VI. Come il Partito comunista cinese ha distrutto la cultura tradizionale

Introduzione

La cultura costituisce l’anima di una nazione. Questo fattore spirituale è importante per l’umanità al pari dei fattori fisici, quali la razza e la terra.

Lo sviluppo culturale definisce la storia della civiltà di una nazione. L’annientamento di una cultura nazionale porta inevitabilmente alla distruzione della nazione stessa. Le nazioni dell’antichità, che avevano creato civiltà gloriose, sono scomparse nel momento in cui le loro culture sono svanite, anche se il popolo, alla fine, è riuscito a sopravvivere. La Cina è l’unico paese del mondo la cui civiltà antica è stata tramandata di generazione in generazione, ininterrottamente, per più di 5000 anni. La distruzione della sua cultura tradizionale è dunque un crimine imperdonabile.

La cultura cinese, che si riteneva fosse stata tramandata da Dio, ha visto la luce attraverso miti quali quello della creazione del cielo e della terra ad opera di Pangu [1], della creazione dell’umanità ad opera di Nüwa [2], della scoperta di centinaia di erbe medicinali ad opera di Shennong [3], e dell’invenzione degli ideogrammi cinesi ad opera di Cangjie [4]. “L’uomo segue la terra, la terra segue il cielo, il cielo segue il Tao e il Tao segue ciò che è naturale” [5]. Il pensiero Taoista di unità tra cielo e umanità è scorso nelle vene della cultura cinese. “La grande saggezza promuove la coltivazione della virtù” [6]. Più di duemila anni fa, Confucio aprì una scuola per diffondere i suoi insegnamenti e per impartire alla società gli ideali confuciani, rappresentati dalle cinque virtù cardinali della benevolenza, della rettitudine, della correttezza, della saggezza e della fedeltà. Nel I secolo, il Buddismo di Shakyamuni si estese verso la Cina, diffondendo un messaggio di compassione e di salvezza per tutti gli esseri viventi. La cultura cinese divenne così più ampia e più profonda. Da questo momento in poi, il Confucianesimo, il Buddismo ed il Taoismo divennero delle fedi complementari nella società cinese e portarono la Dinastia Tang (618-907 d.C.) al culmine della sua gloria e della sua prosperità.

Pur avendo la nazione cinese sopportato molte volte l’invasione e l’attacco da parte di altri popoli nell’arco della sua storia, la cultura cinese si è dimostrata molto longeva e forte, e la sua essenza ha continuato ad essere tramandata di generazione in generazione.

L’unità tra cielo e umanità rappresenta la cosmologia dei nostri avi; il concetto che il bene venga premiato e il male punito appartiene al nostro senso comune; il non fare ad altri ciò che non vorremmo venisse fatto a noi è una virtù elementare. La lealtà, la pietà filiale, la dignità e la giustizia sono le fondamenta su cui sono state costruite le norme sociali; e le cinque virtù cardinali di Confucio della benevolenza, rettitudine, correttezza, saggezza e fedeltà hanno posto le basi della morale sociale ed individuale. Attraverso questi principi, la cultura cinese ha conosciuto l’onestà, la bontà, l’armonia e la tolleranza. In Cina, le comuni commemorazioni dei defunti mostrano un profondo rispetto verso “il cielo, la terra, il monarca, i genitori e i maestri”. Questa non è altro che una espressione culturale delle tradizioni cinesi fortemente radicate, e che abbracciano il culto di Dio (cielo e terra), la lealtà verso la patria (il monarca), il valore della famiglia (i genitori), ed il rispetto per i maestri. La cultura tradizionale cinese ha sempre ricercato l’armonia tra l’uomo e l’universo e ha dato molta importanza all’etica e alla morale dell’individuo. La cultura tradizionale era fondata sulla fede nel Confucianesimo, nel Buddismo e nel Taoismo, consentendo così al popolo cinese di conoscere la tolleranza e il progresso sociale, di proteggere la moralità sociale e di preservare una fede giusta.

A differenza della legge, che prescrive regole molto rigide, la cultura opera come una sorta di imposizione ‘mite’. La legge applica la punizione dopo che un crimine è stato commesso mentre la cultura, alimentando la moralità, previene il crimine. La moralità di una società è spesso rappresentata dalla sua cultura.

Nella storia della Cina, la cultura tradizionale raggiunse il suo massimo splendore durante la Dinastia Tang, periodo in cui si trovò anche al culmine della sua potenza. La scienza era all’avanguardia e godeva di un prestigio unico tra le nazioni del mondo, tanto che molti studiosi europei, mediorientali e giapponesi andavano in Cina a studiare a Chang’an, la capitale della Dinastia Tang. Molti paesi che confinavano con la Cina scelsero di eleggerla a loro stato sovrano. “Decine di migliaia di paesi vennero a rendere omaggio alla Cina, anche se questo significava doversi esprimere in molteplici lingue e passare numerose frontiere” [7].

Dopo la Dinastia Qin (221-207 a.C.), la Cina fu spesso occupata da gruppi di minoranze etniche. Questo accadde, ad esempio, durante le Dinastie Sui (581-618 d.c.), Tang (618-907d.C), Yuan (1271-1361 d.c.) e Qing (1644-1911 d.c.) e in altri momenti storici. Furono dei periodi in cui le minoranze etniche stabilirono dei regimi propri. Tuttavia, quasi tutti questi gruppi etnici si adattarono allo stile di vita cinese, dimostrando così il grande potere integrativo della cultura tradizionale. Come disse Confucio, “Se le persone che vengono da lontano non sono accondiscendenti, convincili attraverso la (nostra) cultura e virtù”. [8]

Da quando ottenne il potere nel 1949, il PCC ha usato tutte le risorse della nazione per distruggere la cultura tradizionale cinese. Questo proposito scellerato non era dettato né dallo zelo industriale del PCC né dalla semplice stupidità che mostrava nel venerare la Civiltà Occidentale, ma veniva piuttosto dalla opposizione ideologica del PCC nei confronti della cultura tradizionale cinese. La distruzione della cultura cinese da parte del PCC è stata dunque programmata, ben organizzata e sistematica, supportata dall’uso della violenza da parte dello stato. Da quando è stato fondato, il PCC non ha mai smesso di “rivoluzionare” la cultura cinese nel tentativo di annientare totalmente il suo spirito.

Ancor più deprecabile della distruzione della cultura tradizionale, è l’uso intenzionalmente scorretto e la modificazione subdola che il PCC ha operato sulla cultura tradizionale. Il PCC ha messo in rilievo le pagine peggiori della storia cinese, fatti che sono accaduti quando il popolo si è allontanato dai valori tradizionali, come ad esempio durante le lotte intestine per il potere tra gli esponenti della famiglia reale, caratterizzate da tattiche e cospirazioni, e dall’esercizio di un potere dispotico e tirannico. Il PCC ha usato questi esempi storici per riuscire ad imporre i propri valori morali, i propri modi di pensare ed una propria lingua. Nel fare ciò, il PCC ha voluto dare la falsa impressione che la cultura di Partito sia di fatto una continuazione della cultura tradizionale cinese. Il PCC ha anche sfruttato l’avversione che una parte del popolo nutriva verso la cultura di Partito per portarli ad abbandonare l’autentica tradizione cinese.

La distruzione della cultura tradizionale cinese da parte del PCC ha avuto delle conseguenze disastrose. Non solo il popolo ha perso i suoi valori morali, ma è anche stato forzatamente indottrinato a seguire le malvagie teorie del PCC.

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