Da Oriente a Occidente, l’amicizia e i parallelismi tra Luigi XIV e Kangxi

La fascinazione dell’Europa per l’antica arte e cultura cinese non è un fenomeno nuovo, visto che risale almeno al Medioevo. Tuttavia, è stato durante il regno di Luigi XIV che iniziò una nuova era di questi rapporti, che ha portato l’Oriente e l’Occidente a divenire più vicini di prima.

Ispirato dalla ricca e antica filosofia e arte cinese, il Re Luigi XIV inviò sei missionari gesuiti nel 1685 per esplorare la Cina, cambiando il corso della storia. Luigi XIV stesso fu un modello di eccellenza per i monarchi europei, ma i suoi missionari avrebbero incontrato a breve un altro sovrano illustre: l’imperatore Kangxi. Luigi scrisse una lettera a Kangxi nel 1688:

«Illustre, Eccelso, Sovrano e Magnanimo Principe; nostro caro buon amico, possa il Signore accrescere il vostro splendore con un lieto fine. Essendo informato che sua Maestà fosse desiderosa di avere accanto la sua persona, nei suoi domini, un considerevole numero di uomini studiosi, davvero dediti alle scienze europee, abbiamo deciso alcuni anni fa, di inviarle sei studiosi matematici, nostri sudditi, per illustrare a sua Maestà cosa sia veramente affascinante nelle scienze, e specialmente le osservazioni astronomiche della Famosa Accademia che abbiamo stabilito nella nostra buona città di Parigi […] Il vostro carissimo, e buon amico, Luigi».

Questi due sovrani, alle estremità orientali e occidentali della massa continentale eurasiatica, si distinguono, nel mondo del tardo 17° secolo. In Occidente, Luigi XIV (1638–1715) governò la Francia per 72 anni, come membro della dinastia dei Borboni, e fu il monarca europeo dal regno più longevo. In Oriente, Kangxi (1654–1722) governò la Cina per quasi 62 anni, come membro della dinastia Qing e imperatore cinese dal regno più longevo. Entrambi amavano la corsa con i cavalli, la caccia e il tiro con l’arco; erano appassionati d’arte e inaugurarono un’epoca d’oro durante i loro imperi. Sono unici, ma allo stesso tempo presentano affinità sorprendenti.

Ritratto di Luigi XIV, 1701 circa, da Hyacinthe Rigaud. The Louvre. (Dominio pubblico)
Ritratto di Luigi XIV, 1701 circa, da Hyacinthe Rigaud. Louvre. (Dominio pubblico)

 

L’imperatore Kangxi in abito da corte, da un pittore di corte anonimo della dinastia Qing. The Palace Museum, Pechino. (Dominio pubblico)
L’imperatore Kangxi in abito da corte, da un pittore di corte anonimo della dinastia Qing. The Palace Museum, Pechino (Dominio pubblico)

Diritto divino a regnare

Sia Luigi XIV che Kangxi governarono per diritto divino, in base alle differenti teologie occidentali ed orientali: Re Luigi si considerava come rappresentante di Dio sulla terra, mentre l’imperatore Kangxi era considerato il Figlio dei Cieli.

Il re francese si paragonava ad Apollo, che era il Dio Sole nella mitologia greca e romana, e scelse il sole di Apollo come suo emblema. Proprio come i pianeti ruotano attorno al Sole, la nobiltà e i cortigiani stavano attorno al Re Sole a Versailles. Da re che amava danzare ed esibirsi, il quattordicenne Luigi debuttò nel ruolo di Apollo nel ‘Ballet Royal de la Nuit’ commemorando la sua vittoria sulla ribellione della Fronda. Pitture allegoriche e sculture rappresentano, inoltre, il re come un imperatore romano nelle sue vittorie militari. Questa associazione con le antichità greco-romane ha accentuato il suo potere come monarca e glorificato la posizione del re come sovrano divino.

Scultura del Re Sole, Luigi XIV, nella ‘Stanza della Guerra’ (Salon de la Guerre) del Palazzo di Versailles, Parigi. (Coyau/CC BY-SA 3.0)
Scultura del Re Sole, Luigi XIV, nella ‘Stanza della Guerra’ (Salon de la Guerre) del Palazzo di Versailles, Parigi. (Coyau/CC BY-SA 3.0)

Luigi XIV era, inoltre, un devoto cattolico e giurò di difendere la fede cattolica alla sua coronazione. Tuttavia, diversamente da Luigi, che cercava l’unità religiosa sotto una sola fede, nell’antica Cina Kangxi riconobbe le tre tradizioni di confucianesimo, taoismo e buddismo, che si intersecavano nella vita di tutti i giorni.

Gli antichi cinesi credevano che le montagne fossero vicine ai Cieli e fossero sacre dimore per gli immortali. Per secoli, gli imperatori cinesi hanno visitato il Monte Tai, che era conosciuta come una montagna sacra; e tutte e tre le discipline religiose avevano templi importanti in quel luogo. Salire al suo vertice affermava il mandato celeste degli imperatori, simboleggiando la connessione tra legittimità imperiale e divinità. La visita di Kangxi fu significativa, dal momento che era un Manciù e quindi uno straniero, per i cinesi ‘Han’. Scalando il Monte Tai, Kangxi mandò un messaggio: che stava andando a regnare non come un conquistatore Manciù, ma come un tradizionale imperatore Han, e dimostrò quindi che la nuova dinastia Qing fosse in armonia con le tradizioni cinesi esistenti. Questo evento straordinario è stato commemorato nei dipinti su pergamena di Wang Hui. ‘L’imperatore Kangxi viaggia a sud, pergamena tre: da Ji’nan al Monte Tai’.

‘L’imperatore Kangxi viaggia a sud, pergamena tre: da Ji’nan al Monte Tai’. Di Wang Hui (cinese, 1632–1717) e assistenti. The Metropolitan Museum of Art. (Dominio pubblico)
‘L’imperatore Kangxi viaggia a sud, pergamena tre: da Ji’nan al Monte Tai’. Di Wang Hui (cinese, 1632–1717) e assistenti. The Metropolitan Museum of Art. (Dominio pubblico)

L’imperatore Kangxi apprende dall’Occidente

Anche se Kangxi e Luigi XIV non si sono mai incontrati personalmente, erano indirettamente legati dai missionari gesuiti francesi in Cina. Furono i missionari che per primi eseguirono dei confronti, in opere liriche, tra i due sovrani e portarono conoscenza di prima mano. Questo portò a una scoperta e ispirazione reciproca, mentre esploravano le arti e la cultura di entrambe le civiltà, creando una corrente di scambi sino-francesi.

Jean Baptiste Colbert, che presenta i membri dell’Accademia Reale delle Scienze a Luigi XIV nel 1667. ‘Fondazione dell’Accademia delle Scienze Francese e dell’Osservatorio di Parigi’, di Henri Testelin dopo Charles Le Brun. Palazzo di Versailles, Parigi. (Dominio pubblico)
Jean Baptiste Colbert che presenta i membri dell’Accademia Reale delle Scienze a Luigi XIV nel 1667. ‘Fondazione dell’Accademia delle Scienze Francese e dell’Osservatorio di Parigi’, di Henri Testelin dopo Charles Le Brun. Palazzo di Versailles, Parigi. (Dominio pubblico)

L’imperatore Kangxi diede il benvenuto agli emissari e fu affascinato dalla conoscenza scientifica che portarono; manifestò un profondo interesse nell’astronomia, matematica e medicina europee. L’imperatore rese gli emissari suoi tutori personali, e così essi gli davano lezioni assidue giornalmente. Kangxi amava insegnare anche ai suoi ministri, mentre li portava in viaggio, per esporre quanto sapeva. Egli ordinò anche la traduzione di libri come Elementi di Euclide e cercò persino di dimostrare la validità di alcune antiche opere cinesi in base alla scienza occidentale.

I matematici del re avevano obiettivi scientifici espliciti: tra questi vi era lo studio geografico dei territori Qing e del continente asiatico orientale. L’imperatore Kangxi aveva simili aspirazioni, dal momento che voleva perfezionare l’arte cartografica, come metodo di supervisione delle frontiere e dei nuovi territori che egli conquistò. Dunque erano presenti interessi convergenti tra l’imperatore e il desiderio di esplorazione scientifica dell’Accademia Reale.

I missionari rimasero impressionati dalla diligenza dell’imperatore, che spendeva gran parte del suo tempo libero alla ricerca dell’apprendimento della conoscenza occidentale. Portarono numerosi strumenti di precisione creati a Parigi in rame dorato – tra cui bussole, telescopi, orologi e utensili per disegnare come goniometri, compassi e righelli – per facilitare i suoi studi.

Attrezzi con una custodia in pelle, realizzati nel laboratorio di Bion in Francia, i quali erano stati copiati dai laboratori imperiali Qing. Museo di Louvre (Rama - CC BY-SA 3.0 fr)
Attrezzi con una custodia in pelle, realizzati nel laboratorio di Bion in Francia, i quali erano stati copiati dai laboratori imperiali Qing. Museo di Louvre (Rama – CC BY-SA 3.0 fr)

Uno di questi strumenti donati all’imperatore era un goniometro semicircolare, con una bussola integrata; usata per i rilievi del territorio.

Un grafometro, usato per le rilevazioni. (Rama e un altro autore/ CC BY-SA 3.0 fr)
Un grafometro, usato per le rilevazioni. (Rama e un altro autore/ CC BY-SA 3.0 fr)

Kangxi portava spesso i missionari accanto a lui nelle sue campagne militari e lavoravano all’unisono per determinare la loro ubicazione rispetto alla capitale. Mentre l’imperatore e i suoi tutori calcolavano la latitudine in base alle altitudini della stella polare, gli ufficiali Qing stimavano la longitudine con distanze geometriche misurate con la corda. Applicando questa ritrovata conoscenza in astronomia e geometria, furono in grado di mappare nuovi terreni.

‘L’imperatore Kangxi viaggia a sud, pergamena quattro: confine Shandong-Jiangsu alla confluenza del Fiume Giallo e il fiume Huai’, tra il 1632 e il 1717. Di Wang Hui. Museo Guimet. (Dominio pubblico)
‘L’imperatore Kangxi viaggia a sud, pergamena quattro: confine Shandong-Jiangsu alla confluenza del Fiume Giallo e il fiume Huai’, tra il 1632 e il 1717. Di Wang Hui. Museo Guimet (Dominio pubblico)

Mentre l’impero di Kangxi cresceva, la necessità di sviluppare una cartografia comprensiva e coerente dei territori Qing richiedeva dispositivi migliori per lo studio del territorio provenienti dall’Europa. Per rispondere a questa esigenza, l’imperatore diresse i laboratori imperiali nel creare i loro strumenti, a partire dai prototipi parigini ed egli esaminava personalmente la loro produzione e dava il suo parere. Così, l’imperatore Kangxi stabilì una pratica cartografica imperiale ufficiale usando i metodi dell’Accademia Reale Francese delle Scienze.

Luigi XIV e la porcellana cinese

I missionari di Luigi XIV viaggiarono per tornare in Francia, trasportando doni da parte dell’imperatore. Affascinato dai tesori, il re iniziò ad interessarsi davvero nel ricreare l’arte e la cultura cinese a tutti i livelli della società francese. Questa sentita ammirazione risuonò in una citazione di Voltaire (1694–1778) che scrisse: «Non vi è alcuna abitazione in Europa il cui antiquariato è paragonabile a quello dell’impero della Cina».

La porcellana era una delle più importanti ricchezze, tramite la quale l’arte cinese è stata introdotta nella corte francese. Luigi XIV stesso collezionò oltre 3000 opere, principalmente ceramica cinese. Il re beveva la sua zuppa da una larga tazza, di ceramica cinese, con manici dorati. Era visto come oro bianco a quell’epoca in Europa, per via della sua rarità, ed era simbolo di prestigio. Del pigmento di ossido di cobalto veniva dipinto sull’argilla bianca pura, creando un un elegante disegno blu, su uno sfondo bianco neve.

Questi capolavori, tuttavia, sono stati trasformati e adattati ad un gusto francese. Decorazioni in bronzo fuso dorato sono state aggiunte a questi articoli di porcellana importata, per aumentare il loro valore e ripensare il loro impiego. La ‘Fontana di Profumo’, ad esempio, è stata ricostruita da tre differenti pezzi di ceramica, con decorazioni di bronzo dorato, per assumere una funzione completamente nuova: dispensare profumo. Un paio di brocche sono state realizzate da due vasi di porcellana cinese. Queste brocche, però, erano pensate solo per usi decorativi.

Una coppia di brocche, di porcellana cinese (ceramica creata nel 1662–1722), dall’era di Kangxi, con decorazioni francesi di bronzo dorato (montature realizzate nel 1745–49). J. Paul Getty Museum. (Dominio pubblico)
Una coppia di brocche, di porcellana cinese (ceramica creata nel 1662–1722), dall’era di Kangxi, con decorazioni francesi di bronzo dorato (montature realizzate nel 1745–49). J. Paul Getty Museum. (Dominio pubblico)

L’entusiasmo per la ceramica cinese si manifestò anche nell’arte e architettura francese. Il re esponeva il suo apprezzamento per l’arte cinese nelle sue residenze private e ritiri a Versailles, come ‘Trianon in porcellana’, che prese ispirazione dalla pagoda in ceramica di Nanchino. La casa in porcellana esibiva una fusione di entrambe le culture, visto che il tetto in stile francese era ricoperto da piastrelle in ceramica blu e bianche, impreziosito con vasi di porcellana, mentre i pannelli di stucco interni, le boiserie e l’arredamento erano tutti dipinti di blu e bianco, ricordando l’arte cinese.

La pittura barocca francese di quel periodo faceva pure da eco all’entusiasmo per la porcellana cinese, in particolare le opere di Alexandre-François Desportes (1661–1743), che dipingeva spesso tazze di ceramica cinese nei suoi dipinti di natura morta.

Incantanti dalle squisite qualità della porcellana, gli artigiani francesi cercarono di imitarla e di scoprire le tecniche segrete della sua creazione. In un tentativo di duplicarle, svilupparono una ceramica artificiale di pasta morbida. Ma, scoprirono di non poter produrre la medesima qualità e durabilità in assenza del caolino, una creta bianca estremamente raffinata che ne era l’ingrediente chiave. Fu non prima del 18° secolo che i francesi scoprirono la tecnica cinese del realizzare porcellana a pasta solida, tramite gli studi di un gesuita missionario nei forni imperiali in Cina.

Vasi con coperchio, da un gruppo di cinque, 1662–1722, cinesi (regno di Kangxi), porcellana dura con decorazioni blu sottosmalto. The J. Paul Getty Museum. (Dominio pubblico)
Vasi con coperchio, da un gruppo di cinque, 1662–1722, cinesi (regno di Kangxi), porcellana dura con decorazioni blu sottosmalto. The J. Paul Getty Museum. (Dominio pubblico)

Gli scambi sino-francesi

Non solo l’Imperatore Kangxi e il Re Luigi XIV erano sovrani magnifici di per sé, ma anche il loro retaggio fu caratterizzato da una scoperta reciproca che inaugurò più di un secolo di relazioni speciali tra Oriente e Occidente. Persino dopo i loro regni, i loro successori hanno continuato questa tradizione di scoperta reciproca, la quale ispirò una riflessione tra gli intellettuali nell’Età dell’Illuminismo, che si è riverberata ben oltre i confini della Francia e del Regno di Mezzo.

Sebbene i missionari introdussero con successo la scienza occidentale agli antichi cinesi, la diffusione del Cristianesimo rimase in secondo piano, dal momento che gli insegnamenti di Confucio e Lao Tzu rimasero profondamente radicati nell’antica tradizione cinese. Ciò a sua volta lasciò una percezione intensa sui missionari, che portarono questi antichi insegnamenti cinesi in Europa. In particolare, la filosofia confuciana era davvero ammirata dai filosofi europei.

 

Articolo inglese: From East and West, 2 Magnificent Rulers Change the World

 
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