Usa, i repubblicani ‘fanno a pugni’ per cacciare i filo-Pcc dal partito

Di Anders Corr

L’autore dell’articolo, Anders Corr, ha conseguito una laurea/master in scienze politiche presso la Yale University (2001) e un dottorato in governance presso la Harvard University (2008). È preside di Corr Analytics Inc., editore del Journal of Political Risk, e ha condotto ricerche approfondite in Nord America, Europa e Asia. È autore di «The Concentration of Power» (in uscita nel 2021) e «No Trespassing» e ha curato «Great Powers, Grand Strategies».

 

In America, i politici si attaccano duramente tra di loro. Il tutto a causa dei legami con la Cina. Qualsiasi relazione con lo Stato totalitario, passata o presente, viene portata davanti agli elettori affinché tutti la vedano. I candidati che hanno avuto il minimo collegamento devono indossare il cilicio e spiegarsi, di solito senza riuscirci.

Come la vagliatura al momento del raccolto, questo processo di attacchi reciproci è una buona cosa in quanto rimuove la pula dal grano. La sussistenza di molteplici legami di un candidato con la Cina è del resto indice di mancanza di giudizio o etica, un qualcosa che dovrebbe effettivamente squalificare i candidati dall’incarico. Denunciare queste situazioni ora durante le primarie e rimuovere coloro che si rivelano inadeguati, aiuta i partiti politici e l’America.

Il reciproco criticarsi dei repubblicani è trattato in dettaglio da Josh Dawsey nel Washington Post che ha parlato con Tony Fabrizio, sondaggista che lavora per Donald Trump: «Se coccoli la Cina, o sei debole con la Cina, questo fa di te uno non così tanto da ‘prima l’America’ e non così duro. Essere etichettati come morbidi con la Cina non è una buona cosa. […] La Cina è stata vista come il principale nemico mondiale, almeno nell’ultimo decennio o più».

Uno dei recenti sondaggi di Fabrizio ha mostrato che gli elettori repubblicani vedono Pechino come una minaccia più grande di Mosca e giustamente, dato che l’economia cinese è circa 10 volte più grande della sua controparte russa. Ciò si traduce in potenza militare e, a differenza di Vladimir Putin, Xi Jinping è in attesa: non sta facendo guerre.

Legami

Così, analizzando i legami tra politici e Partito Comunista Cinese, emergono spesso delle stranezze.

Secondo il New York Times, David Perdue, che ha lanciato il suo cappello sul ring per la corsa al senatore della Georgia, è accusato di una lunga carriera basata sull’esternalizzazione di posti di lavoro americani. «In qualità di alto dirigente di aziende tra cui Reebok, Sara Lee e Dollar General, è stato spesso profondamente coinvolto nel trasferimento della produzione e dei posti di lavoro verso fabbriche a basso salario in Cina e in altri Paesi asiatici».

David McCormick avrebbe condotto affari in Cina come Ceo di Bridgewater, un fondo d’investimento. Sotto il suo controllo, secondo una fonte del Wall Street Journal, lo scorso anno Bridgewater ha raccolto l’equivalente di 1,25 miliardi denominati in yuan approvati dal fondo di Pechino. Nel 2007, in qualità di funzionario del Dipartimento del Tesoro, McCormick disse in un discorso a Pechino: «Quando la Cina avrà successo, gli Stati Uniti avranno successo».

McCormick è in corsa per il Senato degli Stati Uniti in Pennsylvania contro Mehmet Oz, che del resto è accusato di aver fatto soldi diffondendo il suo programma Dr. Oz alla televisione di Stato cinese e consentendo alla sua azienda di biancheria da letto di stipulare un contratto con un’azienda in Cina. Oz ha guadagnato tra 1 e 5 milioni di dollari nel processo.

La stessa battuta d’arresto dovrebbe avvenire tra i Democratici, anche se raramente accade. Quella mancanza di due diligence costerà loro alle urne quando si candideranno contro i repubblicani, che invece sono stati selezionati alla primarie in base ai loro legami con la Cina.

Consideriamo il sindaco di Los Angeles Eric Garcetti. Il presidente Joe Biden lo ha nominato ambasciatore in India a dicembre. La sua conferma è stata perseguitata dalle accuse di razzismo e molestie sessuali commesse dal suo consigliere politico.

Meno frequentemente citati sono i legami con la Cina. Garcetti è stato coinvolto con l’Asia Society, che pur avendo sede a New York City ha molteplici collegamenti con la Cina, anche attraverso finanziamenti aziendali e lo stesso Xi Jinping. Garcetti ha avuto un incontro amichevole con Carrie Lam, l’ex leader di Hong Kong, che rispondeva al Partito Comunista Cinese (Pcc).

Diverse élite della politica estera democratica, tra cui il Segretario di Stato Antony Blinken, il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan e il coordinatore Indo-Pacifico della Casa Bianca Kurt Campbell, sono legate all’Asia Society, che potrebbe avere legami con il Pcc.

Molti politici statunitensi di entrambi i partiti sono troppo vicini a Pechino, direttamente o tramite organizzazioni senza scopo di lucro che fanno affidamento sulle donazioni di società dipendenti dai profitti del Pcc. Ciò spinge la politica degli Stati Uniti a placare la Cina per mantenere un flusso di scambi per un valore di oltre 600 miliardi di dollari ogni anno.

Il controllo sui legami con il Pcc tra i politici americani non farà che aumentare. L’accresciuta sfiducia che ora vediamo per il Pcc tra gli elettori repubblicani, la vedremo tra i democratici mentre si sollevano sulla questione. I conflitti che ne risultano sono una parte necessaria della democrazia, che allo stesso tempo rifiuta coloro che non sono idonei a servire, trova ora i migliori candidati per la leadership americana e definisce un comportamento accettabile per i futuri leader americani.

 

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Articolo in inglese: Republicans Fight Over China

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