Quale è il futuro del matrimonio?

Di Paul Adams

Il matrimonio sta decadendo e perdendo le sue caratteristiche essenziali? Se così fosse, può ancora essere salvato? O forse l’istituzione sta semplicemente cambiando sotto alcuni aspetti?

Il sesso è diventato economico, il matrimonio costoso. Questo è quanto affermato dal sociologo americano Mark Regnerus, autore di Cheap Sex (Sesso economico), nel suo nuovo libro Il futuro del matrimonio cristiano. La dinamica tradizionale, dove l’uomo cercava sesso e la donna esigeva promesse di impegno e matrimonio – come volevano le norme sociali – è scomparsa.

In seguito alla diffusione dei contraccettivi e delle maggiori possibilità di carriera ed educazione, le giovani donne sono diventate più selettive nella scelta di un marito, sempre nel caso che intendano sposarsi. Gli uomini invece, con l’aumento delle opportunità sessuali scevre da promesse o impegni (tra cui i servizi di incontri e la pornografia), sono meno motivati a sposarsi. Il risultato è un numero minore e posticipato di matrimoni, e di conseguenza meno bambini.

In passato il matrimonio era considerato un percorso verso lo status di adulto, una base su cui una giovane coppia costruiva una vita insieme: univa le forze per costruirsi una casa e i mezzi per provvedere ai propri futuri figli. Ora invece è diventato un traguardo, un segno di realizzazione piuttosto che una strada verso di essa. È sempre più probabile che il matrimonio arrivi dopo il completamento dell’istruzione, l’avvio di una carriera e la garanzia di una casa e di un patrimonio. Secondo Regnerus, questa nuova concezione del matrimonio come traguardo è legata all’economicità del sesso, e senza di essa collasserebbe.

Il matrimonio sta cambiando o scomparendo?

Alcuni opinionisti minimizzano i cambiamenti in corso. Non c’è niente di straordinario – dicono – Semplicemente le persone si sposano qualche anno più tardi, fanno meno figli; alcuni scelgono di convivere prima del matrimonio e altri considerano la convivenza un’alternativa al matrimonio: una specie di fidanzamento a vita. In diversi Paesi le persone dello stesso sesso possono sposarsi a pieno titolo. E ora alcune testate giornalistiche – come il New York Times, che in otto giorni ha pubblicato due articoli sull’argomento – stanno spingendo per l’accettazione sociale e il riconoscimento legale del poliamore, ovvero un legame coniugale tra tre o più persone.

Regnerus ha esaminato la questione del matrimonio attraverso una serie di interviste a cristiani praticanti, ovvero coloro che dovrebbero teoricamente avere una visione tradizionale del matrimonio. La sua squadra ha intervistato 200 giovani cristiani tra i 20 e i 30 anni, alcuni sposati e altri no. Tra loro c’erano cattolici (sia della Chiesa Romana che di rito maronita), ortodossi, evangelici e pentecostali.

In tutti i sette Paesi coinvolti (Stati Uniti, Nigeria, Russia, Polonia, Libano, Messico e Spagna), per quanto diversi culturalmente, politicamente ed economicamente, gli intervistati hanno espresso una comprensione, in linea con l’insegnamento cristiano, del matrimonio come sacramento o patto, che comporta il dono di ciascuno all’altro, il sacrificio e la disponibilità ad avere bambini.
Ma i ricercatori hanno anche scoperto che in tutti i Paesi gli intervistati sono stati influenzati dalle tendenze secolari a sposarsi più tardi, avere meno figli e sostenere la convivenza e il sesso prima del matrimonio.

Al pari dei laici, gli intervistati hanno parlato del matrimonio non come un percorso o una base per la vita adulta, ma come una realizzazione di ciò che si è raggiunto prima del matrimonio: nell’istruzione, nella carriera e a livello abitativo. La conclusione di Regnerus è che il matrimonio non sta solo cambiando, sta scomparendo.

Cosa è il matrimonio?

Da un lato, il ‘matrimonio’ è un concetto malleabile ed elastico. Cambia, anche sostanzialmente, nel tempo, pur rimanendo riconoscibile come matrimonio. Nella concezione di Regnerus, d’altra parte, il matrimonio ha una definizione di base e degli elementi fondamentali senza i quali non si può più parlare di ‘matrimonio’. Perde ogni logica, coerenza e distinzione da altri tipi di relazioni come quelle che coinvolgono partner, amici o familiari.

Nel suo trattato La dignità del matrimonio, Sant’Agostino (354-430 d.C.) difese la grandezza e la dignità del matrimonio. Descrisse tre valori fondamentali o ‘beni nuziali’ (la prole, la casta fedeltà e l’indissolubile legame) come proprietà essenziali e definitorie del matrimonio che lo distinguono da tutte le altre relazioni tra due persone.

Coerentemente con questo approccio, Regnerus definisce il matrimonio come l’unione tra marito e moglie che poggia su quattro pilastri centrali: (apertura ai) figli, stabilità, fedeltà (cioè l’esclusività del legame di coppia) e totalità o completezza (ovvero un’unione in tutti gli aspetti della vita, sessuale, spirituale, materiale e così via, non una partnership limitata o altro).

Senza una tale definizione di matrimonio, è difficile capire quale sia il fondamento razionale di questa istituzione, quale sia il suo scopo, o perché lo Stato o la Chiesa debbano esservi coinvolti.

Il matrimonio, che è molto precedente alla Chiesa e alle altre tradizioni religiose, offre il contesto ottimale per l’educazione e la socializzazione dei figli. È per questo che lo Stato e la società se ne interessano. Come si trova scritto nei primi codici giuridici, ben più antichi del cristianesimo, lo scopo sociale del matrimonio come istituzione legale era quello di creare e sostenere la paternità come stato sociale e legale che garantisse ai figli, ove possibile, il diritto di essere cresciuti dai loro genitori biologici.

Le Nazioni Unite hanno ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia nel 1989. La Convenzione afferma il diritto del bambino, per quanto possibile, di conoscere ed essere accudito dai suoi genitori. Essa è in netto contrasto con alcuni fenomeni più recenti, come la maternità surrogata, dove il bambino viene creato su ordinazione come una merce e con la chiara intenzione di non fargli conoscere mai sua madre.

Alcuni matrimoni, naturalmente, non generano figli, e in nessun matrimonio ogni atto procreativo si traduce in una gravidanza. Questi fatti non minano la centralità dei figli nel matrimonio, né dell’atto sessuale che li genera.

Sia nel diritto civile che in quello canonico, l’atto coniugale, che risulti o meno in una gravidanza, è necessario per consumare e perfezionare il matrimonio, una clausola alla quale negli ultimi anni sono state fatte delle eccezioni (nel caso di due persone dello stesso sesso che sono intrinsecamente incapaci di sesso procreativo) o che è stata del tutto abbandonata. Ma la natura stessa dell’atto coniugale, in quanto generatore di nuova vita, era fino a ieri fondamentale per lo scopo e la concezione del matrimonio. Senza quell’orientamento verso i figli e l’apertura alla vita, la natura distintiva del matrimonio scompare.

Il matrimonio è inteso come un legame permanente ed esclusivo, un legame ininterrotto tra uomo e donna che dura fino alla morte. Né il legame né la fedeltà che esistono tra marito e moglie caratterizzano altri tipi di amicizia. La coppia sposata è un apparato riproduttivo unico, che comprende una parte maschile e una femminile.

Altri tipi di amici di solito non vedono il sesso come intrinseco alla loro relazione, né l’amore come una richiesta di esclusività, il dono completo di sé in un legame completo che per sua natura esclude gli altri. Né sono totali altri tipi di amore, come quello tra genitori e figli, o tra fratelli e sorelle, o tra amici intimi, nel senso di legare le persone l’una all’altra su ogni livello e in ogni sfera della vita, sessuale, spirituale o emotiva.

È quello che è

Il matrimonio è quello che è. Non è per tutti e non lo è mai stato. Alcuni cercano di estendere la definizione di matrimonio per includere le coppie dello stesso sesso, o le triplette, o altre combinazioni di persone di vario numero e orientamento sessuale. I sostenitori di queste idee hanno fatto grandi progressi con grande velocità e poca o nessuna argomentazione.

Ma comunque si considerino questi altri tipi di relazioni sessuali e le loro conseguenze per gli individui e la società, esse mancano di alcune o di tutte le caratteristiche distintive del matrimonio e quindi in questo senso non possono in alcun modo essere definite tali.

In realtà, l’attuale transizione dal matrimonio inteso come il modo in cui una giovane coppia costruisce le basi per una fruttuosa vita insieme, alla visione che lo considera un traguardo – che oggi è diffusa persino tra i cristiani praticanti di diverse tradizioni e in diversi Paesi – non significa semplicemente che il matrimonio stia cambiando, ma piuttosto che stia scomparendo. Rappresenta una perdita di interesse per ciò che il matrimonio è.

Nonostante un quadro così cupo per il matrimonio e le sue prospettive, Regnerus non crede che il matrimonio scomparirà o si dissolverà completamente in un’amicizia registrata dallo Stato. Il motivo è che la società non può prosperare o riprodursi con successo senza di esso.

Ci sono stati molti tentativi di fare a meno del matrimonio o di alterarne completamente l’essenza, alcuni dei quali – come quello della Russia sovietica negli anni Venti – sono stati discussi da Regnerus. Tali tentativi di deistituzionalizzare il matrimonio e di far uscire sia lo Stato che la Chiesa dal campo del matrimonio, rendendolo una questione puramente privata, non hanno avuto successo. Nel caso della Russia degli anni Venti, il risultato non voluto fu la diserzione di massa da parte dei padri, l’aumento dei senzatetto e il caos sociale che ha richiesto più, non meno, regolamentazione statale e sforzi per accudire i bambini.

In questo momento difficile di confusione e ansietà per il il matrimonio, dove le persone stanno ancora beneficiando dei «fumi di innumerevoli sacrifici che mariti e mogli, madri e padri hanno fatto per molti decenni», come scrive Regnerus, c’è molto da fare per mantenere vivo il matrimonio per coloro che lo vogliono.

I modelli personali e le storie su come «fare un matrimonio» sono importanti, mentre i cattivi esempi, come ha detto un intervistato russo, sono «una sorta di vaccino contro il matrimonio». Regnerus parla dell’importanza dei mentori e dei piccoli gruppi che sostengono e aiutano le giovani coppie nelle loro incertezze e ansie. Niente di tutto ciò richiede grandi programmi governativi, ma tutto dipende dalle famiglie e dalle comunità che possono rispettare e trasmettere la realtà e la tradizione del matrimonio.

 

L’autore di questo articolo, Paul Adams, è un professore emerito di servizi sociali presso l’Università delle Hawaii ed è stato professore e presidente associato degli affari accademici presso la Case Western Reserve University. È co-autore di ‘Social Justice Isn’t What You Think It Is’ e ha scritto a lungo sulla politica dell’assistenza sociale e sull’etica professionale.

Le opinioni espresse in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

Articolo in inglese: It Is What It Is: The Future of Marriage

 
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