Polemiche sul professore sotto indagine per aver chiamato il Covid «virus del Pcc»

Aveva chiamato il Covid-19 «virus del Partito Comunista Cinese» e «influenza di Wuhan». Per questo è stato messo sotto indagine dall’università. Ma ora il professore della Syracuse University è difeso dai gruppi per la libertà di parola.

Il 25 agosto, la Syracuse University, un college privato nello Stato di New York, ha annunciato di aver posto un professore in congedo amministrativo, in attesa di un’indagine, per aver utilizzato «linguaggio dispregiativo» e «dannoso per l’ambiente di apprendimento», in un programma del suo corso. La scuola ha affermato che le sue parole sono state «offensive per tutti i cinesi a livello internazionale e per gli asiatici-americani che hanno subito parole d’odio e azioni d’odio dall’inizio della pandemia».

Il professore in questione è Jon Zubieta, che insegna chimica al college da 30 anni. Sotto un’intestazione della sezione del suo programma intitolata «Avvisi speciali relativi alla pandemia Covid-19», ha incluso, tra parentesi, «Influenza di Wuhan o virus del Partito Comunista Cinese».

Gli screenshot del programma sono circolati sui social media, suscitando proteste tra alcuni studenti.

«La mia intenzione era di prendere in giro le convenzioni eufemistiche della cultura del politicamente corretto, e non il popolo cinese o la loro grande eredità e tradizioni», ha affermato Zubieta in una dichiarazione rilasciata dalla Fondazione senza scopo di lucro per i diritti individuali nell’istruzione (Fire). «Le azioni dell’università che mi hanno posto sotto sospensione, e in pratica sembrano sostenere le accuse di razzismo e sinofobia, sono profondamente inquietanti».

L’università sta indagando su Zubieta per condotta inappropriata, ambiente di lavoro ostile e discriminazione, secondo la Fire.

Il 22 settembre, il gruppo per i diritti ha scritto al cancelliere della Syracuse University, Kent Syverud, esortandolo a cancellare le indagini. Il gruppo ha affermato che sebbene l’università non sia vincolata dal Primo Emendamento perché è un’istituzione privata, dovrebbe comunque dare seguito alle proprie stesse politiche, che prevedono un impegno per la libertà di parola.

Zach Greenberg, membro di Fire e autore della lettera, ha dichiarato: «Se prometti ai tuoi professori la libertà di parola e i diritti della libertà accademica, devi mantenere quelle promesse, anche quando è difficile o impopolare da fare». Greenberg ha spiegato che Zubieta ha ricevuto molti messaggi online, che chiedevano il suo licenziamento.

Il professore di chimica è stato «in fin dei conti un impiegato modello»: prima di questo incidente, Zubieta non ha mai avuto casi o accuse di cattiva condotta nei suoi tre decenni all’università.

Le università sono libere di condannare pubblicamente l’incitamento all’odio, il fanatismo e la xenofobia, ma la posizione di Fire è che «la risposta ai discorsi e termini di cattivo gusto e di odio, non è la censura o violenza, o in questo caso il licenziare i professori».

La Syracuse University ha affermato che le sue politiche sul linguaggio «sono progettate per bilanciare la libertà di espressione con gli obblighi dell’Università ai sensi delle leggi federali e statali sui diritti civili, allo scopo di mantenere un ambiente educativo privo di discriminazioni o molestie rivolte a determinati gruppi protetti».
«Come comunità, non possiamo e non tollereremo i discorsi che molestano, minacciano o intimidiscono un individuo o un gruppo d’individui».

Voce di supporto

Alcuni studenti cinesi della Syracuse si sono detti offesi dai termini di Zubieta sulla pandemia, ma uno studente cinese della vicina Buffalo University ha recentemente scritto una lettera in cui denuncia la mossa dell’università.

«Come cinese nativo, non mi sono sentito offeso quando ho sentito quelle parole», ha scritto Liu Tianyu, uno studente laureato presso il dipartimento di Storia di Buffalo, in una lettera all’editore che è stata pubblicata sul giornale The Spectrum il 14 settembre. Lo studente afferma che «molti cinesi usano i termini ‘influenza di Wuhan’ e ‘virus del Partito Comunista Cinese’», sottolineando che all’inizio della pandemia i cinesi si riferivano comunemente all’epidemia come «influenza di Wuhan», prima che il regime ne proibisse l’uso.

Liu ha anche scritto che il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha impedito ai medici di lanciare l’allarme per l’epidemia nelle prime fasi, peggiorando la diffusione della malattia. «Le due espressioni – Influenza di Wuhan e Virus del Partito Comunista Cinese – ricordano facilmente alle persone le carenze del sistema del Partito Comunista, e questo è il motivo per cui il Partito Comunista Cinese proibisce alle persone di usarle».

In un’intervista a Epoch Times, Liu ha riferito di essersi «molto sorpreso» quando ha visto per la prima volta la notizia del caso Zubieta. «Se questo accadesse nella Cina continentale, il licenziamento di un professore per aver detto ‘virus del Pcc’ sarebbe semplicemente normale. La gente è diventata insensibile a questo, ma non mi sarei mai aspettato che qualcosa del genere potesse accadere negli Stati Uniti».

Liu ha confessato che questa sorpresa iniziale si è successivamente trasformata in rabbia perché la decisione della Syracuse equivale a punire un individuo per un «crimine di parola», una mossa che Liu ha descritto come un «grosso errore». Liu è preoccupato che qualcosa di simile possa accadere alla sua Buffalo University. «L’America, a mio avviso, è un Paese che apprezza la libertà di parola e tutti dovrebbero essere in grado di esprimere liberamente i propri pensieri […]. Non dovresti ricevere una sanzione amministrativa per una semplice parola o frase».

Secondo Liu, l’espressione del professore non equivale a discriminazione razziale, poiché non era diretta contro alcun gruppo razziale o altri gruppi di studenti. Piuttosto, ha comportato l’espressione di «preoccupazioni per il governo dell’attuale regime cinese e le critiche alla gestione dell’epidemia da parte del Pcc».

«Ha sollevato un’opinione personale, e forse vuole usarla per far riflettere le persone più profondamente su com’è scoppiata questa pandemia e sulla connessione del virus con il sistema del Pcc. Indipendentemente da ciò, ha il diritto di esprimere queste opinioni».

 

Come spiegato in un editoriale di marzo, Epoch Times usa l’espressione ‘virus del Pcc’ per evidenziare la responsabilità del regime cinese nell’insabbiamento dell’epidemia, che ha portato alla diffusione globale della malattia.

Articolo in inglese: Syracuse University Urged to Drop Probe of Professor Who Used Term ‘Chinese Communist Party Virus’

 
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