Per milioni di cinesi, l’ombra della persecuzione oscura i festeggiamenti per il nuovo anno

Di Eva Fu

In questo periodo dell’anno, la cosa che Gao Hongmei attende di più è una telefonata. Una conversazione che a volte si estende per ore, per scambiare gli auguri per il nuovo anno lunare con la madre in Cina.

Sono trascorsi infatti 12 anni da quando le due donne si sono incontrate di persona l’ultima volta, ma quest’anno la distanza non è l’unico fattore che le tiene separate.

Gao, originaria della provincia nord-orientale cinese di Jilin, e sua madre Hu Yulan praticano entrambe il Falun Gong, una pratica spirituale brutalmente repressa dal regime cinese. Lo scorso maggio, la signora Hu è stata arrestata per aver distribuito materiale sul Falun Gong ai suoi vicini. Le autorità l’hanno formalmente accusata solo a luglio, per poi punirla con una condanna a cinque anni di prigione. La donna aveva subito in precedenza una condanna a tre anni, per un ‘reato’ simile, sospesa nel 2018.

A causa della pandemia, le guardie hanno vietato quasi del tutto le visite dei familiari e hanno rifiutato di portare alla signora Hu i vestiti invernali che i parenti le avevano preparato: «Chiedono solo soldi – ha dichiarato la figlia Gao in un’intervista da New York, dove risiede attualmente – Tutti sanno che le cose sono costose in prigione, sai?».

Il Falun Gong è una pratica spirituale basata sulla coltivazione dei principi di verità, compassione e tolleranza, e comprende cinque esercizi di meditazione dai movimenti lenti. Dopo essere stato reso pubblico nel 1992, il suo seguito in Cina è cresciuto fino a 70-100 milioni di praticanti nel 1999, quando il regime ha considerato la popolarità della pratica una minaccia e ha lanciato una campagna nazionale per sradicarla.

Storie simili a quella di Gao stanno accadendo in tutta la Cina. La pandemia non ha infatti rallentato la soppressione della fede da parte del regime ateo comunista. Nel 2020 oltre 15 mila praticanti del Falun Gong sono stati arrestati o molestati dalla polizia, con 622 condannati per la loro fede, secondo quanto riferito da Minghui (un sito web con sede negli Stati Uniti dedicato a documentare la persecuzione). Tra i perseguitati, quasi 1.200 erano anziani di oltre 65 anni, tra cui 17 avevano 90 anni o più.

«Papà sente la tua mancanza»

Mentre le comunità cinesi di tutto il mondo inaugurano l’Anno del Bue, un numero imprecisato di sopravvissuti come Gao – fuggiti oltreoceano – guardano ansiosamente verso casa, in cerca di segnali che le loro famiglie siano al sicuro.

«Il capodanno lunare è un momento di ricongiungimento familiare. Ma nella Cina continentale, quante famiglie sono state separate?» ha commentato Wang Jing, una praticante del Falun Gong che si è rifugiato negli Stati Uniti dalla città di Dalian.

Lo scorso giugno, la polizia ha fatto irruzione nella casa di famiglia di Wang, a Dalian, senza un mandato di perquisizione, e ha arrestato il marito di Wang, Ren Haifei, anche lui praticante. Tra gli oggetti di valore confiscati c’erano 550 mila yuan (85.164 dollari) in contanti e 200 mila yuan (30.969 dollari) in schede di memoria e flash drive. Ren ha subito un brutale pestaggio da parte della polizia che gli ha causato insufficienze renali e cardiache, ed è stato mandato d’urgenza in ospedale. È stato ricoverato per 19 giorni, prima di essere trasferito in un centro di detenzione.

Il 45enne ha potuto rivelare questo incidente solo a settembre in una telefonata con il suo avvocato, la prima delle due telefonate che le guardie gli hanno concesso finora. L’arresto di Ren è stato un duro colpo per la famiglia. La suocera di Wang, che ha 70 anni e vive in un’altra provincia, ha avuto un ictus alla notizia, e ora è semi-paralizzata.

Ren aveva già trascorso sette anni e mezzo in carcere, durante i quali le guardie lo hanno alimentato forzatamente con un tubo per tormentarlo. Attualmente detenuto senza accuse, Ren ha sviluppato sintomi di diabete, secondo la moglie Wang: «Mio marito sta semplicemente cercando di mantenere la sua fede, di essere una persona migliore – ha detto Wang – Mi deprime pensare che i praticanti del Falun Gong siano perseguitati impunemente dal Partito Comunista solo perché sono buoni».

Come nel caso di Gao, la famiglia di Ren in Cina non ha potuto incontrarlo o inviargli vestiti. Quando Wang ha chiamato da New York per chiedere notizie di Ren, il centro di detenzione ha rifiutato di rivelargli alcunché, affermando che non potevano verificare la sua identità. Secondo la signora Wang, hanno usato il virus «come scusa per bloccare le comunicazioni con l’esterno […] per posticiparle indefinitamente».

Al contempo, la madre di Gao ha compiuto 75 anni il 24 gennaio, nel centro di detenzione di Jilin. Gao ha chiamato tutti i numeri della prigione che ha potuto trovare per contattarla e le ha inviato una lettera scritta a mano per l’occasione; lei e gli amici hanno anche spedito una serie di biglietti di auguri per il nuovo anno, senza sapere se qualcuno di questi abbia raggiunto Hu, o se mai lo farà.

Gao ha perso suo padre nel novembre 2020. Durante la loro ultima telefonata in aprile, suo padre le ha detto più volte «A papà manchi», un commento insolitamente sentimentale da parte di un uomo a volte brusco. Gao ha appreso in seguito che dopo aver messo giù il telefono, è scoppiato a piangere con un tale trasporto che il suo vicino di pianerottolo è venuto a chiedergli come stesse. Il dolore di non aver potuto vedere suo padre per l’ultima volta e di non aver partecipato al suo funerale, tormenta Gao ancora oggi.

Un anno nuovo difficile

Chen Fayuan, una ragazza di 16 anni che studia a New York, ha percepito qualcosa che non andava dopo che non ha ricevuto telefonate dai suoi genitori per tre giorni di seguito. Quando ha controllato il sito web Minghui, è rimasta scioccata nel vedere il nome dei suoi genitori menzionato in un raid della polizia nella sua città natale di Changsha, capitale della provincia di Hunan nella Cina centrale. La coppia era insieme a una dozzina di persone che leggevano gli insegnamenti del Falun Gong al momento dell’arresto.

Intervistata da Epoch Times, la ragazza ha detto: «Volevo quasi piangere». Chen non ha famiglia negli Stati Uniti, e può contare solamente sul sostegno dei suoi insegnanti e amici. Al momento, non è riuscita a contattare neanche altri membri della famiglia e non sa come i suoi nonni stiano affrontando la situazione.

«Questo nuovo anno è un po’ difficile da affrontare», ha detto la ragazza. Chen, che suona un antico strumento cinese a due corde noto come Erhu, ha spiegato che il suo nome significa avere un destino con la ‘Fa’, o legge cosmica, un riferimento agli insegnamenti del Falun Gong.

Ma prima di arrivare negli Stati Uniti due anni fa, Chen temeva di dire alla gente il suo nome completo a causa dell’intensa pressione in Cina. La sua scuola elementare aveva messo in mostra tabelloni che diffamavano il suo credo, e il preside della sua scuola media aveva fatto eco a una simile propaganda statale in un discorso a tutta la scuola.

Durante l’intervista, Chen ha esortato le persone di tutto il mondo a non trascurare la persecuzione, che a sua dire ha calpestato i valori umani fondamentali.

Ad ogni modo, l’adolescente è determinata a rimanere ottimista: «Il cielo si schiarirà dopo la tempesta».

Anche la signora Wang condivide lo stesso pensiero. Se le sarà permesso di parlare di nuovo con suo marito, ha intenzione di dirgli: «Se la speranza non è persa, l’alba non sarà lontana».

 

Articolo in inglese: For Millions in China, Persecution Casts a Shadow on New Year Celebration

 
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