La più strana recessione della nostra vita

Di Jeffrey A. Tucker

L’autore dell’articolo, Jeffrey Tucker, è fondatore e presidente del Brownstone Institute . È autore di cinque libri, tra cui ‘Collettivismo di destra: l’altra minaccia alla libertà’.

 

Negli Stati Uniti e sempre più in Europa, le prove della debolezza economica e del declino riempiono i titoli dei giornali giorno dopo giorno, con le principali banche che segnalano guadagni inferiori, i grandi magazzini che si ritrovano con scorte in eccesso, le vendite di case che sono in calo e l’umore dei consumatori che crolla. Nel frattempo, l’inflazione in tutti i settori sta imperversando in una maniera tale da superare ogni altra questione.

Questa recessione inflazionistica, chiamata anche stagflazione, è comunque una strana bestia. La combinazione del calo del potere d’acquisto e del calo della produttività viola non solo ogni modello dalla rivoluzione keynesiana degli anni ’30, ma anche la semplice intuizione. I prezzi più alti dovrebbero segnalare una domanda più alta e/o un’offerta più bassa, non una domanda più bassa e una maggiore offerta.

Quindi sì, questo è strano. Dovremo abituarci. È ciò che accade quando il denaro stesso perde la sua integrità. Lo scopo principale del denaro in primo luogo, l’essenza della sua utilità economica, è fornire uno strumento di misurazione comune per facilitare il commercio e consentire la contabilità. Consente a investitori, produttori e proprietari di capitali di valutare la razionalità economica delle loro azioni.

Quando il denaro esplode e non serve più da guida affidabile alle realtà economiche, ne derivano vari gradi di caos. Ci si può sentire come se si stesse diventando più ricchi quando in realtà si diventa più poveri. Quelli che possono sembrare profitti sono in realtà perdite. Quello che sembra un ambiente pieno di speranza può passare rapidamente nell’altra direzione e diventare disperazione.

Ecco perché l’inflazione provoca tanta paura in ogni settore della vita.

Lo abbiamo appreso negli anni ’70 quando la stagflazione ha gradualmente preso il sopravvento in ondate successive, fino a quando non è stata fermata nel 1981 da due grandi cambiamenti: una politica monetaria più restrittiva e un’enfasi politica su una forte crescita economica. Oggi in America c’è il primo ma non il secondo, cosa che garantisce virtualmente un grave pantano che durerà almeno altri due anni. Il danno economico di questo periodo sarà troppo enorme per essere contemplato.

Ma diamo uno sguardo attento all’anomalia più strana di tutte: la disoccupazione. È storicamente bassa negli Usa in questo momento, al 3,6 percento, che è molto più basso di quanto non sia mai stato durante qualsiasi recessione imminente. In effetti, è più bassa di qualsiasi altro periodo dalla fine della seconda guerra mondiale.

(Dati: Dati economici della Federal Reserve [Fred, ndr], St. Louis Fed; Grafico: Jeffrey A. Tucker)
Eppure tutti sanno che questo non è motivo di speranza: il tasso di partecipazione al lavoro è più o meno com’era 40 anni fa, come se l’intera esperienza di una forza lavoro più inclusiva non fosse mai avvenuta. E attualmente sta calando. Ci sono ragioni sia demografiche che culturali per questo, ma è impossibile capire tutto questo senza fare riferimento agli effetti eclatanti e devastanti dei lockdown.

(Dati: Dati economici della Federal Reserve [Fred, ndr], St. Louis Fed; Grafico: Jeffrey A. Tucker)
In altre parole, il tasso di disoccupazione ufficiale misura solo coloro che attualmente cercano lavoro. Non conta chi non cerca lavoro (o chi lavora in nero). Questo ha senso, in un certo modo. Perché infatti contare tra le masse disoccupate le persone che non cercano nemmeno lavoro? D’altra parte, è un caso di come un numero statisticamente accurato possa creare un’immagine seriamente fuorviante.

Secondo qualsiasi standard, l’economia è malata. E ogni recessione registrata nel 20° secolo è stata caratterizzata da un’elevata disoccupazione. Questo modello è stato così forte da confondere anche gli economisti intelligenti, molti dei quali sono arrivati ​​​​a credere che il problema del lavoro fosse esso stesso una causa, piuttosto che un effetto, della recessione. Hanno spesso cercato di risolvere questo problema con aiuti e programmi di creazione di posti di lavoro: trucchi politici che non hanno mai funzionato.

Oggi non funziona più. Ma indica un problema più grande: la maggior parte di questi set di dati sono eccessivamente aggregati. Il grande numero tratta tutti i «lavoratori» nel loro insieme, senza tener conto dei dati demografici. Il Dipartimento del Lavoro cerca di scomporlo per categorie, ma non in modi particolarmente utili. Possiamo scoprire ogni genere di cose su razza e genere, ma niente sulla questione che terrorizza davvero le persone: quali gruppi di reddito sono oggi più vulnerabili alla precarietà del lavoro.

Solo il 20% circa dei lavoratori statunitensi è in grado di guadagnare più di 100 mila dollari all’anno, ma questi sono i lavori target che ogni singolo laureato desidera. Ironia della sorte, sono desiderati proprio perché tutti sanno che questi sono i lavori che richiedono meno fatica e offrono i maggiori benefici. Sono i lavori Zoom che tutti volevano avere durante il lockdown perché significava alzarsi tardi, indossare il pigiama tutto il giorno e iniziare l’aperitivo a metà pomeriggio.

La vita era bella!

Amici miei, state attenti. Tutto ciò che stiamo vedendo tra le attuali tendenze economiche suggerisce che questi lavori, più di ogni altro, sono vulnerabili all’essere massacrati in tempi economici difficili.

Questo sarebbe l’opposto della recessione del 2008. Allora, la disoccupazione ha raggiunto il picco del 10 per cento. Ma uno sguardo più attento ai numeri ha mostrato qualcosa di incredibile, ovvero che ciò non ha influenzato affatto gli alti redditi: il loro tasso di disoccupazione non è mai andato al di sopra del 3,2%.

Un’analisi dei dati ha rivelato che la disoccupazione di quel periodo ha colpito principalmente i salari delle classi lavoratrici, lasciando intatti i redditi più alti. La disparità di sofferenza economica era la singola caratteristica più importante di quel periodo.

Questa volta, affrontiamo qualcosa di completamente diverso. C’è un’enorme carenza di lavoratori disposti a guadagnare redditi relativamente più bassi, presentarsi in ufficio, guadagnare salari e lavorare effettivamente con le proprie mani, guidare i camion, spostare le scatole e preparare il cibo. C’è, d’altra parte, un’enorme eccedenza di lavoratori che chiedono enormi stipendi per fissare gli schermi, rimanere a casa, spettegolare su Slack e sfruttare i loro generosi pacchetti di benefici nella massima misura possibile.

È molto probabile che questa recessione si farà sentire gravemente sui mercati del lavoro, ma gli effetti non si faranno sentire tra coloro che sono disposti a svolgere un lavoro vero e proprio, rispetto a guadagnare redditi elevati in virtù delle loro credenziali universitarie. Le persone a cui aspetta un brusco risveglio sono quelle che finora hanno immaginato che i loro Cv da soli avrebbero garantito loro una bella vita.

In altre parole, questo sarà un momento di «benvenuto alla realtà» per l’intera classe di persone che hanno superato la risposta alla pandemia «stando a casa e stando al sicuro», mentre si aspettavano che le classi lavoratrici soddisfacessero ogni loro esigenza. Hanno accettato volentieri i loro assegni di aiuto anche se non hanno visto interruzioni nei loro flussi di reddito, mentre escogitavano modi intelligenti per indurre i loro capi a credere di essere produttivi senza fare quasi nulla.

Forse il termine migliore per i nostri tempi è «resa dei conti». Grazie alla massiccia spesa del governo e alla stampa magica, lo Stato amministrativo ha creato un mondo falso in cui la classe superiore ha prosperato per almeno due anni. Alcuni potrebbero dire che questa falsificazione in realtà sia iniziata nel 2008 e sia continuata per l’intero decennio.

Alla fine, l’alba della realtà economica può essere lenta ad arrivare, ma rischia di brillare molto luminosa una volta che sorge. Questa recessione inflazionistica sarà una da ricordare per secoli. E potrebbe essere un raro caso in cui la stessa classe superiore sente più dolore, mentre i lavoratori con abilità reali e il desiderio di produrre troveranno un modo per farcela nonostante ogni ostacolo.

I «lavoratori essenziali» stanno per scoprire quanto siano davvero essenziali.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: The Strangest Recession of Our Lifetimes

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