I quattro cavalieri dell’Apocalisse negli Stati Uniti

Di Dennis Prager

Ci vuole tempo e fatica per costruire una civiltà e sebbene distruggerla sia più facile, non è comunque un’impresa da poco.

Ora però ci sono quattro radici del male che, continuando così, potrebbero riuscirci.

1. Il vittimismo

La prima è il vittimismo. Più le persone si considerano vittime – come individui o gruppo – più è probabile che tendano al male. Le persone che si considerano vittime sentono che, essendo loro vittime, non sono più vincolate dalle normali convenzioni morali, in particolare dalle convenzioni morali dei loro presunti o reali oppressori.

Tutti sanno che questo è vero, ma pochi affrontano questa verità. Ad esempio, ogni genitore sa che il bambino che pensa sempre di essere una vittima è il bambino che più probabilmente causerà problemi e si metterà nei guai. Mentre i criminologi hanno constatato che quasi tutti gli assassini in prigione si considerano vittime.

Su scala più ampia, lo stesso vale per l’intera società, e in questo caso le possibilità che ne derivi un vero male aumentano in modo esponenziale. Uno degli esempi più evidenti è quello della Germania dopo la prima guerra mondiale. La maggior parte dei tedeschi si consideravano vittime del Trattato di Versailles, di un governo tedesco «pugnalato alle spalle» da inglesi, americani, francesi e naturalmente dagli ebrei. Questo senso di vittimismo è stato uno dei fattori più importanti alla base della popolarità dei nazisti, che promettevano di ripristinare la dignità tedesca.

Che milioni di neri americani si considerino vittime – probabilmente oggi più che in qualsiasi altro momento degli ultimi cinquanta anni – può solo portare al disastro per l’America in generale e per i neri in particolare. Infatti, in genere le vittime da un lato si sentono libere di prendersela con gli altri, mentre dall’altro passano la propria vita arrabbiate e infelici.

2. Demonizzazione

Il secondo dei quattro ingredienti distruttrici di civiltà è la demonizzazione: demonizzare un gruppo come intrinsecamente malvagio.

Questo viene fatto ora nei confronti del popolo bianco d’America: tutti i bianchi sono dichiarati razzisti. L’unica differenza tra loro è che alcuni lo ammettono e altri lo negano. L’idea che i bianchi siano intrinsecamente malvagi è stata a lungo associata a Louis Farrakhan, ma a quanto pare è migrata dal suo seguito relativamente piccolo a molti neri, anche a persone che considererebbero Farrakhan un pazzo. L’ex presidente Barack Obama, non proprio un seguace di Farrakhan, ha descritto l’America come un Paese che ha il razzismo nel suo Dna. Questo è quanto di più vicino possa esserci al concetto di male intrinseco e irrimediabile: non si può cambiare il proprio Dna.

In questo senso, non solo i bianchi vengono demonizzati, ma anche gli stessi Stati Uniti d’America lo sono. A differenza dei liberali tradizionali, la sinistra moderna considera l’America come una fogna morale: non solo razzista, ma per il New York Times anche fondata per essere tale. Il New York Times ha infatti creato una storia dell’America che fa risalire la sua fondazione non al 1776 ma al 1619, quando arrivarono i primi schiavi neri. Secondo questo racconto maligno, la Rivoluzione Americana è stata combattuta, non solo per l’indipendenza, ma anche per preservare la schiavitù, una pratica con cui gli inglesi avrebbero interferito. Questa ‘storia’ viene ora insegnata in migliaia di scuole americane.

La combinazione di vittimismo e demonizzazione è già abbastanza pericolosa, ma ci sono ancora due cavalieri al galoppo verso l’incombente apocalisse.

3. Una causa in cui credere

La maggior parte degli americani, nel corso della storia, hanno trovato grande significato nell’essere americani e religiosi (di solito cristiani). Ma con la seconda guerra mondiale è iniziata invece un’epoca post-cristiana e post-nazionalista. Fino a poco tempo fa gli americani riconoscevano l’espressione «per Dio e per il Paese» come profondamente significativa; questa frase, oggi, viene derisa e rigettata, almeno a sinistra.

Ma la gente ha bisogno di qualcosa in cui credere. Trovare un senso all’esistenza è il bisogno umano più grande dopo quello del cibo. Le varie tendenze legate alla sinistra progressista, con tutte le loro ramificazioni: femminismo, ambientalismo, Black Lives Matter, Antifa, hanno colmato questo vuoto. Mentre in Europa sono stati il comunismo, il fascismo e il nazismo a riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa di un sano e moderato nazionalismo e del cristianesimo. È in questo vuoto che si è insinuata la sinistra e le sue propaggini.

4. Menzogna

Il quarto e più importante ingrediente necessario per il male è la menzogna. La menzogna è la radice del male. Ironia della sorte, la schiavitù stessa è stata resa possibile solo grazie alla menzogna che il nero fosse inferiore al bianco. Il nazismo è stato reso possibile grazie alla menzogna che gli ebrei non erano una razza pura. E il comunismo è stato costruito sulla menzogna. Lenin, il padre del comunismo sovietico, aveva nominato il giornale comunista sovietico «Verità» («Pravda») in quanto era considerata verità tutto quello che il Partito Comunista definiva come tale.

Il New York Times, la Cnn e il resto dei principali media di «attualità» stanno diventando la nostra versione della Pravda.

La verità oggettiva non esiste secondo la sinistra americana. Le università hanno già dichiarato l’espressione «verità oggettiva» come una manifestazione della «supremazia bianca».

Ormai è sempre più comune che venga richiesto a chiunque la pensi diversamente dalla sinistra di auto umiliarsi in pubblico, come nel caso del quarterback dei New Orleans Saints, Drew Brees, che aveva dichiarato che non alzarsi in piedi durante l’inno nazionale era una mancanza di rispetto verso la bandiera americana e coloro che sono morti per essa.

L’unica differenza tra questo e ciò che subivano i dissidenti durante la Rivoluzione culturale di Mao è che qui l’auto umiliazione è volontaria, almeno per ora.

La settimana scorsa, quando un ebreo a Santa Monica ha visto un negozio che per evitare di essere distrutto esponeva un cartello con su scritto «attività di proprietà di neri», gli ha evocato ricordi agghiaccianti.

Ecco quanto è grave la situazioni oggi in America.

 

Dennis Prager è un presentatore di talk-show radiofonici a livello nazionale e un opinionista.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese: The Four Horsemen of America’s Apocalypse

 
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