Sopravvissuto al massacro di piazza Tienanmen racconta la sua storia

Massacro di piazza Tienanmen Fang Zheng, dopo 29 anni dalla tragedia, è su una sedia a rotelle con entrambe le gambe amputate. È sopravvissuto ai carri armati e non si è mai fermato nel raccontare quallo che accadde quel giorno.

Il 4 giugno 1989, intorno alle 18:00, Zheng si stava allontanando da piazza Tiananmen insieme ai suoi compagni dell’università, quando furono attaccati dai carri armati. Raggiunti dai fumogeni, non riuscirono a vedere attorno a loro.

«Ci hanno attaccati alle spalle uccidendo molte persone su viale Chang’an, un’enorme tragedia», ha detto Zheng, 51 anni, durante una intervista a China Uncensored il 4 giugno 2018, il 29° anniversario del massacro.

 

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Zheng quella sera notò una ragazza svenuta a causa dei fumogeni. Cercando di aiutarla, improvvisamente un carro armato li attaccò. Zheng spinse la ragazza da una parte, salvandola. Ma non ebbe il tempo di fuggire.

«L’ultima cosa che ricordo sono le ossa che uscivano dalla mia gamba», ha detto. «Poi persi conoscenza».

Zheng e i suoi amici erano studenti dell’Università dello Sport di Pechino. Erano andati in piazza Tiananmen per fare appello per la libertà, per chiedere la fine della corruzione del regime cinese. Ma apparve loro chiaro che il regime non era dalla parte del popolo.

«Di fronte alla volontà della gente, hanno scelto di usare la repressione militare e il massacro».

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Le richieste degli studenti non solo furono respinte, ma sepolte dalla censura e dalla propaganda. Sebbene la maggior parte delle persone in Cina oggi non conosca l’entità della strage, varie ricerche confermano almeno 10.000 morti.

«Molti giovani sanno a malapena qualcosa di quello che è successo».

Come atleta, Zheng aveva deciso di partecipare alle competizioni sportive internazionali per disabili, ma il Partito comunista cinese lo privò dei suoi diritti: per paura che la sua storia potesse venire fuori, gli fu negato il passaporto.

Alle Olimpiadi di Pechino del 2008, giornalisti esteri chiesero di intervistare Zheng. Prima dell’arrivo di un giornalista tedesco, l’Ufficio di pubblica sicurezza disse a Zheng che se avesse rifiutato l’intervista e avesse evitato di presentare al giornalista le altre vittime del massacro, avrebbe ottenuto un passaporto.

Zheng acconsentì e il 28 agosto 2008 gli fu concesso il passaporto. Con l’aiuto del governo degli Stati Uniti, lui e la sua famiglia si trasferirono negli USA. Quando rientrò in Germania, il giornalista tedesco pubblicò un articolo su Zheng, desrivendo le ragioni che lo avevano spinto a rifiutare l’intervista.

Quando si parla del massacro di Piazza Tiananmen, molte persone pensano solo al Tank Man (il “rivoltoso sconosciuto”). In realtà la maggior parte dei carri armati non si fermò davanti ai dimostranti.

«Spero che tutti possano ricordare quello che è successo», ha detto Zheng, aggiungendo che 11 persone morirono schiacciate dai carri armati, e altre ancora rimasero gravemente ferite come lui.

«Agli studenti come me che erano rimasti feriti, il Partito fece pressione affinchè rimanessimo in silenzio. Volevano obbligarci a non raccontare nulla».

«Fecero una tale pressione su quella ragazza che salvai. La terrorizzarono per evitare che ci potessimo incontrare, per farle negare che eravamo insieme quando i carri armati ci attaccarono».

Ma la donna sapeva che non avrebbe potuto rimanere a lungo in silenzio su un tale omicidio di massa approvato dal regime. Per aver raccontato la verità, fu arrestata e la sua casa saccheggiata dalla polizia. Non riuscì a trovare un lavoro, e ottenne la libertà solo quando le rilasciarono finalmente il passaporto, che usò per fuggire dalla Cina.

«Il governo cinese mantiene tutto il potere. Se non scendi a patti con loro, ti chiudono le porte dell’università, di laurearti, di riuscire a trovare un lavoro, di avere un reddito.  Renderanno la vita difficile anche alla tua famiglia».

Una simile repressione sta accadendo al giorno d’oggi contro i praticanti del Falun Gong in Cina. Il governo cinese è implicato nell’espianto illegale di organi e i praticanti del Falun Gong sono le principali vittime.

Il Falun Gong è una pratica che comprende esercizi di meditazione e insegnamenti morali, basati su Verità-Compassione-Tolleranza. La pratica divenne così popolare in Cina negli anni ’90 che l’allora dittatore cinese Jiang Zemin decise di sopprimerla, dando il via a una campagna persecutoria su scala nazionale.

 

Praticanti del Falun Gong dimostrano gli esercizi a Union Square in New York, in occasione dei festeggiamenti per la Giornata mondiale della Falun Dafa, il 12 maggio 2016 (Youzhi Ma/Epoch Times)

Il firewall in azione su internet in Cina, costruito dalla Cisco, ha censurato con successo tutta la verità sul massacro di piazza Tiananman, così come la realtà dei fatti dietro Falun Gong o Falun Dafa. Effettuare una ricerca online su quei termini in Cina, porterà come risultato articoli di propaganda diffamatoria, fabbricati dal regime. L’intento è di confondere ulteriormente il popolo cinese e incitare l’odio verso il Falun Gong.

Zheng ha affrontato sfide e sofferenze per poter raccontare la sua storia sul massacro di piazza Tienanmen. Allo stesso modo i praticanti del Falun Gong vengono continuamente molestati e perseguitati, fino ad aessere arrestati e incarcerati illegalmente, torturati e uccisi per aver rivelato alla gente la verità sulla persecuzione.

«Il prezzo nel raccontare la verità in Cina è ancora piuttosto alto, questa è la realtà attuale», conferma Zheng.

Zheng  si augura che il Partito Comunista Cinese venga presto sostituito da un sistema migliore. Il suo pensiero è che ciò accadrà quando sempre più persone si faranno avanti per denunciare i crimini del regime contro l’umanità, così da liberarsi dalla propaganda e dal lavaggio del cervello da parte del regime cinese.

Articolo originale: Tank attack survivor reveals closely-guarded secrets of the Tiananmen Square Massacre

 
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