Medici cinesi ammettono il prelievo forzato di organi

Di Alessandro Starnoni

Una recente inchiesta telefonica ha confermato che il prelievo forzato di organi dai prigionieri di coscienza in Cina è ancora in corso. Nonostante i numerosi appelli internazionali da parte di Ong mediche, attivisti per i diritti umani, istituzioni, inchieste indipendenti e celebrità, sembra che molti dei principali centri di trapianti in diverse regioni della Cina stiano continuando a portare avanti questo ‘business’ disumano.

Le recenti conversazioni telefoniche con i medici di 12 ospedali cinesi mostrano inoltre che questo ‘business’ è diventato ‘normale’ nelle loro strutture: nessuno dei medici – tutte figure di spicco nel settore dei trapianti in Cina – ha mostrato stupore, sgomento o rabbia quando è stato chiesto loro se gli organi fossero stati prelevati da praticanti del Falun Gong.

Queste telefonate rappresentano la più recente delle indagini sul prelievo forzato di organi dai prigionieri in Cina, un fenomeno raccapricciante che, come mostrano le precedenti inchieste, è cresciuto vertiginosamente dopo l’inizio della campagna di persecuzione ordita dal Pcc nei confronti della pratica spirituale del Falun Gong, conosciuto anche come Falun Dafa.

I ricercatori, sulla base dei dati forniti dagli ospedali, delle testimonianze, delle telefonate registrate in segreto e di diverse altre prove, sono ormai certi che a partire dal 2000 i praticanti del Falun Gong detenuti siano diventati una fonte primaria di organi per l’industria dei trapianti cinese.

Confessioni in diretta

Secondo l’inchiesta pubblicata dall’Organizzazione mondiale per indagare sulla persecuzione del Falun Gong (Woipfg), 11 dei 16 medici contattati hanno ammesso che gli organi disponibili per i trapianti provenivano da praticanti del Falun Gong. Mentre gli altri 5 medici non hanno negato apertamente che gli organi provenissero dai praticanti del Falun Gong, o hanno evitato di rispondere alla domanda.

La trascrizione di una delle telefonate è: «Ho un’altra [domanda]. Usate praticanti del Falun Gong come donatori, cioè, donatori sani, giusto?»

«Senza dubbio sono sani. Come potrebbe essere altrimenti?!»

Questa conversazione si è svolta l’11 novembre 2018 tra il dottor Wang Zhiyuan, presidente della Woipfg, che fingeva di essere parente di un malato bisognoso di un trapianto di fegato, e Peng Zhihai, direttore del Centro per i trapianti di organi e vicepresidente dell’Ospedale generale di Shanghai.

Il dottor Wang Zhiyuan, presidente della Woipfg, mentre registra una telefonata con un medico in Cina. New York, 2 Novembre 2018. (Screenshot/NTD)

Wang si era inoltre presentato come vicedirettore di un dipartimento della Commissione per gli affari politici e legali dello Sichuan, il che ha probabilmente incoraggiato i dottori a parlare più francamente di quanto avrebbero fatto con una persona qualunque.

Infatti la Commissione per gli affari politici e legali è responsabile per l’attuazione della campagna di persecuzione contro il Falun Gong, è del tutto naturale quindi che un ufficiale di alto livello sia a conoscenza del prelievo forzato di organi.

Inoltre, gli ospedali e i dottori cercano generalmente di mantenere buone relazioni con la Commissione, così da poter disporre degli organi dei praticanti del Falun Gong.

Wang, che in passato è stato medico in capo nell’aviazione dell’esercito cinese, e in seguito ricercatore specializzato in istologia presso la Harvard Medical School, ha dichiarato: «Questa indagine è stata condotta dal 19 ottobre al 2 dicembre 2018, e ha coinvolto 16 medici in 12 ospedali in Cina».

«Tutti i medici contattati sono presidenti o dirigenti di alto livello di ospedali che eseguono trapianti di organi in Cina. E molti di loro sono responsabili di iniziative nazionali nel campo del trapianto di organi».

Trapianto di fegato senza rischio di ischemia

Sette dei medici contattati hanno confermato che nei propri ospedali vengono effettuati sia il prelievo che il trapianto degli organi.

Il dottor Wang Zhiyuan, presidente della Woipfg, tiene un discorso a Washington, il 26 maggio 2016. (Gary Feuerberg/ Epoch Times)

Questo sembra essere palese nel caso di un medico che si è vantato di effettuare «trapianti senza [rischio di] ischemia».

L’ischemia si verifica quando un organo non riceve abbastanza sangue fresco e ossigenato. Il tempo di ischemia – il tempo in cui un organo viene privato del normale apporto di sangue – è una questione importante nei trapianti e ha un impatto diretto sulle probabilità di rigetto, sui tassi di sopravvivenza e sul risultato dell’operazione.

In molti interventi chirurgici, dopo che gli organi sono stati reperiti, vengono refrigerati e preservati in un’apposita soluzione e ghiaccio tritato. Durante questo periodo, l’organo è privato del normale flusso sanguigno. Questa è chiamata «fase di ischemia fredda».

Esiste anche una «fase di ischemia calda», che riguarda il tempo in cui l’organo è ancora nel corpo del ‘donatore’ ma privo dell’apporto di sangue fresco ossigenato (di solito perché il cuore ha smesso di battere). Il periodo di ischemia calda termina quando l’organo viene perfuso con una soluzione fredda e poi rapidamente estratto e immerso nel ghiaccio, in attesa che si effettui il trapianto nel nel corpo del ricevente.

Il fegato, ma anche il cuore e i polmoni, sono particolarmente sensibili ai danni ischemici e richiedono che il periodo di ischemia calda sia minimo per garantire il successo del trapianto.

Quella che segue è la conversazione del 16 novembre intercorsa tra Wang e He Xiaoshun, vice presidente del Primo Ospedale Affiliato alla Sun Yat-sen University, nella città sudorientale di Guangzhou:

Wang: «Questa nuova tecnologia che avete può ridurre il periodo di ischemia calda, giusto?»

He Xiaoshun: «Giusto… In realtà, non si tratta di metterci meno tempo, si tratta di (non si sente)».

Wang: «Veramente? Questo significa che non c’è più alcun periodo di ischemia calda, giusto?»

He: «Giusto, giusto. Per il fegato… quando eseguiamo il trapianto il sangue continua a circolare durante l’intero processo».

Wang: «Oh, viene eseguito mentre c’è circolazione sanguigna. Come si chiama la vostra tecnologia?».

He: «La chiamiamo ‘no ischemia’. Non c’è perdita di sangue, per questo è chiamata ‘trapianto di fegato no-ischemia».

Wang: «Fammi capire. Allora… gli organi che utilizzate attualmente provengono tutti da praticanti del Falun Gong che sono sani. Quindi sono organi molto sani, giusto?»

He: «Uh, giusto. Non serve più risciacquare [gli organi] con acqua ghiacciata o preservarli nel ghiaccio. Tutte queste procedure possono essere evitate!»

Wang: «Capisco. Quindi gli organi provenienti [da praticanti del] Falun Gong sono i migliori, e per di più non ci sono problemi di ischemia calda, il che li rende ancora migliori».

He: «Giusto, giusto»

Wang ha dichiarato che i «trapianti di fegato no-ischemia» corrispondono, aldilà di ogni ragionevole dubbio, con l’utilizzo di organi prelevati da esseri umani vivi. Infatti l’unica alternativa sarebbe l’utilizzo degli organi di pazienti in stato di morte celebrale, tuttavia il loro numero è molto esiguo in Cina.

Il fatto che i medici non abbiano avuto problemi a confermare che il prelievo di organi avvenga in ospedale per garantire la «qualità degli organi», ha aggiunto Wang, indica che il prelievo di organi da persone vive, o per dirla in un altro modo l’uccisione di esseri umani per i loro organi, avviene quotidianamente negli ospedali.

«Possiamo procurarcelo velocemente, anche domani»

Quando è stato chiesto il tempo di attesa per un trapianto, la maggior parte dei medici prometteva una settimana o due, con un’attesa massima che andava da due mesi a «domani».

Di seguito la conversazione del 18 novembre tra Wang e Liu Dongfu, direttore del Centro per i trapianti di rene all’ospedale Yantai Yuhuangding, nella provincia di Shandong:

Wang: «Allora, quanto tempo si deve aspettare per l’intervento? »

Liu Dongfu: «Può volerci anche una sola settimana. Nel peggiore dei casi dovrai attendere due mesi, diciamo tra due mesi».

Wang: «Oh, ok. Quindi se è veloce ci vorrà una settimana… altrimenti si va da uno a due mesi? Giusto? »

Liu: «[Il rene] potremmo averlo anche domani».

Il tempo medio di attesa per un rene negli Stati Uniti va dai tre ai cinque anni, secondo la Fondazione nazionale dei trapianti di rene. Wang ha spiegato che questi brevi tempi di attesa sono possibili solo quando ci sono a disposizione esseri umani, da uccidere al momento del bisogno, dopo che è stata accertata la compatibilità [tra ‘donatore’ e ricevente, ndt].

‘Mediatori’ di organi

Un medico del dipartimento di chirurgia urologica dell’ospedale Chaoyang di Pechino, oltre a confermare che gli organi provengono da praticanti del Falun Gong, ha anche affermato che le loro fonti sono le stesse di quelle dei cosiddetti ‘venditori di organi’.

Screenshot dal sito internet dell’Ospedale di Tianjin. Il grafico mostra l’aumento dei trapianti di fegato nell’ospedale di Tianjin dal 1998 al 2004. (Screenshot/Tianjin First Central Hospital)

Il 2 dicembre Wang ha contattato il dottor Li:

Wang: «Degli amici mi hanno detto che a volte andate direttamente alla fonte per prendere gli organi. A volte ve li consegna un mediatore esterno, è ancora così?»

Dott. Li: «Può succedere, ma normalmente le fonti sono…»

Wang: «Gli organi che prendete da questi rivenditori sono i normali organi provenienti da [praticanti del] Falun Gong, giusto?»

Dott. Li: «Sì, sono tutti presi da loro».

Wang: «Mi chiedo… quelli che prendete dai mediatori e quelli che prendete direttamente sono gli stessi?»

Dott. Li: «Giusto, sì».

Wang ha dichiarato che questa è una nuova e importante prova del crimini di prelievo forzato di organi da persone ancora in vita.

«Quando Epoch Times ha pubblicato per la prima volta la notizia del prelievo di organi da praticanti del Falun Gong nel 2006 – afferma Wang – il Partito Comunista Cinese ha cercato di nascondere la cosa, sostenendo che gli organi provenissero da prigionieri condannati a morte».

«Dopo aver scoperto che i prigionieri condannati morte erano troppo pochi rispetto ai trapianti eseguiti ogni anno, e che anche l’utilizzo degli organi dei condannati a morte non è accettato dalla comunità medica internazionale, hanno dichiarato che avrebbero istituito un sistema di donazione di organi e che in futuro avrebbero utilizzato solo organi registrati e donati».

«Ben presto è stato scoperto che il loro sistema di donazione di organi era un inganno. Primo: nessuno dei loro centri di donazione di organi aveva abbastanza donatori da giustificare l’enorme numero di trapianti di organi in Cina. Secondo: non era possibile risalire alle informazioni sui donatori».

«Se gli organi provenissero davvero da donatori legittimi, tutte le informazioni sarebbero disponibili. Ma in Cina questa trasparenza non esiste».

Wang ha continuato dicendo che siccome la storia del sistema di donazione di organi non convinceva la comunità internazionale, il Pcc è riuscito a relegare la fonte degli organi al mercato nero.

«Ora, quando un medico ammette che le fonti degli organi dei ‘mediatori di organi’ e quelle degli ospedali sono le stesse, cosa significa? Significa – spiega Wang – che i mediatori, i “broker”, sono solo una maschera per nascondere il volto dello Stato che partecipare a questi affari».

Il prezzo?

Quando Wang Zhiyuan ha domandato il costo di un trapianto di organi, Wang Jianli, il medico a capo dell’Istituto di trapianti dell’Ospedale Generale della Polizia di Pechino, ha risposto che il «prezzo è basso… con 200-300mila yuan [25-38 mila euro, ndt] puoi averne uno [fegato] abbastanza buono».

Il dott. Li del Dipartimento di Chirurgia Urologica dell’ospedale Chaoyang di Pechino ha accennato a 100mila yuan (13mila euro) come pagamento anticipato per un trapianto di rene.

Wang ha specificato che un trapianto di fegato in Cina di solito costa tra 90mila e 130mila euro. Crede quindi di aver ricevuto un prezzo “scontato” perché Wang Jianli lo riteneva un alto funzionario della Commissione per gli affari politici e legali.

Wang Zhiyuan ha dichiarato che i profitti astronomici, derivanti dal prelievo di organi, sono il motivo principale per cui questo crimine contro l’umanità avviene ancora su larga scala in Cina.

Genocidio

Nel 1999 l’allora dittatore cinese Jiang Zemin ha dato il via a una campagna per sradicare la pratica spirituale del Falun Gong. E il prelievo forzato di organi è strettamente legato a questa campagna di persecuzione. Il Falun Gong è un’antica disciplina spirituale con insegnamenti morali basati sui principi di verità, compassione e tolleranza, da unire a esercizi di meditazione.

Jiang considerava la popolarità del Falun Gong (la stima del Pcc era di circa 100 milioni nel 1999) e la presenza di insegnamenti morali radicati nella tradizione cinese come una minaccia.

L’ospedale di Tianjin ospita uno dei più attivi centri di trapianti della Cina. (Hospital Files)

A partire dal 1999 è stato registrato un repentino aumento del numero di trapianti di organi effettuati in Cina, un fenomeno ancora più pronunciato negli anni successivi. Nel 1998 presso l’ospedale di Tianjin sono stati effettuati nove trapianti di fegato, nel 1999 33, nel 2000 111 e, infine, nel 2004 il numero era salito addirittura a 1601.

Il lavoro svolto dalla Woipfg espone la freddezza dei medici nel trattare ed effettuare trapianti da prigionieri di coscienza. Tuttavia diversi medici talvolta sono ‘crollati’, e hanno loro stessi ammesso e denunciato il fenomeno.

Nel marzo 2006 Epoch Times ha pubblicato la storia di ‘Annie’ (pseudonimo), in passato moglie di un chirurgo all’ospedale di Shenyang, nella provincia di Liaoning. Annie racconta come suo marito fosse caduto in depressione e soffrisse di insonnia e incubi. E di come alla fine le abbia confessato che stava asportando le cornee dai praticanti del Falun Gong, quando erano ancora in vita.

Dopo le prime inchieste sul prelievo di organi a Sujiatun è seguita, nel luglio 2006, l’inchiesta Bloody Harvest, pubblicata da David Kilgour, ex procuratore e segretario di Stato canadese per l’Asia-Pacifico, e da David Matas, avvocato per i diritti umani, che sostenevano le accuse sul prelievo forzato di organi dai praticanti del Falun Gong.

Tra le prove presentate nel rapporto figurano le registrazioni delle telefonate ai medici cinesi, che ammettevano di aver prelevato organi da praticanti del Falun Gong.

A Kilgour e Matas si è aggiunto poi Ethan Gutmann, autore di del libro The Slaughter: Mass Killings, Organ Harvesting e China’s Secret Solution to Its Dissident Problem [Il Massacro: uccisioni di massa, raccolta di organi e la soluzione finale della Cina per i dissidenti]. Insieme hanno scritto un aggiornamento di Bloody Harvest, pubblicato nel gennaio 2017. L’aggiornamento si basa su «un meticoloso esame dei programmi di trapianto di centinaia di ospedali in Cina, degli articoli pubblicati dalla stampa cinese, dei comunicati della propaganda ufficiale, delle riviste mediche, dei siti web degli ospedali e di una grande quantità di siti web cancellati, ma reperiti negli archivi».

L’inchiesta conclude che il numero di trapianti effettuati in Cina supera di gran lunga i numeri ufficiali e che questi organi provengono principalmente dall’omicidio di persone innocenti, in primis dai praticanti del Falun Gong.

Alcuni ricercatori hanno definito questi 19 anni di omicidi di massa un «genocidio a freddo».

Articolo inglese:  Report: Top Chinese Doctors Admit to Harvesting Organs From Falun Gong Practitioners

 
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