Arrestata in Canada la direttrice dell’ufficio finanziario della Huawei

Le autorità canadesi hanno arrestato la direttrice dell’ufficio finanziario della Huawei, sospettata di aver violato le sanzioni commerciali statunitensi nei confronti dell’Iran.

Meng Wanzhou, vice presidente del consiglio di amministrazione della Huawei, nonché figlia del fondatore dell’azienda Ren Zhengfei, è stata infatti arrestata a Vancouver su richiesta delle autorità statunitensi. La prima udienza in tribunale è fissata per il 7 dicembre.

L’indagine su cui si basa il suo arresto è stata avviata negli Usa già nel 2016 e ha concluso che Huawei stesse inviando prodotti provenienti dagli Usa in Iran e in altri Paesi, violando cosi le sanzioni e le leggi sulle esportazioni.
Huawei ha dichiarato in un comunicato che Meng, conosciuta anche con i suoi nomi inglesi ‘Cathy’ e ‘Sabrina’, è stata arrestata mentre stava per prendere un volo di coincidenza.

L’indagine sulla Huawei è simile a quella che ha causato il recente crollo del suo principale concorrente nazionale, il produttore cinese di smartphone Zte: nel 2017, di fronte alla corte federale americana, Zte si è dichiarata colpevole di aver aggirato l’embargo statunitense nei confronti dell’Iran; l’azienda aveva infatti acquistato componenti elettroniche americane, per poi integrarle nelle proprie apparecchiature e spedirle illegalmente in Iran. Il processo a Zte è stato il risultato di un’indagine federale durata 5 anni, e alla fine l’azienda è stata condannata a pagare un ammenda di 890 milioni di dollari.

Inoltre, ad inizio anno, gli Stati Uniti hanno proibito alle aziende americani di vendere componenti hardware e software alla Zte per i prossimi 7 anni, una mossa che ha messo in ginocchio il colosso cinese. La ragione è che, dopo il processo, Washington ha accusato l’azienda di non aver punito gli impiegati responsabili, contravvenendo cosi all’accordo che avevano stipulato.

Tuttavia a maggio il divieto è stato revocato dal presidente Donald Trump, su richiesta del regime cinese. E come parte dell’accordo per la revoca del divieto, Zte ha accettato di pagare 1 miliardo di dollari di multe, di sostituire l’intero consiglio di amministrazione e i suoi principali dirigenti e di sottoporsi all’attenta vigilanza di un team del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

Il recente arresto ha suscitato l’immediata reazione di Washington: il senatore Ben Sasse ha elogiato l’operazione e dichiarato che la Huawei aveva la chiara volontà di «infrangere le sanzioni Usa contro l’Iran».

 

Articolo in inglese: Huawei’s Chief Financial Officer Arrested in Canada

 
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