portarono la Dinastia Tang (618-907 d.C.) al culmine della sua gloria e della sua prosperità, nota anche come ‘tutto sotto il cielo’.

Nonostante la nazione cinese abbia sopportato molte volte l’invasione e l’attacco da parte di altri popoli nell’arco della sua storia, la cultura cinese si è dimostrata molto longeva e forte, e la sua essenza ha continuato ad essere tramandata di generazione in generazione. L’unità tra cielo e umanità rappresenta la cosmologia dei nostri avi. Il concetto che il bene venga compensato e il male punito appartiene al nostro senso comune; il non fare ad altri ciò che non vorremmo venisse fatto a noi è una virtù elementare. Lealtà, pietà filiale, dignità e giustizia sono le fondamenta su cui vennero costruite le norme sociali, e le cinque virtù cardinali di Confucio di benevolenza, rettitudine, decoro, saggezza e lealtà posero le basi della morale sociale e individuale. Attraverso questi principi, la cultura cinese conobbe onestà, bontà, armonia e tolleranza. In Cina, le comuni commemorazioni dei defunti mostrano un profondo rispetto verso «il cielo, la terra, il monarca, i genitori e il maestro». Questa è un’espressione culturale delle ben radicate tradizioni cinesi, che comprendono il culto di Dio (cielo e terra), la lealtà verso la patria (il monarca), il valore della famiglia (i genitori), ed il rispetto per i maestri. La cultura tradizionale cinese ha sempre ricercato l’armonia tra l’uomo e l’universo, e ha dato molta importanza all’etica e alla morale dell’individuo. La cultura tradizionale fu fondata sulla fede nel confucianesimo, nel buddismo e nel taoismo, consentendo così al popolo cinese di conoscere la tolleranza e il progresso sociale, di proteggere la moralità sociale e di preservare una fede retta.

A differenza della legge, che prescrive regole molto rigide, la cultura opera come una sorta di imposizione ‘mite’. La legge applica la punizione dopo che un crimine è stato commesso mentre la cultura, alimentando la moralità, previene il crimine. La moralità di una società è spesso rappresentata dalla sua cultura.

Nella storia della Cina, la cultura tradizionale raggiunse il suo massimo splendore durante la Dinastia Tang, periodo in cui la nazione cinese arrivò anche al culmine della sua potenza. La scienza era all’avanguardia e godeva di un prestigio unico tra le Nazioni del mondo, tanto che molti studiosi europei, mediorientali e giapponesi andavano in Cina a studiare a Chang’an, la capitale della Dinastia Tang. Molti Paesi che confinavano con la Cina scelsero di eleggerla a loro Stato sovrano. «Decine di migliaia di Paesi vennero a rendere omaggio alla Cina, anche se questo significava doversi esprimere in molteplici lingue e passare numerose frontiere» [7].

Dopo la Dinastia Qin (221-207 a.C.), la Cina fu spesso occupata da gruppi di minoranze etniche. Questo accadde, ad esempio, durante le Dinastie Sui (581-618 d.C.), Tang (618-907 d.C), Yuan (1271-1361 d.C.) e Qing (1644-1911 d.C.) e in altri momenti storici in cui le minoranze etniche stabilirono dei regimi propri. Tuttavia, quasi tutti questi gruppi etnici si adattarono allo stile di vita cinese, dimostrando così il grande potere integrativo della cultura tradizionale. Come disse Confucio: «Se le persone che vengono da lontano non sono accondiscendenti, convincili attraverso la (nostra) cultura e virtù» [8].

Da quando ottenne il potere nel 1949, il Pcc ha usato tutte le risorse della Nazione per distruggere la cultura tradizionale cinese. Questo proposito scellerato non era dettato né dallo zelo industriale del Pcc, né dalla semplice stupidità che mostrava nel venerare la civiltà occidentale; proveniva piuttosto dall’opposizione ideologica del Pcc nei confronti della cultura tradizionale cinese. La distruzione della cultura cinese da parte del Pcc è stata dunque programmata, ben organizzata e sistematica, supportata dall’uso della violenza da parte dello Stato. Da quando venne fondato il Pcc non ha mai smesso di ‘rivoluzionare’ la cultura cinese nel tentativo di annientarne totalmente il suo spirito.

Ancor più deprecabile della distruzione della cultura tradizionale è l’uso intenzionalmente scorretto e la modificazione subdola che il Pcc operò sulla cultura tradizionale. Il Pcc mise in rilievo le pagine peggiori della storia cinese, fatti che accaddero quando il popolo si era allontanato dai valori tradizionali, come ad esempio durante le lotte intestine per il potere tra gli esponenti della famiglia reale, le tattiche e cospirazioni, e l’esercizio di un potere dispotico e tirannico. Il Pcc utilizzò questi esempi storici per riuscire a creare i propri valori morali, i propri modi di pensare e un proprio sistema per dialogare. Nel fare ciò, il Pcc volle dare la falsa impressione che la ‘cultura del Partito’ sia di fatto una continuazione della cultura tradizionale cinese. Il Pcc sfruttò inoltre l’avversione che una parte del popolo nutriva verso la cultura del Partito per incitarli ad abbandonare l’autentica tradizione cinese.

La distruzione della cultura tradizionale da parte del Pcc ebbe delle conseguenze disastrose per la Cina. Il popolo non ha solo perso i suoi valori morali, ma è anche stato indottrinato forzatamente a seguire le malvagie teorie del Pcc.

1. Perché il Pcc ha voluto sabotare la cultura tradizionale?

La lunga tradizione della cultura cinese, basata sulla fede e sulla venerazione della virtù.

L’autentica cultura della Nazione cinese cominciò circa 5.000 anni fa con il leggendario imperatore Huang, ritenuto il più antico antenato della civiltà cinese. Infatti all’imperatore Huang viene anche attribuita la fondazione del taoismo, definito anche la scuola di pensiero di Huang-Lao (Lao Tzi). La profonda influenza del taoismo sul confucianesimo può essere evinta da alcune massime confuciane quali, ad esempio, «aspira al Tao, allineati alla virtù, attieniti alla bontà e immergiti nelle arti» e «se qualcuno sente il Tao al mattino, può morire senza rimorsi alla sera» [9]. Il Libro dei Mutamenti (I Ching), una testimonianza del cielo e della terra, dello yin e dello yang, dei cambiamenti cosmici, del sorgere e del declino sociale e delle leggi che governano la vita umana, era considerato dai seguaci di Confucio come «il più importante tra tutti i classici cinesi». Il potere profetico del libro ha superato di molto ciò che la scienza moderna può concepire. Oltre al taoismo e al confucianesimo, il buddismo, soprattutto il buddismo Zen, ebbe una sottile ma profonda influenza sugli intellettuali cinesi.

Il confucianesimo fa parte di quella cultura tradizionale che è incentrata sull’«immersione nel mondo terreno». Enfatizzava un’etica fondata sulla famiglia, in cui la pietà filiale giocava un ruolo molto importante e insegnava che «tutta la bontà nasce dalla pietà filiale». Confucio propugnava benevolenza, rettitudine, decoro, saggezza e lealtà, ma disse anche: «La pietà filiale e l’amore fraterno non sono forse le radici della benevolenza?»

L’etica fondata sulla famiglia può naturalmente essere estesa a principio che governa la morale sociale. La pietà filiale può esser estesa ad abbracciare il concetto di lealtà dei sudditi nei confronti del monarca. Confucio disse: «Capita raramente che una persona con valori quali pietà filiale e amore fraterno sia incline a offendere i suoi superiori» [10]. L’amore fraterno è la relazione che esiste tra fratelli e può essere estesa al concetto di rettitudine e di giustizia nel rapporto tra amici. Gli studenti di Confucio insegnano che in una famiglia un padre dovrebbe essere buono, la prole filiale, un fratello maggiore amichevole, un fratello minore rispettoso. La bontà paterna può essere estesa ad abbracciare il concetto della benevolenza del monarca nei confronti dei suoi sudditi. Fintanto che le tradizioni della famiglia continueranno ad essere rispettate, la morale sociale potrà essere salvaguardata in maniera del tutto naturale. «Coltivare sé stessi, disciplinare la propria famiglia, governare in maniera giusta il proprio Stato e rendere l’intero regno pacifico e gioioso» [11].

Il buddismo e il taoismo rientrano in quella parte della cultura cinese incentrata «sull’abbandono del mondo terreno». L’influenza del buddismo e del taoismo è penetrata in molte pratiche della vita quotidiana della gente comune. Tra quelle che hanno delle radici profonde nel taoismo vi sono la medicina cinese, il qigong, la geomanzia (Feng Shui) e la divinazione. Queste pratiche, insieme al concetto buddista dell’esistenza del regno celeste e dell’inferno, della ricompensa karmica del bene e del castigo del male, hanno formato – insieme all’etica di Confucio – il fulcro della cultura tradizionale cinese.

I valori del confucianesimo, del buddismo e del taoismo hanno offerto al popolo cinese un sistema morale molto stabile, non modificabile «fintanto che permarrà il cielo». [12] Questo sistema etico ha posto le basi per la sostenibilità, per la pace e per l’armonia all’interno della società.

La moralità appartiene al regno spirituale, quindi viene spesso ritenuta astratta. La cultura riesce ad esprimere un sistema morale astratto attraverso un linguaggio che possa essere comunemente compreso.

Prendiamo ad esempio i Quattro classici cinesi, i quattro romanzi più conosciuti della letteratura cinese. Viaggio in Occidente [13] è una racconto leggendario. Sogno di palazzi rossi [14] comincia con un dialogo tra una pietra animata, il Dio dello Spazio Infinito e il Tao del Tempo Senza Limite alla Rupe Senza Fondamenta della Montagna della Grande Desolazione; il dialogo lascia presagire il dramma umano che viene poi sviluppato all’interno del romanzo. Fuorilegge della palude [15] si apre con la storia del premier Hong, capo degli affari militari, che libera accidentalmente 108 demoni. Questa leggenda spiega le origini dei «108 valorosi militanti fuorilegge». Il romanzo dei tre regni [16] si apre con un avvertimento celeste dell’imminenza di un disastro e si chiude con il compimento del destino inevitabile voluto da Dio: «Le questioni del mondo scorrono veloci come un fiume infinito; un destino preannunciato dal cielo, immodificabile, condanna tutti». Altre storie molto conosciute come, Il racconto degli Zhou Orientali [17] e La storia completa di Yue Fei [18], sono tutte tratte da simili leggende.

L’uso del mito da parte di questi romanzieri non fu accidentale, bensì il riflesso del pensiero filosofico basilare che gli intellettuali cinesi avevano nei confronti della natura e dell’umanità. Questi romanzi hanno avuto una profonda influenza sul pensiero cinese. Quando si parla di ‘rettitudine’ la gente pensa a Guan Yu (160–219 d.C.), il protagonista de Il romanzo dei tre regni, più che al concetto in sé – pensa a come la sua rettitudine verso i suoi amici abbia trasceso le nuvole e raggiunto il cielo; di come la sua lealtà inamovibile nei confronti del suo superiore, nonché amico fraterno Liu Bei, gli abbia fatto guadagnare il rispetto anche dei suoi nemici; di come il suo coraggio in battaglia abbia prevalso nelle situazioni più spaventose, ad esempio nella sconfitta che subì durante la sua ultima battaglia vicino alla città di Mai; e infine al suo colloquio come divinità con suo figlio. Quando si parla di ‘lealtà’ il popolo cinese pensa a Yue Fei (1103–1141 d.C.), un generale della dinastia Song che servì il suo Paese con un’integrità e una lealtà senza pari, e a Zhuge Liang (181–234 d.C.), primo ministro dello Stato Shu durante il periodo dei Tre Regni, che «diede tutto sé stesso fino a quando il suo cuore non cessò di battere».

L’elogio della lealtà e della rettitudine insita nella cultura tradizionale cinese è stata elaborata appieno nelle storie pittoresche di questi autori. I principi morali astratti che abbracciano sono stati classificati e integrati come espressioni culturali.

Il taoismo pone l’accento sulla verità, il buddismo sulla compassione e il confucianesimo sulla lealtà, la tolleranza, la benevolenza e la rettitudine. «Pur essendo diversi nella forma, il loro fine è lo stesso… tutti motivano le persone a un ritorno alla bontà» [19]. Questi sono gli aspetti più preziosi della cultura tradizionale cinese basata sulla fede nel confucianesimo, nel buddismo e nel taoismo.

La cultura tradizionale cinese è ricca di concetti e di principi quali il paradiso, il Tao, Dio, Buddha, il fato, la predestinazione, la benevolenza, la rettitudine, il decoro, la saggezza, la fedeltà, l’onestà, la vergogna, la lealtà, la pietà filiale, la dignità e così via. Molti cinesi potrebbero anche essere analfabeti, ma conoscono comunque le opere letterarie e teatrali tradizionali. Queste forme culturali sono state dei mezzi importanti, poiché hanno permesso alla gente comune di apprendere la morale tradizionale. Di conseguenza, la distruzione della cultura tradizionale operata dal Pcc è, in realtà, un attacco diretto alla morale cinese e mina alle basi della pace e dell’armonia che regnano all’interno della società.

La malvagia teoria comunista si oppone alla cultura tradizionale

La ‘filosofia’ del Partito Comunista contraddice totalmente l’autentica cultura tradizionale cinese. La cultura tradizionale rispetta il mandato divino. Come disse Confucio una volta: «La vita e la morte sono predestinate e la ricchezza e il rango sono determinati dal cielo» [20]. Sia il buddismo che il taoismo sono forme di teismo e credono nel ciclo della reincarnazione di vita e morte e nella causalità karmica del bene e del male. Il Partito Comunista, al contrario, non solo promuove l’ateismo, ma fa di tutto per mettere in discussione il Tao e attaccare i principi celesti. Il confucianesimo dà valore alla famiglia, mentre il Manifesto Comunista promuove esplicitamente l’abolizione della famiglia. La cultura tradizionale distingue il popolo cinese dallo straniero, mentre il Manifesto Comunista sostiene la fine del concetto di nazionalità. La cultura confuciana promuove la bontà verso gli altri, mentre il Partito Comunista incoraggia la lotta di classe. I seguaci di Confucio sostengono la lealtà verso il monarca e l’amore per la patria, il Manifesto Comunista, al contrario, promuove l’eliminazione delle nazioni.

Per ottenere e mantenere il potere in Cina, il Partito Comunista doveva prima di tutto piantare i semi dei suoi pensieri immorali nelle menti del popolo. Mao Zedong una volta disse: «Se vogliamo rovesciare un’autorità, dobbiamo prima fare propaganda e svolgere del lavoro nel campo dell’ideologia» [21]. Il Pcc si rese conto che la violenta teoria comunista sostenuta con le armi era, in realtà, uno scarto del pensiero occidentale e non poteva competere con la profonda storia culturale cinese, antica di 5.000 anni. ‘Quando si è in ballo, bisogna ballare’. Il Pcc ha quindi distrutto completamente la cultura tradizionale cinese in modo che il Marxismo e il Leninismo potessero guadagnare la scena politica cinese.

La cultura tradizionale è un ostacolo alla dittatura del Pcc

Mao Zedong una volta disse, appropriatamente, che egli non seguiva né il Tao, né il cielo [22]. La cultura tradizionale cinese ha sicuramente costituito un enorme ostacolo per il Pcc nel suo tentativo di mettere in discussione il Tao e di combattere contro il cielo.

La lealtà nella cultura tradizionale cinese non significa cieca devozione. Agli occhi della gente, l’imperatore è un ‘figlio dei cieli’ – il cielo sta sopra di lui. L’imperatore non può avere sempre ragione ed è per questo che si poneva la necessità di ingaggiare degli osservatori che spesso e volentieri mettessero in evidenza gli errori commessi dall’imperatore. Il sistema delle cronache cinesi prevedeva che gli storici registrassero tutte le parole e le azioni dell’imperatore. I funzionari scolastici potevano diventare dei maestri per i loro sovrani e il comportamento dell’imperatore era giudicato basandosi sui classici del confucianesimo. Se l’imperatore era immorale e non illuminato al Tao, il popolo avrebbe potuto insorgere per rovesciarlo, come nel caso di Chengtang, che attaccò Jie, o quando il Re Wu detronizzò Zhou [23]. Queste insurrezioni, giudicate sulle basi della cultura tradizionale, non furono considerate come violazioni della lealtà o del Tao; al contrario, vennero considerate come un rafforzamento del Tao nel nome del cielo. Quando Wen Tianxiang (1236-1283 d.C.) [24], un celebre comandante militare della Dinastia Song fu fatto prigioniero, rifiutò di arrendersi agli invasori mongoli anche quando l’imperatore fece pressione affinché si arrendesse. Wen Tianxiang si comportò così perché, come seguace di Confucio, credeva che «le persone sono di somma importanza; la Nazione viene dopo; il sovrano viene per ultimo» [25].

Il Pcc dittatoriale non poteva in nessun modo accettare questo tipo di fede. Il Pcc volle canonizzare i suoi stessi leader e promuovere il culto della personalità. Non poteva permettere che principi celesti così duraturi come il paradiso, il Tao e Dio potessero governare. Il Pcc sapeva che il suo era considerato il più efferato ed enorme dei crimini contro il cielo e il Tao, se misurato secondo gli standard della cultura tradizionale; sapeva che fino a quando la cultura tradizionale fosse esistita, la gente non avrebbe lodato il Pcc come «grande, glorioso e giusto». Gli intellettuali avrebbero continuato a «mettere a rischio le loro vite per ammonire il monarca», «mantenere la giustizia a spese della loro vita» [26] e a porre il popolo al di sopra dei governanti, come voleva la tradizione. In questo modo, le persone non sarebbero diventate marionette del Pcc e il Pcc non poteva forzare una conformità di pensiero sulle masse.

Il rispetto per il cielo, la terra e la natura, insito nella cultura tradizionale, divenne un ostacolo per la battaglia contro la natura che il Pcc portava avanti nello sforzo di «alterare il cielo e la terra». La cultura tradizionale ha molto a cuore la vita umana e insegna che «qualsiasi situazione che abbia a che fare con la vita umana deve essere trattata con estrema cura»; una tale percezione costituiva un ostacolo al genocidio di massa e al governo di terrore del Pcc. La norma morale più alta della cultura tradizionale, ossia quella del «Tao Celeste», interferiva con la manipolazione dei principi morali da parte del Pcc. Per queste ragioni il Pcc scelse la cultura tradizionale come nemico, nel tentativo di rafforzare il suo comando.

La cultura tradizionale sfida la legittimità del governo del Pcc

La cultura tradizionale cinese crede in Dio e nel mandato celeste. Accettare il mandato celeste significa che i regnanti devono essere saggi, seguire il Tao ed essere in sintonia con il proprio destino. Accettare la fede in Dio significa accettare che l’autorità sull’umanità risieda in cielo.

Il principio di governo del Pcc può essere così riassunto: «Mai più le catene della tradizione ci legheranno; sorgete gran lavoratori, mai più in schiavitù. La Terra sorgerà su nuove fondamenta; ora siamo in pochi, ma diventeremo tutti». [27]

Il Pcc promuove il materialismo storico: il comunismo è un paradiso terrestre il cui cammino è guidato dai pionieri proletari, ovvero dal Partito Comunista. La fede in Dio ha quindi messo in discussione, in maniera diretta, la legittimità del governo del Pcc.

2. Come il Partito Comunista boicotta la cultura tradizionale

Tutte le azioni del Pcc servono uno scopo politico. Per impadronirsi del potere e per mantenere e consolidare la sua tirannia, il Pcc deve sostituire la natura umana con la sua malvagia natura di Partito e sostituire la cultura tradizionale cinese con la sua cultura del Partito costituita da ‘inganno, crudeltà e violenza’. Questa distruzione e sostituzione ha coinvolto le reliquie culturali, i siti storici e i libri antichi – che sono oggetti tangibili – e altri principi intangibili quali il punto di vista tradizionale sulla moralità, la vita e il mondo. Tutti gli aspetti della vita delle persone vi rientrano, tra cui le loro azioni, i loro pensieri e i loro stili di vita. Allo stesso tempo il Pcc ha scelto come sua ‘essenza’ alcune manifestazioni culturali insignificanti e superficiali. Il Partito cerca di mantenere le sembianze della tradizione quando in realtà sostituisce la tradizione autentica con la cultura del Partito; quindi inganna il popolo e la comunità internazionale dietro l’apparenza di far progredire e sviluppare la cultura tradizionale cinese.

Abolizione simultanea delle tre religioni

Poiché la cultura tradizionale ha le sue radici nel confucianesimo, nel buddismo e nel taoismo, il primo passo del Pcc verso la distruzione della cultura tradizionale fu quello di distruggere la manifestazione dei principi divini nel mondo, sradicando le tre religioni che incarnavano questi principi.

Tutte e tre le religioni principali – il confucianesimo, il buddismo e il taoismo – hanno dovuto subire attacchi violenti nell’arco della loro storia. Il buddismo, ad esempio, ha sofferto quattro grandi tribolazioni nella storia, le persecuzioni storicamente conosciute come i ‘Tre Wu ed Uno Zong’ nei confronti dei devoti buddisti da parte di quattro imperatori cinesi. L’Imperatore Tai Wu [28] della Dinastia Wei Settentrionale (386–534 d.C.) e l’Imperatore Wuzong [29] della Dinastia Tang (618–907 d.C.) cercarono entrambi di sopprimere il buddismo in modo da far prevalere il taoismo. L’Imperatore Wu [30] della Dinastia Zhou Settentrionale (557–581 d.C.) tentò di distruggere sia il buddismo che il taoismo, pur venerando il confucianesimo. L’Imperatore Shizong [31] della Tarda Dinastia Zhou (951–960 d.C.) tentò di estirpare il buddismo semplicemente per poter utilizzare le statue di Buddha per coniare monete, non toccando quindi né il taoismo né il confucianesimo.

Il Pcc è l’unico regime ad aver abolito le tre religioni contemporaneamente.

Poco dopo aver instaurato il suo governo, il Pcc ha cominciato a distruggere templi, a bruciare le scritture e a forzare i monaci e le monache buddiste a ritornare alla vita secolare. Non ha risparmiato nemmeno la distruzione di altri luoghi religiosi.

Dopo gli anni 60 non esisteva quasi più alcun luogo di culto in Cina. La Grande Rivoluzione Culturale causò ancora più danni alla vita religiosa e culturale durante la campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’ [32] – le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini.

Per citare un esempio, il primo tempio buddista in Cina fu il Tempio del Cavallo Bianco (Bai Ma) [33] costruito nei primi anni della Dinastia Han Orientale (25-220 d.C.) fuori dalle mura della città di Luoyang, nella Provincia dello Henan. Il tempio era venerato come ‘la Culla del buddismo in Cina’ e ‘la Casa del Fondatore’. Durante la campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’, il Tempio del Cavallo Bianco, naturalmente, non riuscì a salvarsi dal saccheggio.

«C’era una brigata di produzione vicino al Tempio del Cavallo Bianco. Il segretario del ramo del Partito invitò i contadini a distruggere il Tempio nel nome della ‘rivoluzione’. Le millenarie statue di argilla dei Diciotto Arhat, costruite durante la Dinastia Liao (916-1125 d.C.) vennero distrutte. Le Scritture di Beiye [34], che erano state portate in Cina da un eminente monaco indiano più di duemila anni prima, furono date alle fiamme. Un raro tesoro, il Cavallo di Giada, fu ridotto in frantumi. Alcuni anni dopo, Norodom Sihanouk, il re cambogiano in esilio, avanzò una richiesta speciale al governo cinese, ossia di rendere omaggio al Tempio del Cavallo Bianco. Zhou Enlai, il primo ministro cinese di quel tempo, ordinò che le Scritture di Beiye conservate nel Palazzo Imperiale di Pechino fossero velocemente trasportate a Luoyang insieme alle statue dei Diciotto Arhat che erano state costruite durante la Dinastia Qing e situate nel Tempio delle Nuvole Azzurre (Tempio Biyun) all’interno del Parco Xiangshan [35] nella periferia di Pechino. Con questa sostituzione fasulla venne scongiurato un incidente diplomatico». [36]

La Rivoluzione Culturale cominciò nel maggio del 1966 e di fatto aspirava a ‘rivoluzionare’ la cultura cinese in senso distruttivo. A cominciare dall’agosto del 1966, il fuoco violento della campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’ divampò in tutto il territorio cinese. Considerati come oggetti appartenenti al «feudalesimo, al capitalismo e al revisionismo», i templi buddisti e taoisti, le statue di Buddha, i siti storici e panoramici, le opere calligrafiche, i dipinti e gli oggetti antichi divennero i bersagli preferiti delle Guardie Rosse [37]. Prendiamo ad esempio le statue di Buddha: c’erano mille statue di Buddha ricche di colori sulla sommità della Collina della Longevità nel Palazzo d’Estate [38] di Pechino. Dopo la campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’ furono tutte danneggiate e a nessuna di loro vennero lasciati intatti i cinque organi sensoriali.

La capitale del Paese venne ridotta in questo stato e così pure il resto della Nazione. Anche i capoluoghi di contea più remoti non riuscirono a salvarsi.

«C’è un Tempio Tiantai nella contea di Dai, nella Provincia dello Shanxi. Fu costruito durante il periodo Taiyan della Dinastia Wei Settentrionale 1.600 anni fa e racchiudeva preziose statue e affreschi. Pur essendo situato su una collina a notevole distanza dal capoluogo di contea, gli uomini che presero parte alla campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’ ignorarono le asperità del terreno e fecero piazza pulita di tutte le statue e di tutti gli affreschi… Il Tempio Louguan [39] dove Lao Tzi pronunciò il suo famoso discorso e lasciò il suo Tao-te Ching 2.500 anni fa, si trova nella Contea Zhouzhei nella Provincia dello Shaanxi. Intorno al palchetto dove Lao Tzi tenne il suo discorso ed entro un raggio di dieci li [40], ci sono oltre cinquanta siti storici tra cui il Tempio che Venera il Saggio (Zongsheng Gong) che l’imperatore Tang Gouzu Li Yan [41] aveva costruito per dimostrare il suo rispetto nei confronti di Lao Tzi più di 1.300 anni fa. Ora il Tempio Louguan e gli altri siti storici sono stati distrutti e tutti i sacerdoti taoisti sono stati costretti ad abbandonare il territorio. Secondo il Canone Taoista, una volta diventati sacerdoti taoisti, non ci si può radere la barba o tagliare i capelli. Tuttavia, adesso i sacerdoti taoisti vengono costretti a tagliarsi i capelli, a liberarsi delle loro tuniche taoiste e a diventare membri delle Comuni Popolari [42]. Alcuni di loro hanno sposato le figlie di contadini locali, diventando loro generi… Tra i siti sacri taoisti, sulla Montagna Laoshan, nella Provincia dello Shandong, vi sono il Tempio della Pace Suprema, il Tempio della Somma Purezza, il Tempio della Suprema Purezza, il Tempio di Doumu, il Convento di Huayan, il Tempio di Ningzhen ed il Tempio di Guan Yu. “Le statue delle divinità, i recipienti sacrificali, le pergamene dei Sutra buddisti, le reliquie culturali e le tavolette del tempio furono tutte distrutte e date alle fiamme”… Il Tempio della Letteratura nella Provincia dello Jilin è uno dei quattro famosi Templi di Confucio in Cina. Durante la campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’ fu irrimediabilmente danneggiato» [43].

Un modo speciale per distruggere la religione

Lenin, una volta, disse: «Il modo più facile per conquistare una fortezza è dal suo interno». In veste di figli e nipoti del Marxismo-Leninismo, i membri del Pcc non hanno nessuna difficoltà a capire questa affermazione e l’accettano tacitamente.

Nel Mahayana Mahaparinirvana Sutra [44], Buddha Shakyamuni predisse che dopo il suo nirvana i demoni si sarebbero reincarnati come monaci, monache e buddisti laici per sovvertire il Dharma. Naturalmente non è possibile sapere con certezza ciò a cui Buddha Shakyamuni si stesse riferendo, ma la distruzione del buddismo ad opera del Pcc è di fatto cominciata con la costituzione di un fronte unito con alcuni buddisti. Il Pcc ha inoltre inviato alcuni dei suoi membri affinché si infiltrassero tra i devoti con lo scopo di sovvertire la religione dall’interno. In una sessione di critica avvenuta durante la Rivoluzione Culturale, venne posta la seguente domanda a Zhao Puchu, a quel tempo vicepresidente dell’Associazione cinese buddisti: «Tu sei un membro del Partito Comunista, perché credi nel buddismo?»

Buddha Shakyamuni ottenne l’illuminazione suprema attraverso «i precetti, la concentrazione e la saggezza». Quindi, prima del suo nirvana, istruì i suoi discepoli a «sostenere e osservare i Precetti, a non tradirli né violarli», li ammonì anche che «coloro che violano i Precetti sono aborriti dal cielo, dai dragoni, dai fantasmi e da ciò che è divino. La loro cattiva reputazione si diffonde in lungo e in largo… Quando moriranno, soffriranno all’inferno per il loro karma e conosceranno il loro inesorabile tragico destino; poi usciranno e continueranno a soffrire sopportando il peso di un corpo da fantasma o da animale affamato. Soffriranno così in un cerchio senza fine che non conoscerà alcun tipo di sollievo» [45].

I monaci buddisti politici fecero orecchie da mercante agli avvertimenti di Buddha. Nel 1952 il Pcc inviò dei rappresentanti al congresso inaugurale dell’Associazione cinese buddisti. A questo incontro molti buddisti dell’Associazione proposero di abolire i precetti buddisti ritenendo che queste norme avessero causato la morte di molti giovani uomini e donne. Alcuni di loro sostennero addirittura che «le persone dovrebbero essere libere di credere in qualsiasi religione e i monaci e le monache dovrebbero essere liberi di sposarsi, di bere alcolici e di mangiare carne; nessuno dovrebbe intervenire su queste cose». A quell’incontro era presente anche il Maestro Xuyun, che si rese conto che il buddismo stava correndo un grave pericolo. Fece un passo avanti e si oppose alle proposte, appellandosi per la salvaguardia dei precetti e dell’abito buddista. Dopo il suo intervento il Maestro Xuyun fu diffamato ed etichettato come ‘contro-rivoluzionario’. Venne detenuto nella stanza dell’abate dove gli vennero negati cibo e acqua e non gli fu nemmeno permesso di lasciare la stanza per andare in bagno. Gli fu anche ordinato di consegnare l’oro, l’argento e le armi in suo possesso e quando Xuyung rispose che non ne aveva, venne picchiato così brutalmente che il cranio venne fratturato e sanguinava e le costole si ruppero. Xuyung aveva 112 anni a quel tempo. Quando ritornarono il giorno seguente e trovarono Xuyung ancora in vita, ripresero a picchiarlo con violenza.

L’Associazione cinese buddisti, fondata nel 1952, e l’Associazione cinese taoisti, fondata nel 1957, dichiararono apertamente nei loro statuti che sarebbero stati «sotto la leadership del governo del popolo». In realtà, sarebbero stati sottomessi alla leadership dell’ateo Pcc. Entrambe le associazioni dichiararono che avrebbero attivamente partecipato ad attività produttive e costruttive, e che avrebbero messo in atto le politiche del governo; furono sostanzialmente trasformate in organizzazioni secolari. I taoisti e i buddisti che rimasero devoti e che continuarono a vivere secondo i precetti furono etichettati come contro-rivoluzionari o membri di sette superstiziose e di società segrete. In nome dello slogan rivoluzionario di «purificare i buddisti e i taoisti», furono imprigionati e costretti alla ‘riforma attraverso il lavoro’ o furono addirittura condannati a morte. Anche le religioni che si erano diffuse dall’Occidente come il cristianesimo e il cattolicesimo non furono risparmiate.

«Sulle basi delle statistiche riportate nel libro How the Chinese Communist Party Persecutes the Christians [Come il Partito Comunista Cinese perseguita i cristiani] pubblicato nel 1958, anche il numero limitato di documenti che sono stati resi pubblici rivelano che, tra i religiosi che furono accusati di essere dei ‘padroni’ o dei ‘teppisti locali’, 8.840 furono uccisi e 39.200 furono mandati ai campi di lavoro – cifre davvero sconvolgenti. Tra i religiosi accusati di essere ‘contro-rivoluzionari’, 2.450 furono uccisi e 24.800 furono inviati ai campi di lavoro» [46].

Le religioni permettono alle persone di allontanarsi dal mondo secolare e di coltivare sé stessi. Mettono l’accento su ‘l’altra sponda’ (la sponda del perfetto compimento) e sul ‘cielo’. Shakyamuni era un principe indiano alla ricerca del mukti [47], uno stato in cui si riesce a raggiungere la pace della mente, una saggezza superiore, la piena illuminazione e il nirvana [48]. Rinunciò al trono e andò su una montagna boscosa per coltivare sé stesso attraversando sofferenze e difficoltà. Prima che Gesù divenisse illuminato, il diavolo lo portò sulla sommità di una montagna, gli mostrò tutti i regni del mondo, in tutto il loro splendore. Il diavolo gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai», ma Gesù non cadde in tentazione. Eppure, i monaci e i pastori politici che formarono fronti uniti con il Pcc si sono inventati una serie interminabile di falsità e bugie come: il «buddismo del mondo terreno» e «la religione è verità così come lo è il socialismo», asserendo che «non vi è alcuna contraddizione tra questa sponda e l’altra sponda». Hanno incoraggiato i buddisti e i taoisti a perseguire la felicità, la gloria, lo splendore, la ricchezza e il rango in questa vita, sconvolgendo così le dottrine religiose e il loro significato.

Il buddismo vieta l’uccisione. Il Pcc invece ha ucciso le persone come mosche durante la repressione dei contro-rivoluzionari [49]. I monaci politici si inventarono, a questo proposito, una giustificazione, asserendo che «uccidere i contro-rivoluzionari è un gesto di compassione ancora più grande». Durante la Guerra di Resistenza contro gli Usa in aiuto alla Corea (1950–1953) [50] i monaci vennero addirittura inviati direttamente al fronte con il preciso scopo di uccidere.

Prendiamo il Cristianesimo come altro esempio. Nel 1950, Wu Yaozong [51] fondò la Chiesa delle Tre Autonomie che seguiva i principi dell’auto-governo, dell’auto-sostentamento e dell’auto-propagazione. Egli sostenne la lotta per la liberazione «dall’imperialismo» e si unì attivamente alla Guerra di Resistenza contro gli Usa in aiuto alla Corea. Un buon amico di Wu fu tenuto in prigione per oltre vent’anni, soffrendo ogni genere di tortura e umiliazione, per il semplice fatto di essersi rifiutato di aderire alla Chiesa delle Tre Autonomie. Quando chiese a Wu Yaozong «come reputi i miracoli compiuti da Gesù?», Wu rispose: «Li ho rifiutati tutti».

Non riconoscere i miracoli di Gesù equivale a non riconoscere l’esistenza del paradiso di Gesù. Come fa una persona a definirsi cristiana quando non riconosce nemmeno il paradiso a cui è asceso Gesù? Tuttavia, in qualità di fondatore della Chiesa delle Tre Autonomie, Wu Yaozong divenne un membro della Commissione Permanente alla Conferenza politica consultiva. Quando entrò nella Grande Sala del Popolo [52] doveva avere completamente dimenticato le parole di Gesù: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti» (Matteo 22,37-38). «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Matteo 22,21).

«Il Pcc ha confiscato la proprietà dei templi e ha forzato i monaci e le monache a studiare il marxismo-leninismo, con lo scopo di far loro il lavaggio del cervello, costringendoli anche a lavorare. Esisteva, ad esempio, un’ “officina buddista” nella città di Ningbo, nella Provincia dello Zhejiang. Più di 25.000 monaci e monache vennero costretti a lavorare lì, ma la cosa più assurda è che il Pcc incoraggiò i monaci e le monache a sposarsi, nel tentativo di disintegrare il buddismo. Per esempio, appena prima della Festa della Donna dell’8 Marzo del 1951, la Federazione delle Donne della Città di Changsha, nella Provincia dello Hunan, ordinò a tutte le monache della provincia di sposarsi entro pochi giorni. Inoltre, i monaci giovani e sani furono obbligati a entrare nell’esercito e furono inviati al fronte per servire da carne da cannone!» [53]

Vari gruppi religiosi in Cina, insieme alle élite autentiche del buddismo e del taoismo, furono annientati dalla violenza del Pcc. Tra coloro che rimasero molti tornarono alla vita secolare e molti altri furono membri segreti del Partito Comunista che usavano gli abiti Kesa, [54] gli abiti taoisti o le lunghe vesti da sacerdote, al fine di distorcere le scritture buddiste, il Canone Taoista e la Sacra Bibbia, e per cercare, in queste dottrine, una giustificazione alle azioni del Pcc.

La distruzione delle reliquie culturali

La distruzione delle reliquie culturali costituisce un elemento importante nella lotta che il Pcc ha portato avanti contro la cultura tradizionale. Durante la campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’, molti libri, libri calligrafici e dipinti unici che erano stati collezionati da intellettuali furono gettati alle fiamme o ridotti in mille pezzi. Zhang Bojun [55] aveva una collezione privata di oltre 10 mila libri che venne data alle fiamme dalle Guardie Rosse per scaldarsi. I libri rimasti furono inviati alle cartiere e ridotti in polpa di cellulosa.

Una volta che l’essenza della cultura cinese – accumulatasi nel corso di migliaia di anni – viene distrutta, non può essere restaurata.

«Hong Qiusheng, un mastro corniciaio di opere calligrafiche e dipinti, era un uomo anziano conosciuto come il ‘dottore dei miracoli’ per la sua maestria nel restaurare antiche opere calligrafiche e dipinti. Creò cornici per numerosissimi capolavori di fama mondiale quali il paesaggio dell’Imperatore Huizong della Dinastia Song [56], il dipinto di bambù di Su Dongpo [57] e le opere di Wen Zhengming [58] e Tang Bohu [59]. Nell’arco di vari decenni, le molte centinaia di antiche calligrafie e dipinti che era riuscito a salvare diedero vita a un’eccellente collezione statale; queste, raccolte con tanta premura, rientravano nei ‘Quattro Mali’ e furono date alle fiamme. In seguito, il signor Hong disse in lacrime: “Oltre 100 jin [60] (50 chilogrammi) di calligrafie e dipinti; ci è voluto così tanto tempo per bruciarli tutti!”» [61]

«Mentre le faccende mondane vanno e vengono,

Antico, moderno, avanti e indietro,

I fiumi e le montagne sono immutabili nella loro gloria

E ancora da ammirare da questo sentiero» [62].

Se il popolo cinese di oggi riuscisse ancora a ricordare un po’ della sua storia, probabilmente si sentirebbe diverso nel recitare questa poesia di Meng Haoran. I luoghi storici di montagna e di fiume sono stati rovinati e sono spariti nella tempesta della campagna per ‘Eliminare i Quattro Mali’. Il Padiglione delle orchidee, dove Wang Xizhi [63] compose il famoso Prologo alla Collezione di Poesie Composte al Padiglione delle Orchidee, venne distrutto assieme allo stesso sepolcro di Wang Xizhi. La residenza di Wu Cheng [65], nella Provincia dello Jiangsu è stata demolita; la residenza di Wu Jingzi [66] nella Provincia dell’Anhui è stata rasa al suolo; la tavoletta di pietra sul quale Su Dongpo incise a mano l’articolo La capanna sulla strada del vecchio ubriacone [67] è stata gettata a terra dai ‘giovani rivoluzionari’ [68] e gli ideogrammi che vi erano incisi si rovinarono.

L’essenza della cultura cinese è stata ereditata e accumulata nell’arco di vari millenni. Una volta distrutta non può essere riportata in vita. Eppure il Pcc l’ha barbaramente annientata, senza scrupoli né vergogna, in nome della rivoluzione. Quando abbiamo pianto nel vedere il Vecchio Palazzo d’Estate, conosciuto anche come il ‘palazzo dei palazzi’, bruciare tra le fiamme appiccate dalle forze alleate anglo-francesi; quando abbiamo pianto nel veder bruciare il lavoro monumentale dell’Enciclopedia Yongle [69] distrutta dalle fiamme degli invasori durante la guerra, come potevamo prevedere che la distruzione operata dal Pcc sarebbe stata ancora più capillare, duratura e profonda di quella causata da un qualsiasi altro invasore?

La distruzione delle credenze spirituali

Oltre alla distruzione delle forme esteriori della religione e della cultura, il Pcc impiegò tutte le sue forze per distruggere l’identità spirituale delle persone, costituita dalla fede e dalla cultura.

Prendiamo ad esempio il modo in cui il Pcc trattò le credenze etniche. Il Pcc riteneva che la tradizione del gruppo musulmano Hui rientrasse tra i ‘Quattro Mali’ – le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini. Forzò quindi il popolo Hui a mangiare la carne di maiale. I contadini furono costretti ad allevare maiali addirittura nelle moschee e ogni famiglia doveva fornire almeno due maiali all’anno al Paese. Le Guardie Rosse arrivarono a costringere Panchen Lama, il secondo più alto Buddha tibetano vivente, a mangiare escrementi umani. Ordinarono a tre monaci del Tempio della Beatitudine (il più grande tempio buddista costruito in tempi moderni, nel 1921) situato nella città di Harbin, Provincia di Heilongjiang, a sventolare un cartello che affermava: «All’inferno con i Sutra – sono pieni di stronzate».

Nel 1971, Lin Biao [70], il vicepresidente del comitato centrale del Pcc, tentò di scappare dalla Cina ma rimase ucciso quando il suo aereo precipitò a Undurkhan, in Mongolia. Qualche tempo dopo, nella residenza di Pechino di Lin a Maojiawan, vennero ritrovate alcune citazioni di Confucio. Il Pcc a quel punto cominciò una campagna concitata per ‘criticare Confucio’. Uno scrittore con lo pseudonimo di Liang Xiao [71] pubblicò un articolo su The Red Flag [La Bandiera Rossa], la rivista di partito del Pcc, intitolato Chi è Confucio? L’articolo descriveva Confucio come un «pazzo che voleva portare indietro le lancette della storia» e come un «demagogo ingannevole e scaltro». Seguirono una serie di cartoni animati e canzonette che demonizzavano Confucio.

In questo modo, la dignità e la sacralità della religione e della cultura vennero annichilite.

Distruzione senza fine

Nella Cina antica il potere del governo centrale si estendeva soltanto a livello di contea. Al di sotto di questo livello i clan patriarcali esercitavano un controllo autonomo. Quindi, nella storia cinese episodi come ‘il rogo dei libri e la sepoltura degli studiosi confuciani’ operata dall’imperatore Qin Shi Huang [72] durante la dinastia Qin (221-207 a.C.) e le quattro campagne per eliminare il buddismo condotte tra il V e il X secolo dai ‘Tre Wu ed Uno Zong’ furono tutte imposte dall’alto e non potevano di certo sradicare la cultura. I classici e gli ideali confuciani e buddisti continuarono a sopravvivere nella società. Al contrario la ‘Campagna per eliminare i Quattro Mali’ condotta dagli studenti adolescenti incitati dal Pcc fu un movimento di respiro nazionale capillare con un «entusiasmo spontaneo». Il Pcc si estendeva a livello di ogni singolo villaggio attraverso rami distaccati del Partito e controllava la società così da vicino che il movimento ‘rivoluzionario’ del Pcc si diffuse in ogni angolo della nazione ed ebbe degli effetti che si ripercossero su ogni singola persona e su ogni singolo millimetro del territorio cinese.

Mai nella storia un imperatore era riuscito ad estirpare dalla mente del popolo ciò che per esso vi era di più sacro e bello. Il Pcc, al contrario, era riuscito nel suo intento utilizzando una propaganda diffamante e oltraggiosa, in aggiunta naturalmente alla violenza. L’eliminazione della fede può spesso essere più efficace e duratura della sola distruzione fisica.

Riformare gli intellettuali

Gli ideogrammi cinesi incorporano l’essenza di 5.000 anni di civiltà. La forma e la pronuncia di ogni singolo ideogramma e le forme idiomatiche e le allusioni letterarie composte da combinazioni di ideogrammi esprimono tutti i significati culturali più profondi. Il Pcc non solo ha semplificato gli ideogrammi cinesi ma ha anche cercato di sostituirli con il pinyin latinizzato, cosa che avrebbe rimosso l’intera tradizione culturale dagli ideogrammi cinesi e dal linguaggio stesso. Questo progetto è fortunatamente fallito, risparmiando così ulteriori danni alla lingua. Tuttavia gli intellettuali cinesi che avevano ereditato la stessa cultura tradizionale non sono stati così fortunati da essere risparmiati dalla distruzione.

Prima del 1949 la Cina contava circa 2 milioni di intellettuali. Nonostante alcuni avessero studiato in paesi occidentali, ereditarono comunque alcune idee confuciane. Il Pcc naturalmente non poteva alleggerire il controllo su di loro poiché, come membri della tradizionale classe intellettuale-aristocratica, i loro modi di pensare avevano un ruolo importante nella formazione delle idee e dei pensieri della gente comune.

Nel settembre del 1951, il Pcc incominciò un ‘movimento di riforma del pensiero’ su vasta scala, cominciando dagli intellettuali dell’Università di Pechino, e venne richiesto di «organizzare un movimento (tra gli insegnanti universitari, delle scuole medie ed elementari e tra gli studenti universitari) per raccontare la propria storia in maniera fedele e veritiera», in modo da «ripulire l’istituzione da elementi contro-rivoluzionari». [73]

Mao Zedong non ha mai amato gli intellettuali. Diceva: «[Gli intellettuali] dovrebbero rendersi conto che, di fatto, molti di coloro che si definiscono tali sono piuttosto ignoranti e che i lavoratori e i contadini, a volte, ne sanno più di loro». [74] «Rispetto ai lavoratori e ai contadini, gli intellettuali non-riformati non sono puliti e, in ultima analisi, i lavoratori e i contadini sono le persone più pulite, anche se le loro mani sono sporche e i loro piedi sono imbrattati di sterco…» [75]

La persecuzione degli intellettuali da parte del Pcc fu caratterizzata, agli inizi, da varie forme di accusa che andarono dalla critica a Wu Xun [76] nel 1951 per «aver gestito scuole con denaro elemosinato», all’attacco personale che Mao Zedong rivolse nel 1955 allo scrittore Hu Feng [77], accusandolo di essere un contro-rivoluzionario. All’inizio gli intellettuali non furono considerati una classe reazionaria ma a partire dal 1957, dopo che numerosi gruppi religiosi influenti si erano arresi aderendo al movimento del ‘fronte unito’, il Pcc poté incentrare la sua energia sugli intellettuali. Venne così lanciato il movimento ‘Anti-destra’.

Alla fine del febbraio del 1957, con la pretesa di voler «far sbocciare centinaia di fiori e di far coesistere centinaia di scuole di pensiero», il Pcc chiamò gli intellettuali a esprimere i loro punti di vista e le loro critiche verso il Partito, promettendo che questo non avrebbe generato ritorsioni nei loro confronti (Campagna dei Centofiori). Questi intellettuali erano rimasti insoddisfatti del Pcc per molto tempo per il suo dominio in ogni campo, pur essendo inesperto in quei campi e per l’uccisione di persone innocenti durante i movimenti condotti per «sopprimere i contro-rivoluzionari» nel 1950-53 e per «eliminare i controrivoluzionari» nel 1955-57. Credevano che il Pcc fosse finalmente diventato di mentalità aperta e così cominciarono a esternare i loro veri sentimenti assumendo toni di critica sempre più feroci man mano che passava il tempo.

Molti anni dopo ci sono ancora persone che credono che Mao Zedong avesse cominciato ad attaccare gli intellettuali solo dopo essersi spazientito a causa delle loro critiche troppo dure. La verità, tuttavia, è un’altra.

Il 15 maggio 1957 Mao Zedong scrisse un articolo intitolato Le cose stanno cominciando a cambiare e lo fece circolare tra i maggiori funzionari del Pcc. L’articolo diceva: «recentemente, gli esponenti di destra… si sono dimostrati incredibilmente tenaci e fanatici… Gli esponenti di destra, che sono anti-comunisti, stanno facendo di tutto per scatenare un tifone forza sette sulla Cina, e sono quindi determinati a distruggere il Partito Comunista» [78]. Dopo questo articolo, gli ufficiali che erano rimasti fino a quel momento indifferenti alla Campagna dei Centofiori, improvvisamente divennero entusiasti e zelanti. Nelle sue memorie intitolate Il passato non svanisce come fumo, la figlia di Zhang Bojun scrisse:

«Li Weihan, ministro del Dipartimento del Lavoro del Fronte unito, chiamò Zhang Bojun in persona per invitarlo ad un incontro chiarificatore e per offrirgli la possibilità di esprimere la sua opinione sul Pcc… Non sapendo che si trattasse di una trappola, Zhang avanzò le sue critiche nei confronti del Pcc. Durante l’intera seduta “Li Weihan appariva rilassato”. Zhang probabilmente pensava che Li fosse d’accordo con lui; non sapeva che, in realtà, Li era felice di vederlo cadere nella sua trappola. Dopo l’incontro, Zhang venne classificato come l’esponente di destra numero uno della Cina».

Possiamo citare una serie di episodi nel 1957 in cui vennero avanzate delle proposte o delle critiche da parte dagli intellettuali: Istituto di progetto politico di Zhang Bojun il 21 maggio; Assurdi punti di vista anti-sovietici di Long Yun il 22 maggio; Comitato di risarcimento di Luo Longji il 22 maggio; il discorso di Lin Xiling su La critica del socialismo feudalistico del Pcc tenuto il 30 maggio all’Università di Pechino; il discorso di Wu Zuguang intitolato Il Partito dovrebbe cessare di governare le arti del 31 maggio; e il discorso di Chu Anping Il Partito domina il mondo il 1 giugno. Tutte queste proposte e questi interventi erano stati richiesti dal Pcc e furono pronunciati dopo che Mao Zedong aveva già cominciato ad affilare il suo coltello da macellaio.

Tutti questi intellettuali, in maniera del tutto prevedibile, furono poi etichettati come esponenti di destra. Esistevano più di 550.000 di questi esponenti di destra sparsi per tutto il Paese.

La tradizione cinese afferma che «gli intellettuali possono essere uccisi ma non possono essere umiliati». Il Pcc fu, invece, capace di umiliare gli intellettuali negando loro il diritto alla sopravvivenza e arrivando a minacciare le loro famiglie a meno che non accettassero questa umiliazione. Molti intellettuali di fatto si arresero. Durante il corso di queste vicende alcuni di loro fecero i nomi di altri per potersi salvare, mentre coloro che non si sottomisero all’umiliazione furono uccisi, servendo così da esempio per gli altri.

La tradizionale “classe intellettuale”, modello di moralità sociale, fu quindi annientata.

Mao Zedong disse:

«Di cosa si può vantare l’imperatore Qin Shi Huang? Ha ucciso solo 460 discepoli di Confucio, ma noi abbiamo ucciso 46.000 intellettuali. Nella nostra soppressione dei contro-rivoluzionari non abbiamo forse ucciso anche alcuni intellettuali contro-rivoluzionari? Ho discusso con persone che erano a favore della democrazia e che ci hanno accusati di agire come l’imperatore Qin Shi Huang. Ho detto loro che si sbagliavano. Lo abbiamo superato di molto».[79]

In effetti, Mao fece molto di più che uccidere gli intellettuali. Più tristemente, distrusse le loro menti e i loro cuori.

Creare una cultura di facciata, mantenendo le sembianze della tradizione ma sostituendone i contenuti

Dopo aver implementato la riforma economica e applicato una politica della porta aperte, il Pcc cominciò a restaurare molte chiese e vari templi Buddisti e Taoisti. Organizzò anche alcune fiere dei templi in Cina e alcune fiere culturali all’estero. Questo fu l’ultimo sforzo che il Pcc fece per distruggere la cultura tradizionale che rimaneva. Vi erano due ragioni che spinsero il Pcc in questa direzione: da una parte, la bontà insita nella natura umana (che il Pcc non poteva di certo estirpare) poteva distruggere la ‘cultura del Partito’ e dall’altra, il Pcc intendeva utilizzare la cultura tradizionale come ‘cosmetico’ da applicare alla sua [vera] faccia, per coprire la sua natura malvagia, fatta di «inganno, crudeltà e violenza».

L’essenza della cultura risiede nel suo significato morale interiore mentre le forme culturali superficiali hanno solo un valore di intrattenimento. Il Pcc ha riportato in vita gli elementi superficiali della cultura, quelli che intrattengono, per nascondere il suo vero scopo, ossia quello di distruggere la morale. Per quante mostre d’arte e di opere calligrafiche il Pcc abbia organizzato, per quanti festival culturali con la danza del dragone e del leone abbia inscenato, per quanti festival culinari abbia organizzato, o per quanta architettura classica abbia ricostruito, il Partito ripristinò semplicemente l’apparenza, ma non l’essenza, della cultura. Il Pcc ha promosso i suoi ‘oggetti’ culturali in Cina e nel mondo soltanto per mantenere il suo potere politico.

Ancora una volta i templi ne sono un esempio. I templi dovrebbero essere luoghi in cui le persone possono coltivare se stessi, ascoltando le campane al mattino e i tamburi al tramonto, venerando Buddha sotto le lampade ad olio che bruciano. Anche le persone comuni possono professare la loro fede in questi luoghi. La coltivazione richiede un cuore puro che non persegue niente. Il culto e la venerazione richiedono anche un ambiente serio e solenne. Tuttavia, i templi sono stati trasformati in attrazioni turistiche nell’interesse dei profitti economici. Tra le persone che effettivamente visitano i templi in Cina oggi, quante di loro sono andate a riflettere sui loro errori con un cuore sincero e pieno di rispetto nei confronti di Buddha dopo essersi lavati e cambiati di abito? Restaurare l’apparenza ma distruggere il significato profondo della cultura tradizionale è la tattica che il Pcc ha adottato per confondere la gente. Che sia il Buddismo o altre religioni, o forme culturali da esse derivate, il Pcc le degrada deliberatamente in questo modo.

3. La cultura del Partito

Mentre il Pcc distruggeva la cultura tradizionale semi-divina, promuoveva subdolamente una propria “cultura del Partito” attraverso una serie di movimenti politici. La cultura del Partito ha trasformato la vecchia generazione, ha avvelenato la nuova generazione e ha anche avuto ripercussioni sui bambini. La sua influenza è stata estremamente vasta e profonda. Anche quando  alcune persone cercarono di denunciare la malvagità del Pcc, non poterono aiutare in questo ma adottarono il modo di giudicare bene e male, gli strumenti di analisi e il linguaggio sviluppati dal Pcc che portavano inevitabilmente l’impronta della cultura del Partito.

La cultura del Partito non ha solo ereditato la crudeltà che sta alla base della cultura straniera marxista-leninista, ma ha anche abilmente combinato tutti gli esempi negativi tratti da millenni di cultura cinese con la rivoluzione violenta e la filosofia di lotta tratte dalla propaganda del Partito. Questi componenti negativi includono le lotte interne per il potere all’interno della famiglia reale, formando cricche per perseguire interessi egoistici, l’inganno politico per far soffrire gli altri, le tattiche sporche e la cospirazione. Durante i decenni di lotta per la sopravvivenza del Pcc, i tratti essenziali che lo hanno distinto fin dall’inizio, ‘inganno, crudeltà e violenza’, sono stati arricchiti, alimentati e spinti all’eccesso.

Il dispotismo e la dittatura costituiscono l’essenza della cultura del Partito. Questa cultura serve al Partito nelle sue lotte di classe e nelle sue lotte politiche. È possibile vedere come il Pcc sia riuscito a creare l’ambiente di terrore e dispotismo in cui opera da quattro aspetti fondamentali:

L’aspetto del dominio e del controllo

a) La cultura dell’isolamento

La cultura del Partito Comunista è un monopolio isolato che non permette la libertà di pensiero, parola, associazione o fede. Il meccanismo che soggiace al dominio del Partito è paragonabile a un sistema idraulico che fa affidamento sull’alta pressione e sull’isolamento per garantire uno stato di equilibrio e controllo. Anche una piccolissima perdita può portare il sistema al collasso. Il Partito ha per esempio rifiutato il dialogo con gli studenti durante il movimento studentesco del 4 giugno [80], temendo che se questa perdita si fosse allargata, i contadini, gli intellettuali e l’esercito avrebbero anch’essi richiesto un dialogo con il Partito. Di conseguenza la Cina avrebbe inevitabilmente intrapreso il cammino della democrazia e la dittatura del Partito sarebbe stata messa in seria discussione. Quindi decisero di uccidere gli studenti piuttosto che assecondare la loro richiesta. Oggi il Pcc impiega decine di migliaia di agenti di polizia informatica per monitorare Internet e bloccare alla sorgente qualsiasi sito web straniero che il Pcc non approvi.

b) La cultura del terrore

Negli ultimi 55 anni il Pcc ha costantemente usato il terrore per sopprimere le idee del popolo cinese. Ha brandito le sue fruste e i suoi coltelli da macellaio – il popolo non sa mai quando li colpirà un nuovo disastro – per forzare le persone a conformarsi. Il popolo vive nella paura ed è diventato obbediente. I sostenitori della democrazia, i liberi pensatori, gli scettici all’interno del sistema (del Pcc) e i membri di vari gruppi spirituali sono diventati i bersagli preferiti del Pcc e la loro uccisione viene costantemente strumentalizzata per incutere terrore al popolo. Il Partito vuole tagliare qualsiasi opposizione alla radice.

c) La cultura del controllo capillare

Il Pcc esercita un controllo totale sulla società. Esiste un sistema di registrazione delle famiglie, un sistema di comitati del vicinato e vari livelli di struttura del comitato del Partito.  «Rami del Partito sono stati istituiti a livello aziendale», «ogni singolo villaggio possiede un ramo del Partito». I membri della Lega della Gioventù Comunista e del Partito si incontrano regolarmente. Il Pcc ha anche promosso di conseguenza una serie di slogan, tra i quali: «Sorveglia la tua porta e osserva il tuo popolo», «Impedisci al tuo popolo di fare appello», «Implementa il sistema in maniera risoluta per imporre i doveri, per garantire il compimento dei doveri e per accertare sempre dove stia la responsabilità. Sorveglia e controlla in maniera rigorosa. Sii severo riguardo alla disciplina e alle norme e garantisci misure di controllo preventive e costanti». «L’Ufficio 610 [81] organizzerà un comitato di sorveglianza per ispezionare e monitorare, ad intervalli regolari, le attività in ogni regione e in ogni unità di lavoro».

d) La cultura dell’incriminazione

Il Pcc ha completamente ignorato i principi legali su cui si fondano i governi della società moderna e ha promosso in maniera rigorosa la politica dell’implicazione. Usa il suo potere assoluto per punire i parenti di coloro che vengono etichettati come “padroni”,“ ricchi”, “reazionari” “elementi negativi” ed “esponenti di destra”. Ha promosso la teoria della “origine della classe”. [82]

Il Pcc “attribuirà la responsabilità e rimprovererà pubblicamente i livelli più alti dell’organizzazione se essi falliscono nell’impedire ai praticanti di Falun Gong di andare a Pechino a fomentare disordini. Nei casi più gravi, verrà intrapresa un’azione disciplinare”, “se una persona pratica il Falun Gong, ogni membro della sua famiglia verrà sospeso dal lavoro”, “se un dipendente di una azienda pratica il Falun Gong, il premio di produzione di tutti quelli che lavorano nell’azienda verrà trattenuto”. Il Pcc ha anche istituito delle politiche discriminatorie che dividono i bambini in “bambini che possono essere educati e trasformati” e in “bambini che appartengono alle cinque classi nere” (padroni, contadini ricchi, reazionari, elementi negativi, ed esponenti di destra). Il Partito promuove l’obbedienza e l’obbligo di «porre la rettitudine al di sopra della lealtà familiare». A questo scopo, sono stati istituiti sistemi quali quello di archiviazione organizzativa, archiviazione del personale e il sistema di trasferimento temporaneo per assicurarsi che le sue politiche vengano sempre implementate. Il popolo è stato incoraggiato ad accusare ed esporre gli altri e viene premiato per i suoi contributi al Partito.

Aspetti della propaganda

a) Una cultura che ha una sola voce

Durante la Rivoluzione Culturale, la Cina fu riempita di slogan come «istruzioni supreme», «Una frase (di Mao) ha lo stesso peso di diecimila frasi, ogni singola frase equivale alla verità». Tutti i media furono spronati a cantare le lodi e a parlare pubblicamente e collettivamente in favore del Partito. Quando necessario, i leader (a qualsiasi livello del Partito, del governo, dell’esercito, dei lavoratori, della Lega della Gioventù e delle Organizzazioni Femminili) venivano chiamati a esprimere pubblicamente il loro supporto al Partito.

b) Una cultura che promuove la violenza

Mao Zedong una volta disse: «Con 800 milioni di persone, come possono funzionare le cose senza lotta?» Nella persecuzione del Falun Gong, Jiang Zemin disse: «Nessuna punizione per coloro che uccidono di botte chi pratica il Falun Gong». Il Pcc sosteneva la ‘guerra totale’ e diceva: «la bomba atomica è semplicemente una tigre di carta… anche se metà della popolazione morisse, la restante metà ricostruirebbe comunque la nostra nazione dalle ceneri».

c) Una cultura che incita l’odio

«Non dimenticare mai la sofferenza della classi (povere) e ricorda sempre l’inimicizia nelle lacrime e nel sangue», divenne una politica nazionale fondamentale. La crudeltà nei confronti dei nemici di classe venne lodata come una virtù. Il Pcc insegnava: «Mordi il tuo odio, masticalo e mandalo giù. Pianta l’odio nel tuo cuore, cosicché possa germogliare». [83]

d) Una cultura fatta di inganni e menzogne

(Ecco alcuni esempi delle menzogne propugnate dal Pcc). «Il fatturato per ogni mu [84] è di più di diecimila jin» durante il Grande balzo in avanti (1958). «Non è stata uccisa neanche una persona in  Piazza di Tiananmen» durante il massacro del 4 giugno 1989. «Il virus della SARS è sotto controllo» nel 2003. «Questo è il momento migliore per i diritti civili in Cina» e le «Tre Rappresentanze». [85]

e) La cultura del lavaggio del cervello

(Questi sono alcuni slogan che il Pcc ha inventato per fare il lavaggio del cervello al suo popolo). «Non ci sarebbe nessuna nuova Cina senza il Partito Comunista». «La forza che porta avanti la nostra causa è il Pcc e la base teorica che guida il nostro pensiero è il marxismo-leninismo». [86] «Allineati totalmente al Comitato Centrale del Partito». «Esegui gli ordini del Partito se li capisci, e se non li capisci, eseguili comunque; la tua comprensione aumenterà man mano che li eseguirai».

f) La cultura dell’adulazione

«Il cielo e la terra sono meravigliosi, ma la bontà del Partito lo è ancora di più»; «Dobbiamo tutti i nostri successi al Partito», «Considero il Partito come una madre», «Uso la mia stessa vita per proteggere il Comitato Centrale del Partito», «Un Partito grande, glorioso e giusto», «Un Partito invincibile» e così via.

g) La cultura della pretenziosità

Il Partito ha stabilito dei modelli e ha cercato di inculcare degli esempi. Uno dopo l’altro, ha lanciato il «progresso socialista ideologico ed etico» e campagne di «educazione ideologica». Ma, alla fine, il popolo ha continuato a fare ciò che faceva prima. Tutte le lezioni pubbliche e lo scambio di esperienze erano in realtà delle semplici «dimostrazioni esteriori e superficiali» e lo standard morale della società ha continuato invece a fare dei grandi balzi indietro.

L’aspetto delle relazioni interpersonali

a) La cultura della gelosia

Il Partito ha promosso «l’egualitarismo assoluto» il che significa che «chiunque si differenzia dagli altri diventa il bersaglio di un attacco». Le persone sono gelose di coloro che possiedono maggiori capacità, e di coloro che sono più ricchi – la cosiddetta ‘Sindrome dell’occhio rosso’. [87]

b) La cultura delle persone che si calpestano a vicenda

Il Pcc ha promosso la «lotta frontale e la denuncia alle spalle». Spiare i propri collaboratori, fabbricare documenti scritti per incastrarli, inventare fatti ed esagerare i loro errori – questi comportamenti devianti sono stati usati per misurare la vicinanza al Partito e il desiderio di avanzamento del popolo.

Influenze sottili sulla psiche e sul comportamento del popolo

a) Una cultura che trasforma gli esseri umani in macchine

Il Partito vuole che il popolo sia «il bullone mai arrugginito della macchina rivoluzionaria», vuole che sia «lo strumento ammaestrato del Partito» o che «attacchi in qualsiasi direzione lo diriga il Partito». «I soldati del Presidente Mao ascoltano il Partito più di ogni altra cosa; vanno ovunque ci sia bisogno di loro e si stabiliscono ovunque ci siano delle difficoltà».

b) Una cultura che confonde ciò che è giusto e ciò che è sbagliato

Durante la Rivoluzione Culturale il Pcc avrebbe «preferito le erbacce socialiste ai raccolti capitalisti». All’esercito venne ordinato di sparare e uccidere nel massacro del 4 giugno «in cambio di una stabilità ventennale». Il Pcc, tra l’altro, «fa agli altri ciò che non vorrebbe che gli altri facessero a lui».

c) Una cultura del lavaggio del cervello auto-imposto e dell’obbedienza incondizionata

«I ranghi inferiori obbediscono agli ordini dei ranghi superiori e l’intero Partito obbedisce al Comitato Centrale del Partito». «Combatti senza scrupoli per estirpare qualsiasi pensiero egoista che ti passi per la mente». «Scatena una rivoluzione nelle profondità del tuo animo». «Allineati totalmente al Comitato Centrale del Partito». «Unifica le menti, unifica i passi, unifica gli ordini e unifica i comandi».

d) Una cultura che assicura una posizione subordinata

«La Cina sarebbe nel caos senza il Partito Comunista»; «la Cina è così vasta. Chi altro può governarla se non il Pcc?» «Se la Cina collassasse sarebbe un disastro mondiale, quindi noi dovremmo aiutare il Pcc a rimanere al governo». A causa della paura e della necessità di auto-proteggersi, il Pcc ha represso anche altri gruppi di sinistra.

Ci sono molti altri esempi come questi. Ogni persona del popolo cinese potrebbe probabilmente individuare vari elementi della cultura del Partito nella sua esperienza personale.

Le persone che hanno vissuto la Rivoluzione Culturale potrebbero forse ancora ricordarsi in maniera vivida i Model Play, ossia opere liriche moderne, leCanzoni, i cui testi ripropongono le parole di Mao e la danza della lealtà. Molti si ricordano ancora i testi dei dialoghi di opere quali La Ragazza dai capelli bianchi [88], Guerra nei tunnel [89] e La guerra delle miniere [90]. Attraverso queste opere letterarie il Pcc ha fatto il lavaggio del cervello al popolo, riempiendo le loro menti di messaggi quali: «quanto è intelligente e grande il Partito»; quanto «strenuamente e valorosamente» il Partito ha lottato contro il nemico; «quanto sono “totalmente devoti” i soldati del Partito»; «quanto sono disposti a sacrificare loro stessi per il Partito»; «quanto sono stupidi e malvagi i suoi nemici». Giorno dopo giorno, la macchina della propaganda del Pcc inietta con la forza, nelle menti di ogni individuo, le credenze di cui ha bisogno il Partito Comunista. Oggi, se uno tornasse indietro a guardare il ‘poema epico’ rappresentato nel musical – The East is Red (L’Est è rosso) si accorgerebbe che il tema e lo stile dell’intero spettacolo sono in realtà incentrati su un unico messaggio: «uccidere, uccidere e ancora uccidere».

Allo stesso tempo, il Pcc ha creato un suo sistema di parola e di discorso, come ad esempio il linguaggio pieno di insulti tipico della critica rivolta alle masse, le parole adulatorie per cantare le lodi del Partito e il linguaggio formale ufficiale, così banale da assomigliare a un Tema in otto-Parti [91]. Il popolo viene spinto a parlare utilizzando inconsciamente gli schemi mentali che promuovono il concetto della ‘lotta di classe’, oltre ad essere obbligati a ‘esaltare il Partito’ e a utilizzare un linguaggio prepotente invece di ragionamenti calmi e razionali. Il Pcc abusa anche del vocabolario religioso distorcendone il contenuto.

Un passo oltre la verità e si cade nell’errore. La cultura del Partito del Pcc abusa, in un certo senso, anche della morale tradizionale. Ad esempio, uno dei valori della cultura tradizionale è ‘la fede’. Anche il Partito Comunista da molto valore alla ‘fede’, ma mentre il Partito promuove la lealtà e l’onestà al Partito, la cultura tradizionale sottolinea la ‘pietà filiale’. Il Pcc può mandare in prigione le persone che non accudiscono i loro genitori, ma lo fa semplicemente perché altrimenti questi genitori diventerebbero un ‘peso’ per il governo. Ma, all’occorrenza, i bambini vengono costretti a tracciare delle linee nette per separarsi dai loro genitori. La cultura tradizionale enfatizza ‘la lealtà’, e tuttavia «le persone sono la cosa più importante; la nazione viene dopo, e per ultimo viene il re». La ‘lealtà’ del Pcc è invece intesa come «cieca devozione – così totalmente cieca che al popolo viene chiesto di credere incondizionatamente nel Pcc e di obbedire a esso senza far domande».

Le parole che vengono usate normalmente dal Pcc sono ingannevoli. Per esempio, la guerra civile tra il Kuomingtang e i Comunisti è stata definita dal Pcc ‘Guerra di Liberazione’, come se il popolo si stesse ‘liberando’ dall’oppressione. Il Pcc si riferisce al periodo post-1949 come al periodo ‘Dopo la fondazione della nazione’ quando in realtà la Cina esisteva già molto tempo prima, il Pcc ha semplicemente stabilito un nuovo regime politico. La Grande carestia [92] durata tre anni venne definita: «tre anni di disastri naturali» quando, di fatto, non fu un disastro naturale ma, al contrario, una calamità totalmente attribuibile all’operato dell’uomo. Tuttavia, sentendo queste parole quotidianamente, e quindi essendone impercettibilmente influenzato, il popolo accetta inconsciamente le ideologie che il Pcc intende inculcare nella loro mente.

Nella tradizione culturale, la musica è concepita come un mezzo che permette di controllare i desideri umani. Nel Book of Song (Yue Shu), Volume 24 dei Records of the Historian (Shi Ji), Sima Qian (145-85 arc.) [93] disse che la natura dell’uomo è pacifica; le sensazioni suscitate dai fatti esterni hanno un effetto sulle emozioni che, a loro volta, suscitano il sentimento dell’amore o dell’odio in base alla personalità e alla saggezza di ognuno. Se questi sentimenti non vengono tenuti sotto controllo, la persona che li prova viene sedotta continuamente dalle tentazioni esterne e viene portata dai propri sentimenti interiori a commettere azioni malvagie. Quindi, come racconta Sima Qian, gli imperatori del passato usavano i rituali e la musica per tenere sotto controllo le emozioni del popolo. Le canzoni dovevano essere «gioiose ma non oscene, tristi ma non eccessivamente angosciose». Dovevano esprimere i sentimenti e i desideri ma allo stesso tempo avere il controllo su di essi. Negli Analects, Confucio disse, «i trecento versi di The Odes (uno dei sei classici redatti e pubblicati da Confucio) potrebbero essere riassunti in un’unica frase: ‘Liberati dal male’.

Una cosa bella come la musica, tuttavia, venne usata dal Pcc come strumento per fare il lavaggio del cervello al popolo. Canzoni come Il socialismo è buonoNon ci sarebbe nessuna nuova Cina senza il Partito Comunista, e molte altre, sono state intonate dall’asilo all’università. Nel cantare queste canzoni il popolo ha inconsciamente accettato il significato delle loro parole. Inoltre il Pcc si è appropriato delle melodie delle canzoni popolari più conosciute e le ha riempite di parole che lodano il Partito. Questo ha contribuito sia alla distruzione della cultura tradizionale che alla promozione del Partito stesso.

In uno dei documenti per eccellenza del Pcc, ossia nel discorso di Mao intitolato Discorso sulla letteratura e sulle arti tenuto al forum di Yan’an [94], gli sforzi culturali e l’esercito venivano posti come «i due fronti della battaglia». In questo discorso, Mao affermava che l’esercito armato non era sufficiente e che c’era bisogno anche di «un esercito delle arti letterarie». Affermava che «le arti letterarie dovevano servire la politica» e che «le arti letterarie della classe proletaria…erano ‘gli ingranaggi e i bulloni della macchina “rivoluzionaria”». Da questo concetto venne poi sviluppato un sistema completo di «cultura del Partito» che aveva come fulcro ‘l’ateismo’ e ‘la lotta di classe’. Questo sistema, naturalmente, andava totalmente contro la cultura tradizionale.

La cultura del Partito ha di fatto reso un servizio molto importante al Pcc, aiutandolo a incrementare il suo potere e il suo controllo sulla società. Come l’esercito, le prigioni e le forze di polizia, la cultura del Partito è una macchina della violenza che esprime un diverso tipo di brutalità – «una brutalità culturale». Questa brutalità culturale, distruggendo 5.000 anni di cultura tradizionale, ha ridotto ai minimi termini la volontà del popolo e ha minato la coesione che è alla base dell’identità nazionale.

Oggi, molti cinesi ignorano completamente l’essenza della cultura tradizionale. Alcuni considerano i cinquant’anni di cultura del Partito al pari di 5.000 anni di cultura tradizionale. Questa è una cosa triste per il popolo cinese. Molti non si rendono conto che nell’opporsi a quello che essi considerano la cultura ‘tradizionale’, di fatto si stanno opponendo alla cultura voluta dal Pcc e non alla autentica cultura tradizionale cinese.

Molte persone sperano di sostituire l’attuale sistema cinese con il sistema democratico occidentale. In realtà, anche la democrazia occidentale è stata fondata su basi culturali, e principalmente sul Cristianesimo che, sostenendo «l’uguaglianza di tutti di fronte a Dio», rispetta in questo modo la natura e le scelte umane. Come potrebbe la cultura del Partito del Pcc, che è dispotica e disumana, essere usata come base di un sistema democratico di tipo occidentale?

Conclusione

La Cina ha cominciato ad allontanarsi dalla sua cultura tradizionale durante la Dinastia Song (960-1279 d.C.). Da questo momento in poi, la ‘lotta’ alla cultura tradizionale è continuata. Dopo il movimento del quattro maggio 1919 [95] alcuni intellettuali, smaniosi di ottenere un facile successo e un beneficio immediato, tentarono di trovare una nuova strada per la Cina allontanandosi dalla cultura tradizionale e avvicinandosi alla civiltà occidentale. In ogni caso, i conflitti e le discussioni sulla cultura rimasero all’interno dell’ambito accademico, senza coinvolgere le forze di stato. Quando invece fu fondato il Pcc, reputò i conflitti culturali una questione di vita o di morte per il Partito, quindi cominciò ad attaccare in maniera diretta la cultura tradizionale, utilizzando ogni mezzo e abusandone anche indirettamente attraverso il rifiuto della sua essenza.

La distruzione della cultura nazionale andava di pari passo con l’affermazione della ‘cultura del Partito’. Il Pcc sovvertì la coscienza umana e il giudizio morale, spingendo così il popolo a voltare le spalle alla cultura tradizionale. Se la cultura di una nazione viene distrutta completamente, si perde l’essenza della nazione stessa, che rimane soltanto un ‘nome’, vuoto e insignificante.

Allo stesso tempo la distruzione della cultura tradizionale ha portato con sé anche danni fisici inaspettati.

Due dei valori fondamentali della cultura tradizionale sono l’unità tra il cielo e gli esseri umani e la coesistenza armoniosa tra gli esseri umani e la natura. Il Pcc ha invece dichiarato di provare una gioia infinita nel «lottare contro il cielo e contro la terra». Questa idea del Pcc ha portato al grave degrado ambientale che affligge oggi la Cina. Prendiamo ad esempio le risorse idriche: il popolo cinese, avendo abbandonato il valore tradizionale che «un nobiluomo ama la ricchezza, ma fa fortuna in modo decoroso», ha deliberatamente devastato e inquinato l’ambiente. Oggigiorno più del 75 per cento dei 50 mila chilometri di fiumi della Cina sono inquinati. Più di un terzo dell’acqua dei pozzi era stata inquinata addirittura un decennio fa e adesso la situazione continua a peggiorare. Un ‘fatto’ strano è accaduto al fiume Huaihe: un bambino che stava giocando in un fiume pieno di sostanze oleose aveva involontariamente innescato una scintilla che, nel colpire la superficie del fiume, aveva provocato una fiammata alta 5 metri. Mentre il fuoco si spingeva verso l’alto, più di dieci salici nelle vicinanze furono bruciati completamente. [96] È facile quindi capire come coloro che bevono quest’acqua s’ammalino inesorabilmente di cancro o di qualche altra malattia strana. Altri problemi ambientali, come la desertificazione e la salinizzazione nel nord-ovest della Cina, e l’inquinamento industriale nelle regioni sviluppate, dipendono tutti dalla mancanza di rispetto che la società mostra nei confronti della natura.

La cultura tradizionale rispetta la vita. Il Pcc dichiara invece che «la rivolta è giustificabile» e che «la lotta contro gli esseri umani è ricca di gioia». In nome della rivoluzione il Partito ha potuto assassinare e far morire di fame decine di milioni di persone. Questo ha portato il popolo a dare meno importanza alla vita che, a sua volta, ha scatenato la proliferazione di prodotti tossici e adulterati all’interno dei mercati. Qualche tempo fa nella città di Fuyang nella provincia di Anhui, molti neonati sani sviluppavano durante il periodo dell’allattamento arti più corti del normale, corpicini deboli ed esili e teste più grosse del normale. Otto neonati morirono a causa di questa strana malattia. Vennero condotte delle indagini e venne scoperto che questa malattia era causata dal latte in polvere tossico prodotto da un imprenditore senza scrupoli. Alcune persone nutrono i granchi, i serpenti e le tartarughe con ormoni e antibiotici, mescolano l’alcol industriale con il vino da tavola, lucidano il riso usando grassi industriali e sbiancano la farina con agenti sbiancanti industriali. Per otto anni, un imprenditore della provincia di Henan produsse migliaia di tonnellate di olio da cucina usando materie prime che contenevano sostanze cancerogene quali oli residui, olio che veniva estratto da pasti avanzati, o da argilla scartata. La produzione di cibi tossici non è un fenomeno limitato o locale, ma diffuso in tutta la Cina, e questo è dovuto interamente alla ricerca smaniosa del guadagno materiale che è nato dalle ceneri della distruzione della cultura e della conseguente degenerazione della morale sociale.

A differenza dell’assoluto monopolio esercitato dalla cultura del Partito, la cultura tradizionale ha una grandissima capacità integrativa. Durante la Dinastia Tang, una dinastia molto prosperosa, gli insegnamenti Buddisti, il Cristianesimo e altre religioni occidentali coesistevano in armonia con il pensiero taoista e confuciano. L’autentica tradizione culturale cinese avrebbe mantenuto un atteggiamento aperto e tollerante verso la moderna civiltà occidentale. Le quattro ‘tigri’ dell’Asia (Singapore, Taiwan, Corea del Sud e Hong Kong) hanno creato una identità culturale ‘neo-confuciana’. Le loro fortissime economie hanno dimostrato che la cultura tradizionale non è un ostacolo allo sviluppo sociale.

Allo stesso tempo la cultura tradizionale autentica misura la qualità della vita umana sulla base di una felicità interiore piuttosto che sulla base di un agio materiale. «Preferirei che nessuno mi incolpasse alle spalle, piuttosto che ricevere apertamente delle lodi; preferirei avere la pace nella mente che l’agio nel corpo» [97]. Tao Yuanming (365-427 d.C.) [98] visse in povertà, ma mantenne comunque uno spirito felice «raccogliendo aster sotto il recinto orientale mentre, rapito, guardava la Montagna meridionale all’orizzonte».

La cultura non offre risposte su come aumentare la produzione industriale o quali sistemi sociali adottare. Gioca però un ruolo molto importante nell’offrire una guida morale. Un’autentica restaurazione della cultura tradizionale porterebbe con sé una ritrovata umiltà nei confronti del cielo, della terra e della natura, un rispetto per la vita e un timore reverenziale verso Dio. Permetterebbe all’umanità di vivere in armonia con il cielo e la terra, e di godere di una vita benedetta dal cielo.

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[1] Pangu fu il primo essere vivente ed il creatore di tutto ciò che esiste, secondo quanto afferma la mitologia Cinese.

[2] Nüwa, nella mitologia cinese, era la dea madre che creò la razza umana.

[3] Shennong (letteralmente ‘Il contadino celeste’) è una figura leggendaria delle mitologia cinese che visse circa 5.000 anni fa. Insegnò agli antichi le pratiche dell’agricoltura. Viene anche ricordato per aver messo in pericolo la sua vita per classificare centinaia di erbe e piante medicinali (e tossiche), che furono cruciali per lo sviluppo della medicina tradizionale cinese.

[4] Cangjie o Cang Jie è una figura leggendaria dell’antica Cina che, stando a quanto si narra, fu lo storico ufficiale dell’Imperatore Giallo e l’inventore degli ideogrammi cinesi. Il metodo Cangjie per l’immissione su computer degli ideogrammi è stato chiamato così in suo onore.

[5] Dal Tao-te Ching o Dao De Jing, uno dei testi Taoisti più importanti, scritto da Lao Zi (Lao Tzi).

[6] Commenti introduttivi tratti dall’opera il Grande Studio di Confucio.

[7] Da Memorie di uno storico (Shi Ji, anche tradotto come Memorie storiche) di Sima Qian (145–85 a.C.), che fu il primo grande storico cinese. Documenta la storia della Cina e dei suoi Paesi confinanti dall’antichità fino ai sui tempi. Lo schema dell’opera storiografica di Sima Qian fu unico e servì da modello per le storie ufficiali delle dinastie imperiali per i successivi 2.000 anni.

[8] Dai Dialoghi di Confucio.

[9] ibid.

[10] ibid.

[11] Nel Grande Studio Confucio affermò: «Se le persone hanno coltivato, le loro famiglie saranno disciplinate; se le loro famiglie sono disciplinate, i loro Stati saranno governati con giustizia; se i loro Stati sono governati con giustizia, l’intero regno vivrà in pace e armonia».

[12] Dong Zhongshu (ca. 179-104 a.C.) fu un seguace di Confucio che durante la Dinastia Han scrisse in un trattato intitolato Tre vie per armonizzare l’uomo col cielo (Tian Ren San Ce): «Se il cielo permane, il Tao non cambia».

[13] Viaggio in Occidente (conosciuto in Occidente con il titolo di Re Scimmia), scritto da Wu Cheng’en (1506–1582 ca.), è uno dei rinomati romanzi classici cinesi. È basato sulla storia vera di un famoso monaco cinese vissuto durante la Dinastia Tang, un certo Xuan Zang (602–664), che viaggiò a piedi verso quella che attualmente viene chiamata India, luogo di nascita del buddismo, per andare alla ricerca dei Sutra. Nel romanzo, il Re Scimmia, Pigsy e il monaco di sabbia sono stati scelti da Buddha affinché diventino discepoli di Xuan Zang e lo scortino nel suo viaggio verso Ovest per andare a prendere i Sutra. Affrontano 81 pericoli e calamità prima di arrivare finalmente ad Ovest e ottenere il Giusto Frutto.

[14] Sogno di palazzi rossi (Hung Lou Meng, anche tradotto come Il sogno della camera rossa), fu scritto da Cao Xueqin (o Tsao Hsueh-Chin) (1715–1763 ca.) durante la Dinastia Qing (Ching). È una storia d’amore tragica, ambientata sullo sfondo del declino di una famiglia aristocratica. Il romanzo dipinge un ampio quadro della storia sociale e propone dei personaggi memorabili e variopinti che ruotano intorno alle figure centrali di Jia Baoyu e Lin Daiyu. La sua struttura ampia e meticolosa ed il linguaggio ricercatissimo fanno di quest’opera l’esempio più alto di romanzo classico cinese.

[15] I briganti (anche tradotto come Le paludi del Monte Liang), uno dei romanzi classici più famosi della Cina, scritto nel quattordicesimo secolo da Shi Nai’an. Descrive come 108 uomini e donne si siano uniti insieme per diventare i ‘briganti della palude’. Intrighi, avventure, assassini, guerre e storie romantiche vengono tutte narrate con suspense alla maniera del narratore tradizionale.

[16] Il romanzo dei Tre Regni, una delle opere classiche cinesi più famose scritta da Luo Guanzhong (1330–1400 ca.), è basato sulla storia del periodo dei Tre Regni (220–280). Descrive le lotte intricate e senza esclusioni di colpi fra tre potenti forze politiche alla conquista del trono: Liu Bei, Cao Cao e Sun Quan, e focalizza l’attenzione sui mezzi vari e sulle strategie audaci utilizzate in quel periodo.

[17] Il romanzo degli Zhou Orientali è un’opera scritta originariamente da Yu Shaoyu durante la Dinastia Ming. Fu riveduto e riscritto da Feng Menglong alla fine della Dinastia Ming e poi ulteriormente rivisitato da Cai Yuanfang durante la Dinastia Qing. Copre un periodo storico di più di 500 anni, dal Periodo della Primavera e dell’Autunno (770-476 a.C.) al Periodo dei Regni Combattenti (475-221 a.C.).

[18] La storia completa di Yue Fei, fu scritto da Qian Cai durante la Dinastia Qing e narra la vita di Yue Fei (1103–1142) vissuto durante la Dinastia Song Meridionale, uno dei generali e degli eroi della patria più famosi della storia cinese. Il generale Yue Fei si distinse in battaglie contro alcuni invasori settentrionali che provenivano dalla Nazione di Jin. Fu incastrato per crimini che non aveva commesso e per questo fu mandato in prigione e condannato a morte mentre il Primo Ministro Qin Hui tentava di eliminare il partito che aveva promosso la guerra. Yue Fei fu, dopo la sua morte, scagionato dalle accuse infondate che erano state avanzate contro di lui. Gli fu dedicato un tempio e quattro statue in ghisa furono scolpite per la sua tomba. Queste quattro figure sono a petto nudo, in ginocchio davanti alla tomba con le mani dietro la schiena e rappresentano le persone responsabili della sua morte. Nella cultura cinese Yue Fei è diventato un modello di lealtà alla Patria.

[19] Questa citazione è tratta dal Trattato di scritture taoiste (Dao Cang Ji Yao) compilato durante la Dinastia Qing.

[20] Vedi nota [8].

[21] Dal discorso tenuto da Mao alla Ottava Sessione della Decima Riunione Plenaria del Pcc.

[22] Le parole originali in cinese usate da Mao contenevano un gioco di parole: Sono come un monaco che tiene un ombrello – senza Tao (o Fa, foneticamente simile a ‘capelli’) né paradiso (foneticamente simile a ‘cielo’).

[23] Jie è il nome dell’ultimo imperatore della Dinastia Xia (ca. 21–16 a.C.) e Zhou è il nome dell’ultimo imperatore della Dinastia Shang (ca. 16–11 a.C.). Entrambi passarono alla storia come tiranni.

[24] Wen Tianxiang (1236-1283) fu un comandante militare che combatté contro le truppe mongole per difendere l’integrità della Dinastia Song del Sud. Fu ucciso il 9 Gennaio 1283 perché, dopo essere stato fatto prigioniero, si rifiutò di arrendersi al nemico.

[25] Tratto da Mencio.

[26] Tratto da un famoso detto di Mencio: «La vita è un mio desiderio; la giustizia è un altro mio desiderio. Quando non posso averli entrambi nello stesso momento, sosterrò la giustizia a spese della mia vita».

[27] Tratto dall’inno de L’Internazionale. Di seguito la traduzione letterale dal cinese: «Non c’è mai stato un salvatore e non facciamo affidamento neanche su Dio; per raggiungere la felicità umana facciamo affidamento unicamente su noi stessi».

[28] Imperatore Taiwu della Dinastia Wei Settentrionale, alias Tuo Tao (regnò nel periodo 424–452 d.C.)
[29] Imperatore Wuzong della Dinastia Tang, alias Li Yan, (regnò nel periodo 840–846 d.C.)

[30] Imperatore Wu della Dinastia Zhou Settentrionale, alias Yu Yong, (regnò nel periodo 561–579 d.C.)
[31] Imperatore Shizong della Tarda Dinastia Zhou, alias Chairong, (regnò nel periodo 954–959 d.C.)

[32] Uno slogan usato verso la metà degli anni 60 durante la Rivoluzione Culturale in Cina.

[33] Il Tempio del Cavallo Bianco è il primo monastero buddista costruito in Cina nel 68 d.C., l’undicesimo anno di regno di Yong Ping della Dinastia Han Orientale (25-220 d.C.).

[34] Nella lingua Dai, la Scrittura di Beiye si pronuncia Tanlan. Il Beiye è una pianta subtropicale che appartiene alla famiglia delle palme. È un albero ad alto fusto con foglie spesse e resistenti all’attacco delle tarme e si seccano molto lentamente. Nei tempi antichi, prima dell’invenzione della carta, gli antenati dei popoli Dai incidevano lettere o articoli su questa foglia. Le lettere incise vengono definite ‘Corrispondenza Beiye’ e l’incisione stessa ‘Tanlan’ (Scrittura Beiye).

[35] Il Parco delle Xiangshan, altrimenti noto come Parco delle Colline Profumate, si trova a 28 chilometri a Nord-Ovest dal centro di Pechino. Costruito nel 1186 durante la Dinastia Jin, divenne la residenza estiva delle famiglie imperiali durante le Dinastie Yuan, Ming e Qing.

[36] Tratto da How Many Cultural Relics Were Committed To Flames [Quante reliquie culturali furono date alle fiamme] di Ding Shu.

[37] L’espressione ‘Guardie Rosse’ si riferisce ai civili che erano impegnati in prima linea ad implementare le misure della Grande Rivoluzione Culturale. Le Guardie Rosse erano per lo più costituite da giovani adolescenti.

 

[38] Il Palazzo Estivo, situato a 15 chilometri da Pechino, è il più grande e meglio conservato giardino reale della Cina, con una storia di oltre 800 anni.

[39] Il Tempio Louguan è un famoso santuario buddista in Cina. È venerato come ‘la prima terra dei benedetti dal cielo’. Il tempio si trova su una collina a Nord delle Montagne di Zhongnan a 15 chilometri a Sud-Est della Contea di Zhouzi e a 70 chilometri dalla Città di Xi’an.

[40] Il li è l’unità di misura cinese per la lunghezza (1 li equivale a 0,5 chilometri).

[41] L’Imperatore Gaozu della Dinastia Tang, altrimenti detto Li Yuan, (regnò nel periodo 618–626), fu il primo Imperatore della Dinastia Tang.

[42] Le comuni Popolari (Renmin Gongshe), furono il livello amministrativo più alto tra i tre esistenti nelle aree rurali tra il 1958 ed il 1982 circa. Le comuni ebbero funzioni governative, politiche ed economiche. Furono le più grandi unità collettive esistenti, ulteriormente suddivise in brigate di produzione e squadre di produzione. Dopo il 1982, furono sostituite dalle comunità di contea.

[43] Vedi nota [36].

[44] Il Mahayana Mahaparinirvana Sutra è considerato l’ultimo sutra Mahayana di Buddha, trasmesso nell’ultimo giorno della sua vita terrena. Viene considerato la quintessenza di tutti i sutra Mahayana.

[45] Tratto da Taisho Tripitaka Vol. T01, No. 7, Mahayana Mahaparinirvana Sutra. Traduzione provvisoria soggetta a miglioramento.

[45] Durante la campagna della ‘soppressione dei controrivoluzionari’ nel 1951 venne usata la violenza nei confronti dei ‘controrivoluzionari’ tra cui banditi, teppisti locali, spie, ex membri del Kmt e associazioni religiose. Secondo quanto affermano i resoconti pubblicati dal Pcc, più di due milioni di persone vennero giustiziate fino al 1952, nonostante la cifra effettiva possa essere persino più elevata.

[46] Tratto da The Theory and Practice of the Chinese Communist Party’s Suppression of Religions [Teoria e pratica della soppressione delle religioni ad opera del Partito Comunista Cinese] di Bai Zhi. Sito web: http://www.dajiyuan.com/gb/3/4/15/n300731.htm (in Cinese).

[47] Mukti significa Dharma del Pugno o Insegnamento o Trasmissione della Legge. Mukti può anche essere tradotto come «liberazione, rilascio, rendere liberi, emancipazione; fuga dai legami per ottenere la libertà, liberazione dalla trasmigrazione, dal Karma, dall’illusione, dalla sofferenza»; denota il Nirvana e anche la libertà ottenuta attraverso il Dhyana (meditazione). Serve per liberarsi dal Samsara (reincarnazione).

[48] Il Nirvana, per il buddismo e l’induismo, è uno stato di pace e armonia beata che va oltre le sofferenze e le passioni dell’esistenza individuale; è uno stato di unione con lo spirito eterno.

[49] Nei primi mesi del 1951, una Campagna per la Soppressione dei Controrivoluzionari attaccò con violenza gli ex membri delle società segrete, delle associazioni religiose e del Kuomingtang (Kmt).

[50] La ‘Guerra di Resistenza contro gli Usa in Aiuto alla Corea’, come definita dal Pcc, scoppiò nel 1950. È comunemente conosciuta al mondo occidentale come ‘Guerra di Corea’.

[51] Nel 1950, Wu Yaozong (1893–1975) pubblicò il cosiddetto Mezzi per permettere al cristianesimo cinese di prendere parte alla costruzione della nuova Cina, altrimenti detto il Manifesto innovativo delle tre automonie, che portò alla costituzione della Chiesa delle Tre Autonomie.

[52] La Grande Sala del Popolo si trova sul lato Ovest di Piazza Tiananmen. È un luogo di incontro in Cina del Congresso nazionale del Popolo.

[53] Vedi nota [46].

[54] L’abito Kesa è l’abito dei monaci o abito talare.

[55] Zhang Bojun (1895–1969) fu uno dei fondatori della Lega Democratica Cinese, un partito democratico in Cina. Fu dichiarato «l’esponente di destra numero uno» nel 1957 da Mao Zedong e fu uno dei pochi esponenti di destra la cui immagine non venne riabilitata dopo la Rivoluzione Culturale.

 

[56] Imperatore Huizong della Dinastia Song, alias Zhao Ji (regnò nel periodo 1100–1126).

[57] Su Dongpo (1036–1101), un famoso poeta e scrittore cinese vissuto durante la Dinastia Song. Uno degli otto grandi maestri di prosa delle dinastie Tang e Song.

[58] Wen Zhengming (1470–1559), pittore cinese della Dinastia Ming.

[59] Tang Bohu (1470–1523), celebre intellettuale, pittore e poeta della Dinastia Ming.

[60] Il jin è l’unità di peso utilizzata in Cina. Un jin equivale a 0,5 chilogrammi.

[61] Vedi nota [36].

[62] Da una poesia di Meng Haoran (689–740), rinomato poeta della Dinastia Tang.

[63] Wang Xi Zhi (321–379), il più famoso calligrafo della storia, vissuto durante la Dinastia Tang.

[64] La versione originale del Prologo Lan Ting fu presumibilmente scritta da Wang Xi Zhi al vertice della sua carriera di calligrafo (all’età di 51 anni, nel 353 d.C.) ed è universalmente riconosciuta come il reperto più importante di tutta la storia della calligrafia cinese.

[65] Wu Cheng’en (ca. 1506–1582), un romanziere e poeta cinese della Dinastia Ming, autore di Viaggio in Occidente, uno dei quattro romanzi cinesi più conosciuti.

[66] Wu Jingzi (1701–1754), un elegante scrittore della Dinastia Qing, autore di The Scholars [Rulin Waishi, traducibile in italiano come ‘Gli inellettuali’].

[67] Opera in prosa scritta da Ouyang Xiu (1007–1072), uno degli otto grandi maestri di prosa delle dinastie Tang e Song. Lo stesso Ouyang Xiu si definiva un ‘vecchio ubriacone’.

[68] Un nome alternativo delle Guardie Rosse.

[69] La Yongle Encyclopedia o Yongle Dadian fu commissionata dall’Imperatore Yongle della Dinastia Ming nel 1403. È considerata la più antica e completa enciclopedia del mondo. Duemila studiosi lavorarono sul progetto, incorporando 8.000 testi dell’antichità fino ai primi anni della Dinastia Ming. L’enciclopedia, completata nel 1408, comprendeva più di 22.000 volumi manoscritti che occupavano 40 metri cubi di spazio.

[70] Lin Biao (1907-1971), uno degli esponenti maggiori del Pcc, fu membro del Politburo cinese e al servizio di Mao Zedong in qualità di vice-presidente (1958) e ministro della difesa (1959). Lin fu designato come successore di Mao nel 1966, ma cadde in disgrazia nel 1970. Nel probabile tentativo di scappare dalla Cina, il suo aereo precipitò in Mongolia causandone la morte.

[71] ‘Liang Xiao’ rappresenta un gruppo di scrittori, tra cui Zhou Yiliang. Il suo coinvolgimento nel gruppo gli guadagnò una lettera anonima da un suo vecchio amico nella quale si faceva riferimento al «massimo della sfacciataggine».

 

Continua: 7. La storia omicida del Partito Comunista Cinese

 
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