Xi Jinping ha la mascella di vetro. E gli Usa non la stanno colpendo

Di Bradley A. Thayer

Un grande pugile può incassare un pugno. Nel caos della politica internazionale, anche gli Stati e i loro leader devono essere in grado di farlo. Ma non si sa ancora se Xi Jinping possa farlo.

Come un pugile con la mascella di vetro, Xi Jinping, in quanto leader del Partito Comunista Cinese (Pcc), non può subire grandi colpi perché qualsiasi battuta d’arresto – una grande sconfitta diplomatica o militare – può introdurre la possibilità che il suo governo venga delegittimato.

L’abbiamo già visto succedere. All’alba della Guerra Fredda, il diplomatico statunitense George Kennan individuò una verità fondamentale sui regimi comunisti nel «Long Telegram» del febbraio 1946. Mentre Kennan era di stanza a Mosca, percepì che la sconfitta – in quel caso l’incapacità dei bolscevichi di espandere la loro rivoluzione – provoca una mancanza di legittimità e, in definitiva, il fallimento del governo comunista.

L’eterna verità di Kennan sulla natura dei regimi comunisti si applica oggi a Xi. Mentre l’economia di Pechino rallenta, gli Stati Uniti devono negare al regime cinese la capacità di espandersi. Xi trae infstti profitto dalla serie di successi di cui il regime ha goduto in questo periodo, compresa la crescita economica e l’espansione territoriale. In effetti, viene da chiedersi: se gli Stati Uniti avessero resistito all’espansione del regime cinese anni prima, il Pcc sarebbe stato in grado di sostenere il suo dominio?

Se Xi dovesse subire dei pugni, questo aggraverebbe le divisioni nella leadership del Pcc. La dirigenza del Partito temerebbe che la sconfitta porti alla perdita di legittimità del Pcc e coglierebbe l’opportunità di liberarsi di Xi. Sconfitte o gravi battute d’arresto nelle sue ambizioni globali potrebbero portare a una sfida tra il Pcc o l’Esercito di Liberazione Popolare (Pla) e la leadership di Xi.

Se Xi dovesse perdere il potere, verrebbe introdotta la possibilità di un cambiamento politico significativo in Cina. Un tale cambiamento presenterebbe grandi incognite, ma ci sarebbe l’opportunità per i cinesi di liberarsi dalle catene del Pcc, andare oltre il suo dominio e consentire il governo democratico in Cina.

Questo futuro positivo per il popolo cinese dipende dalla resistenza degli Stati Uniti al regime cinese, una resistenza da ottenere con tutti i mezzi a disposizione. Fermare l’espansionismo di Pechino richiede chiaramente una presenza militare ampliata degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico, lavorando in collaborazione con i principali alleati come Australia, India, Giappone e Taiwan. La conquista del Mar Cinese Meridionale da parte del regime cinese deve essere annullata, Taiwan dev’essere protetta e ulteriori tentativi di espansione contro l’India o altri Stati devono essere fermati. Ma è importante anche la guerra politica: identificare e fermare gli sforzi del Pcc per influenzare la politica interna degli Stati Uniti e dei suoi alleati, mentre contemporaneamente far avanzare la risposta dell’Occidente in Cina e nel mondo.

L’ideologia dell’Occidente è la sua arma più potente contro Xi e il Pcc: la libertà e la democrazia sono alternative superiori al governo corrotto del Pcc, alla politica oppressiva, agli abusi endemici dei diritti umani e all’economia predatoria. Inoltre, i progetti di infrastrutture economiche come la Belt and Road Initiative (Bri) devono essere contrastati e cooptati. Per cominciare, gli Stati Uniti e gli alleati devono insistere affinché i Paesi alle estremità della Bri neghino l’ingresso alle merci prodotte dal lavoro forzato in Cina, in particolare dai musulmani nello Xinjiang, o da aziende che hanno qualsiasi associazione diretta o indiretta con chi traffica queste merci o prodotti.

Il piano del regime cinese è chiaro: dominio attraverso l’espansione delle sue forze armate, ma anche progresso diplomatico, economico e tecnologico simultaneo. Il suo successo, e quindi il governo di Xi, richiede che non vi sia alcuna contromossa efficace da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Xi e il Pcc devono essere sconfitti negando loro i successi e sfidandoli direttamente. Ma gli Stati Uniti devono sviluppare una strategia di vittoria. Questa sarà multiforme, ma deve includere il prendere di mira la legittimità di Xi come leader e il regime stesso del Pcc. La formulazione di una strategia di vittoria sulla Cina è la responsabilità più alta e più urgente della leadership statunitense e alleata.

Per troppo tempo, le politiche occidentali di accomodamento hanno incoraggiato Xi, i suoi predecessori e la crescita continua del potere cinese. Gli Stati Uniti hanno ancora tempo per agire, ma questa finestra si sta chiudendo. Più si asseconda Pechino, più velocemente si chiuderà la finestra. Per quanto deplorevole, il confronto diretto con il regime cinese è l’unica opzione necessaria e disponibile perché gli Stati Uniti annullino le ambizioni di Xi.

Se gli Stati Uniti vogliono mantenere la loro posizione di Paese dominante, la leadership statunitense e quella alleata devono capire che possono e devono vincere la sfida posta dal Pcc. Gli Stati Uniti hanno molti vantaggi rispetto alla Cina, inclusi i loro principi politici, la popolazione dinamica, una società aperta, un’economia duttile e innovativa, lo Stato di diritto e bassi livelli di corruzione, le sue università e il settore finanziario, la potenza militare, la solida comunità di intelligence, l’acume diplomatico e la rete mondiale di alleanze. La Cina ha notevoli vantaggi, sicuramente, e devono essere controllati, eguagliati o superati.

Fondamentalmente, l’amministrazione Biden deve seguire la politica cinese dell’amministrazione Trump e concludere che la concorrenza è il percorso corretto di azione e che una vittoria degli Stati Uniti è possibile.

Gli Stati Uniti devono affrontare con decisione la minaccia del regime cinese. Ciò include, in primo luogo, tracciare la rotta verso la vittoria; secondo, riconoscere pubblicamente che il Pcc non è solo una minaccia, ma è il nemico degli Stati Uniti e dei suoi alleati; e terzo, mobilitare la resistenza.

Non definire il Pcc un nemico degli Stati Uniti per paura di peggiorare l’attuale guerra fredda non ostacola la sfida del regime cinese; anzi, la aiuta perversamente. Nella storia degli Stati Uniti, le grandi vittorie strategiche erano ancorate a una chiara comprensione del motivo per cui gli americani stavano combattendo il conflitto e perché gli Stati Uniti lo avrebbero vinto. Come riconobbe Kennan, se il tuo nemico è un regime comunista, allora il Partito avrà paura della propria presa sul potere.

Insomma, il nemico ha una mascella di vetro. Pertanto, resistere alle sue depredazioni e alle sue offese non è solo la giusta scelta morale, ma anche la strategia vincente.

 

Bradley A. Thayer è un membro fondatore del Committee on Present Danger China ed è coautore di «How China Sees the World: Han-Centrism and the Balance of Power in International Politics».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Xi Jinping’s Rule Is Contingent on a Weak US Response

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