La precaria vita delle spie che fuggono dai regimi

Le spie che hanno disertato dalla loro posizione vivono in un costante stato di ansia, con il concreto rischio di essere uccise dal governo per il quale un tempo lavoravano.

Dopo l’avvelenamento di Sergei Skripal, agente segreto russo doppiogiochista e di sua figlia Yulia Skripal, uccisi con il gas nervino nel marzo 2018, un altro ex agente proveniente dal Regno Unito ha parlato di simili tentativi di omicidio nei suoi confronti.

Nato nella Lettonia sovietica, Boris Karpichkov è un ex maggiore russo del Kgb, che ha operato come doppio agente negli anni ’80, fornendo informazioni alla Cia prima di fuggire in Gran Bretagna nel 1998 con una gran quantità di segreti.

Da quando è scappato ha temuto per la sua vita e si è sempre preoccupato per la sicurezza della sua famiglia.

Nel 2006, Karpichkov è fuggito in Nuova Zelanda dopo aver saputo di essere in pericolo. Una volta arrivato, ha subito il primo di due attacchi chimici, la stessa settimana in cui un’altra spia russa, Alexander Litvinenko, è stata avvelenata a Londra con del polonio in una tazza di tè: «Ero in strada, un mendicante si avvicina e mi spruzza qualcosa in faccia», ha raccontato Karpichkov in un’intervista al Sunday Mirror. «Ho iniziato ad avere dei giramenti di testa e mi sentivo come se avessi l’influenza. Dopo un paio di mesi avevo perso circa 30 kg e tutti i peli del corpo. Mi sentivo come un cadavere che camminava».

Qualche mese dopo, rientrato in Gran Bretagna ha scoperto sostanze chimiche sul suo tappeto. Si è ammalato di nuovo: «Avevo un sacco di macchie nere sulla pelle».

Nonostante fosse malato, gli esami di laboratorio condotti in Nuova Zelanda e in Inghilterra non hanno portato a identificarne la causa.

Il 12 febbraio, il giorno del suo 59° compleanno, Karpichkov ha ricevuto una chiamata da un amico nel Fsb (il servizio segreto russo noto in precedenza come Kgb). Il suo contatto ha riferito di aver messo gli occhi su di una lista di persone da uccidere, otto nomi in totale, tra i quali vi erano il suo e quello di Sergei Skripal.

«Non la consideravo una cosa seria. Questo tipo di minacce […] non erano niente di nuovo, mi era già accaduto in passato», il commento di Karpichkov al programma TV Good Morning Britain. «Ma sono rimasto scioccato [dall’avvelenamento di Skripal, ndr

«Ho 59 anni. La vedo dura a raggiungere i 60. Non mi importa di me stesso, ma della mia famiglia».

Ex diplomatico cinese: «Hanno cercato di rapirmi per riportami in Cina».

I funzionari governativi cinesi che fuggono dal regime comunista cinese devono anch’essi fronteggiare ritorsioni.

Nel 2005 Chen Yonglin, un ex diplomatico cinese, è finito in prima pagina dopo aver disertato dal consolato di Sidney e aver detto, durante una manifestazione pubblica, che in Australia erano presenti mille spie e informatori al soldo del regime cinese.

Chen Yonglin, ex diplomatico cinese durante una intervista dopo aver ottenuto il visto di protezione internazionale (Youtube/China Uncensored)

Chen, dopo aver abbandonato il consolato con sua moglie e sua figlia, ha spiegato in dettaglio le ragioni delle sue azioni. Ha raccontato che durante i quattro anni di lavoro come diplomatico, aveva avuto il compito di monitorare i dissidenti politici cinesi, compresi i praticanti del Falun Gong, un’antica disciplina di meditazione basata sui principi di ‘verità, compassione e tolleranza’ che era diventata molto popolare in Cina negli anni ‘90, grazie ai miglioramenti fisici e morali che in molti hanno sperimentato praticandola. Questo fino al 20 luglio 1999, quando il Partito Comunista Cinese (PCC) ha dato inizio alla brutale persecuzione dei circa 100 milioni di praticanti del Falun Gong in Cina: il risultato sono stati rapimenti e torture, incarcerazioni illegali e uccisioni.

Nel suo discorso Chen ha parlato del suo compito di monitorare il Falun Gong e di come fosse rimasto impressionato dalla loro sincerità e gentilezza, tanto da iniziare a simpatizzare per loro.

Chen Yonglin intervistato da Chris Chappell (©YouTube Screenshot | China Uncensored)

«Avevo un approccio piuttosto rilassato, quando si trattava di portare avanti le politiche del Pcc contro il Falun Gong», racconta. La politica del Pcc era quella di contrastare attivamente il Falun Gong in ogni campo, e allo stesso tempo di ottenere il sostegno del pubblico. «Facciamo un esempio: ci sono i praticanti del Falun Gong che chiedono di utilizzare un parco per le loro attività. Arriva il consolato cinese e si mette in contatto con chi gestisce i parchi di Sidney per limitare quello che possono fare».

Dopo aver disertato dal consolato, Chen ha scoperto di correre il rischio di essere rapito e riportato in Cina, senza che l’Australia ne venisse a conoscenza. Ha quindi chiesto e ottenuto un visto di protezione internazionale, per proteggere sé stesso e la sua famiglia.

Inoltre le sue fonti in Cina gli hanno riferito che una squadra del Ministero della Sicurezza di Stato cinese aveva la missione di catturarlo. Anche se l’Australia è la sua nuova casa, per Chen il pericolo è sempre presente.

 

Articolo in inglese: Foreign Spies Face Dangerous Life After Defecting, Tell Horrifying Tales of Threats

 
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