L’elettorato europeo si sta spostando sulla guerra Russia-Ucraina

Di Patricia Adams & Lawrence Solomon

La stampa e la classe politica in Occidente sono quasi unanimi nel demonizzare la Russia e nell’abbracciare l’Ucraina, ma gran parte dell’elettorato europeo non è del tutto d’accordo.

Alle elezioni nazionali ungheresi all’inizio di questo mese, il partito Fidesz di Viktor Orbán, amico della Russia, ha schiacciato i suoi oppositori, conquistando due terzi dei seggi e vincendo per il quarto mandato consecutivo. La valanga ha colto tutti di sorpresa, dato che sei partiti di opposizione si erano uniti in gran parte sul tema dell’invasione russa dell’Ucraina e sul rifiuto di Orbán di prendere una linea dura contro Putin. Nel suo discorso di vittoria Orbán declamava la sconfitta della «forza schiacciante» schierata contro di lui, che includeva «l’ala sinistra in casa», «l’ala sinistra internazionale», «i burocrati di Bruxelles», «l’impero Soros con tutti i suoi soldi» e, non ultimo, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy.

In Serbia, anche il Partito progressista serbo filorusso di destra di Aleksandar Vucic ha vinto la rielezione con una valanga di voti all’inizio di questo mese, sebbene con una sorpresa minore. Tuttavia, in questo caso anche la maggior parte degli oppositori di Vucic sono filo-russi, così come la popolazione generale. In un sondaggio del 2021, l’83% dei serbi ha definito la Russia un «amico» e almeno una decina di città serbe hanno assegnato a Putin la cittadinanza onoraria.

In Francia, Emmanuel Macron e la rivale Marine Le Pen non erano d’accordo su quasi nulla. L’eccezione principale: la loro storica considerazione per Putin e il loro desiderio di portare la Russia nell’ovile europeo.

Macron ha preparato il tappeto rosso per Putin due settimane dopo aver prestato giuramento come presidente della Francia nel 2017, e da allora lo ha incontrato decine di volte, ed ha a lungo sostenuto che la Francia e «questa grande potenza che è la Russia» dovrebbero costruire insieme «una nuova architettura di sicurezza per la nostra Europa». Le Pen, ammiratrice imperturbabile di Putin, aveva approvato la visione di Macron per la Russia come potenza europea, concordando sull’importanza della Russia per la Francia e l’Ue per motivi di sicurezza.

«Immaginate che non facciamo nulla per impedire una situazione in cui il Paese più grande del mondo si unisce al Paese con la popolazione più numerosa», aveva affermato  in un’intervista alla stazione radio France Bleu. «Se consentiremo al più grande produttore mondiale di materie prime, la Russia, di unirsi alla più grande ‘fabbrica’ del pianeta, la Cina, forse lasceremo che diventino la forza militare numero uno al mondo. Penso che questo sia un grosso pericolo. Pertanto, è necessario utilizzare misure diplomatiche, quando la guerra sarà finita, quando verrà firmato l’accordo di pace, per evitare questa unificazione, che può diventare una minaccia per noi nel 21° secolo».

Macron e Le Pen non sono certo anomali nel loro abbraccio a Putin. Gli altri contendenti francesi di alto profilo per la presidenza – da quello di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon, all’estrema destra di Éric Zemmour e a Valérie Pécresse, la prima donna a guidare il tradizionale partito di centro-destra francese Les Républicains – sono tutti ancora più cordiali nei confronti di Putin rispetto a quanto lo sia Macron.

Anche se il pubblico in Europa generalmente demonizza Putin e simpatizza con l’Ucraina, capisce al contempo che i propri interessi sono legati alla Russia. Alla domanda se fossero favorevoli a sanzioni più forti contro la Russia qualora avessero portato a bollette o tasse più elevate, solo il 24% dei francesi, il 29% degli italiani e il 38% dei tedeschi hanno concordato, secondo un sondaggio YouGov (pdf). In tutti questi Paesi, oltre l’80 per cento ha espresso una preoccupazione generale per la guerra. Quando è stato chiesto più chiaramente se pensassero che il loro stesso Paese sarebbe stato trascinato in guerra, il 41% dei tedeschi, il 51% degli italiani e il 52% degli inglesi hanno risposto di sì.

Più a lungo va avanti la guerra, maggiore è il rischio di un’escalation militare, maggiori saranno i costi economici per gli europei, le cui bollette di cibo e carburante sono già aumentate vertiginosamente. E tanto meno gli europei vorranno sopportare le conseguenze della guerra russo-ucraina. I cechi hanno già raggiunto un punto critico: la maggior parte di loro vuole limitare il numero di rifugiati che il Paese ammette e interrompere gli aiuti dopo pochi mesi.

Molti americani vogliono una lunga guerra per sanguinare la Russia. Il presidente ucraino Zelenskyy, che afferma di poter combattere i russi per 10 anni, sembra disposto a obbedire, nonostante il costo per il suo Paese: il Pil dell’Ucraina si sta dimezzando, secondo la Banca mondiale. Quando gli europei esitano di fronte ai crescenti danni collaterali che stanno subendo e smettono di prolungare la guerra con armi e denaro, la guerra può finire e può iniziare il compito di riparare le loro relazioni con la Russia.

 

Patricia Adams è un’economista e presidente della Energy Probe Research Foundation e di Probe International, un think tank indipendente. È editrice dei servizi di notizie su Internet Three Gorges Probe e Odious Debts Online e autrice o curatrice di numerosi libri. I suoi libri e articoli sono stati tradotti in cinese, spagnolo, bengalese, giapponese e indonesiano. Può essere contattata a patriciaadams@probeinternational.org.

Lawrence Solomon è editorialista di Epoch Times, autore e direttore esecutivo del Consumer Policy Institute di Toronto.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Europe’s Electorate Is Shifting on the Russia-Ukraine War

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