Trapianti d’organi in Cina, i donatori volontari non esistono

Da oltre un decennio, indagini indipendenti e numerose organizzazioni per i diritti umani denunciano il prelievo forzato di organi ai danni dei prigionieri condannati a morte e di decine di migliaia di persone detenute per le loro idee politiche o per il loro credo religioso, in Cina.

Pechino, dal canto suo, sostiene di avere smesso di prelevare gli organi dai condannati a morte, citando una legge del 2015 che vieta questa pratica, e nega categoricamente che dei dissidenti siano stati mai uccisi per i trapianti.

Tuttavia, negli ultimi venti anni, pazienti da tutto il mondo che avevano urgentemente bisogno di un trapianto d’organo, si sono recati appositamente in Cina, dove secondo le loro testimonianze sono riusciti a procurarsi gli organi compatibili nel giro di alcune settimane o mesi: tempi decisamente molto più brevi rispetto a quelli normali nei ‘Paesi sviluppati’.

Inoltre, dei ricercatori umanitari hanno di recente scoperto che la Croce Rossa cinese sta continuando a procrastinare l’istituzione di un vero sistema per la donazione degli organi, in aperta contraddizione con le dichiarazioni di Pechino secondo cui, attualmente, tutti gli organi utilizzati nei trapianti effettuati in Cina proverrebbero da donatori volontari.

Secondo l’Organizzazione mondiale che indaga sulla persecuzione del Falun Gong (Woipfg), infatti, la Croce Rossa cinese aveva intenzione di creare un sistema per la donazione volontaria di organi già dal 2012, ma da allora i progressi sono stati quasi nulli, salvo un po’ di pubblicità e l’istituzione di un servizio per la registrazione online.
L’Organizzazione mondiale che indaga sulla persecuzione del Falun Gong è stata fondata negli Stati Uniti per indagare e informare sulla persecuzione del Falun Gong, una pratica spirituale cinese che nel 1999 è stata bandita dal Partito Comunista Cinese.

L’ultima indagine dell’organizzazione, pubblicata il 21 ottobre, analizza il funzionamento del programma di donazione di organi della Croce Rossa cinese nei sei principali dipartimenti di Pechino e conclude che esso sembra non essere ancora operativo.

Gli inquirenti, infatti, sono riusciti a mettersi in contatto con Wang Chaohui, direttore del programma di donazione di organi della Croce Rossa di Pechino, il quale, durante una conversazione telefonica, ha affermato che la Croce Rossa di Pechino non ha ancora ricevuto nessuna donazione di organi, e che non è stato istituito alcun ufficio per facilitare le donazioni di organi.
Gli ospedali, secondo le sue dichiarazioni, non collaborano con la Croce Rossa quando si tratta di trapianti, ma piuttosto preferiscono reperire gli organi indipendentemente. Ha aggiunto inoltre, che la maggior parte dei trapianti d’organi sono eseguiti negli ospedali militari di Pechino.

Le sei aree amministrative della Croce Rossa sulle quali ha indagato la Woipfg corrispondono ai quartieri di Haidian, Xicheng, Dongcheng, Chaoyang, Shijingshan e Fengtai (tutti quartieri di Pechino), dove sono situati 23 siti dediti al trapianto di organi.

La Woipfg ha indagato anche su due centri per le donazioni: il Peking Union Medical College e la Capital Medical University, oltre al Dipartimento per le donazioni dei corpi della Croce Rossa di Pechino. E anche queste indagini hanno confermato che la Croce Rossa di Pechino non è operativa nell’ambito della donazione di organi.

Le inchieste dell’Organizzazione mondiale per indagare sulla persecuzione del Falun Gong mostrano inoltre che dal 2000, l’anno successivo all’inizio della persecuzione di questa disciplina spirituale in Cina, l’’industria’ dei trapianti di organi cinese è cresciuta esponenzialmente. Secondo l’organizzazione, almeno 891 ospedali avrebbero eseguito trapianti di organi, e nel corso degli anni i grandi ospedali cinesi hanno effettuato mediamente migliaia di trapianti ogni anno.

La relazione afferma che, nonostante l’assenza di donazioni volontarie tramite il programma della Croce Rossa cinese, l’ospedale dell’Università di Pechino ha effettuato oltre 4 mila trapianti di fegato e reni ogni anno, stando ai registri.
La Woipfg ha inoltre fatto notare che, secondo i dati divulgati dalle autorità cinesi, il numero dei trapianti in Cina è cresciuto rispetto al 2015.

Era il 2006 quando le prime prove che il regime cinese stesse prelevando organi dai prigionieri di coscienza sono state portate all’attenzione dell’opinione pubblica grazie al lavoro di due canadesi, l’avvocato per i diritti umani David Matas, e l’ex segretario di Stato canadese David Kilgour.

Le loro indagini hanno indicato che la maggioranza dei prigionieri, uccisi per i loro organi, erano praticanti del Falun Gong.

 

Articolo in inglese: China Red Cross Lagging on Voluntary Organ-Donation Program, Despite Claims

 
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