Xi Jinping vuole rimodellare completamente la società cinese

Di Eva Fu

Dalla tecnologia, all’intrattenimento e l’insegnamento privato, pochi settori sono rimasti intatti nella campagna del regime cinese per rafforzare ulteriormente il proprio controllo.

I colossi tecnologici cinesi stanno consegnando mesi di profitti al regime di Pechino per dimostrare lealtà al Partito Comunista, certi attori famosi sono stati cancellati dalla storia di internet con i loro devoti gruppi di fan online sciolti, e i giovani giocatori non possono giocare per più di tre ore a settimana online.

Inoltre, nelle aule cinesi sono stati schierati 147 mila ispettori appena assunti per supervisionare la diffusione nazionale dell’ideologia del massimo leader cinese, Xi Jinping.

Che si tratti di e-commerce, intrattenimento, istruzione o giochi, poche aree della società cinese sono rimaste indenni dal torrente di attività regolatorie di Pechino degli ultimi mesi. Mentre le autorità reprimevano gli attori incriminati, i mercati azionari sono crollati con centinaia di miliardi spazzati via, e le aziende e gli individui si sono affrettati a valutare le nuove regole, per non calpestare i piedi del regime.

Le repressioni a cascata sono state rapide e sconcertanti, con alcuni che hanno paragonato i tentativi di ingegneria sociale del Partito a quelli che si sono verificati durante la Rivoluzione Culturale, un periodo decennale dal 1966, quando il primo timoniere del regime, Mao Zedong, cercò di riaffermare il suo controllo all’interno del Partito, lanciando una campagna di massa per distruggere tradizioni, credenze e costumi.

In Cina è in corso una «rivoluzione profonda», dichiara infatti il saggista nazionalista Li Guangman, ex redattore di un giornale statale poco noto. In un recente commento rapidamente promosso sui principali siti web dei media statali cinesi, Li ha dato il benvenuto alla campagna del regime come un «ritorno all’intento originale del Partito Comunista Cinese (Pcc) […] e all’essenza del socialismo», e ha offerto due potenziali obiettivi da prendere di mira: l’immobiliare e la sanità.

Come per le misure passate, il regime cinese ha definito la serie di azioni come necessarie per il bene pubblico. Ma il ritmo dell’attività è stato vertiginoso, con una completezza mai vista nella memoria recente della Cina.

Sembrano i «giorni di apertura» di una rivoluzione culturale, ha affermato June Teufel Dreyer, professore di scienze politiche all’Università di Miami.

Per Robert Atkinson, economista e fondatore del think tank con sede a Washington chiamato Information Technology and Innovation Foundation, alcune delle misure segnano gli ultimi sforzi di Pechino per frenare la libertà di espressione, come il divieto di «attori effeminati» e le restrizioni al gioco online. «Si ha la sensazione che Xi stia dicendo: ‘No, non vogliamo una società individualista. Il tuo lavoro come cittadino cinese è sostenere e seguire lo Stato’. L’obiettivo della società cinese non è rendere felici le persone: è rendere potente lo Stato».

Controllo totale

Secondo Dreyer, la «goccia che ha fatto traboccare il vaso» risale allo scorso ottobre, quando il fondatore del colosso Alibaba, Jack Ma ha tenuto un discorso schietto in cui criticava il sistema normativo cinese. Per la sua schiettezza, l’imprenditore è scomparso per tre mesi. Nondimeno, di punto in bianco, le autorità di vigilanza hanno staccato la spina a quella che doveva essere la più grande offerta pubblica iniziale al mondo di Ant Group, la società fintech sorella di Alibaba.

Il regime sta «cercando di impedire a ricchi, imprenditori e uomini d’interesse come Jack Ma, di […] insinuarsi nel processo decisionale politico», ha affermato Dreyer.

La punizione di Ma sembra essere il parafulmine che ha innescato un’ampia revisione che ha travolto praticamente tutti gli aspetti della società. Da allora, le autorità di vigilanza hanno ritirato delle app per presunte violazioni del trasferimento di dati, bloccato le celebrità «che si comportano male», disciplinato migliaia di account di «self-media» (canali in cui un singolo presentatore offre notizie o commenti) per aver «sparlato del mercato finanziario» e vietato l’insegnamento privato a pagamento su materie scolastiche fondamentali: «Si tratta di inviare un messaggio che dice alla classe capitalista che […] tu come uomo d’affari sei sotto il controllo dello Stato», spiega Atkinson.

Parallelamente alle mosse, c’è la rinnovata enfasi di Pechino sulla «prosperità comune», uno slogan che il Partito ha propagandato sin dai suoi primi giorni come l’obiettivo finale del socialismo.

I recenti impegni di Xi includono la ridistribuzione della ricchezza per colmare l’enorme divario di reddito, probabilmente allo scopo di raccogliere il sostegno popolare mentre monta la sua offerta per un terzo mandato quinquennale senza precedenti, alla fine del prossimo anno.

I settori presi di mira hanno fatto a gara per allinearsi ai decreti del Partito. Decine di attori hanno firmato dichiarazioni a sostegno della campagna di Pechino. Il 3 settembre Alibaba ha promesso di spendere 100 miliardi di yuan (13 miliardi di euro) entro il 2025 a sostegno della comune spinta alla prosperità.

Inseguimento del «ringiovanimento»

Dietro la valanga di cambiamenti c’è la visione di Xi per un grande «ringiovanimento» nazionale, un termine che ha invocato più di un decina di volte il 1° luglio, mentre parlava dal balcone in cima a Piazza Tiananmen a Pechino per celebrare il centesimo compleanno del Pcc.

Ma la campagna di ringiovanimento ha incontrato alcuni ostacoli interni.

La forza lavoro cinese si sta riducendo da anni, in parte a causa della decennale politica sulle nascite, che consente a ogni famiglia di avere un solo figlio. Anche se Pechino è passata al limite di due figli nel 2016, i costi per allevare i bambini nella Cina urbana hanno scoraggiato gli aspiranti genitori. La Cina, che ora incoraggia un terzo figlio, ha annullato i test per i bambini di prima e seconda elementare e ha vietato le società di tutoraggio a scopo di lucro, incolpandole di aggiungere un peso finanziario alle famiglie. Sono state istituite delle hotline per denunciare i trasgressori.

Tali misure non sono state necessariamente gradite dai genitori cinesi, che sono noti per spendere grandi quantità di tempo e denaro nell’istruzione dei propri figli allo scopo di prepararli agli esami di ammissione alle università, che sono iper-competitivi. «Questo è il difetto del sistema, e studenti e genitori non dovrebbero essere chiamati a sopportarne le conseguenze», ha detto a Epoch Times Amy Ma (uno pseudonimo), un’insegnante di scuola elementare nella provincia dell’Hubei, nella Cina centrale, che insegna da 30 anni, aggiungendo che le politiche educative fanno poco per alleviare l’ansia dei genitori riguardo al futuro dei loro figli.

Per la maggior parte delle famiglie cinesi, il sistema educativo è «l’ultima possibilità di cambiare il destino dei propri figli», dopo che «il Partito ha monopolizzato tutte le risorse della società», ha affermato.

Per migliorare le loro prestazioni accademiche, i bambini cinesi dovrebbero ora rivolgersi a tutor a domicilio, ha spiegato a Epoch Times, Richard Zhang, (uno pseudonimo), capo divisione per un ufficio educativo a livello cittadino. Con il pool di tutor ridotto a causa delle nuove normative, il costo di tali servizi potrebbe diventare proibitivo. Quindi, in definitiva potrebbero essere solo le famiglie ricche a rimanere in grado di dare ai propri figli un vantaggio competitivo, sottolinea.

Anche la mancanza di entusiasmo da parte dei millennial cinesi sta ostacolando la spinta alla prosperità del regime. Un nuovo movimento di controcultura chiamato «tangping», o ‘sdraiarsi senza fare nulla’, sta prendendo piede tra i giovani, che stanno diventando sempre più insoddisfatti delle esigenti richieste della vita professionale e sociale.

Etichettato come «vergognoso» dai media statali cinesi – mentre è elogiato come una forma silenziosa resistenza da alcuni altri – «l’approccio sdraiato» nella vita adottato da molti giovani cinesi, è l’esatto opposto di ciò di cui Xi ha bisogno per sostenere l’ambizione di Pechino, ha detto Dreyer. «Vuole vedere una società molto competitiva in cui tutti lavorano sodo così che la nazione cinese sia in grado di eclissare gli Stati Uniti. Ma non lo sarà se la gente starà sdraiata».

Guai economici

Secondo Antonio Graceffo, analista dell’economia cinese e collaboratore di Epoch Times che ha trascorso più di due decenni in Asia, un pressante problema di liquidità sta costringendo anche Pechino a prendere di mira i ricchi.

La contagiosa variante Delta del Covid-19, che si è diffusa in metà della Cina ad agosto, ha continuato a mettere in crisi la costosa strategia di Pechino di chiudere le città e mettere in quarantena ogni caso positivo, interrompendo i viaggi; strategia che ovviamente ha indebolito anche il turismo, un settore un tempo in forte espansione che contribuiva a circa un decimo dell’economia cinese del 2019.

La crescita delle vendite e la produzione industriale ad agosto hanno raggiunto il valore minimo di quest’anno, poiché le autorità hanno inasprito le restrizioni sociali per frenare l’epidemia. Nel frattempo, nel 2020 il debito complessivo della Cina è cresciuto fino a circa il 270 percento del suo Pil, un aumento di circa il 30 percento in un anno.

I dati mensili di agosto hanno mostrato che un giovane su sette, tra i lavoratori urbani di età compresa tra 16 e 24 anni, non è riuscito a trovare un lavoro. La mossa contro l’industria del tutoraggio privato, del resto, ha messo a rischio circa 140 miliardi di dollari e ha innescato ondate di licenziamenti.

Tali segnali suggeriscono «l’orlo di una crisi economica», ha detto Graceffo a Epoch Times. «I soldi devono venire da qualche parte. Penso che Xi Jinping stia cercando di fare qualsiasi cosa per fare soldi».

I tentativi di stimolare la crescita saranno ulteriormente frustrati dalla pratica del Pcc di incorporare rami del Partito nelle aziende, che mette a dura prova la libertà economica: «Non prenderanno decisioni basate sulla redditività, ma basate sui leader di governo».

Compromessi

Accanto a tali sfide interne, il regime sta affrontando forti venti contrari dall’Occidente.

Nell’ultimo anno, Pechino ha respinto in modo aggressivo le critiche occidentali sulla situazione dei diritti umani del regime, il militarismo, la mancanza di trasparenza sulle origini di Covid-19 e i suoi continui sforzi per dare la colpa al mondo esterno.

Vestito con un abito grigio maoista durante il centenario del Partito, Xi ha avvertito che alle forze straniere sarebbe figuratamente stata «sbattuta la testa» contro la Muraglia, se avessero osato fare i prepotenti con la Cina. E le recenti politiche del regime emanano un senso di crescente diffidenza nei confronti dell’influenza occidentale.

Sono spariti, per esempio, i test di lingua inglese dalle scuole primarie di Shanghai, sostituiti dal nuovo corso sul pensiero di Xi Jinping, richiesto dalla scuola elementare fino al college a livello nazionale.

Pechino sta allestendo un terzo mercato azionario che alcuni analisti leggono come una mossa per allontanarsi finanziariamente dall’Occidente. Una nuova legge sui dati, che si applica sia alle società cinesi che a quelle straniere, vieta espressamente il trasferimento di dati nazionali in mani straniere e minaccia di ritorsioni qualsiasi Paese che utilizzi misure «discriminatorie» rispetto ai dati.

Vari canali dei social media sono stati eliminati per aver «ripubblicato articoli o commenti esteri che portano un’interpretazione distorta delle tendenze finanziarie della Cina».

«Non vogliono che la gente pensi a nient’altro che al Partito e a come servire lo Stato», spiega Graceffo.

Secondo Dreyer, il regime ha deciso di fare un «compromesso»: tagliare gli studi di inglese e l’insegnamento privato potrebbe far perdere il lavoro a milioni di persone, ma significa anche che gli studenti hanno più tempo per studiare l’ideologia del Partito. «Meno istruzione in inglese e più indottrinamento, è ciò di cui a lungo termine la Cina ha bisogno».

Ma data la quota della Cina nel commercio globale, quasi il 15% nel 2020 (terza solo dopo l’Unione Europea intera e gli Stati Uniti) potrebbe essere impossibile tenere fuori del tutto l’influenza occidentale, ha affermato Dreyer. «Non puoi separarti completamente dalla tecnologia della società che l’ha prodotta. Sta semplicemente cercando di resistere», ha detto Dreyer, riferendosi a Xi. «Il futuro non è preordinato, non lo è mai».

 

Articolo in inglese: Beijing Unleashes Sweeping Bid to Remold Society

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