Una spia cinese nella polizia di New York. Missione: perseguitare i tibetani

NEW YORK – L’arresto di un agente della polizia di New York per spionaggio per conto di Pechino potrebbe essere solo la punta dell’iceberg.

Baimadajie Angwang, un tibetano e cittadino statunitense naturalizzato, lavorava presso il 111° distretto del Nypd (New York Police Department) nel Queens, ed è anche un riservista dell’esercito in possesso di un nulla osta di sicurezza «segreto». Il trentatreenne è stato arrestato il 19 settembre con quattro accuse e tra di esse anche quella di agire come agente cinese: rischia fino a 55 anni di carcere se condannato.

Il suo arresto, però, non è stato una grande sorpresa per i tibetani di New York City che avevano avuto precedenti contatti con lui.

Riuniti nella no profit ‘Comunità tibetana di New York e New Jersey’ (Tcnynj) gli esuli tibetani raccontano di aver conosciuto Angwang per la prima volta nel 2019, che si era offerto di invitare certi ufficiali del Nypd a una celebrazione per il capodanno lunare. Ma presto è stato evidente come il suo comportamento fosse sospetto.

Il nome Angwang, hanno spiegato i tibetani del Tcnynj in conferenza stampa, «non suona come un nome tibetano». L’agente quindi si era inizialmente avvicinato usando un nome diverso dal suono più tibetano e ha contattato il gruppo in «numerose occasioni» per «offrire servizio e supporto».

I pubblici ministeri federali affermano che Angwang, attualmente in attesa di processo senza possibilità di cauzione, stava segretamente fornendo informazioni al consolato cinese a New York e aiutando il personale del consolato ad entrare in contatto con gli alti funzionari del Nypd. Secondo i documenti del tribunale, il superiore di Angwang era un funzionario consolare cinese che lavorava sotto il Dipartimento del lavoro del Fronte Unito, un’agenzia tentacolare incaricata di estendere l’influenza del regime a livello globale.

Nel febbraio 2019, Angwang è apparso con sua moglie e suo figlio alla celebrazione del Capodanno a cui hanno partecipato migliaia di persone, ed è stato ricevuto come un «ospite di medio livello» a causa della sua affiliazione con il Nypd. Non molto tempo dopo, i membri del Tcnynj hanno visto sua moglie in una foto in un altro evento del Capodanno lunare tenutosi presso il consolato cinese a New York, cosa che li ha messi «molto a disagio». Tashi Choephel, l’ex segretario generale dell’organizzazione, ha riferito a Epoch Times che la moglie di Angwang aveva indossato lo stesso abito etnico per entrambi gli eventi che hanno avuto luogo lo stesso giorno.

Ufficiale del Nypd Baimadajie Angwang in un file di foto. (The Epoch Times)

I tibetani e altre minoranze etniche o gruppi religiosi, come gli uiguri e gli aderenti al Falun Gong, soffrono di una grave repressione sotto il regime cinese, e New York City ospita migliaia di tibetani in esilio fuggiti dopo aver subito varie forme di persecuzione in Cina. Quindi il collegamento di Angwang con i funzionari cinesi ha immediatamente innescato un campanello d’allarme.

Il loro sospetto è cresciuto ulteriormente quando Angwang li ha scoraggiati dall’impegnarsi in attività per il Tibet e ha anche espresso disapprovazione per i discorsi che criticavano il trattamento riservato da Pechino ai tibetani in Cina.

Angwang ha anche cercato di dissuadere Choephel dall’esibire bandiere tibetane nei locali del gruppo a Woodside, nel Queens. Con le bandiere lì, spiegava, «non puoi ottenere più donazioni dagli uomini d’affari di Flushing, è contro gli obiettivi del governo cinese».

Sebbene il Tcnynj non si aspettasse alcun sostegno finanziario da questi gruppi, tali osservazioni avevano profondamente turbato Choephel, che ritiene che Angwang stesse cercando di manipolarli per allinearli alla linea del Partito, sfruttando il loro bisogno di finanziamenti.

«Che tipo di tibetano ci direbbe mai di non alzare la bandiera tibetana?», ha dichiarato il gruppo, precisando di non aver «mai dato ascolto ai suoi consigli non richiesti».

Il Tcnynj ha discusso queste osservazioni e alla fine ha deciso di tagliare i legami con l’agente: «Non sembrava qualcuno di cui poterci fidare».

L’allora presidente Sonam Gyephel racconta che dopo la decisione ha ricevuto diverse chiamate da Angwang; in un primo momento le ha ignorate, ma poi ha deciso di affrontarlo: «Qual è il tuo rapporto con il consolato cinese?», gli ha domandato, chiedendo anche spiegazioni per la foto del consolato. Angwang ha risposto di aver partecipato all’evento, perché stava aiutando qualcuno ad ottenere il visto. Ha tuttavia precisato di avere, in effetti, rapporti con il consolato cinese. Un vero scandalo, per una comunità di perseguitati dalla Cina.

«Una volta ricevuto quel messaggio, sono rimasto davvero scioccato», ha detto Gyephel in una intervista a Epoch Times, spiegando di aver risposto ad Angwang che l’organizzazione non voleva più avere niente a che fare con lui. Da allora abbiamo evitato tutte le comunicazioni con Angwang.

L’arresto di Angwang la scorsa settimana ha rinnovato l’attenzione sulle campagne di spionaggio e intimidazione in corso del regime cinese contro gruppi dissidenti negli Stati Uniti. Quando gli immigrati tibetani protestano contro il regime cinese, infatti, una persona come Angwang potrebbe segnalare i loro nomi al consolato cinese, che a sua volta potrebbe punirli prendendo di mira i loro parenti in Cina.

In un discorso del 23 settembre rivolto alle minacce di spionaggio cinese, il segretario di Stato Mike Pompeo ha descritto il consolato cinese di New York come «incredibilmente attivo politicamente». Quando il New York Post gli ha chiesto di dire qualcosa in più su quali siano le attività del consolato, Pompeo ha risposto: «Sono impegnati in attività che oltrepassano il confine dalla normale diplomazia, più simili a ciò che fanno le spie».

A luglio l’amministrazione di Trump ha fatto chiudere il consolato cinese di Houston, definendolo un «centro di spionaggio e furto di proprietà intellettuale».

 

Articolo in inglese: NYPD Spying Case a ‘Wake-Up Call’ About Chinese Infiltration in US, Local Tibetans Say

 
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