Si può sfuggire al destino? (Parte 1)

Cosa credevano gli antichi?

Di James Sale

Una delle componenti più importanti della nostra vita come esseri umani è la sensazione e la consapevolezza di avere uno scopo.

Come osserva l’opinionista culturale David Brooks nel suo libro The Road to Character, «una persona matura possiede una solida continuità di scopo». Sulla necessità o meno di un senso di scopo per la maturità, il filosofo Richard Smoley commenta nel suo Inner Christianity che «quasi tutti lo sentono in un momento o nell’altro: ognuno di noi ha la sensazione, per quanto debole, che c’è qualche scopo unico per il quale siamo stati chiamati a esistere e che nessun altro può soddisfare». A prescindere da tutto, questa sensazione di avere uno scopo è caratteristica di un «alto livello di benessere», come ha evidenziato l’autrice Gail Sheehy.

E appena cominciamo a pensarci, ci rendiamo conto che se c’è uno scopo nella nostra vita, allora c’è anche un senso di ‘fato’ o ‘destino’. Lo ‘scopo’ ci porta a un ‘destino’ per mezzo del quale noi raggiungiamo qualcosa o, forse più importante, diventiamo qualcuno, nel senso di diventare più di quello che eravamo una volta. Come la ghianda è diventata quercia, e non è in qualche modo stata fatta appassire o avvizzire: non è andata sprecata; il suo potenziale non è andato perduto.

Quando gli individui hanno questo forte senso di scopo, spesso sembra loro che altre persone ed eventi cooperino in qualche modo nell’aiutarli a raggiungere il loro scopo, che diventa quindi il loro destino. Questi eventi e persone che cooperano e che appaiono nella vita di una persona hanno un elemento di sincronicità. In altre parole, non sono lineari o logici, ma sembrano spuntare dal nulla, eppure sembrano coincidere con il nostro bisogno proprio al momento giusto.

Lo studioso David McNally fa notare in Even Eagles Need a Push che la sincronicità accompagna la persona motivata, e lo scopo e l’impegno nel raggiungerlo, naturalmente, vanno di pari passo. Carl Jung, il grande psicologo, ha definito la sincronicità come «circostanze che appaiono collegate da un significato, ma che mancano di una connessione causale».

Ritorno agli antichi

Ma non abbiamo davvero bisogno della psicologia moderna per capire il destino, perché gli antichi stessi si interrogavano seriamente sull’argomento. Per esempio, scrivendo degli antichi egizi, l’egittologo canadese Donald B. Redford ha detto che «c’erano tre forze (o divinità) associate al proprio destino». Le tre divinità egiziane sono abbinate nella mitologia norrena alle tre Norne o Nornir del Pozzo di Urd, e questo corrisponde strettamente alle tre Parche o alle tre Moire greche.

Tre Parche greche
Il trio nornico della mitologia norrena coincide con le tre Parche greche. Illustrato nel 1882 da Ludwig Burger. (PD-US)

Perché tre? Beh, una ragione deve essere il fatto che il tempo stesso ha tre dimensioni: passato, presente e futuro. La rete del destino, quindi, deve essere tessuta da (1) qualche punto antecedente fino al (2) presente e poi (3) continuata in un futuro, che l’individuo non conosce ma nel quale può credere.

Un racconto del destino nella mitologia greca sostiene che il re degli dei, Zeus, si accoppiò con la titanessa Themis, (che significa ‘giustizia’), che era la dea dell’ordine fisso. Da lei, ebbe le Moire (Parche), le stagioni, il buon ordine, la giustizia e la pace. Questo suggerisce che Zeus stesso era al di sopra del destino e che la sua volontà era il destino.

Tuttavia, un’altra forte tradizione suggerisce il contrario. Secondo il classicista Robert Graves in I Miti Greci, la sacerdotessa Pizia una volta confessò a un oracolo che Zeus stesso era soggetto alle Parche perché non erano sue figlie ma le figlie partenogenetiche della grande dea della necessità e del destino Ananke, contro la quale nemmeno gli dei potevano competere. Ananke rappresenta la necessità o il fato inalterabile ed ineluttabile.

Questo punto di vista nasce nella più grande letteratura dei greci, l’Iliade. In essa, per esempio, troviamo che Zeus, nonostante il suo grande amore per suo figlio Sarpedonte, non può invertire il destino di quest’ultimo, che è quello di morire per mano di Patroclo. Zeus, quindi, è più un esecutore del destino che la sua fonte primaria.

Sarpedonte
In un mito, nemmeno Zeus può cambiare il destino di suo figlio Sarpedonte, la cui morte è raffigurata su un pezzo di ceramica, circa 400 a.C. (Dominio Pubblico)

Detto questo, i miti greci attestano in abbondanza gli sforzi divini e umani per cambiare, alterare o invertire il destino. Zeus stesso, avvertito che il figlio della ninfa Teti sarebbe stato più grande di suo padre, evita abilmente di copulare con lei ed evita quindi la sua stessa sconfitta.

Infatti, questa particolare manovra porta Teti a partorire Achille, il famoso guerriero di Troia che sembra essere stato messo di fronte a una scelta dalle tre Parche: una lunga vita di agio nell’ombra o una morte giovane e una gloria immortale? Sappiamo quale scelse, ma fu la scelta giusta? Nell’epopea che lo accompagna, L’Odissea, troviamo l’ombra di Achille che si lamenta del suo destino, come confessa a Odisseo (Ulisse): «Preferirei servire da bracciante un altro uomo, un povero contadino senza podere, ed essere vivo sulla terra, piuttosto che regnare su tutti i morti defunti». Ha capito il suo destino, ma sembra avere questo senso di insoddisfazione.

Apollo, il dio della profezia, era profondamente indebitato con il re Admeto. Così Apollo fa ubriacare le Parche e ottiene da loro la promessa che se qualcuno fosse morto al posto di Admeto, Admeto avrebbe potuto continuare a vivere; in altre parole, fa ritardare il destino di Admeto: ritardare il suo destino, ma non può fermare il suo corso o cambiarlo.

Evidentemente, si può provare a raggirare le Parche, come fece Perseo per convincerle a rivelare dove si trovava Medusa, in modo da poter adempiere al proprio destino e ucciderla. Ma cercare attivamente di ostacolare o evitare il destino, ha conseguenze disastrose. Forse l’esempio più drammatico nella mitologia greca è quello di Asclepio (o Esculapio), il medico. Egli resuscitò Ippolito dalla morte per desiderio della dea Artemide, ma Ade e le tre Parche furono così scandalizzati da questa violazione della legge cosmica che chiesero a Zeus di uccidere Asclepio con un fulmine. Per la mitologia greca, non è il destino degli umani resuscitare! Ma se la storia di Asclepio è l’esempio più direttamente drammatico, non è comunque il più famoso.

Asclepio
Il medico Asclepio risuscitò Ippolito dalla morte, e per questo atto le Parche chiesero la sua morte. Museo del teatro di Epidauro. (Michael F. Mehnert/CC BY-SA 3.0)

L’esempio più noto di un individuo nella mitologia greca che cerca di evitare il destino è sicuramente Edipo. L’oracolo in questo caso disse che questo bambino avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. I suoi genitori cercarono di impedirlo, così come Edipo stesso. Qui, inconsapevolmente, tutte le loro azioni cospirarono per realizzare la profezia.

Come ci affascina la storia di Edipo! Questo è in parte perché (a differenza degli eroi semidio come Eracle, Teseo, Orfeo, Perseo, e così via) è solo un uomo comune. Non aveva poteri sovrumani ma, come noi, lottava con il destino in un mondo di dei e mostri. La sua umanità rende le sue lotte tanto più rilevanti, perspicaci e intense quanto più ci immedesimiamo in lui.

Nella seconda parte di questo articolo, esaminerò il tentativo di Edipo di sfuggire al suo destino e lo confronterò con un altro famoso esempio di qualcuno che sfida il proprio destino, ma proveniente da un’altra tradizione letteraria: la storia di Giona. Nel caso di Giona, Dio gli diede una missione esplicita – un sinonimo di scopo, in realtà – e Giona la sfidò deliberatamente. Deliberatamente? Involontariamente? Esploreremo cosa ci dicono queste due storie in modo più dettagliato nella parte 2.

 

James Sale ha pubblicato più di 50 libri, il più recente è “Mapping Motivation for Top Performing Teams” (Routledge, 2021). È stato nominato per il Premio Pushcart di poesia 2022, ha vinto il primo premio nel concorso annuale The Society of Classical Poets 2017, esibendosi a New York nel 2019. La sua più recente raccolta di poesie è “HellWard”. Per ulteriori informazioni sull’autore, e sul suo progetto Dante, visita EnglishCantos.home.blog

Articolo in inglese: Can One Avoid Fate? Part 1

 
Articoli correlati