Peccato, condanna e punizione totalitaria. La ricetta della sinistra americana

Di Mark Hendrickson

Oggi non sentiamo molto parlare della dottrina religiosa della dannazione: la convinzione che ai peccatori spetti la punizione eterna. Se ciò dipenda dal fatto che i religiosi stiano moderando le loro opinioni teologiche o dall’odierna secolarizzazione delle società, è una domanda molto interessante.

Ad ogni modo, anche se un giudizio così severo può causare tensioni scomode tra le persone, generalmente è innocuo. C’è una separazione tra Chiesa e Stato che, pur proteggendo il libero esercizio della religione, non conferisce a nessuna setta o chiesa la capacità di imporre con la forza le proprie dottrine agli altri. I religiosi possono condannare verbalmente o nei loro cuori, ma non hanno il potere di controllare o punire qualcuno: questa è la prerogativa del Creatore, e si dovrà aspettare fino alla fine delle vita per vedere quanto siano accurate queste affermazioni sulla dannazione. D’altra parte, oggi esiste una dottrina delle colpa di cui nessuno si avvede.

È una dottrina di condanna e punizione, che minaccia il benessere e la felicità terrena di ogni americano. Mi riferisco all’abbraccio fanatico della sinistra politica di certe dottrine quasi-religiose, secondo le quali gli americani sarebbero collettivamente colpevoli di vari peccati che meritano una condanna. La punizione progressiva per questi peccati consiste nel sottoporsi a un severo programma politico totalitario che offrirà l’unica salvezza da tali ‘peccati’.

In questa ‘religione’ secolare, i progressisti, i socialisti, gli ambientalisti pagani, e altri movimenti simili, hanno assunto una superiorità morale che credono conferisca loro il diritto di agire come giudici e giuria, di dichiarare l’America e gli americani ‘colpevoli’ di presunti peccati e di condannare e punire gli altri, obbligando la popolazione a sottomettersi ai loro piani elitari.

La forma di questa punizione, l’unico modo per espiare i ‘peccati’ ai loro occhi, è di sottomettersi al piano economico socialista radicale e centralista dei progressisti, che offre la salvezza se «trasformiamo» la nostra società in un’utopia progressista. L’essenza del loro piano centralizzato onnicomprensivo è di imporre il controllo del governo sul pensiero, la parola e la vita.

Passiamo brevemente in rassegna alcuni dei sensi di colpa che la sinistra sta usando per giustificare l’imposizione di misure tiranniche sul popolo americano per raggiungere la sua visione utopica.

1. Colpa bianca

Il collaboratore di Epoch Times Larry Elder ha tenuto un meraviglioso discorso non molto tempo fa al Principia College, durante il quale ha potentemente sfatato il mito della colpa bianca. (Potete leggere di più nel libro di Elder What’s Race Got to Do with It?, o guardare le sue interviste con Epoch Times).

Le sinistre cercano di imporre una colpa collettiva sugli americani bianchi sia vivi che morti: per i peccati di certi individui bianchi (per la maggior parte morti da tempo) tutti gli altri che hanno costantemente lottato, promosso e difeso la giustizia razziale, devono essere colpevolizzati e accusati. Cieca alla realtà che ci sono razzisti tra tutte le razze, la condanna collettiva di un’intera razza è essa stessa razzista. Illustra anche la perversità della ‘giustizia sociale’ che con rimedi collettivi calpesta ingiustamente i diritti di individui innocenti.

Inoltre, cercare di punire la cosiddetta colpa bianca, oltre che poco saggio, è controproducente. Una volta che si inizia a cercare di punire indiscriminatamente un’intera razza di persone per i peccati commessi da altri, si apre un vaso di Pandora: pensate agli israeliani e agli arabi in Medio Oriente, più cercano di regolare vecchi conti, più la generazione attuale soffre. Vogliamo che i nostri figli portino lo stesso fardello di odio, ingiustizia e violenza che ha così devastato la vita dei nostri antenati, o possiamo amarli abbastanza da spezzare il ciclo del conflitto? (Infatti, immaginate che posto ostile sarebbe il mondo se le persone cercassero continuamente vendetta contro gli altri per i soprusi subiti dai propri antenati).

2. La colpa del successo

Dennis Prager ha scritto su questo argomento qualche tempo fa, affermando che sia gli ebrei che gli americani condividono una storia culturale in larga misura modellata dalla loro fede religiosa nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Entrambe queste culture correlate hanno raggiunto un successo eccezionale rispetto ad altre società e culture nel mondo. Purtroppo, il successo ha scatenato l’invidia, il risentimento e l’odio di molti che sono nati in società dove quei valori culturali e il successo che tendono a generare sono stati assenti, chi li invidia pensa: «come osano quegli ebrei e quegli americani realizzare così tanto?! Devono essere puniti per tale sfrontatezza».

3. Senso di colpa capitalista

Nella sua rubrica, Prager ha fatto cenno anche all’anticapitalismo. L’anticapitalismo esiste da quasi due secoli, da quando gli imprenditori capitalisti hanno trovato il modo di sollevare le masse dalla povertà. Il grande economista austriaco Ludwig von Mises ha pubblicato nel 1956 un libro intitolato La mentalità anticapitalista, in cui ha diagnosticato i sentimenti di inferiorità con cui lottano gli intellettuali anticapitalisti. Molti di questi intellettuali, altamente istruiti, semplicemente non sopportano di vedere le masse di persone ricompensare riccamente e apprezzare gli imprenditori che soddisfano i loro bisogni e desideri, mentre al contrario, danno relativamente poco valore alle filosofie astratte e alle ideologie accademiche di questi intellettuali. I miliardari (a meno che non si nutrano di sussidi governativi) sono in realtà dei ‘benefattori’ per la società, e meritano la nostra stima e gratitudine, non la nostra ostilità.

L’animosità anti-ricchi deriva da una grossolana ignoranza economica, come la persistente credenza nel dogma formulato da Montaigne nel XVI secolo, che affermava falsamente che il guadagno di un uomo è la perdita di un altro. Più di due secoli di storia del capitalismo hanno dimostrato l’erroneità di tale assurda affermazione.

4. Senso di colpa del profitto

Infatti, come anche Karl Marx capì, il capitalismo eccelle nel produrre ricchezza, eppure Marx e i suoi seguaci oggi denigrano il processo di creazione del profitto, che ha reso possibile l’attuale ricchezza senza precedenti, per un numero senza precedenti di persone.

È tragico che così tanti americani non capiscano due aspetti cruciali del profitto. Primo: i profitti sono nuova ricchezza; l’unico modo per una società di diventare più ricca è attraverso la produzione di valore aggiunto, valore che è segnalato dai profitti. Secondo: gli imprenditori in un sistema capitalista competono per soddisfare al meglio i desideri della gente, mentre le imprese nei sistemi socialisti devono produrre ciò che i loro governanti politici, l’élite della società socialista, comandano. Ovviamente, le persone staranno meglio quando la produzione è orientata verso le loro preferenze, piuttosto che verso i dettami dei piani del governo.

5. Senso di colpa per la prosperità

Un valore centrale dell’ambientalismo di oggi è la convinzione misantropica e incredibilmente sbagliata che la prosperità umana sia un male che renderà la Terra inabitabile. Questi ideologi ignorano la “curva di Kuznets” ambientale. Il loro è un mito totalizzante che sostiene che più le persone diventano prospere, più l’ambiente viene inquinato.

Tuttavia, il modo in cui il mondo funziona veramente è che, dopo un aumento iniziale dell’inquinamento, quando le società povere escono dagli standard di vita di sussistenza, la crescente ricchezza di queste società permette loro di dirigere ricchezza e sforzi alla causa della protezione ambientale. Il risultato felice è che i Paesi economicamente avanzati inquinano meno dei Paesi in via di sviluppo.

Purtroppo i verdi sono così fanatici nella loro convinzione che l’umanità sia il male, che rimangono volontariamente ciechi di fronte a due grandi benedizioni ambientali che sono venute alla generazione attuale. La prima mostra che le temperature si sono modestamente alzate al di sopra della tristemente fredda Piccola Era Glaciale, rendendo la vita più sicura; la seconda che l’arricchimento di CO2 nell’atmosfera terrestre nell’ultimo secolo ha prodotto un enorme inverdimento del pianeta. Dovremmo festeggiare, non piangere, ma i funerei colpevolisti vogliono che piangiamo.

Condanna

Quindi, ecco il risultato di tutti i sensi di colpa che la sinistra americana propina. Nella morsa delle loro convinzioni, della loro fede fanatica e indiscutibile nella colpa del popolo americano per le «offese» sopra elencate, la sinistra condanna tutti coloro che osano dissentire dal loro ‘catechismo’. I dissidenti sono, ipso facto, persone cattive, quindi meritano di soffrire ed essere puniti per i loro peccati.

Non ci sono sfumature nel pensiero della sinistra, non ci sono attenuanti, non c’è senso del contesto; per loro, chi non è di sinistra ha torto, punto e basta. Di conseguenza, gli Stati Uniti non hanno (secondo loro) nessun merito per il notevole progresso che hanno raggiunto e continuano a generare. Il Paese deve invece sentirsi colpevole perché non ha ancora realizzato pienamente gli ideali (della sinistra). Come ho scritto prima, per la sinistra, il perfetto è diventato il nemico mortale del bene.

Se, a proposito, qualcuno abbia qualcosa da ridire sulla mia caratterizzazione degli uomini di sinistra come «fanatici», direi che «messianici» sarebbe un aggettivo ancora migliore. Pensate al senatore Edward Markey (Democratico del Massachusetts) che, quando ha svelato il grande piano economico centrale socialista conosciuto come ‘Green New Deal’, ha descritto la proposta come «una missione per salvare tutto il creato». Tutto il creato?! Se questo non è messianico, allora niente lo è.

Fate attenzione a quanto spesso la sinistra usi il linguaggio religioso della salvezza: non di rado, quando promuovono la loro visione, affermano che le loro politiche sono necessarie per «salvarci» e, tragicamente spesso, per salvarci da problemi immaginari come la ricchezza, il successo, un mondo più verde, ecc.

Questo zelo messianico si è rappreso in un odio per i conservatori, i libertari, i repubblicani, letteralmente qualsiasi americano che dissenta dall’agenda di sinistra. La sinistra è diventata un movimento leninista, abbracciando l’odio per i propri avversari politici con tutto il fervore che Lenin aveva e promuoveva.

Punizione totalitaria

L’odio che la sinistra prova verso i suoi oppositori politici si manifesta nei suoi tentativi sempre più aggressivi di cancellare, distruggere e schiacciare gli oppositori, eliminandoli e mettendoli a tacere. Si vede nel loro palese sforzo di aggirare la democrazia ricorrendo a macchinazioni come la statalizzazione di Washington, il riempimento della Corte Suprema [con il numero di membri a loro favorevole, ndt], il dettare regole elettorali agli Stati, il far passare una legislazione che non dà nessun spazio né opzioni di scelta all’opposizione, ecc.

La sinistra sotto l’inebriante influenza di quelli che ho chiamato «i tre meta-errori» del progressismo (la fede nella competenza del governo, la fiducia nella forza di volontà umana e la tirannia delle buone intenzioni) si sente perfettamente giustificata ad arrogarsi poteri totalitari. Possono chiamarlo «socialismo democratico», ma è tutt’altro che democratico.

Come Marx, Lenin e altri rivoluzionari socialisti del passato, la sinistra di oggi crede che il fine giustifichi i mezzi. Sembra che si siano convinti che imponendo un piano centralizzato e radicale al popolo americano, il risultato sarà un futuro luminoso e utopico.

Non abbiate paura però se volete trovare l’utopia che la sinistra desidera, andate a Washington, D.C., prendete la strada che va tutta a sinistra tra la fattoria degli unicorni e Atlantide… e la vedrete!…Nessun piano sociale radicale animato dall’odio per le persone e basato su mutilazioni della verità potrà mai benedire e beneficare la razza umana. Se. volete invece vedere questa utopia in bianco e nero date allora un’occhiata a  Il libro nero del comunismo; il comunismo è la fine della strada che Marx ha detto iniziare con la democrazia e passare attraverso il socialismo.

La razza umana ha già sofferto abbastanza per il virus socialista e comunista. Sostenere il socialismo oggi, può essere spiegato solo con un rifiuto della ragione e un’adesione ad una ‘fede’ secolare che eleva la speranza al di sopra dell’esperienza. I fanatici aderenti a questo dogma quasi-religioso, avendo giudicato la società americana colpevole di peccati cardinali, la hanno condannata a un inferno imposto dallo Stato, che sta diventando sempre più totalitario di giorno in giorno.

La buona notizia è che gli americani non sono colpevoli dei peccati di cui la sinistra li ha accusati. Non c’è, quindi, nessuna giustificazione per la condanna e nessun bisogno dell’agenda totalitaria che la sinistra sta spingendo. Come è sempre stato l’America e gli americani fioriranno se rimarranno liberi da piani e controlli governativi dittatoriali.

 

Mark Hendrickson, un economista, si è recentemente ritirato dalla facoltà del Grove City College, dove rimane un  collaboratore per la politica economica e sociale presso l’Istituto per la Fede e la Libertà.

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

 

Articolo in inglese   Guilt, Condemnation, and Totalitarian Punishment

 
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