La dittatura nordcoreana e la casta di Pyongyang

WASHINGTON — Quello della Corea del Nord è considerato il sistema politico più oppressivo del Pianeta. Isolato dal resto del mondo e afflitto da malnutrizione, lavoro forzato e assenza di diritti e libertà individuali, il popolo nordcoreano è l’ultimo al mondo per il livello di dignità umana riconosciuta ai cittadini.

Ma come può l’attuale regime del supremo leader Kim Jong-un sopravvivere e a mantenere il controllo sociale? In uno studio pubblicato il 10 febbraio presso l’American Enterprise Institute, l’autore Robert Collins analizza in modo approfondito il sistema totalitario di controllo della Corea del Nord.

Nello studio Repubblica di Pyongyang: la capitale nordcoreana della negazione dei diritti umani, Collins spiega il sistema di sanzioni e incentivi che mantiene in vita la Dinastia Kim, traendo i dati da un vasto numero di fonti, tra cui le proprie interviste fatte in lingua coreana nel corso di più di 30 anni a chi è fuggito dal Paese; le sue conclusioni sono arricchite da 510 note a piè di pagina. La relazione di 177 pagine è inoltre sponsorizzata dal Comitato per i Diritti umani in Corea del Nord.

La struttura di potere nel Paese è completamente centralizzata. Al vertice della piramide c’è il supremo leader e le persone a lui più vicine. Geograficamente, la capitale Pyongyang è il centro del potere della famiglia Kim, secondo Collins.

(Gary Feuerberg/ Epoch Times)

(Gary Feuerberg/ Epoch Times)

Le figure cruciali per il controllo politico da parte della famiglia Kim si trovano per lo più a Pyongyang. Il Partito dei Lavoratori Coreano, il governo, i servizi di sicurezza e l’esercito hanno sede tutti nella capitale. È questo il luogo dei maggiori privilegi, del miglior cibo e delle migliori case, dei migliori servizi sanitari e scolastici; nonché il centro della cultura, con palestre, musei, parchi e sale espositive. Gli abitanti della Corea del Nord vogliono tutti vivere a Pyongyang.

Ai residenti viene data una carta d’identità di Pyongyang, con una certa scadenza. Mentre normalmente non è difficile recarsi nelle province, chi viene da fuori Pyongyang ha bisogno di un permesso per visitare la capitale. La vita nelle province, che sono dotate di meno risorse, è miserabile, povera e dura. Il divario tra la capitale e il resto del Paese è molto pronunciato, ed è per questo che nel titolo dello studio di Collins si parla di ‘Repubblica di Pyongyang’.

La tesi di Collins è che in Corea del Nord solo una persona ha dei diritti: il supremo leader (‘Suryong’), che ha autorità assoluta e che viene considerato quasi una divinità. L’ideologia e le istituzioni «richiedono completa fedeltà alle decisioni e alle direttive del supremo leader», scrive Collins.

I cittadini non hanno altra scelta: o obbediscono o sono puniti al livello della sicurezza o della qualità del cibo, dell’alloggio, dell’educazione, della carriera, della sanità e dell’energia. Se un nordcoreano vuole una vita migliore, deve dimostrare la sua fedeltà al supremo leader e mostrare entusiasmo nei confronti del regime.

«I residenti di Pyongyang devono scegliere tra i privilegi e i diritti umani, e il prezzo per i privilegi è la fedeltà al regime del supremo leader». Collins specifica che «quelli che non mostrano sufficiente lealtà (o in qualche modo non riescono a essere all’altezza delle aspettative) si vedranno sospendere i privilegi, di solito per sempre […] E se l’errore è grave, la perdita dei privilegi può estendersi fino alla terza generazione».

Il regime considera prioritaria l’alimentazione dell’elite a Pyongyang, e usa la distribuzione del cibo come un importante mezzo di controllo politico. Nel 2011, nello stesso giorno in cui venivano pubblicate delle relazioni Onu secondo cui milioni di persone stavano morendo di fame in Corea del Nord, la Reuters riportava che invece i residenti di Pyongyang vivevano una «vita di lusso», e alcuni di loro si godevano feste in cui si beveva birra, o si divertivano con le montagne russe nei parchi divertimento nel centro di Pyongyang.

Robert Collins speaks Feb. 10 at the American Enterprise Institute on his new report,

Robert Collins parla all’American Enterprise Institute il 10 febbraio. (Gary Feuerberg/ Epoch Times)

IL CONTROLLO DEL PARTITO

Collins ha dedicato un capitolo per spiegare le «istituzioni del potere» che servono il supremo leader. Le più importanti sono il Partito dei Lavoratori Coreano (Kwp), il Dipartimento di Organizzazione e Guida, e il Dipartimento della Propaganda e dell’Agitazione. Gli ultimi due fanno parte del Kwp.

Il Kwp – che oggi conta 3,2 milioni di persone, su 25 milioni di abitanti complessivi nella nazione – governa il Paese agendo da braccio del supremo leader. Decide le politiche riguardanti questioni interne, militari, estere, economiche e sociali. «Il Partito è inserito in ogni organizzazione della Corea del Nord, indipendentemente dal tipo, dalla grandezza o dal luogo» in cui si trovi.

Il Dipartimento di Organizzazione e Guida è «l’organizzazione più influente e potente in Corea del Nord», afferma Collins. Altre agenzie contribuiscono alla formulazione delle decisioni, ma comunque «ogni singola politica deve passare attraverso il Dipartimento di Organizzazione e Guida del Kwp». Ogni generale di alto grado è soggetto al controllo del Dipartimento. Tutti i membri del Partito, compresi i capi, vengono valutati dal Dipartimento, in base alla fedeltà mostrata al supremo leader.
Il Dipartimento ha circa 1.300 membri, la maggior parte dei quali risiedono ai Pyongyang, secondo quanto detto da Collins all’American Enterprise Institute.

«Il Dipartimento della Propaganda e dell’Agitazione (Dpa) è responsabile di tutto l’addestramento ideologico e dell’indottrinamento di ogni livello della società nordcoreana». I nordcoreani incontrano per la prima volta dei rappresentanti del Dpa del Kwp all’età di 7 anni, durante la scuola. Questi incontri con i rappresentanti del Dpa continuano durante l’intero corso della loro vita.

La propaganda del regime enfatizza la lotta del socialismo contro l’imperialismo, affermando spesso che la Repubblica di Corea (Corea del Sud), gli Stati Uniti e il Giappone sono nemici del popolo coreano.

LA CREAZIONE DELLA REPUBBLICA DI PYONGYANG

La peculiare natura della capitale deriva dall’opera del primo supremo leader, Kim Il-sung, che portò alla fondazione dello Stato comunista. Dopo la guerra con il Giappone nel 1945, Kim Il-sung volle che solo i rivoluzionari risiedessero a Pyongyang, evitando gli elementi «impuri» che avevano servito il Giappone, qualche religione, o il capitalismo. Kim Il-sung fece classificare ogni singolo nordcoreano in 51 gruppi, suddividendoli in livelli in base alla fedeltà percepita nei confronti del suo regime rivoluzionario comunista. Quindi i veterani di guerra, con i loro familiari, erano classificati in alto in questa ‘songbun’ (classifica socio-politica). Le persone con una buona posizione erano benvenute a Pyongyang, il miglior posto dove vivere, mentre quelli di classe bassa erano esclusi.

Quella di privilegiare Pyongyang è divenuta un’abitudine nella pianificazione economica nazionale della Corea del Nord, dopo la Guerra di Corea, durante la quale la capitale venne devastata dai bombardamenti americani. Nella costruzione delle case, «le aree urbane vennero preferite rispetto ai villaggi rurali, e Pyongyang rispetto a tutte le altre città».

«Kim Il-sung ricostruì Pyongyang sia nella sua immagine fisica che in quella ideologica della rivoluzione. Dipingendo Pyongyang come la capitale della rivoluzione, plasmò il pensiero di ogni nordcoreano, in modo che tutti vedessero Pyongyang come il cuore del regime dei Kim», scrive Collins.

PREMI E REGALI

Il figlio di Kim Il-sung, Kim Jong-il, ha edificato la Pyongyang «politica», secondo Collins. In qualità di segretario dell’organizzazione nel Kwp, direttore del Dipartimento di Organizzazione e Guida, e direttore del Dipartimento della Propaganda e dell’Agitazione (Dpa) nel 1974 era nella posizione di dirigere completamente il Partito e la sorveglianza politica, e ha enfatizzato il concetto di fedeltà completa al supremo leader, cosa che ha favorito anche la transizione del potere da suo padre a lui.

Kim Jong-il, che ha vissuto una vita sfarzosa, usava dei ‘regali’ – Mercedes Benz o orologi svizzeri d’oro – per premiare le persone in posizione elevata nel songbun. «Kim Jong-il controllava la classe privilegiata mediante i regali […] Le persone competevano tra loro nel mostrare sempre più fedeltà e ricevere doni sempre migliori, e Kim Jong-il manipolava questa competizione».

Per rafforzare la loro fedeltà nei confronti del supremo leader, nel giorno del compleanno di Kim Il-sung e di Kim Jong-il, tutte le famiglie nordcoreane ricevono doni come liquore, uova, riso, carne e sigarette. 

Il regime si basa su 50 mila quadri del Partito, del governo e dell’esercito resiedenti a Pyongyang, per mantenere il potere, spiega Collins. Costituiscono la classe principale, dotata dei maggiori privilegi.

Kim Jong-il ha istituito nuove politiche per mandare via da Pyongyang le persone che avevano una classificazione songbun inferiore, oltre ai disabili. Kim ha ulteriormente favorito i residenti di Pyongyang, «così che la classe principale avrebbe sostenuto la transizione verso [suo figlio] Kim Jong-un», l’attuale leader.

Il sistema songbun costituisce un forte impedimento alla mobilità sociale, e in quanto tale costituisce una violazione dei diritti umani. Collins scrive che ben 28 mila testimonianze di persone, rifugiatesi in Corea del Sud dalla Corea del Nord, hanno riferito che la discriminazione contro chi ha una posizione di songbun inferiore impedisce il successo nella società nordcoreana. Secondo le testimonianze, «il nordcoreano medio prova un forte rancore» nei confronti di chi gode dei massimi privilegi. «L’elite nordcoreana lo sa e si sforza parecchio nel reprimere le ribellioni delle masse».

Kim Jong-un, che ha preso il potere nel dicembre del 2011, ha dato seguito alla politica del padre, sostenendo l’elite del regime in modo che accettasse il trasferimento ereditario del potere. Le risorse del governo, quindi, sono dirette principalmente a Pyongyang, escludendo le province. I progetti comprendono costruzione di appartamenti, di strade dove commerciare prodotti esteri, ristoranti di alta classe, club ippici e parchi divertimenti.

«L’elite e i nuovi ricchi di Pyongyang si vantano tra loro in base a chi ha l’alloggio migliore, magari con il pavimento di marmo e di legno, i doppi vetri e gli infissi di alta classe, i mobili su misura», scrive Collins.

IL FUTURO DEL PAESE

Nonostante il fortissimo controllo politico, l’indottrinamento e l’elaborato sistema di punizioni e premi, Kim Jong-un non è riuscito a consolidare il suo potere. Ora la preoccupazione del regime, riguardo alle minacce interne, è ben visibile. «Purghe, esecuzioni di leader veterani e di burocrati di medio livello, task force extra-legali, e riorganizzazione delle istituzioni chiave, sono tutti segni del fatto che Kim Jong-un ha scarsa fiducia nel sostegno popolare e istituzionale al suo dominio». 

Secondo Collins, i servizi di intelligence sudcoreani calcolano che siano stati giustiziati almeno 70 funzionari da quando Kim Jong-un ha preso il potere a dicembre del 2011. «Kim ha mostrato una sfiducia notevole, nei confronti della leadership militare», sostiene Collins.

Le interviste agli alti ufficiali disertori, indicano che «la fedeltà verso Kim Jong-un, da parte dell’elite di Pyongyang, si sta indebolendo […] La maggior parte dei quadri nordcoreani sente che la Corea del Nord non ha alcun futuro».

Ma nonostante tutto questo, Collins ritiene che l’elite del potere voglia mantenere il proprio stile di vita. E questo è possibile solo sotto l’attuale sistema: il collasso del regime porterebbe al loro stesso collasso.

 
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