Pazzia o sanità mentale? A volte è del tutto soggettivo

Nella prima scena di Hitchcock Loves Bikinis una giovane mamma gioca felicemente con il suo bambino. Segue un primo piano dello scomparso Alfred Hitchcock che sorride. È chiaro che è un uomo il cui cuore è stato riscaldato da questo dolce scorcio di amore materno.

Nella scena successiva, vediamo una donna in bikini che prende il sole, seguita dalla stessa inquadratura di Hitchcock che sorride. Invece di una benigna figura di nonno, questa volta vediamo un vecchio libidinoso. La morale della storia è semplice: quando si tratta di capire il comportamento umano, il contesto è tutto.

Consideriamo, ad esempio, un certo signor M che diverse volte al mese ha delle visioni che sostiene gli vengano inviate direttamente da Dio. Questi messaggi sacri contengono raccomandazioni su come le persone dovrebbero vivere la loro vita. Il signor M si sente in dovere di trasmettere questi consigli a chiunque voglia ascoltarli. Il suo linguaggio è normalmente comprensibile, ma di tanto in tanto produce uno strano balbettio che sostiene essere la voce di uno spirito sacro che periodicamente occupa il suo corpo. Può capire quando lo spirito se ne va perché, esaurito il suo lavoro celeste, il signor M sviene all’istante.

Il comportamento del signor M è anormale? È malato di mente? Non esistono risposte semplici a queste domande. Comportamento anormale e malattia mentale sono termini ampiamente utilizzati, ma non hanno una definizione universalmente accettata. Lo stesso comportamento può essere giudicato normale in alcuni momenti e anormale in altri, a seconda di chi lo giudica e delle circostanze in cui si verifica.

Le visioni, i balbettii e gli svenimenti del signor M sono comuni tra i pentecostali e i carismatici che ‘parlano in lingue’ e cadono in trance. I partecipanti a uno dei loro incontri di preghiera non considererebbero il signor M malato di mente. Potrebbero vedere il suo comportamento come esemplare.

Al contrario, le visioni e i balbettii del signor M sarebbero considerati estremamente strani se si verificassero in un cinema, in una riunione di lavoro o in un ristorante. Ancora una volta, il contesto è tutto.

Come disse il defunto psichiatra Thomas Szasz: «Se parli con Dio, stai pregando. Se Dio parla con te, hai la schizofrenia».

Per i professionisti che lavorano nel campo della salute mentale, l’esistenza della malattia mentale appare evidente e la controversia che circonda il termine sembra sconcertante.

Ma c’è una differenza cruciale tra le malattie psicologiche e quelle fisiche. Le malattie mentali dipendono dal contesto, mentre quelle fisiche no. Una persona con tosse, una radiografia toracica torbida e un’infezione batterica ha la polmonite. Il contesto sociale è irrilevante.

Si potrebbe sostenere che la malattia mentale è quasi sempre definita in relazione alle norme sociali.

Si provi a immaginare una riunione di medici che votano per dichiarare che il diabete non è più una malattia. Sarebbe ridicolo. Nel campo della salute mentale, invece, le vecchie diagnosi vengono spesso riviste e ne vengono continuamente inventate di nuove.

Per fare un esempio recente, nel 2022 l’Associazione Psichiatrica Americana (Apa) ha deciso che il lutto prolungato dopo la morte di una persona cara è una malattia mentale che i medici possono trattare (ovviamente a pagamento).

Si potrebbe pensare che l’Apa di oggi sia attenta all’importanza del contesto. Purtroppo non è così. La nuova malattia del lutto è concepita come priva di contesto, identica per tutte le culture, i generi, le fasce d’età e le nazionalità.

Il dolore si esprime in diversi modi e tempi diversi per ogni persona cultura o Paese. (GoranH/Pixabay)

In The Myth of Mental Illness [Il mito della malattia mentale, ndt], pubblicato 50 anni fa, Thomas Szasz metteva in guardia dal creare malattie a partire dalle fatiche della vita: «Classificare pensieri, sentimenti e comportamenti come malattie è un errore logico e semantico», scriveva.

Il dolore non è come il diabete o la polmonite: è una normale risposta umana alla perdita. Non esiste ‘un modo giusto di elaborare il lutto. Le società differiscono in modo significativo in ciò che considerano normale. Alcune si impegnano in brevi periodi di lutto formale, altre lo fanno per periodi più lunghi. La Regina Vittoria pianse Alberto per il resto della sua vita.

I critici della psichiatria ritengono che la creazione di nuove malattie mentali, come il lutto prolungato, sia una decisione commerciale volta a produrre più pazienti da trattare per i medici. Hanno ragione ad essere sospettosi. In effetti, tutti noi perdiamo una persona cara a un certo punto della nostra vita, quindi siamo tutti potenziali pazienti.

Altri critici sottolineano che i criteri diagnostici per il disturbo da lutto non includono quanto tempo deve durare il lutto per essere considerato «prolungato». I medici potrebbero suggerire un «trattamento» già entro poche settimane dalla morte di una persona cara.

Il lutto è una risposta normale e sana alla perdita. Chiamarlo malattia potrebbe convincere persone, che in realtà stanno benissimo, di non essere in grado di controllare la propria vita. Intervenire nel processo di elaborazione del lutto può impedire alle persone in lutto di imparare ad adattarsi alle avversità.

Un punto è chiarissimo: la storia, la cultura, il governo, le norme sociali, i sistemi politici, l’economia e le dinamiche familiari plasmano le nostre vite e determinano il nostro comportamento. Prima di cercare di aiutare gli esseri umani in difficoltà, dobbiamo prestare particolare attenzione a comprendere le loro circostanze specifiche: una taglia non va bene per tutti. Il contesto è tutto.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni di The Epoch Times.

Articolo in inglese    Abnormal Behavior or Mental Illness? Context Is Everything

 
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