I. Che cos’è il Partito Comunista

Nel 2004, l’edizione cinese di Epoch Times ha pubblicato i Nove Commentari sul Partito Comunista Cinese. Il libro, proposto in una serie in nove parti, descrive con onestà la brutalità e l’inganno di cui il Partito Comunista ha fatto uso per governare la Cina. I ‘Commentari’ hanno immediatamente attirato l’attenzione del popolo cinese: poco dopo è sorto un movimento pacifico senza precedenti per la trasformazione e il cambiamento in Cina, chiamato ‘Tuidang’, che significa ‘dimettersi dal Partito’, e che ha portato 300 milioni di cinesi a dimettersi dal Partito e dalle sue organizzazioni affiliate.

I titoli dei ‘Nove Commentari sul Partito Comunista Cinese’ sono:

1. Che cos’è il Partito Comunista
2. Gli inizi del Partito Comunista Cinese
3. La tirannia del Partito Comunista Cinese
4. Il Partito Comunista è una forza contro l’universo
5. La collusione di Jiang Zemin con il Partito Comunista Cinese per perseguitare il Falun Gong
6. Come il Partito Comunista Cinese ha distrutto la Cultura Tradizionale
7. La storia omicida del Partito Comunista Cinese
8. Perché il Partito Comunista Cinese è un culto malvagio
9. La natura senza scrupoli del Partito Comunista Cinese

Primo commentario

A distanza di una decina d’anni dalla caduta dell’Unione Sovietica e dei regimi comunisti dell’Est europeo, il movimento comunista internazionale si è sfasciato a livello mondiale. La disfatta del Partito Comunista Cinese (PCC) è solo questione di tempo.

Ciò nondimeno, prima di collassare completamente, il PCC sta cercando di legare il suo destino a quello della Nazione cinese, con i suoi cinquemila anni di civiltà. Questo è un disastro per il popolo cinese. Il popolo cinese deve ora fronteggiare le domande improcrastinabili circa il suo rapporto con il PCC, l’evoluzione della Cina in una società senza il PCC e la trasmissione delle tradizioni cinesi. Epoch Times pubblica ora la serie di editoriali speciali “I Nove Commentari sul Partito Comunista Cinese”. Prima che il coperchio venga chiuso sulla bara del PCC, desideriamo trasmettere un giudizio finale su di esso e sul movimento comunista internazionale, una vergogna per l’umanità che dura da più di un secolo.

In tutta la sua storia, durata oltre ottanta anni, ogni cosa che il PCC ha toccato è stata cosparsa di menzogne, guerre, carestie, tirannia, massacri e terrore. Le fedi e i principi tradizionali sono stati distrutti con la violenza. I concetti etici originali e le strutture sociali sono state disintegrate con la forza. L’empatia, l’amore e l’armonia fra il popolo sono stati trasformati in lotte e odio. La venerazione e l’attenzione verso il cielo e la terra sono stati sostituiti da un desiderio arrogante di «lottare contro il cielo e la terra». Ciò ha avuto come risultato il totale collasso del sistema sociale, morale ed ecologico e una profonda crisi per il popolo cinese e, in vero, per l’intera umanità. Tutte queste calamità sono state provocate con una deliberata programmazione, organizzazione e controllo da parte del PCC.

Come recita una famosa poesia cinese «Profondamente io sospiro, ma invano, per i fiori che cadono». La fine, per il regime comunista, che a mala pena riesce a lottare per sopravvivere, è vicina. I giorni che precedono il suo collasso sono contati. Epoch Times crede che i tempi siano ora maturi – prima del crollo totale del PCC – per riflettere su ciò che è successo e per denunciare completamente come il più vasto culto settario della storia abbia incorporato la malvagità di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Noi speriamo che coloro che sono ancora tratti in inganno dal PCC distinguano chiaramente la sua natura, si purifichino dal veleno instillato nei loro spiriti, liberino le loro menti dal controllo del male e liberino sé stessi dalle catene del terrore, abbandonando per sempre tutte le illusioni a riguardo.

Il dominio del PCC è la pagina più buia, ma anche la più ridicola, della storia cinese. Fra il suo interminabile elenco di crimini, il più vile è la persecuzione del Falun Gong. Nel perseguitare i principi di “Verità, Compassione, Tolleranza” Jiang Zemin ha conficcato l’ultimo chiodo nella bara del PCC. Epoch Times crede che comprendendo la vera storia del PCC possiamo aiutare a prevenire che altre tragedie simili accadano ancora. Allo stesso tempo speriamo che ognuno di noi rifletta sui propri pensieri più intimi e veda se per codardia o compromesso ci siamo resi complici di molte tragedie che avrebbero potuto essere evitate.

Introduzione

Durante più di 5.000 anni il popolo cinese ha creato una splendida civiltà sulla terra bagnata dal fiume Giallo e dallo Yangtze. Durante questo lungo periodo di tempo, numerose dinastie si sono succedute, e la cultura cinese si è andata formando e plasmando. Storie grandiose e toccanti sono andate in scena sul teatro della Cina nel corso dei secoli.

L’anno 1840, comunemente considerato dagli storici come l’inizio dell’era contemporanea della Cina, ha segnato l’inizio del passaggio dalla tradizione alla modernizzazione. La civiltà cinese ha vissuto quattro episodi principali di sfida e di reazione. I primi tre episodi comprendono l’invasione di Pechino da parte delle forze alleate inglesi e francesi nei primi anni dopo il 1860, la guerra sino-giapponese nel 1894 e la guerra russo-giapponese nel nord-est della Cina nel 1906.

A queste tre sfide la Cina rispose prima di tutto con il Movimento di Occidentalizzazione, che fu contrassegnato dall’importazione di merci e armi moderne.

La Cina ha poi risposto con le riforme istituzionali del 1898, note come la Riforma dei Cento Giorni [1], e con il tentativo di stabilire delle regole costituzionali al termine della tarda dinastia Qing. La terza risposta fu la Rivoluzione Xinhai del 1911 [2]. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, la Cina, sebbene ne uscì vittoriosa, non venne inclusa nell’elenco delle principali potenze del tempo. Molti cinesi credettero che i tre episodi di reazione fossero falliti.

Il Movimento del Quattro Maggio [3] si sarebbe messo alla testa del quarto tentativo di risposta alle precedenti sfide e culminò nella completa occidentalizzazione della cultura cinese attraverso il movimento comunista e la sua estremistica rivoluzione. Questo articolo si occupa dell’impatto del quarto episodio, vale a dire il movimento comunista e il Partito Comunista. Dando uno sguardo al risultato di ciò che la Cina ha scelto – o al risultato di ciò che è stato imposto alla Cina dopo oltre 160 anni – quasi 100 milioni di persone sono morte di morte non naturale, e la cultura tradizionale e la civiltà cinese sono state quasi totalmente distrutte.

1. Basarsi sulla violenza e il terrore per raggiungere e mantenere il potere

«I comunisti disdegnano di celare le loro idee e i loro scopi. Essi dichiarano apertamente che i loro fini possono essere raggiunti solo rovesciando con la forza tutte le condizioni sociali esistenti…» [4]. Questa citazione è presa dal paragrafo conclusivo del Manifesto del Partito Comunista, il principale documento del Partito Comunista. La violenza è l’unico ed esclusivo mezzo tramite il quale il Partito Comunista ha raggiunto il potere. Questo tratto caratteristico è stato trasmesso alle forme successive del Partito che sono sorte dopo la sua nascita.

Per la verità, il primo Partito Comunista del mondo si è stabilito molti anni dopo la morte di Karl Marx. Dopo la Rivoluzione di Ottobre del 1917 nacque il “Partito Comunista di tutte le Russie (Bolscevico)” (più tardi conosciuto con il nome di “Partito Comunista dell’Unione Sovietica”).

Questo partito crebbe con l’uso della forza contro “le classe nemiche” e si mantenne tramite le violenze contro i membri del Partito e i comuni cittadini considerati traditori. Durante le purghe di Stalin del 1930, il Partito Comunista Sovietico massacrò più di 20 milioni tra cosiddette spie e traditori, e tutti coloro che si pensava nutrissero delle opinioni differenti.

Il Partito Comunista Cinese (PCC) ebbe inizio come diramazione del Partito Comunista Sovietico nella Terza Internazionale Comunista. Perciò ereditò naturalmente la volontà di uccidere. Durante la prima guerra civile Kuomintang-Comunisti fra il 1927 e 1936 la popolazione nella regione dello Jiangxi scese da più di 20 milioni a circa 10 milioni. Il danno provocato dall’uso della violenza può essere tratto già solo da queste cifre.

L’uso della violenza può essere inevitabile quando si cerca di raggiungere il potere politico, ma non si è mai visto un regime così desideroso di uccidere come il PCC, specialmente durante periodi altrimenti pacifici. Dal 1949 il numero delle morti provocate dalla violenza del PCC ha sorpassato quello delle guerre accadute dal 1921 al 1949.

Un esempio eccellente dell’uso della forza da parte del Partito Comunista è il suo sostegno ai Khmer Rossi cambogiani. Sotto i Khmer Rossi venne assassinato un quarto della popolazione della Cambogia, molti di loro di discendenza cinese. La Cina tuttora impedisce alla comunità internazionale di mettere i Khmer Rossi alla sbarra, per coprire il ruolo del PCC nel genocidio.

Il PCC mantiene stretti contatti con alcuni dei movimenti politici e regimi più brutali al mondo. Oltre ai Khmer Rossi, ci sono i Partiti Comunisti in Indonesia, Filippine, Malesia, Vietnam, Borneo, Laos e Nepal. Tutti questi partiti sono stati sostenuti dal PCC. Molti leader di questi Partiti Comunisti sono cinesi e alcuni di loro si nascondono ancora oggi in Cina.

Altri Partiti Comunisti basati sul Maoismo sono il Sentiero Luminoso in Sud America e l’Armata Rossa Giapponese, le cui atrocità sono state condannate dalla comunità internazionale.

Una delle teorie che i Comunisti impiegano è il Darwinismo sociale. Il Partito Comunista applica la lotta fra le specie alle relazioni mane e alla storia, ritenendo che la lotta di classe sia l’unica spinta motivazionale per lo sviluppo sociale. Lottare diventa quindi il “credo” primario del Partito Comunista, uno strumento per ottenere e mantenere il controllo politico. Le famose parole di Mao tradiscono del tutto questa logica della sopravvivenza del più forte: “Con 800 milioni di persone, come può funzionare senza lotta?”

Un’altra affermazione di Mao è altrettanto famosa: la Rivoluzione Culturale doveva essere condotta “ogni sette o otto anni” [5]. Il PCC ha usato la forza ripetutamente per terrorizzare i Cinesi obbligandoli a sottomettersi. Ogni conflitto e ogni movimento sono serviti per esercitare il terrore, per far sì che il cuore dei Cinesi tremasse, per farli divenire gradualmente schiavi sotto il controllo del PCC.

Oggi il terrorismo è diventato il principale nemico della civiltà e del mondo libero. L’esercizio da parte del PCC del terrore violento, grazie all’apparato dello Stato, è stato di più vaste proporzioni, di maggior durata e di risultati più devastanti. Oggi, nel ventunesimo secolo, non dovremmo dimenticare questa caratteristica ereditaria del Partito Comunista, perché ciò che il Partito è stato in passato determinerà quello che sarà in futuro.

2. Usare le menzogne per giustificare la violenza

Il livello di civiltà di un regime può essere misurato dal grado di violenza utilizzato. I regimi comunisti, ricorrendo alla violenza, rappresentano un enorme passo indietro nella civiltà umana. Sfortunatamente il Partito Comunista è stato visto come progressista da coloro che credono che la violenza sia un mezzo necessario per il progresso sociale.

Questa accettazione della violenza deve essere vista attraverso la seconda natura intrinseca del Partito Comunista: l’uso di inganni e menzogne.

«Fin dalla più tenera età abbiamo pensato agli Stati Uniti come a un Paese adorabile. Crediamo che ciò in parte sia dovuto al fatto che gli Stati Uniti non hanno mai occupato la Cina, né abbiano mai lanciato attacchi contro la Cina. Ancor più fondamentale è che il popolo cinese ha sempre guardato favorevolmente agli Usa per la loro natura democratica e aperta».

Questo estratto proviene da un editoriale pubblicato il 4 Luglio 1947 dall’organo ufficiale del PCC Xinhua Ribao. Solo tre anni dopo il PCC inviò soldati per combattere le truppe americane in Corea del Nord, dipingendo gli Americani come i più malvagi imperialisti del mondo. Ciascun cinese della Cina Popolare si sorprenderebbe nel leggere questo editoriale scritto più di 50 anni fa. Il PCC ha bandito tutte le pubblicazioni che citavano passaggi simili a quelli.

Dal suo arrivo al potere il PCC ha usato menzogne nell’eliminazione dei contro-rivoluzionari, nella “cooperazione” fra imprese pubbliche e private, nei movimenti anti-destra, nella Rivoluzione Culturale, nel massacro di Piazza Tiananmen e, più recentemente, nella persecuzione del Falun Gong. Il caso più infame fu la persecuzione degli intellettuali nel 1957. Il PCC chiamò gli intellettuali perché offrissero la loro opinione, ma poi li perseguitò come “contro-rivoluzionari” usando quanto da loro detto come prova dei loro “crimini”. Quando qualcuno criticò la persecuzione come una cospirazione, o «una macchinazione alle spalle», Mao dichiarò pubblicamente: «Quella non è stata una macchinazione alle spalle, bensì un chiaro e aperto stratagemma».

Gli inganni e le bugie hanno giocato un ruolo molto importante nel raggiungimento e nel mantenimento del controllo da parte del PCC. La Cina gode della più lunga e più completa storia del mondo e i Cinesi, soprattutto gli intellettuali cinesi, hanno da lungo tempo creduto nell’uso della storia per valutare la realtà attuale e anche per raggiungere un miglioramento spirituale personale.

Per far sì che la storia fosse al servizio del regime attuale, il PCC ha continuamente

alterato e contraffatto la verità storica. Nella sua propaganda e nelle sue pubblicazioni il

PCC ha riscritto la storia spingendosi fino a periodi remoti, dal Periodo delle Primavere e degli Autunni (770-476 a.C) e dal Periodo degli Stati Combattenti (475-221 a.C) fino alla più recente Rivoluzione Culturale. Tali alterazioni della storia sono continuate dal 1949 per più di 50 anni e tutti gli sforzi di ristabilire la verità storica sono stati bloccati dal PCC.

Quando la violenza diventa insufficiente per sostenere il controllo il PCC ricorre agli inganni e alle menzogne, che servono a giustificare e mascherare il dominio violento.Bisogna ammettere che gli inganni e le menzogne non sono stati inventati dal Partito Comunista, ma ono un’indecenza di vecchia data che il Partito Comunista ha utilizzato senza vergogna.

Il PCC promise la terra ai contadini, le fabbriche ai lavoratori, libertà e democrazia agli intellettuali, e pace a tutti. Nessuna di queste promesse è stata mantenuta. Una generazione di cinesi è morta nell’inganno e un’altra generazione continua a essere ingannata. Questo è il dispiacere più grande per il popolo cinese, l’aspetto più sfortunato della Nazione cinese.

3. I principi cambiano continuamente

Nel dibattito televisivo per le presidenziali Usa 2004, uno dei candidati ha detto che “si può modificare la propria tattica quando se ne ha il bisogno”, ma non si dovrebbe mai cambiare i propri “principi” o “valori fondamentali”, altrimenti “non si è credibili” [6]. Questa dichiarazione esprime davvero con chiarezza un principio generale.

Il Partito Comunista è un esempio tipico. Dalla sua fondazione 80 anni fa, il PCC ha tenuto sedici congressi a livello nazionale e per 16 volte ha modificato la Costituzione del Partito. Durante le cinque decadi da quando ha preso il potere, il PCC ha fatto cinque modifiche fondamentali della Costituzione cinese.

L’ideale del Partito Comunista è l’eguaglianza sociale che conduce a una società comunista. Tuttavia, la Cina controllata dai comunisti ha vissuto rapidamente delle disuguaglianze economiche in rapida espansione. Molti membri del PCC sono diventati ricchi, mentre milioni di cittadini cinesi affondano nella povertà.

Le linee guida del PCC si sono evolute dal Marxismo al Maoismo, e ora includono il pensiero di Deng e i “Tre Rappresentanti” di Jiang. Il Marxismo e il Maoismo non sono assolutamente compatibili con le ideologie di Deng e di Jiang – ne sono l’opposto. Il miscuglio di teorie comuniste utilizzate dal PCC sono invero una rarità nella storia umana.

I principi in evoluzione del Partito Comunista si sono largamente contraddetti l’uno con l’altro. Dall’idea di un’integrazione globale che trascenda lo stato-nazione all’estremo nazionalismo odierno, dall’eliminazione di tutte le proprietà private e dall’esproprio proletario alla nozione odierna di invitare i capitalisti ad iscriversi al Partito: i principi di ieri si sono rovesciati nella politica di oggi, con ulteriori cambiamenti attesi domani. Indipendentemente da quanto spesso il PCC cambi i suoi principi, l’obiettivo rimane chiaro: ottenere e mantenere il potere, sostenendo un assoluto controllo della società.

Nella storia del PCC ci sono stati più di una dozzina di movimenti che sono consistiti in dispute “alla morte”. In realtà, tutte queste dispute sono coincise con il trasferimento del potere a seguito dei cambiamenti dei principi fondamentali del Partito.

Ogni cambiamento dei principi è derivato da un’inevitabile crisi fronteggiata dal PCC, che minacciava la sua legittimità e la sua sopravvivenza. Sia che si trattasse di collaborare con il Partito del Kuomintang, della politica estera pro-Usa, delle riforme economiche e dell’espansione del mercato, o di promuovere il nazionalismo – ognuna di queste decisioni è stata presa in un momento di crisi e tutte avevano a che fare con il rafforzamento del potere. Ogni ciclo in cui un gruppo subiva una persecuzione, seguito dal ribaltamento di quella persecuzione, è stato in connessione con i cambiamenti nei principi base del PCC.

Un proverbio occidentale dice che le verità sono immutabili mentre le menzogne cambiano. In quel detto c’è della saggezza.

4. I principi del partito prendono il posto dei sentimenti umani

Quello del PCC è un regime leninista e autoritario. Fin dalla fondazione del Partito si stabilirono tre linee guida fondamentali: la linea politica, la linea intellettuale e la linea organizzativa. La linea politica riguardava la definizione degli obiettivi. La linea intellettuale riguardava i fondamenti filosofici del Partito Comunista. La linea organizzativa si riferiva al modo in cui gli obiettivi devono essere raggiunti.

La prima cosa a cui i membri del PCC, come pure coloro sotto il dominio del PCC, sono assolutamente soggetti, sono i comandi a cui devono obbedire incondizionatamente. Questo è il contenuto della linea organizzativa.

In Cina la maggior parte della gente sa della doppia personalità dei membri del PCC. In privato i membri del PCC sono esseri umani come tutti gli altri, con sentimenti di felicità, collera, dispiacere e gioia. Possiedono i meriti e le mancanze di tutti. Possono essere genitori, mariti, mogli o amici. Ma al di sopra della natura e dei sentimenti umani stanno i principi del Partito, che, secondo i requisiti del Partito Comunista, trascendono la condizione umana. Quindi, ciò che è umano diviene relativo e mutevole, mentre i principi del Partito diventano assoluti, al di là di qualsiasi dubbio o sfida.

Durante la Rivoluzione Culturale, i padri torturavano i figli e viceversa, mariti e mogli lottavano gli uni contro gli altri, studenti e professori scrivevano rapporti vicendevolmente, e madri e figlie si fronteggiavano da nemiche. La natura del Partito motivava conflitti e odio. Durante il primo periodo del dominio del PCC, alcuni alti ufficiali del PCC furono messi sotto accusa perché i loro familiari erano stati etichettati come nemici di classe. Anche questo veniva fomentato dalla natura del Partito.

Il potere della natura del Partito sui singoli individui deriva dai corsi di indottrinamento del PCC nel corso di un’intera vita. Questo addestramento inizia all’asilo, dove le risposte stabilite dal Partito vengono premiate, risposte che non si adeguano al senso comune o alla natura umana del bambino. Dalle elementari alle superiori gli studenti ricevono un’educazione politica che segue i principi del Partito Comunista. A chi non si conforma non viene permesso di passare oltre e di diplomarsi.

Un membro del Partito deve aderire alla linea del Partito quando parla in pubblico, non importa quali siano i suoi sentimenti in privato. La struttura organizzativa del PCC è una piramide gigantesca, con il potere centrale in cima che controlla l’intera gerarchia. Questa struttura, unica nel suo genere, è una delle caratteristiche più importanti del regime del PCC; quella che produce un conformismo assoluto.

Oggi il PCC è degenerato in un’entità politica che lotta per mantenere i propri interessi consolidati. Non cerca più di raggiungere nulla degli ambiziosi obiettivi propri del comunismo. Tuttavia, la struttura organizzativa del comunismo rimane e la sua richiesta di conformismo incondizionato non è cambiata.

Questo partito, che si è posto al di sopra dell’umanità e della natura umana, rimuove ogni organizzazione o persona che considera possa andare a detrimento del proprio potere, sia che si tratti di un normale cittadino che di un alto funzionario del PCC stesso.

5. Uno spettro malvagio si oppone alla natura e alla natura umana

Tutte le cose esistenti sotto il cielo vivono un ciclo composto di nascita, maturità, decadenza e morte.

A differenza del regime comunista, le società non-comuniste, anche quelle che soffrono sotto un rigido regime totalitario o sotto una dittatura, spesso godono di un certo grado di auto-determinazione e di una certa possibilità di organizzarsi.

L’antica società cinese era in effetti governata secondo una struttura binaria. Nelle regioni rurali i clan erano il centro di n’organizzazione sociale indipendente, mentre le aree urbane erano organizzate intorno alle corporazioni. Il controllo governativo non scendeva al di sotto del livello provinciale.

Il regime nazista, la cui crudeltà eguagliava quella del Partito Comunista, concedeva ancora il diritto alla proprietà privata. I regimi comunisti hanno cancellato qualunque forma di organizzazione sociale indipendente dal Partito, sostituendola con una struttura di potere altamente centralizzata.

Se è un fatto naturale che si formino delle strutture sociali dal basso verso l’alto che permettano l’auto-determinazione dell’individuo o del gruppo, allora il regime comunista è intrinsecamente anti-naturale.

Il Partito Comunista non crede che esistano degli standard universali riferibili alla natura umana. Il concetto di bene e male, come pure le leggi e le regole, sono manipolate arbitrariamente. I comunisti non ammettono l’omicidio, se non per coloro che vengono classificati come nemici dal Partito Comunista. La pietà filiale è ben accetta, eccetto che per quei genitori che vengono considerati nemici di classe.

Benevolenza, rettitudine, decoro, saggezza e fedeltà vanno tutte bene, meno quando sono contrarie agli interessi del Partito o quando il Partito non le vuole considerare come virtù tradizionali. Il Partito Comunista è costruito su principi che si oppongono alla natura umana.

Le società non comuniste in genere tengono in considerazione la duplice natura di bene e male; per mantenere un equilibrio nella società si basano su contratti sociali stabili. Nelle società comuniste, tuttavia, viene negato proprio il concetto di natura umana, e non vengono riconosciuti né il bene né il male. Eliminare i concetti di bene e di male, secondo Marx, serve a rovesciare completamente la sovrastruttura della vecchia società.

Il Partito Comunista non crede in Dio e non rispetta nemmeno la Natura. “Combatti il cielo, combatti la terra, lotta contro gli esseri umani – la vita così vissuta è piena di gioia”. Questo era il motto del PCC durante la Rivoluzione Culturale. Una grande sofferenza è stata inflitta al popolo cinese e alla Terra.

I Cinesi tradizionalmente credono nell’unione fra il cielo e gli esseri umani. Lao Zi nel Tao Te Ching dice: “Gli uomini seguono la terra, la terra segue il cielo, il cielo segue il Tao, ed il Tao segue ciò che è naturale”[7]. Gli esseri umani e la natura esistono in relazione armoniosa nel procedere del cosmo.

Il Partito Comunista è un genere di essere. Tuttavia, si oppone alla natura, al cielo, alla terra e al genere umano. È uno spettro malvagio che si oppone all’universo.

6. Alcuni esempi di possessione malvagia

Gli organi del Partito Comunista in quanto tali non partecipano mai ad attività produttive o creative. Una volta afferrato il potere, si attaccano alla gente, controllandola e manipolandola. Essi estendono il loro potere giù fino alle unità più di base della società, per paura di perdere il controllo. Essi monopolizzano le risorse produttive e privano la società delle sue ricchezze.

In Cina il PCC estende il suo controllo ovunque, controllando ogni cosa, ma nessuno ha mai potuto controllare i conti del PCC; solo i conti dello Stato, dei governi locali e delle imprese sono accessibili.

Dal governo centrale ai comitati di villaggio nelle aree rurali, i funzionari municipali hanno sempre contato meno dei quadri comunisti, quindi i governi municipali devono seguire le istruzioni dei comitati del Partito al loro stesso livello. Le spese del partito sono sostenute dalle unità municipali e messe in conto al sistema municipale.

L’organizzazione del PCC, come un enorme spirito possessore malvagio, si attacca ad ogni minuscola unità e cellula della società cinese, così strettamente quanto l’ombra che segue un oggetto. I canali del PCC penetrano profondamente in ogni capillare e cellula della società succhiandone il sangue, ed in questo modo il Partito controlla e manipola la società.

Questa peculiare struttura di possessione malvagia è già esistita in passato nella storia dell’umanità, parzialmente o temporaneamente. Non ha mai però operato così a lungo, né ha mai controllato una società così completamente come sotto il dominio del Partito Comunista.

Per questa ragione, i lavoratori cinesi vivono in povertà e di un lavoro ingrato. Devono mantenere i funzionari municipali tradizionali, come pure molti quadri comunisti.

Per questa ragione, i lavoratori cinesi sono minacciati di disoccupazione. Il proprietario PCC ha continuato per molti anni a drenare fondi dalle loro fabbriche.

Per questa ragione gli intellettuali cinesi trovano così difficile ottenere la libertà intellettuale. Oltre ai loro amministratori, ci sono ombre del PCC ovunque, che non fanno altro che tenere sotto osservazione la gente.

Uno spirito possessore deve assolutamente controllare la mente di chi possiede, per poter assorbire l’energia per la sua sopravvivenza.

Secondo le scienze politiche attuali, il potere deriva da tre fonti principali: forza, ricchezza e conoscenza. Il Partito Comunista non ha mai esitato a usare il controllo monopolistico e la violenza per spogliare la gente dei suoi averi.

Ancor di più, ha privato la gente della libertà di parola e della libertà di stampa. Ha distrutto la forza di volontà delle persone e farà qualsiasi cosa per mantenere la sua stretta assoluta sul potere. La possessione malvagia del PCC controlla così strettamente la società da poter essere difficilmente paragonata a qualsiasi altro regime nel mondo.

7. Esaminare se stessi e liberarsi dal controllo del PCC

Nel Manifesto del Partito Comunista Marx proclamò: “Nel 1848 uno spettro si aggira per l’Europa – lo spettro del Comunismo” [8].

Un secolo dopo, il Partito Comunista è ben più di uno spettro malvagio: ha acquisito un corpo concreto e materiale. Si è diffuso nel mondo come un’epidemia, ha ucciso decine di milioni di persone, e portato via la proprietà, una mente libera e la forza d’animo a centinaia di milioni di persone.

Il principio fondamentale del Partito Comunista è quello di espropriare ogni proprietà privata al fine di eliminare la “classe sfruttatrice”. La proprietà privata è la base dei diritti sociali e spesso porta con sé la cultura nazionale. La gente derubata della proprietà privata perde anche la sua libertà mentale e spirituale. Può anche perdere ulteriormente la libertà di acquisire diritti sociali e politici.

Dovendo fronteggiare una crisi che minacciava la sua stessa sopravvivenza il PCC è stato obbligato, negli anni 80, a riformare l’economia cinese. Si ristabilirono alcuni diritti alla proprietà privata. Ciò ha creato un buco nella massiccia e precisa macchina di controllo del PCC. Questo buco si è ulteriormente allargato con la corsa dei membri del PCC ad accumulare le loro fortune private.

Il parassita PCC, sostenuto dalla forza, dalle delazioni e da un frequente cambio di principi, ha mostrato ora segni di decadenza e di nervosismo in presenza del più piccolo disordine. Cerca di sopravvivere accumulando più ricchezze e stringendo il controllo, ma queste azioni servono solo a intensificare la crisi.

Oggi la Cina sembra prospera, ma i conflitti sociali sono saliti a un livello mai visto prima. Usando le tecniche politiche del passato, il PCC potrebbe tentare una sorta di ritirata, invertendo la rotta circa la persecuzione del movimento democratico di Piazza Tiananmen o del Falun Gong e scegliendo altri gruppi come nemici, continuando così a esercitare il suo potere basato sul terrore.

Di fronte alle sfide, negli ultimi cento anni, il popolo cinese ha risposto importando armi, riformando il suo sistema e mettendo in atto rivoluzioni violente ed estreme. Innumerevoli vite sono state perse e gran parte della cultura tradizionale cinese è stata abbandonata.

Sembra che le risposte siano fallite. Quando l’agitazione e l’ansia hanno pervaso la mente dei cinesi, il PCC ha colto l’opportunità per entrare in scena e ha controllato da lì in poi questa antica civiltà.

Nelle sfide future, il popolo cinese dovrà inevitabilmente di nuovo fare delle scelte. Indipendentemente dalla scelta che verrà fatta, ogni cittadino cinese dovrà comprendere che ogni residua speranza nel PCC non farà che peggiorare il danno fatto alla Nazione Cinese ed iniettare nuova energia nella possessione del PCC.

Dobbiamo abbandonare tutte le illusioni, esaminare completamente noi stessi senza essere influenzati da odio, avidità e desideri. Solo allora potremo liberarci dall’incubo del controllo da parte del PCC di questi ultimi 50 anni. Nel nome di una nazione libera possiamo ristabilire la civiltà cinese basata sul rispetto della natura umana e sulla compassione per tutti.

– – – –

[1] La Riforma dei Cento Giorni è stata una riforma durata 103 giorni, dall’11 giugno al 21 settembre 1898. Guangxu, Imperatore della Dinastia Qing (1875-1908), ordinò una serie di riforme con l’intenzione di promuovere ampi cambiamenti sociali e istituzionali. L’opposizione alle riforme fu intensa tra l’élite conservatrice che governava. Sostenuta dagli ultraconservatori dell’oppositore Yuan Shikai, l’Imperatrice Madre Cixi organizzò un colpo di stato il 21 settembre 1898, forzando il giovane Guangxu dalle intenzioni riformatrici all’isolamento. Cixi assunse il governo come reggente. La Riforma dei Cento Giorni si concluse con la rescissione dei nuovi editti e con l’esecuzione di sei dei principali fautori delle riforme.

[2] La Rivoluzione Xinhai (o Rivoluzione Hsinhai), chiamata così per l’anno cinese Xinhai (1911), segnò il rovesciamento (10 ottobre 1911-12 febbraio 1912) della Dinastia Qing che regnava in Cina e la fondazione della Repubblica di Cina.

[3] Il Movimento del Quattro Maggio è stato il primo movimento di massa nella storia della Cina moderna, iniziato il 4 maggio 1919.

[4] Da http://eserver.org/marx/1848-communist.manifesto/cm4.txt

[5] Lettera di Mao Zedong alla moglie Jiang Qing (1966)

[6] Informazione da http://www.debates.org/pages/trans2004a.html

[7] Dao De Jing, Capitolo 25

[8] Da http://eserver.org/marx/1848-communist.manifesto/cm1.txt

 

Continua 2. Gli inizi del Partito Comunista Cinese

 
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