Le vere ragioni del dietrofront nordcoreano

In quello che è un chiaro dietrofront rispetto alla Dichiarazione di Panmunjom del 27 aprile, la Corea del Nord si è tirata fuori dall’incontro programmato con Seul che avrebbe avuto come oggetto la demilitarizzazione e la fine della guerra. La ragione ufficiale sarebbero le esercitazioni militari tra Usa e Corea del Sud, valutate come una provocazione. Ma il Sud, riporta l’agenzia Yonhap, sarebbe al lavoro per cercare di capire la vera motivazione della svolta.

L’agenzia giornalistica di Stato nordcoreana Kcna ha criticato energicamente le esercitazioni aeree ‘Max Thunder’, che hanno coinvolto l’uso dei caccia stealth e dei bombardieri B-52 americani. Per il ministero della Difesa sudcoreano l’esercitazione ha lo scopo di «migliorare la capacità dei piloti» e non di attaccare altri Paesi. Di conseguenza, continuerà nei prossimi giorni come previsto.

Questo voltafaccia nordcoreano crea incertezze sul prossimo vertice tra Kim Jong Un e Donald Trump, che dovrebbe tenersi il 12 giugno a Singapore: «Gli Stati Uniti – afferma l’agenzia nordcoreana Kcna – dovranno prendere decisioni molto attente, per quanto riguarda il destino del prossimo vertice tra Corea del Nord e Usa, alla luce di questo putiferio militare provocatorio, creato insieme alle autorità sudcoreane».

Ma la reazione della Corea del Nord, apparentemente comprensibile, contraddice la posizione tenuta da Kim nei precedenti colloqui. Il capo della Sicurezza Nazionale sudcoreana, Chung Eui-yong, assicurava infatti già a marzo, che il leader nordcoreano non aveva posto veti al proseguimento delle esercitazioni militari di routine tra Corea del Sud e Stati Uniti.

Questa concessione nordcoreana era stata espressa solo a parole, durante i colloqui, e non era stata confermata da decisioni ufficiali, ma in Occidente era vista come un forte segnale positivo. Anche Heather Nauert, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ha confermato in conferenza stampa che «Kim Jong Un aveva assicurato di comprendere la necessità e l’utilità della continuazione delle esercitazioni congiunte tra Stati Uniti e Repubblica di Corea».
«Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione da quel governo o dal governo della Corea del Sud che indicasse che non avremmo dovuto continuare queste esercitazioni o che non avremmo dovuto continuare a pianificare l’incontro del prossimo mese tra il presidente Trump e Kim Jong Un».

COLPA DEI ‘FALCHI’ NEL REGIME NORDCOREANO?

L’incontro annullato tra le Coree si sarebbe tenuto il 16 maggio tra i ministri dei due Paesi, e avrebbe avuto lo scopo di tradurre in pratica le promesse derivanti dai colloqui del precedente vertice, che hanno anche portato alla scelta di mettere formalmente fine alla Guerra di Corea (combattuta dal 1950 al 1953 ma mai conclusa ufficialmente) e di arrivare alla «completa denuclearizzazione».

«Gli Usa – afferma la stampa di regime nordcoreana – dovrebbero sforzarsi di creare un’atmosfera di mutuo rispetto e mutua fiducia prima dell’incontro, evitando di ricorrere a una stupida farsa che potrebbe invertire questa buona tendenza, creata con tanto sforzo».

Domenica, il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato che gli Stati Uniti sono disposti a rimuovere le sanzioni sulla Corea del Nord in cambio dello smantellamento completo del programma nucleare nordcoreano. Secondo Pompeo, la fine delle sanzioni renderebbe il Nord tanto prospero da raggiungere il livello del Sud.

Da parte sua, la Corea del Nord ha garantito che avrebbe smantellato il sito per i test nucleari tra il 23 e il 25 maggio. Ma Pyongyang si aspettava da Washington delle concessioni immediate in risposta alle proprie: secondo Joshua Pollack, dell’Istituto Middlebury per gli Studi Internazionali, la Corea del Nord si è mostrata irritata dal fatto che gli Stati Uniti non abbiano dato segno di voler rimuovere le sanzioni già adesso, alla luce delle concessioni di Kim. «I nordcoreani – spiega – vogliono vedere un cambiamento di tono dagli Usa e, almeno al momento, non lo stanno vedendo».

Secondo un articolo di Chosun Ilbo, è possibile che dei ‘falchi’ nel regime nordcoreano stiano cercando di minare il negoziato, che vedono come una minaccia per la dinastia Kim e il regime. A sostegno di questo, la stampa sudcoreana ha citato un editoriale del quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, che il 14 maggio, in prima pagina, implorava i lettori di continuare la cosiddetta lotta rivoluzionaria e di non cercare aiuto esterno: «Nel mondo d’oggi, non c’è niente di più sciocco del cercare di ottenere la prosperità dipendendo dall’aiuto degli altri». L’editoriale si riferisce con ogni probabilità alla promessa di aiuti economici da parte degli Stati Uniti, in cambio della denuclearizzazione: promessa che Kim ha riportato al popolo nordcoreano in diversi discorsi pubblici.

 

Articolo in inglese: Official: South Korea Working to Determine ‘True’ Reason for Cancelled Inter-Korean Dialogue

Traduzione di Vincenzo Cassano

 
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