Twitter e Facebook censurano articolo scottante su Joe Biden

L’amministratore delegato di Twitter ha definito «inaccettabile» il comportamento della sua stessa azienda nella censura di un’inchiesta del New York Post su Hunter Biden, il figlio dell’ex vicepresidente Joe Biden.

«La nostra comunicazione sulle azioni inerenti l’articolo del @nypost non è stata grandiosa. E bloccare la condivisione del link via tweet o messaggio diretto senza spiegazioni del perché lo stiamo bloccando: inaccettabile», questo è quanto scritto il 15 ottobre da Jack Dorsey.

L’articolo in questione cita delle email secondo cui Hunter Biden avrebbe presentato l’allora vicepresidente Joe Biden a un importante industriale ucraino.

Twitter sostiene che l’articolo del New York Post violi le regole dell’azienda sulle informazioni private e sui «materiali hackerati». Questo perché i documenti citati nell’inchiesta del Post sarebbero stati acquisiti dal proprietario di un negozio di riparazioni di computer che poi li ha consegnati all’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e all’Fbi. La consegna sarebbe avvenuta dopo che un Macbook Pro con un adesivo della Fondazione Beau Biden era stato portato al negozio per alcune riparazioni e mai più reclamato.

In pratica, Twitter conferma la volontà di censurare l’articolo e si scusa solo per averlo fatto senza fornire una motivazione: «Sappiamo di avere molto lavoro da fare – ha scritto Twitter nel comunicato – per offrire trasparenza sul nostro prodotto quando facciamo rispettare le nostre regole in questo modo. Dovremmo fornire ulteriore chiarimenti e contesto quando blocchiamo il tweeting o l’invio di messaggi diretti con Url che violano le nostre politiche. Riconosciamo che Twitter è solo uno dei tanti luoghi dove le persone possono trovare informazioni online, e le regole di Twitter hanno lo scopo di proteggere il dibattito sul nostro servizio, e di aggiungere contesto all’esperienza delle persone laddove possiamo».

Le spiegazioni di Dorsey sono arrivate dopo che il presidente Donald Trump ha denunciato la piattaforma sul proprio account Twitter, invocando pubblicamente la revoca delle protezioni legali garantite a Twitter stesso: «È terribile che Facebook e Twitter abbiano bloccato la storia delle email ‘pistola fumante’ relative a Sleepy Joe Biden e suo figlio Hunter, del @NYPost. Per loro è solo l’inizio. Non c’è niente di peggio di un politico corrotto. REVOCA DELLA SEZIONE 230!!!».

I normali editori infatti sono perseguibili per qualsiasi contenuto che pubblicano, mentre le piattaforme di social media sono protette dalla sezione 230 del Communications Decency Act, che stabilisce che «nessun fornitore o utente di un servizio informatico interattivo può essere trattato come l’editore o il presentatore di qualsiasi informazione fornita da un altro fornitore di contenuti informativi».

Dal canto suo, il senatore repubblicano Josh Hawley ha prontamente risposto alle dichiarazioni di Dorsey su Twitter, definendo il suo tweet «una presa in giro» e «un vero e proprio insulto».

«@Twitter @jack questo non è assolutamente sufficiente. Anzi, è una presa in giro. È un vero e proprio insulto – ha scritto Hawley su Twitter – Chiederò a voi e a @Facebook, di dare una spiegazione sotto giuramento alla sottocommissione del Senato che presiedo. Queste sono potenziali violazioni della legge elettorale, e questo è un crimine».

Mercoledì pomeriggio il senatore aveva già chiesto alla Commissione Federale per le Elezioni di indagare su Twitter e Facebook per potenziali contributi illegali alla campagna Biden; questo dopo che le due società hanno limitato la diffusione della notizia sui presunti documenti appartenenti a Hunter Biden, figlio dell’ex vice presidente e candidato presidenziale democratico Joe Biden.

L’inchiesta del New York Post

L’inchiesta del New York Post, pubblicata mercoledì mattina, è incentrata su alcuni presunti documenti e fotografie dei Biden che sarebbero stati trovati sull’hard disk di un MacBook Pro. La testata ha riferito che il portatile è stato consegnato all’Fbi e che una copia dei file è stata consegnata dal proprietario del negozio all’avvocato di Rudy Giuliani, Robert Costello. Il Post ha dichiarato di aver ottenuto i documenti da Giuliani l’11 ottobre; tra questi anche una presunta e-mail che indica come Hunter avrebbe presentato suo padre, allora vice presidente degli Stati Uniti, a un alto dirigente ucraino del gas naturale.

Il vicepresidente Joe Biden e suo figlio Hunter Biden in occasione della parata per l’insediamento del presidente Barrack Obama davanti alla Casa Bianca di Washington, il 20 gennaio 2009. (Alex Wong/Getty Images)

L’articolo afferma che secondo il proprietario del negozio, il cliente non identificato che ha lasciato il portatile «non ha mai pagato per il servizio né lo ha mai ritirato». Il proprietario del negozio ha quindi consegnato il portatile all’Fbi nel dicembre 2019, dopo che il cliente non lo ha reclamato nonostante i ripetuti tentativi di contatto da parte del commerciante. Epoch Times non è stato in grado di verificare in modo indipendente le affermazioni del New York Post.

Dal canto suo, la campagna Biden ha confutato l’inchiesta affermando di aver esaminato l’agenda ufficiale di Joe Biden dell’epoca e che «nessun incontro, ipotizzato dal New York Post, ha mai avuto luogo».

Twitter ha invece impedito agli utenti di condividere l’articolo in questione. E il New York Post ha dichiarato che il gigante dei social media ha persino bloccato l’account Twitter del giornale, che è diventato inattivo nel pomeriggio e ha continuato a rimanere inattivo almeno fino alla tarda serata di mercoledì.

Ma non è tutto. Anche la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany è stata ‘chiusa fuori’ dal proprio account personale di Twitter dopo aver condiviso l’articolo del New York Post.

Durante il programma Hannity di Fox News, nella serata di mercoledì, la portavoce della Casa Bianca ha accusato gli amministratori di Twitter di tenerla «sotto tiro», negandole l’accesso al proprio account: «Non è un blocco temporaneo. Quando mi connetto al mio account Twitter, dice che sono definitivamente bandita. In sostanza mi tengono sotto tiro e dicono che, a meno che non cancelli questa notizia, una notizia del New York Post, non posso riottenere l’accesso al mio account».

Dal canto suo, un portavoce di Twitter ha dichiarato alla stampa: «In linea con la nostra Hacked Materials Policy, così come con il nostro approccio al blocco degli Url, stiamo intervenendo per bloccare qualsiasi link o immagine del materiale in questione su Twitter».

Mentre un portavoce di Facebook ha detto che l’azienda sta «riducendo la diffusione» dell’articolo prima che venga esaminato da uno dei suoi fact-checker, specificando: «Questo fa parte del nostro processo standard per ridurre la diffusione della disinformazione».

Nel frattempo, mercoledì sera i repubblicani della Commissione giudiziaria della Camera hanno pubblicato il testo dell’articolo del Post sul proprio sito web, così che la gente possa condividerlo su Twitter in questo modo.

 

Articolo in inglese: ‘Unacceptable,’ Twitter CEO Says of Platform’s Handling of Blocked Hunter Biden Article

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