La Cina emette più gas serra rispetto ai Paesi sviluppati messi insieme

Di Frank Fang

Secondo uno studio pubblicato il 6 maggio dalla società di ricerca Rhodium Group, nel 2019 la Cina avrebbe emesso più gas serra (Ghg) rispetto agli Stati Uniti e a tutti gli altri Paesi sviluppati messi insieme.

Lo studio ha rilevato che la Cina da sola è responsabile di oltre il 27% delle emissioni globali totali, con gli Stati Uniti che sono al secondo posto all’11%. L’India si è classificata al terzo posto con il 6,6%, seguita dal blocco di 27 Paesi dell’Unione Europea con il 6,4%.

Nello specifico, le emissioni della Cina hanno raggiunto quasi 14,1 gigatonnellate di diossido di carbonio equivalente nel 2019: più del triplo dei livelli del 1990 e un aumento del 25% nell’ultimo decennio. Le emissioni globali nel 2019 hanno invece superato le 52 gigatonnellate.

Inoltre, secondo lo studio, le emissioni pro capite della Cina hanno raggiunto le 10,1 tonnellate nel 2019, un aumento di quasi tre volte negli ultimi due decenni. La cifra era leggermente inferiore alla media di 10,5 tonnellate pro capite riscontrata nelle 37 nazioni che compongono l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

«Sebbene i dati globali finali per il 2020 non siano ancora disponibili, prevediamo che le emissioni pro capite della Cina abbiano superato la media Ocse nel 2020, poiché le emissioni nette di Ghg della Cina sono aumentate dell’1,7% mentre quelle di quasi tutte le altre nazioni sono diminuite drasticamente sulla scia della pandemia da Covid- 19», afferma lo studio.

La Cina è il più grande produttore e utilizzatore di carbone al mondo: secondo i dati della Ong Global Energy Monitor con sede a San Francisco, a gennaio di quest’anno il Paese contava 1.082 centrali elettriche a carbone in funzione. Inoltre, la Cina sta costruendo altre 92 stazioni e 135 sono in fase di pre-costruzione.

Nel frattempo, Pechino ha anche finanziato progetti fossili nei Paesi che hanno aderito alla «Belt and Road Initiative» (Bri, nota anche come «One Belt, One Road»). E secondo il Council of Foreign Relations, organizzazione senza scopo di lucro con sede a New York, nel 2016 la Cina era coinvolta nella costruzione di 240 centrali a carbone in questi Paesi.

«Gli investimenti in combustibili fossili della Bri renderanno più difficile la lotta al cambiamento climatico», ha concluso l’organizzazione non profit.

Pechino ha limitato i Paesi Bri in un «futuro energetico che consuma carbone», ha riferito l’Afp nel dicembre dello scorso anno, riferendosi a progetti cinesi in corso in Paesi come lo Zimbabwe e il Pakistan.

In risposta allo studio del Rhodium Group, il senatore Rick Scott (R-Fla.) si è rivolto a Twitter: «La Cina comunista è il peggior inquinatore del mondo e non possiamo fidarci che farà qualcosa per cambiare rotta. Affrontare il nostro clima che cambia richiede soluzioni reali, ma non possiamo fingere che accordi sdentati con mega-inquinatori come la Cina comunista faranno qualcosa per far avanzare quel lavoro».

La Cina e gli Stati Uniti si sono impegnati a cooperare nella lotta al cambiamento climatico dopo un viaggio in Cina dell’inviato speciale statunitense per il clima John Kerry ad aprile. Viaggio che è stato criticato da diversi legislatori repubblicani, tra cui Scott, che lo ha definito uno sforzo infruttuoso.

Giorni dopo il viaggio di Kerry, il leader cinese Xi Jinping, ha preso parte a un vertice sul clima guidato dagli Stati Uniti, durante il quale ha affermato che la Cina «limiterà rigorosamente» i suoi consumi di carbone dal 2021 al 2025 e li ridurrà gradualmente nei cinque anni successivi. Xi ha anche ribadito il suo precedente impegno nel settembre dello scorso anno sulla Cina che diventerà a emissioni zero entro il 2060.

Recentemente Kerry è stato ampiamente criticato da diversi legislatori repubblicani, dopo le sue osservazione in un’intervista a Foreign Policy: «Abbiamo differenze sulle regole economiche, sul cyber. Abbiamo altre differenze sui diritti umani, interessi geostrategici, ma queste differenze non devono intralciare qualcosa di così critico come affrontare il problema del clima».

Il rappresentante Michael McCaul (R-Texas), il capo repubblicano della commissione per gli affari esteri della Camera, ha detto al New York Post che Kerry dovrebbe «riconsiderare le sue priorità». «Chiedere al Pcc di smettere di commettere genocidio non ‘intralcia’ i negoziati sul cambiamento climatico, e implicare che le questioni climatiche siano più critiche della la vita di milioni di persone oppresse che vivono in Cina, è da insensibili e improprio».

A gennaio, l’allora segretario di Stato Mike Pompeo aveva dichiarato che il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha commesso genocidio e «crimini contro l’umanità» contro gli uiguri e altre minoranze nello Xinjiang.

Il 6 maggio, il rappresentante August Pfluger (R-Texas), un membro della commissione per gli affari esteri della Camera degli Usa, ha scritto su Twitter che le osservazioni di Kerry sono «disgustose e moralmente sbagliate». «La Cina comunista sta commettendo un genocidio, costringendo milioni di musulmani #uiguri nei campi di lavoro, sottoponendone molti a crimini contro l’umanità. Gli Stati Uniti non possono chiudere un occhio e ignorare questi abusi».

 

Articolo in inglese: China Emits More Greenhouse Gas Than Developed Countries Combined: Report



 
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