Il curriculum degli avvocati di Trump, quando alle accuse sono seguiti i risultati

Attualmente gli americani sono divisi in due campi: quelli che non vedono nulla di sbagliato nel modo in cui si sono svolte le elezioni presidenziali del 2020, e quelli che hanno visto e continuano a vedere i problemi relativi a come i voti sono stati ottenuti, verificati e conteggiati.

Infatti, mentre molti media mainstream ripetono la linea del Partito Democratico su come questa sia stata l’elezione più sicura nella storia americana, i siti di notizie alternative continuano a riferire dei numerosi esempi di leggi elettorali federali e statali violate.

Comunque, nonostante i migliori tentativi di disinformazione dei media, più della metà del Paese è a conoscenza dei gravi problemi con le elezioni del 2020, come anche del fatto che si sono verificati principalmente negli Stati controllati dai democratici e nelle grandi città.

Ci si aspetterebbe, del resto, che, in un’elezione in cui il Partito Repubblicano ha ottenuto almeno 12 seggi alla Camera, mantenuto il controllo del Congresso e ampliato il controllo del Partito sulle legislature statali, l’uomo al primo posto del Partito Repubblicano avesse sconfitto Joe Biden. Eppure, i risultati attuali mostrano qualcosa di diverso.

La strategia mediatica di Trump, mentre lavora dietro le quinte

Mentre lavora dietro le quinte, il presidente Donald Trump sta facendo uso di suoi alleati esperti di informazione, per contrastare la disinformazione nella stampa principale.

Ovviamente i media mainstream sono molto ostili a Trump e ai suoi rappresentanti, quindi non sono mancati gli articoli contro le accuse sulla frode elettorale. Ma anche quando tentano di respingere questa narrazione di Trump, finiscono per aumentarne la visibilità.

In effetti, è efficace avere una contro-narrazione ben visibile nei media mainstream, anche se quegli stessi media chiedono all’infinito a Trump di concedere la vittoria e andarsene.

Ma dietro il fumo dell’informazione, Sidney Powell, avvocato di tutto rispetto, insieme all’ex sindaco di New York Rudy Giuliani e all’ex direttore ad interim dell’intelligence nazionale Richard Grenell, hanno affermato che, quando tutte le prove saranno state presentate, nessuno sarà in grado di smentire l’esistenza di una grande frode elettorale federale verificatasi nell’elezione del 2020.

Ma chi sono queste persone, nello specifico, a parte i loro titoli? Gente che ‘la spara grossa’? Per capirlo è utile riesaminare il loro curriculum.

Le azioni passate di Powell, Grenell e Giuliani

Nel recente passato, quando la Powell ha affermato che le erano stati dati documenti esplosivi che avrebbero fatto riesplodere il caso del generale Michael T. Flynn, non stava esagerando: è esattamente quello che è successo. I documenti hanno dimostrato esattamente ciò che Powell aveva affermato, cioè che il generale Flynn, in precedenza condannato, era stato vittima di una cospirazione criminale per incastrarlo, incriminandolo di un crimine inesistente.

Quando Rudolph Giuliani, sempre di recente, ha rilasciato dichiarazioni esplosive sul contenuto esplosivo del laptop di Hunter Biden abbandonato, anche lui si è rivelato fattuale e affatto esagerato. Ha infatti detto che il contenuto del laptop avrebbe fatto luce sulle accuse secondo cui la famiglia Biden fosse corrotta e probabilmente compromessa dal regime del Pcc a Pechino. E da quello che si è visto dal laptop e da informatori come Tony Bobulinski, l’ex sindaco di New York non stava per nulla esagerando.

Quanto a Grenell, invece, aveva dichiarato che il pubblico avrebbe visto le trascrizioni declassificate delle figure chiave dello Spygate e avrebbe compreso appieno quanto i Democratici e i media aziendali li avessero ingannati sul Russiagate. Ed è esattamente quello che è successo. Quando le trascrizioni sono state rilasciate pubblicamente, tutti hanno visto che quelle stesse persone che hanno diffuso la teoria del Russiagate, sostenendo ci fossero prove certe, non hanno mai avuto il coraggio di ammettere sotto giuramento (facile farlo invece davanti ai giornali, senza conseguenze) di avere prove che dimostrassero una collusione tra Trump e la Russia, che infatti si è rivelata una bufala sostenuta da grandissimi e rispettabilissimi giornali.

Quali sono le accuse?

Assodato che queste tre persone in passato hanno portato risultati e non chiacchiere, cosa sostengono ora Grenell, Powell e Giuliani sulla frode elettorale nelle elezioni del 2020?

Grenell ha spiegato che ci sono migliaia di schede elettorali illegali espresse in Nevada che devono essere eliminate. Schede di persone morte e altre che non vivono in Nevada e che potrebbero aver aggravato la loro frode votando in un altro Stato.

Giuliani ha affermato che centinaia di migliaia di schede sono state contate illegalmente a Filadelfia, poiché agli osservatori del partito Repubblicano è stato impedito di controllare: questa è una violazione della legge elettorale.

Powell, poi, avrebbe ottenuto una dichiarazione giurata firmata da un alto funzionario militare venezuelano che racconta di aver osservato come il software Smartmatic è stato utilizzato per truccare le elezioni in Paesi come Venezuela e Argentina.

Dato il curriculum di queste tre persone, è molto probabile che sosterranno con i fatti quello che stanno dicendo. Grenell, Powell e Giuliani non stanno lanciando fumo, senza fatti. Le loro prove saranno sicuramente autentiche.

Ma il loro scopo non è quello di svelare tutto sui giornali in una campagna di pubbliche relazioni. La frode elettorale non sarà infatti dimostrata in una trasmissione mediatica tra diverse parti che discutono delle loro diverse narrazioni. Sarà dimostrata, invece, nelle aule dei tribunali federali. Questo sarà il compito degli avvocati statunitensi che il procuratore generale William Barr ha già autorizzato alle indagini.

Non si sa esattamente cosa succederà da qui al 14 dicembre, data prevista per la riunione e il voto del Collegio elettorale, ma certamente le prossime settimane non saranno noiose.

 

L’autore è Brian Cates, uno scrittore con sede nel sud del Texas e autore di «Nessuno ha chiesto la mia opinione, […] ma eccola qui comunque!».

Le opinioni espresse in quest’articolo sono quelle dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di The Epoch Times.

Articolo in inglese: This Election Is Far From Over

 
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