Free China, il film shock sull’olocausto cinese a Galzignano Terme

Galzignano Terme, la sera del 16 agosto, il Radisson Blu Resort ha regalato ai suoi oltre seicento ospiti l’opportunità di assistere alla proiezione del pluripremiato documentario Freechina: il coraggio di credere, del regista Michael Pearlman. La pellicola, già proiettata in tutto il mondo (anche al Parlamento europeo, al Congresso Usa e al quartier generale di Google) denuncia l’enorme violazione dei diritti umani che da oltre 16 anni avviene in Cina.

Nel lungometraggio l’ex membro del Partito Comunista Cinese, Jennifer Zeng, e l’imprenditore sino-americano, Charles Lee, raccontano la loro testimonianza sulla persecuzione che hanno subito in Cina da parte del Partito Comunista Cinese per il solo fatto di credere nel Falun Gong (o Falun Dafa), una pacifica pratica che interessa mente, corpo e spirito, profondamente radicata nella cultura tradizionale cinese.

Attraverso le loro parole e grazie ad altre testimonianze contenute nel documentario, il pubblico è potuto venire a conoscenza della brutalità con cui il regime cinese si scaglia da anni contro Tibetani, Cristiani e, soprattutto, contro i praticanti del Falun Gong, e ha potuto conoscere le terrificanti condizioni in cui queste persone sono costrette a lavorare nei campi di lavoro forzato in Cina, dove a oggi sono ingiustamente detenuti dai 2 ai 4 milioni di prigionieri coscienza.

La persecuzione, iniziata il 20 luglio 1999 su ordine dell’ex leader del Pcc Jiang Zemin, è «un autentico olocausto contro il suo stesso popolo», in questi termini ne ha parlato l’avvocato della Dafoh (Organizzazione dei Medici contro il prelievo forzato di organi) Carlos Iglesias Jimenez che il 24 giugno 2015, presso il Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra ha aggiunto: «Ripeto la parola ‘olocausto’, perché solo in questo modo si può definire il fatto che quasi 100 milioni di innocenti cittadini cinesi siano perseguitati fino alla morte solo per la propria fede […] nei principi di Verità, Compassione e Tolleranza, per poi essere utilizzati come banca di organi vivi, come se si trattasse di un commercio di animali».

Secondo il rapporto del 2007, l’indagine indipendente condotta dall’avvocato per i diritti umani David Matas e dall’ex membro del Parlamento canadese David Kilgour, i praticanti del Falun Gong risultano essere le principali vittime del prelievo forzato di organi in Cina, che è diventata la seconda nazione al mondo per numero di trapianti (10 mila all’anno) dopo gli Usa, ma a che differenza degli Stati Uniti non ha alcun programma che controlli la provenienza degli organi.

Nel dibattito che è seguito al termine della proiezione di Free China, il moderatore e presidente di Epoch Times Italia, Enrico Terenzani, ha riportato all’attenzione dei presenti i numeri sempre più agghiaccianti riportati dal recente aggiornamento del rapporto Matas-Kilgour, che lo scorso 29 giugno è stato presentato anche al Parlamento europeo, secondo il quale il numero di trapianti effettuati in Cina ogni anno sfiora i 100 mila, e questo succede dall’inizio della persecuzione. «In Cina qualsiasi religione è condannata […] questo perché a comandare è una dittatura atea», è stato il commento di una spettatrice sulle scioccanti verità rivelate dal documentario e sulla follia di questa persecuzione.

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