Città cinese con oscuri trascorsi diventa il principale focolaio di Covid-19 del Paese

Di Yuan Bin

All’inizio del nuovo anno, una nuova ondata di Covid-19 ha colpito la provincia settentrionale cinese dello Hebei, il che ha inaspettatamente spinto una piccola città al centro dell’attenzione nazionale. Incidentalmente, si tratta di una città con una storia oscura, e quest’ondata epidemica fornisce un’opportunità di riflessione.

Il 2 gennaio, un caso di virus del Pcc (Partito Comunista Cinese), generalmente noto come nuovo coronavirus, è stato confermato nel villaggio di Xiaoguozhuang, nel distretto Gaocheng di Shijiazhuang, nello Hebei.

In pochi giorni, l’intero distretto di Gaocheng è stato dichiarato l’area più a rischio della Cina. Secondo l’agenzia stampa statale Xinhua, il 13 gennaio c’erano 463 casi confermati nello Hebei, con 195 infezioni asintomatiche ancora sotto osservazione. La stragrande maggioranza dei casi era concentrata a Gaocheng. Così, improvvisamente, Gaocheng si è ritrovata sotto i riflettori.

Ebbene, Gaocheng ha una storia decisamente oscura che finora ha ricevuto scarsa attenzione: è stato uno dei luoghi dove sono state commesse eclatanti violazioni dei diritti umani contro i praticanti del Falun Gong.

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è un’antica pratica spirituale cinese che consiste in esercizi di meditazione semplici e lenti, e in insegnamenti basati sui principi di verità, compassione e tolleranza. È cresciuta in popolarità durante gli anni ’90, e secondo le stime ufficiali dell’epoca, alla fine del decennio tra le 70 e le 100 milioni di persone praticavano il Falun Gong in Cina.

Sentendosi minacciato dalla popolarità di tale gruppo di pacifici meditatori, il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha lanciato una campagna di eliminazione sistematica nel luglio 1999. Da allora, milioni di persone sono state detenute nelle prigioni, nei campi di lavoro e in altre strutture, e centinaia di migliaia sono state torturate durante la detenzione, secondo i dati pubblicati dal Falun Dafa Information Center.

Minghui.org, un sito web con sede negli Stati Uniti che segue da vicino la persecuzione del Falun Gong in Cina, ha documentato come le autorità di Gaocheng hanno eseguito nel dettaglio tutti gli ordini del leader maximo del Pcc, l’ex segretario del Partito Jiang Zemin, che ha lanciato la brutale persecuzione contro il Falun Gong.

Il 1° febbraio 2005, l’Ufficio 610 di Gaocheng ha emesso un avviso riguardante la persecuzione del Falun Gong che doveva essere distribuito a ogni paese, distretto e unità lavorativa della città. L’Ufficio 610 è un’agenzia extralegale creata nel 1999 con il solo scopo di perseguitare il Falun Gong. Dispone di un grande potere a ogni livello dell’amministrazione del Pcc e la sua influenza supera quella delle altre organizzazioni politiche e giudiziarie.

L’avviso istruiva tutte le autorità locali sull’importanza di raggiungere i seguenti obiettivi, chiamati i «Tre No: non [permettere di, ndt] andare a Pechino per appellarsi; nessuna riunione e protesta pubblica locale; nessuna trasmissione nelle Tv via cavo».

Secondo un articolo pubblicato nel marzo del 2005 da Minghui, «per i praticanti del Falun Gong, i ‘Tre No’ implicano la perdita della libertà, molestie, multe, arresti e detenzione, lavaggio del cervello, tortura, licenziamento dal lavoro, perdita della pensione, ripercussioni sui membri della famiglia e sul posto di lavoro, e persino la morte e la distruzione della propria famiglia».

Vittime di abusi

Secondo statistiche incomplete, riferisce sempre Minghui, circa mille persone praticavano il Falun Gong a Gaocheng intorno al 1999.

Di seguito le storie di alcuni praticanti del Falun Gong perseguitati dalle autorità cinesi a Gaocheng. I casi sono stati documentati da Minghui.

Li Chouren, un contadino locale, e diversi altri praticanti del Falun Gong sono stati rapiti dalla polizia il 23 dicembre 2001 e portati al centro di detenzione di Gaocheng. Per costringere Li a rinunciare alla sua fede, è stato sottoposto a percosse, a stare in piedi per lunghi periodi di tempo, alla privazione del sonno, a essere legato in posizioni dolorose, costretto a bere urina, e ad altri maltrattamenti dolorosi e degradanti. Prima di rilasciarlo, il centro di detenzione ha estorto oltre 1.500 yuan (circa 232 dollari) alla famiglia di sua sorella, una somma considerevole per una famiglia povera. Dieci giorni dopo, Li è morto per le ferite provocate dalle torture subite.

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Un metodo di tortura chiamato “Pilotare un aeroplano” (su gentile concessione di Minghui.org)

Wu Xiuqin praticava il Falun Gong in quanto la aveva aiutata a ritrovare la salute. Nel 2001, le autorità hanno saccheggiato la sua casa, l’hanno rapita e mandata in un centro di lavaggio del cervello a Gaocheng, dove è stata costretta a rinunciare al suo credo. Il lavaggio del cervello consiste generalmente nel sottoporre la vittima a ore di propaganda calunniosa, insieme a vari tipi di torture. L’obiettivo è quello di far firmare alla persona una dichiarazione che smetterà di praticare il Falun Gong. Dopo il suo rilascio, Wu ha continuato a praticare il Falun Gong. Tuttavia, è stata rapita di nuovo il 3 novembre 2003 e sottoposta a un altro ciclo di lavaggio del cervello e abusi.

Lee Wensu era un’insegnante di Gaocheng che ha iniziato a praticare il Falun Gong perché aveva sentito parlare dei molti benefici che portava alla salute. Nel 1999, l’Ufficio della Cultura e dell’Educazione di Gaocheng ha ordinato al datore di lavoro di Lee di licenziarla. In seguito è stata detenuta illegalmente quattro volte, e l’ufficio di sicurezza locale le ha estorto 6 mila yuan (circa 929 dollari). Inoltre, è stata detenuta illegalmente nel campo di lavoro di Shijiazhuang, dove è stata costretta ai lavori forzati per tre anni.

Anche Lu Feng era un insegnante di Gaocheng. Le autorità locali hanno ordinato agli amministratori della scuola di fargli pressioni affinché rinunciasse alla sua fede. Ogni volta che c’era un cosiddetto ‘giorno sensibile’ – come il 20 luglio, che segna l’inizio della persecuzione del Falun Gong – la scuola lo costringeva a scrivere una ‘lettera di garanzia’ in cui doveva dichiarare di aver abbandonato la pratica, altrimenti avrebbe perso il lavoro.

Dong Cuifang era una studentessa laureata di 29 anni che aveva frequentato la Hebei Medical University. Dal 20 luglio 1999, è stata ripetutamente molestata e minacciata dal personale della sicurezza statale locale perché si era recata a Pechino per presentare un appello contro la persecuzione del Falun Gong. All’inizio del 2001, per evitare di essere arrestata, ha deciso di lasciare la sua casa e ha vissuto per strada nella periferia di Pechino. Ma nella primavera del 2002, la Dong è stata arrestata mentre distribuiva opuscoli sul Falun Gong. È stata detenuta nel campo di lavoro Daxing di Pechino, dove è stata torturata fino alla morte il 20 marzo 2003. Il suo corpo mostrava numerose cicatrici e un buco nel cranio.

Si dice spesso: «Chi la fa l’aspetti» o «Si raccoglie ciò che si semina». In Cina, la gente dice: «Il bene e il male hanno le loro conseguenze, il castigo segue sicuramente un crimine» e «se la gente non fa qualcosa, lo farà il Cielo».

A partire dal 21 febbraio, Gaocheng e la città di Shijiazhuang rimangono sotto un lockdown totale e molti residenti hanno sofferto e protestato contro le dure misure di confinamento.

Mentre Gaocheng è stata colpita duramente dal virus del Pcc ed è finita sotto i riflettori nazionali, forse è il momento di denunciare i crimini commessi contro i praticanti del Falun Gong in questa città, e di riflettere sulla credenza tradizionale cinese secondo cui il bene e il male hanno le loro conseguenze.

 

Yuan Bin è uno scrittore freelance e uno studioso indipendente sulle questioni della Cina contemporanea.

Le opinioni espresse in quest’articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

 

Articolo in inglese: Opinion: Chinese City With History of Committing Human Rights Abuses Becomes COVID-19 Hotspot

 
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