Omicron sta distruggendo l’economia cinese (ma non è tutta colpa del virus)

Di Antonio Graceffo

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha una politica «zero Covid», ma i casi sono stati ben al di sopra dello zero dalla diffusione della variante Omicron. Il virus è infatti in espansione, nonostante almeno il 75% della popolazione sia completamente vaccinata. Anche la terza dose di vaccino Sinovac sembra essere inefficace contro Omicron. Di conseguenza, la Cina è pronta per un terzo anno di lockdown e restrizioni, che stanno paralizzando l’economia.

Negli ultimi mesi Pechino ha aumentato i controlli sociali. Nella città di Xi’an, 13 milioni di residenti sono in isolamento e il 28 dicembre sono stati segnalati 810 casi sintomatici locali di Covid-19. Nella Mongolia interna, quasi 10.000 turisti sono rimasti bloccati a causa di alcune decine di casi. Circa 33 mila 863 persone sono state rinchiuse nella Disneyland di Shanghai perché una persona è risultata positiva al Covid. Due treni ad alta velocità diretti a Pechino sono stati arrestati quando è stato scoperto che due membri dell’equipaggio erano stati nelle immediate vicinanze di una persona infetta e centinaia di passeggeri sono stati costretti a una quarantena centralizzata. Una città nella provincia di Jiangxi ha inoltre spento i semafori per dissuadere le persone dalla guida, dopo che un solo caso è stato scoperto.

Anche gli animali domestici ne hanno sofferto. Nella Mongolia interna, gli operatori per la prevenzione del Covid hanno ucciso gli animali domestici delle persone in quarantena, dopo aver disinfettato le loro case. Nelle città di Chengdu, Harbin e Wuxi, le autorità sono entrate nelle case dei messi in quarantena al solo scopo di giustiziare i loro animali domestici.

Le città sono ancora bloccate, con posti di blocco della polizia, chiusura delle scuole, treni cancellati e milioni di test Covid in corso. I funzionari locali, del resto, rischiano la punizione se vengono trovati casi nella loro zona. Di conseguenza, molti hanno adottato un approccio duro per combattere la malattia. Heihe, una città nel nord della Cina, ha dichiarato una «guerra popolare», offrendo ricompense fino a 13 mila 730 euro per i residenti che informano su coloro che violano le restrizioni.

Le farmacie che vendono medicinali per ridurre la febbre sono tenute a registrare i nomi degli acquirenti in un database di monitoraggio dei virus, altrimenti rischiano di perdere la licenza. I cittadini che risultano positivi e poi non si presentano a una clinica per la febbre possono essere perseguiti.

Le autorità cinesi non stanno solo mettendo in quarantena le persone che sono state in contatto diretto con una persona infetta, ma anche i loro contatti secondari. Le nuove regole di tracciamento si estendono anche alle persone che si trovavano nelle vicinanze di una persona infetta. Vengono infatti utilizzate delle app per telefoni cellulari per testare e mettere in quarantena le persone che sono passate in delle aree di potenziale infezione. A Chengdu, 82 mila persone sono state sottoposte a test perché i loro telefoni cellulari erano stati a meno di 800 metri da un caso sospetto, per un periodo di 10 minuti o più.

I tentativi falliti di Pechino di eliminare il virus dovrebbero essere la prova, dopo due anni, che la gestione, piuttosto che l’eradicazione del virus, è la strategia più realistica. Paesi come Australia e Singapore hanno rinunciato alle politiche «zero Covid», rendendosi conto che non potevano rimanere in lockdown per sempre. La Cina, tuttavia continua con chiusure periodiche e ripetute interruzioni dell’economia. Il Paese si sta anche chiudendo al mondo, limitando il turismo e le spedizioni di merci.

Un volo della Delta Air Lines è stato costretto a fare inversione di marcia, a metà strada tra Seattle e Shanghai, perché le regole del Covid erano cambiate in Cina. Ciò ha causato il caos quando l’aereo è atterrato negli Stati Uniti, poiché alcuni passeggeri avevano visti e test Covid scaduti e teoricamente non potevano rientrare negli Stati Uniti. Pechino ha deciso di mantenere gli arrivi di voli internazionali al 2,2% dei livelli pre-Covid e i nuovi arrivati devono essere messi in quarantena per 14 giorni. Anche i cittadini cinesi che tornano, devono completare una montagna di documenti e sottoporsi a più test Covid. Per quanto riguarda il turismo in uscita, il governo ha quasi completamente smesso di rilasciare nuovi passaporti.

I costi dello «zero Covid» in Cina sono stati astronomici. Le frontiere sono state effettivamente chiuse da quasi due anni. Paesi come la Mongolia e il Kazakistan, che commerciano molto con la Cina, hanno sofferto. Nel 2019, la Mongolia dipendeva dalla Cina per il 33 percento delle sue importazioni, l’89,1 percento delle sue esportazioni e il 64,4 percento del suo commercio totale. Nel 2020, quando il confine è stato chiuso, le esportazioni della Mongolia verso la Cina sono diminuite al 68 percento, mentre le importazioni sono rimaste al 35,2 percento. E questo perché le esportazioni di minerali sono diminuite di circa il 30% rispetto allo stesso periodo del 2019. In Kazakistan, le persone stanno subendo perdite economiche sia nel settore delle esportazioni che in quello delle importazioni, mentre decine di migliaia di container vuoti rimangono al confine. La Cina ha periodicamente chiuso i porti marittimi a causa di un singolo caso, provocando il caos nell’approvvigionamento della catena globale.

Il leader cinese Xi Jinping stava già conducendo una repressione tecnologica, mentre il Paese stava affrontando una crisi immobiliare. Le nuove costruzioni in luoghi come Zhejiang, che sono stati sottoposti a ripetuti lockdown, hanno rallentato. Nel frattempo, i prezzi delle case sono in costante calo a causa di un’economia stagnante.

La crescita del commercio al dettaglio sta rallentando, al di sotto delle proiezioni di Pechino. La disoccupazione è alta, al 5%, senza contare i milioni di lavoratori migranti che potrebbero aver perso il lavoro nelle fabbriche. Gli analisti si aspettano che l’economia debole continui questa tendenza nel nuovo anno, in particolare se il Pcc poterà ancora avanti la politica «zero Covid». Per attutire il colpo, la Banca popolare cinese ha in programma di rilasciare 188 miliardi dollari di liquidità per il sistema bancario. Ciò aumenterà il debito della Cina, che già supera il 300 per cento del Pil.

Nel 2019, il turismo ha rappresentato quasi il 12% del Pil totale della Cina. Il solo turismo interno era da 829 miliardi di euro, un settore che forniva il sostentamento a circa 30 milioni di persone. Nel 2020, il turismo è diminuito di circa il 60 percento; e con continue restrizioni, non ci si aspetta che si riprenderà nel 2022.

Nonostante la strategia «zero Covid», il Pcc prevede di andare avanti con le Olimpiadi invernali. Le autorità centrali hanno chiesto alle amministrazioni cittadine di costruire strutture di quarantena di massa per migliaia di arrivi all’estero. Ma è improbabile che il regime di quarantena e test ispiri un rilancio del turismo.

 

Antonio Graceffo, Ph.D., ha trascorso oltre 20 anni in Asia. Si è laureato all’Università dello Sport di Shanghai e ha conseguito un China-Mba presso l’Universitò Jiaotong di Shanghai. Antonio lavora come professore di economia e analista economico cinese, scrivendo per vari media internazionali. Alcuni dei suoi libri sulla Cina includono «Beyond the Belt and Road: China’s Global Economic Expansion» e «A Short Course on the Chinese Economy».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Omicron Wrecking China’s Economy

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