Le falsità sul cambiamento climatico

Secondo molti politici, burocrati e attivisti, il riscaldamento globale causerà fenomeni atmosferici estremi più frequentemente. Eppure sia il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) che il Gruppo Nongovernativo Internazionale sul Cambiamento Climatico (Nipcc) dell’Onu hanno detto tutto l’opposto.

Nel 2012 l’Ipcc ha affermato che non è stata dimostrata alcuna relazione tra riscaldamento globale e incendi, pioggie, tempeste, uragani e altri eventi metereologici estremi. Nel loro ultimo studio (2013) gli scienziati dell’Ipcc hanno concluso di avere «scarsa fiducia» sul fatto che «ci saranno aumenti dei danni causati da siccità o da cicloni tropicali» come risultato del riscaldamento globale.

Hoesung Lee (R), the new president of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), speaks to French environmentalist Nicolas Hulot as he leaves the Elysee Presidential Palace in Paris on Oct. 15, 2015, after a meeting with French President François Hollande. (Eric Feferberg/AFP/Getty Images)

Hosung Lee (D), il nuovo presidente del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Ipcc) con l’ambientalista francese Nicolas Hulot all’Eliseo di Parigi il 15 ottobre 2015, dopo aver incontrato il presidente François Hollande. (Eric Feferberg/AFP/Getty Images)

Il rapporto del 2013 del Nipcc è arrivato alla stessa conclusione: «In nessun caso è stata riconosciuta una relazione tra l’aumento delle temperature negli ultimi 100 anni e l’aumento di uno di questi eventi estremi».

Il rapporto Summary for Policymakers parla della siccità in questo modo: «Le osservazioni in tutto il pianeta dimostrano che le piogge non sono diventate più estreme o irregolari in risposta al riscaldamento globale. Nella maggior parte dei casi, le peggiori siccità nella storia metereologica nota, sono state molto meno gravi delle siccità verificatesi periodicamente durante tempi molto più freddi».

Che non ci sia alcuna tendenza verso condizioni più estreme è chiaramente visibile nei dati. Il Centro Nazionale per i Dati sul Clima (Ncdc) statunitense raccoglie i dati statali su temperature massime e minime, precipitazioni, caduta di neve e profondità della neve, e a volte caratteristiche della grandine, per ognuno dei 50 Stati. I dati del Ncdc rivelano che nel 2015 non vi è stato alcun caso di meteo estremo negli Usa. Solo uno nel 2014, uno nel 2013, uno nel 2012 e quattro nel 2011. Di gran lunga la maggior parte degli eventi estremi si sono verificati ben prima del riscaldamento avvenuto nel 20° secolo. Per esempio, i dati sul meteo estremo nello Stato di New York sono concentrati nel secolo scorso, senza alcun aumento recente. Ecco i dati:

Temperatura massima: 42,2 gradi nel 1926

Temperatura minima: -46,6 gradi nel 1979

Precipitazione massima in 24 ore: 34,5 cm nel 2014

Quantità massima di neve caduta: 124,5 cm nel 1900

Massima profondità della neve: 302,3 cm nel 1943

Gli scienziati ritengono che il riscaldamento globale porti a una minore frequenza – e non a una maggiore frequenza – dei fenomeni estremi.

Il confine tra l’aria fredda polare e l’aria tropicale più calda segna la posizione del fronte polare. Le tempeste estreme con bore invernali e forte pioggia in primavera e autunno, compresi i tornadi e le tempeste di neve, si formano lungo quel fronte. Il numero e l’intensità di eventi estremi varia in base alla differenza di temperatura lungo il fronte: un parametro chiamato indice zonale.

NOAA-US-State-Climate-Records

Secondo i modelli climatici cari all’Ipcc, il riscaldamento globale avverrà più rapidamente nelle regioni polari, riducendo così l’indice zonale e riducendo anche gli episodi metereologici estremi.

Come documentato dai dati sul clima, gli eventi metereologici estremi hanno sempre accompagnato il continente americano. Per esempio, il rapporto Red River District Report 1819 del perito ed esploratore britannico Peter Fidler afferma: «I mesi primaverili presentano talvolta tempeste di vento e tuoni persino a marzo; in questi ultimi anni il clima sembra essere cambiato grandemente; l’estate è così tarda, con pochissima pioggia, e persino la neve in inverno è molto più scarsa del solito, e il terreno è secco, visto che per tutta l’estate si è completamente prosciugato…»

Se i governi vogliono davvero aiutare gli agricoltori e coloro che vivono della terra, dovranno prepararsi a una minaccia ben più grande per l’agricoltura: il freddo.

Contrariamente a ciò che si dice in giro, le prove derivanti dall’osservazione di ciò che sta avvenendo nel mondo indicano che siamo in un periodo di raffreddamento, quasi certamente causato da cambiamenti a livello del Sole. Ci si aspetta che questo problema continuerà a minacciare l’agricoltura di pianura. Il Canada, che produce pane per gran parte del mondo, è particolarmente a rischio. Il 50 per cento delle colture di Manitoba (provincia canadese) vengono azzerate completamente da un freddo di -17 gradi. È una tendenza resa ancor più pericolosa dal fatto che i governi, male indirizzati da anni di una scienza corrotta e predeterminata, pianificano solo la lotta al caldo.

Basandosi sulla falsa premessa che ci sia stato un aumento di eventi estremi legati al riscaldamento globale, il presidente Barack Obama vuole rimpiazzare il carbone, che è la fonte energetica più economica e abbondante in America, con carburanti più costosi. Quando il primo sostenitore della libertà nel mondo finisce per rovinarsi da solo in questo modo, la cosa dev’essere presa sul serio da tutte le Nazioni democratiche.

Al posto di sprecare soldi cercando di fermare gli episodi metereologici estremi, i governi dovrebbero lavorare per rendere le società più capaci di affrontare questi inevitabili eventi, sotterrando bene i cavi elettrici e rinforzando gli edifici. Dopotutto, le aziende di Manhattan che non hanno perso le comunicazioni e l’elettricità durante l’uragano Sandy erano quelle con i cavi sotterrati.

Eppure, secondo Climate Policy Initiative, del miliardo di euro che all’incirca viene speso nel mondo ogni giorno per il clima, solo il 7 per cento è impiegato per aiutare le persone ad adattarsi al cambiamento climatico. E questa è la vera crisi climatica che dovrebbe preoccupare i nostri leader.

Il dott. Tim Ball è un consulente sull’ambiente ed ex professore di climatologia all’Università di Winnipeg, a Manitoba. Tom Harris è direttore esecutivo dell’International Climate Science Coalition, con sede ad Ottawa, in Canada. L’Icsc non ha colore politico (i partecipanti provengono da tutti gli ambienti politici), non è sostenuto dai grandi produttori di petrolio e non ci sono lobbisti o ‘imbonitori’ di qualche tipo. Tom Harris non ha mai lavorato come lobbista o PR all’interno di alcuna compagnia o settore.

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

 
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