Capitolo 2: Gli inizi europei del Comunismo

Lo Spettro del Comunismo non è scomparso con la disintegrazione del Partito comunista nell'Europa dell'Est


The Epoch Times sta pubblicando un capitolo la settimana della traduzione del libro Come lo Spettro del Comunismo controlla il nostro mondo, dagli autori del libro Nove commentari sul Partito comunista.


Indice dei contenuti

Introduzione

1. Le opere sataniche di Karl Marx

2. Il contesto storico del Marxismo

3. La Rivoluzione francese e il Comunismo

4. La Comune di Parigi: la prima apparizione del Comunismo

5. Prima in Europa, poi nel resto mondo

Note bibliografiche


Introduzione

Nella tradizione delle religioni ortodosse sono presenti numerose profezie sul futuro, così come negli scritti di Nostradamus e da diverse culture del mondo, dal Perù alla Corea. Esistono testi sorprendentemente accurati anche nella tradizione cinese, scritti in varie epoche della lunga Storia cinese, dalla dinastia Han alla dinastia Ming[1].

Tutte queste profezie hanno in comune una importante verità: la Storia non è fatta da una serie di mere coincidenze, bensì è più simile a una sorta di rappresentazione teatrale, in cui la sequenza degli eventi principali è già predisposta.

Alla Fine del Tempo, che potrebbe essere anche foriera dell’inizio di un nuovo ciclo storico, tutte le religioni del mondo aspettano una sola cosa: l’arrivo del Creatore nel mondo umano.

In tutti i drammi teatrali vie è un momento culminante. In questo contesto, sebbene il Male abbia le proprie predisposizioni per la distruzione del genere umano, il Creatore onnipotente, ha d’altra parte, il potere di risvegliare gli uomini, aiutandoli a liberarsi dalla schiavitù del Diavolo ed offrendo loro la salvezza.

Quella attualmente in corso è l’ultima epoca storica prima dell’apparizione del Creatore: quella in cui si combatte la battaglia finale tra il Bene ed il Male.

Le religioni ortodosse in tutto il mondo hanno predetto che, durante l’epoca del ritorno del Creatore, il mondo sarebbe stato infestato dai demoni, di cose abominevoli e di eventi infausti, e che l’Uomo avrebbe perso il proprio codice morale. Questa è l’attuale situazione del mondo.

Lo stato di degenerazione che stiamo affrontando oggi ha avuto un lungo processo ed è iniziato centinaia di anni fa, con l’ascesa della sua forza guida: l’ateismo e l’inganno nei confronti dell’Umanità. Successivamente è arrivato Karl Marx, che ha creato un’ideologia per mettere insieme tutte le varianti dell’inganno; infine, Vladimir Lenin ha dato alla teoria una spietata attuazione pratica.

Marx, tuttavia, non era affatto un ateo: al contrario, era seguace di un culto satanico e divenne egli stesso un demone, la cui missione era quella di impedire all’Uomo di riconoscere il proprio Creatore, una volta che fosse giunta la Fine del Tempo.

1. Le opere sataniche di Karl Marx

Karl Marx pubblicò diversi libri nel corso della sua vita. I più conosciuti sono il Manifesto del partito comunista pubblicato nel 1848, ed i tre volumi che compongono Il Capitale, pubblicati tra il 1867 e il 1894; questi lavori hanno dato la base teorica per il successivo movimento comunista.

Quello che è meno noto della vita di Marx è invece il suo processo di trasformazione interiore, che ha mutato la sua anima umana in quella di un demone, portandolo a diventare alla fine un emissario del Male nel mondo umano.

In gioventù Marx era un devoto cristiano, un fervente credente in Dio, fino alla sua trasformazione demoniaca.

Nella sua poesia Invocazione di un disperato, Marx mette nero su bianco il proprio intento di vendicarsi contro Dio:

«Quindi un dio mi ha strappato il mio tutto
nella maledizione e sulla soglia del destino.
Tutti i suoi mondi sono andati oltre il ricordo!
Non mi rimane nient’altro che la vendetta!

Su di me con orgoglio porterò la vendetta,
su quell’essere, quel Signore in trono,
Rendi le mie forze un patchwork di ciò che è debole,
lascia il mio io migliore senza ricompensa!

Su in alto costruirò il mio trono,
Fredda e tremenda sarà la sua vetta.
Terrore superstizioso ne sarà il baluardo,
Il suo ministro, l’angoscia più nera[2]».

Scrivendo a suo padre, Marx descriveva così i cambiamenti che stava sperimentando: «Il velo era caduto, il mio sancta sanctorum era in frantumi e bisognava metterci dentro nuove divinità […] Una reale agitazione ha preso il sopravvento in me e non sarò capace di calmare lo spirito agitato finché non sarò alla tua [del padre, NdT] cara presenza[3]».

Nel suo poema La Vergine Pallida Marx scriveva:

«Così ho perduto il cielo, io lo so bene.
La mia anima, un tempo fedele a Dio,
È destinata all’inferno[4]».

La famiglia di Marx aveva chiaramente notato il suo cambiamento: il 2 marzo 1837 il padre gli scriveva: «I tuoi progressi, la cara speranza di vedere un giorno il tuo nome degno di grande reputazione ed il tuo benessere terreno non sono gli unici desideri del mio cuore. Queste sono illusioni che io ebbi per molto tempo, ma posso assicurarti che il loro avverarsi non mi avrebbe reso felice. Solo se il tuo cuore rimarrà puro, se batterà come quello di un essere umano e se nessun demone sarà in grado di alienare il tuo cuore dai migliori sentimenti, solo allora io sarò felice[5]».

Una delle figlie di Karl Marx ha scritto che, quando era piccola, il padre raccontava a lei e alle sue sorelle numerose favole, quella che lei preferiva era una macabra e oscura storia di Hans Röckle, che racconta di un mago costantemente senza soldi che per sopravvivere è costretto a vendere i suoi bellissimi burattini al diavolo[6].

In realtà, quello che Marx decise di vendere al diavolo in cambio del successo era la sua stessa anima. Nel poema Il Violinista, Marx scrive infatti:

«Come mai! Immergo, infilzo senza fallo
la mia sciabola nera di sangue nella tua anima.
Quell’arte che Dio né vuole né immaginerebbe neanche,
balza al cervello dalle nebbie nere dell’inferno.
Finché il cuore è stregato, finché i sensi non si muovono:
con Satana ho raggiunto il mio accordo.
Lui traccia i segni, batte il tempo per me,
suono la marcia della morte veloce e libero[7]».

Lo scrittore Robert Payne nella biografia intitolata Marx, sostiene che le storie di Marx debbano essere interpretate come allegorie della sua vita, aggiungendo che Marx sembrava essere consapevole di agire per conto del diavolo[8].

L’anima di Marx, insomma, era diventata del tutto malvagia: la sua rabbia contro Dio l’aveva spinto a diventare un adepto di Satana. Il filosofo e politico americano Eric Voegelin ha scritto: «Marx sapeva di essere una divinità che stava creando un mondo. Non voleva essere una creatura, non voleva vedere il mondo dalla prospettiva di una creatura umana… Egli voleva guardare il mondo dal punto di vista coincidentia oppositorum, che è la posizione di Dio[9]».

Nel suo poema Orgoglio umano Marx esprime la sua volontà di separarsi da Dio e di mettersi al Suo stesso livello:

«Con sdegno lancerò il mio guanto
Sulla faccia del mondo, in pieno,
E vedrò il crollo di questo pigmeo gigante
La cui caduta non spegnerà il mio ardore
Andrò poi, come un dio vittorioso, alla ventura
Tra le rovine del mondo
E dando alle mie parole forza d’azione
Mi sentirò pari al Creatore[10]».

Dunque, Karl Marx si ribellò attivamente al divino, qualcosa che descrisse apertamente nei suoi scritti: «Io desidero vendicarmi contro quell’Uno che regna lassù»; e ancora: «L’idea di Dio è il concetto chiave di una civiltà distorta. Deve essere distrutta[11]».

Dopo la morte di Marx, la sua governante, Helene Demuth, raccontò di lui: «Era un uomo timorato di Dio. Quando era ammalato, pregava da solo nella sua stanza con una specie di fascia sulla fronte e davanti ad una fila di candele[12]»; in effetti, le preghiere di Marx, come hanno confermato diversi studiosi di questo personaggio, non erano né cristiane né ebree, ma rimane il fatto che il vero Marx non fosse affatto ateo.

Durante la Storia umana, i grandi saggi hanno insegnato agli esseri senzienti il modo di raggiungere l’illuminazione, gettando le fondamenta della civiltà umana.

Gesù Cristo, ad esempio, stabilì le basi della civiltà cristiana, mentre la saggezza di Lao Zi fu il fondamento del Taoismo, una delle colonne portanti della filosofia cinese; nell’antica India, gli insegnamenti di Shakyamuni portarono alla nascita del Buddismo.

L’origine della saggezza di queste persone era a dir poco prodigiosa: Gesù era di fatto un “illetterato” (non apparteneva, infatti, al ceto sociale degli studiosi o dei rabbini); anche se gli altri saggi potevano essere ben istruiti ottennero la saggezza dall’illuminazione raggiunta attraverso la coltivazione, non dagli studi ordinari. Secondo la Bibbia, ad esempio, Gesù non ricevette alcuna istruzione, né da un normale insegnante né da altro genere di “maestro”. I livelli di saggezza di questi tre uomini erano, infatti, il risultato di processi di coltivazione interiori ed erano infinitamente più avanzati di ogni conoscenza umana.

Le teorie di Marx fanno riferimento alle opere degli intellettuali che lo hanno preceduto, benché rimangano fondamentalmente il prodotto dello Spettro. Nel poema Su Hegel scriveva infatti:

«Da che ho scoperto il più alto livello delle cose e ho trovato il più profondo,
Sono volgare come un dio, mi nascondo dell’oscurità come un Dio[13]».

Secondo le disposizioni dello Spettro, Marx entrò nel mondo umano per stabilire il culto del Comunismo e corrompere la moralità umana; il fine era di far rivoltare l’Umanità contro Dio, condannando sé stessa all’eterna dannazione infernale.

2. Il contesto storico del Marxismo

Per promuovere il Marxismo, lo Spettro del Comunismo iniziò col creare delle basi di tipo intellettuale e sociale. Qui esaminiamo queste due componenti, che hanno svolto la funzione di contesto generale ed ambiente favorevole all’ascesa del Comunismo.

Gli studiosi ritengono che le teorie e le idee di Marx siano state influenzate profondamente dai filosofi tedeschi Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) e Ludwig Andreas Feuerbach (1804-1872). Quest’ultimo, in particolare, era un ateo della prima ora: Feuerbach credeva infatti che la religione fosse null’altro che un’idea di «infinità della percezione», ossia che fosse stato l’uomo ad aver inventato Dio, per effetto di un processo di esagerazione e “trasferimento” delle sue stesse capacità umane su di un immaginario essere superiore[14].

La teoria di Feuerbach getta luce sul modo in cui il Comunismo ha potuto emergere e diffondersi. Il progresso della scienza, la meccanizzazione, i beni materiali, la medicina e il settore dell’intrattenimento creano l’impressione che la felicità sia una funzione del benessere materiale. Di conseguenza, ogni insoddisfazione è causata dalle limitazioni sociali.
Questo ha creato l’illusione che, mediante il progresso materiale e i cambiamenti sociali, gli uomini potessero costruire un proprio mondo utopico e felice, senza alcun “bisogno” di Dio. Questa visione è stata l’esca principale con la quale è stata adescata l’umanità, iniziandola al culto del Comunismo.

Ludwig Feuerbach non era stato, naturalmente, il primo a rifiutare la cristianità e Dio: già il teologo, sempre tedesco, David Friedrich Strauss (1808-1874) aveva messo in dubbio l’autenticità della Bibbia e la natura divina di Gesù nel suo libro del 1835 La vita di Gesù. È possibile rintracciare l’ideologia dell’Ateismo a partire dall’Illuminismo (XVII e XVIII secolo). Andando ancora più indietro, si arriva al tempo della Grecia antica; ma l’analisi dell’ateismo in sé stesso non è lo scopo di questo libro.

È importante, inoltre, focalizzare la contiguità del dogma comunista con un altro dogma: la Teoria dell’Evoluzione di Charles Darwin.

Nonostante, infatti il Manifesto del partito comunista di Marx sia stato pubblicato dieci anni prima de L’origine delle specie di Darwin, la Teoria dell’Evoluzione fornì “provvidenzialmente” a Marx un qualche fondamento scientifico col quale rendere presentabile al mondo la propria teoria: dato che tutte le specie sono il risultato della cosiddetta “selezione naturale”, l’essere umano è semplicemente il più avanzato degli organismi e, ovviamente, non resta spazio per il concetto di Creazione da parte di Dio.

La Teoria dell’Evoluzione – come numerosi scienziati fanno notare da diversi decenni – è piena di buchi e contraddizioni; senza considerare il fatto che manchino vere prove documentarie per numerosi passaggi fondamentali e conclusioni in essa contenuti. Tuttavia, anche in questo caso, non andremo nello specifico non essendo la confutazione della teoria dell’evoluzione lo scopo di questo libro. Ad ogni modo, la letteratura scientifica in proposito a disposizione è oltremodo ampia e completa [15].

Nel dicembre 1860, Marx scriveva a Friedrich Engels a proposito del libro L’origine della specie: «Il libro contiene le basi storico-naturali per il tuo punto di vista [sul Materialismo storico NdT]» In una lettera del gennaio 1862 diretta al filosofo socialista Ferdinand Lassalle, Marx scriveva: «Il libro di Darwin è molto importante, mi è di aiuto quale base scientifico-naturale per delineare la lotta di classe nella Storia[16]».

L’Evoluzionismo, nell’ambito delle scienze naturali, e il Materialismo, nell’ambito della filosofia, fornirono al Marxismo due potenti strumenti con cui fuorviare le menti delle persone e raccogliere adepti e sostenitori.

Al tempo di Marx l’intera società occidentale era soggetta a profondi cambiamenti: nel 1769 i motori a vapore migliorati da James Watt diedero inizio alla Prima Rivoluzione industriale, sostituendo le piccole comunità artigianali con la produzione di massa; il progresso tecnico in agricoltura aveva liberato un surplus di manodopera agricola che, trasferitasi nelle città, era disponibile a lavorare nelle fabbriche; il libero scambio aveva creato innovazione in ambito commerciale e dato inizio ai primordi del marketing.

L’industrializzazione incoraggiava inevitabilmente l’espansione delle città, gli spostamenti delle persone e, insieme ad esse, delle informazioni e delle idee. Esisteva un ulteriore e cruciale fattore di rottura rispetto alla società del passato: in città, gli individui non erano vicini gli uni agli altri come invece accadeva nelle società rurali.

In città anche una perfetta nullità può riuscire a scrivere dei libri: in seguito al suo esilio dalla Germania, Marx si spostò in Francia, poi in Belgio ed infine in Inghilterra, dove trovò rifugio nei quartieri poveri di Londra, quei bassifondi ben descritti nei romanzi di Charles Dickens.

La Seconda Rivoluzione industriale dava i primi segni di vita negli ultimi anni della vita di Marx, portando la diffusione dell’elettricità, il motore a combustione interna e l’industria chimica; l’invenzione del telegrafo e del telefono rivoluzionarono le comunicazioni.  Ognuno di questi cambiamenti ha catapultato la società nel disordine, poiché le persone furono costrette a fare salti enormi per adattarsi alle nuove realtà tecnologiche.

Durante la Seconda Rivoluzione industriale, milioni di persone non riuscirono a tenere il passo, causando una polarizzazione che separava sempre di più il ricco dal povero, di pari passo a diverse crisi economiche ed altri problemi sociali.
Questi disordini fecero maturare le condizioni per la diffusione della visione di Marx sulla società, secondo cui le norme sociali e le tradizioni non sarebbero altro che delle oppressive reliquie del passato, che devono essere distrutte. Al tempo stesso, il fatto che la tecnologia fosse in grado di trasformare la natura su così ampia scala, faceva crescere a dismisura la Hýbris, l’Arroganza umana.

In sintesi: piuttosto che guardare al marxismo come al risultato di determinati disordini sociali o come una tendenza intellettuale, questi due fattori dovrebbero essere considerati come una calcolata pianificazione dello Spettro del comunismo, finalizzata a destabilizzare l’Umanità ed a diffondere l’ideologia marxista fra gli esseri umani.

3. La Rivoluzione francese e il Comunismo

La Rivoluzione francese del 1789 fu un evento storico dall’impatto enorme: la monarchia venne annientata, l’ordine della società tradizionale fu rivoluzionato ed il controllo dello Stato finì in mano ad organizzazioni di stampo criminale.

Per Friedrich Engels: «Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria in assoluto; è l’atto con il quale una parte della popolazione impone la sua volontà sull’altra, per mezzo di fucili, baionette e cannoni: i mezzi più “autoritari” che esistano. E se la parte vittoriosa vuole evitare il rischio di aver combattuto invano, deve continuare a dominare per mezzo del terrore che le sue armi ispirano nei reazionari[17]».

Il Club dei Giacobini, che aveva preso il potere dopo la Rivoluzione francese, conosceva molto bene questa massima: dopo aver mandato alla ghigliottina il re Luigi XVI, il Regno del Terrore guidato dai giacobini di Maximilien Robespierre, ordinò 70 mila esecuzioni capitali, la maggior parte delle vittime erano persone del tutto innocenti.
Le generazioni successive hanno scritto un epitaffio sulla tomba di Robespierre:

«Chi sei tu che passi, prega
di non rattristarti che io sia morto;
Perché se fossi stato vivo in questo giorno,
ci saresti stato tu qui al mio posto![18]»

Le politiche del Terrore giacobino (in ambito politico, economico e religioso), poste in essere dal Club dei Giacobini nel corso della Rivoluzione francese, sembrano a posteriori il preludio alla futura tirannia del Comunismo.

Il Terrore politico può essere visto come precursore degli omicidi politici di Lenin e di Stalin: i rivoluzionari francesi, infatti istituirono un Tribunale rivoluzionario e misero in bella mostra le loro ghigliottine nelle pubbliche piazze di Parigi e di altre città. Il Comitato rivoluzionario aveva il diritto di decidere se un prigioniero fosse colpevole o meno, mentre gli agenti speciali della Convenzione nazionale avevano l’autorità di comando sulle suddivisioni militare e amministrative. I sanculotti e i proletari erano considerati la classe più rivoluzionaria.

Secondo la legge del 22 Pratile, entrata in vigore il 10 giugno 1794, il predibattimento e l’avvocato della difesa erano aboliti e tutte le condanne portavano alla pena di morte. Le prove concrete avevano perso ogni importanza, mentre chiacchiere, congetture e giudizi personali erano considerati mezzi validi per arrivare al verdetto. La promulgazione di tale “legge” permise al Regno del Terrore di espandere il raggio della sua azione: si stimano dalle 300 alle 500 mila persone messe in carcere per dei meri “sospetti”[19].

Riguardo al Terrore economico dei Giacobini, anch’esso può essere visto come un preludio al “Comunismo di guerra” che sarebbe poi stato applicato da Lenin in Russia. Una legge rivoluzionaria approvata il 26 luglio del 1793 in Francia, puniva l’accumulo di scorte di generi alimentari con la pena di morte[20].

Riguardo al Terrore religioso, il più grande avversario della Rivoluzione francese era la fede cattolica. Durante il Regno del terrore Robespierre, il pittore Jacques-Louis David e i loro sostenitori, stabilirono una forma di ateismo basato sulla tendenza della filosofia atea dell’illuminismo che chiamarono il Culto della Ragione[21]; l’obiettivo era rimpiazzare il Cattolicesimo.

Il 5 ottobre 1793, la Convenzione nazionale abolì il calendario cristiano, istituendo il calendario repubblicano; il 10 novembre la chiesa di Notre-Dame fu ribattezzata “Tempio della Ragione”: un’attrice, mascherata da Dea della Ragione venne esposta alle masse in adorazione. Il Culto della Ragione venne diffuso in tutta Parigi, tanto che nel giro di una settimana solo tre chiese cristiane rimasero aperte e attive.
Il Terrore religioso aveva insomma invaso l’intera città di Parigi: i preti venivano arrestati in massa, e alcuni giustiziati[22].

La Rivoluzione francese ha fornito non solo un modello pratico per la successiva dittatura comunista sovietica creata da Lenin, ma è anche strettamente connessa allo sviluppo ideologico del Marxismo: Francois-Noёl Babeuf (un socialista utopico vissuto durante la Rivoluzione francese e giustiziato nel 1797 per il suo coinvolgimento nella Cospirazione degli Eguali) aveva già sostenuto e chiesto l’abolizione della proprietà privata, al punto che Marx lo considerava il primo comunista rivoluzionario.

Successivamente, la Francia fu profondamente influenzata dalle ideologie socialiste del XIX secolo. Ne è un esempio la Lega dei Proscritti, che considerava Babeuf come il proprio fondatore spirituale e si era velocemente diffusa a Parigi: il tedesco Wilhelm Weitling, divenuto leader della Lega, ne cambiò il nome in Lega dei Giusti; in un incontro tenutosi del giugno 1847, la Lega dei Giusti si fuse poi con la Commissione di corrispondenza comunista, fondata da Marx e Engels: venne creata la Lega comunista; nel febbraio del 1848, infine, i due pubblicarono la bibbia del movimento internazionale comunista: il Manifesto del partito comunista.

La Rivoluzione francese è stata solo l’inizio di un lungo periodo di sconvolgimenti sociali in tutta Europa: le rivoluzioni e le insurrezioni che si sono susseguite una dopo l’altra alla fine del regno napoleonico, investendo Spagna, Grecia, Portogallo, Germania, Belgio Polonia e varie parti della penisola italiana; in particolare, dal 1848 in poi rivoluzioni e guerre si diffusero ovunque in Europa, fornendo l’ambiente ottimale per lo sviluppo del Comunismo.

Fino al 1864, quando Marx fondò insieme ad altri suoi fedelissimi l’Associazione internazionale dei lavoratori, altrimenti nota come Prima Internazionale comunista, diventando così definitivamente il leader spirituale del movimento dei lavoratori.
In qualità di vero e proprio capo della Prima Internazionale, Marx lavorò per creare un nucleo di rivoluzionari totalmente dediti alla causa, che avrebbero dovuto guidare gli altri lavoratori all’insurrezione. Allo stesso tempo, aveva trovato pretesti adatti ad espellere dall’organizzazione chiunque fosse in disaccordo con lui: come Mikhail Bakunin, il primo russo marxista di rilievo, che – nonostante avesse raggruppato tanti seguaci del movimento comunista – fu accusato da Marx di essere uno zarista e per questo espulso dalla Prima Internazionale[23].

Nel 1871, il ramo francese della Prima Internazionale pose in essere primo atto della Rivoluzione comunista: la Comune di Parigi.

4. La Comune di Parigi: la prima apparizione del Comunismo

La Comune di Parigi sorse in seguito alla sconfitta della Francia nella guerra franco-prussiana del 1870.
Nonostante la resa dell’imperatore francese Napoleone III, l’esercito prussiano aveva messo sotto assedio di Parigi prima di ritirarsi. L’umiliazione degli sconfitti, mescolata con l’irrequietezza che già da lungo tempo agitava i lavoratori francesi, causò una rivolta generale a Parigi, con la conseguenza che la neonata Terza Repubblica fu costretta a ritirarsi a Versailles lasciando un vuoto di potere nella capitale.

Nel marzo del 1871, iniziava quindi la Comune di Parigi: una serie di atti di violenza commessi da varie bande armate, composte da quello che era, di fatto, la feccia della società e guidate da socialisti, comunisti, anarchici ed altri sobillatori.
Il movimento, associato alla Prima Internazionale da cui era stato profondamente influenzato, mirava ad usare il proletariato come strumento della rivoluzione, così da distruggere la cultura tradizionale e trasformare la struttura politica ed economica della società.

Quello che seguì furono uccisioni e distruzione su ampia scala: i ribelli distrussero in tutta Parigi un’enorme quantità di antiche e raffinate reliquie, monumenti e opere d’arte. Un operaio si chiedeva retoricamente: «Quale beneficio posso avere dai monumenti, dall’Opera e dai locali raffinati, quando non ho neanche i soldi per entrare ed assistervi[24]».

Un testimone della distruzione osservava invece: «È qualcosa di crudele, inarrestabile e spietato. È senza dubbio una triste eredità della sanguinosa rivoluzione del 1789». Un altro descriveva la Comune di Parigi come «una rivoluzione fatta con il sangue e la violenza» e come l’atto «più criminale mai visto al mondo»; i partecipanti erano dei «folli, ubriachi di vino e di sangue», e i loro leader erano degli «spietati criminali […] i rifiuti della Francia[25]».

La battaglia tra tradizione e anti-tradizione era iniziata con la Rivoluzione ed era proseguita negli ottant’anni successivi; il presidente onorario della Comune di Parigi affermò: «Due principi sono condivisi in tutta la Francia: la legittimità e la sovranità popolare […] il principio della sovranità popolare raccoglie tutti gli uomini del futuro, le masse stanche di essere sfruttate, che cercano di spaccare la struttura che le soffoca[26]».

L’estremismo della Comune originava in parte dall’odio fomentato dalle idee diffuse dall’utopista socialista Henri de Saint-Simon; egli riteneva che il benessere di un Paese dovesse essere proporzionato al numero di lavoratori. Istigava all’uccisione dei ricchi, che vedeva come dei parassiti.

Nel libro La guerra civile in Francia, Marx descrive la Comune di Parigi come uno Stato comunista: «la diretta antitesi all’impero era la Comune. Il grido della “repubblica sociale”, con cui la rivoluzione di febbraio fu inaugurata dal proletariato di Parigi, espresse una vaga aspirazione dopo una repubblica che era non solo una sostituzione della forma monarchica del dominio di classe, ma il dominio di classe stesso. La Comune era la forma positiva di quella repubblica». E ancora: «La Comune intendeva abolire quella proprietà di classe che rende il lavoro dei molti la ricchezza di pochi».

La Comune di Parigi ha prefigurato le caratteristiche tipiche delle rivoluzioni comuniste: la colonna di Vendome che commemorava Napoleone fu distrutta, le chiese furono saccheggiate e i sacerdoti uccisi; fu proibito l’insegnamento religioso nelle scuole; i ribelli misero vestiti moderni sulle statue dei santi, sulle bocche delle quali attaccarono anche delle pipe.

Le donne parteciparono al dilagare di questa ferocia con entusiasmo, al punto di superare a volte gli uomini. Zhang Deyi, al tempo ambasciatore cinese per la dinastia Qing a Parigi, descriveva così la situazione: «I ribelli non sono solo criminali uomini: anche le donne hanno partecipato a questa furia […] hanno occupato i palazzi e hanno banchettato con cibo prelibato. Ma la loro gioia è stata di breve durata, inconsapevoli come erano del pericolo imminente. Quando si sono trovati sull’orlo della sconfitta, si sono dati a saccheggiamenti e ad appiccare incendi; antichissimi tesori di inestimabile valore sono stati ridotti in cenere. Centinaia di ribelli di sesso femminile, una volta arrestate, hanno confessato che sono state soprattutto le donne ad appiccare gli incendi[28]».

Non sorprende, quindi, il fatto che tanto frenetica ed incontrollabile violenza abbia accompagnato la caduta della Comune di Parigi. Il 23 maggio 1871, prima che l’ultima linea di difesa crollasse, le autorità della Comune ordinarono di bruciare Palazzo Lussemburgo (sede del Senato francese), le Tuileries e il Louvre.
Anche il Teatro dell’Opera di Parigi, il municipio, il ministero degli Interni, il ministero della Giustizia, il Palais Royal, i ristoranti di lusso, gli eleganti palazzi su i due lati degli Champs-Elysées, avrebbero dovuto essere distrutti per evitare che cadessero in mano al governo. Verso le sette di sera dello stesso giorno, infatti, alcuni membri della Comune, muniti di catrame, asfalto e trementina, iniziarono ad appiccare diversi incendi in più luoghi della città. Il palazzo delle Tuileries fu ridotto in cenere ma, fortunatamente, gli incendiari che avevano deciso di bruciare il Louvre furono fermati dai soldati di Adolphe Thier, che spensero il fuoco in tempo.

Marx corresse immediatamente la propria teoria alla luce dell’esperienza della Comune di Parigi, modificando il Manifesto del partito comunista nel modo seguente: «La classe operaia deve rompere e distruggere il meccanismo dello Stato, non semplicemente assumerne il controllo».

5. Prima in Europa, poi nel resto mondo 

Il Manifesto del partito comunista, opportunamente aggiornato da Marx, rese la natura del Comunismo ancora più distruttiva e la sua influenza ancora più diffusa nel mondo.

Nel 1889, sei anni dopo la morte di Karl Marx, tredici anni dopo la dissoluzione della Prima Internazionale ed esattamente cento anni dopo la Rivoluzione francese, l’Associazione Internazionale dei lavoratori risorse a nuova vita. I marxisti tornarono a radunarsi a Parigi, in un’assemblea generale che gli storici definiscono come la “Seconda Internazionale”.

Sotto la guida del Comunismo ed inneggiando slogan quali “liberare l’umanità” e “abolire le classi sociali”, il movimento dei lavoratori europei si sviluppò ed allargò velocemente. Lenin in proposito affermò: «I servizi resi da Marx ed Engels alla classe operaia possono essere espressi in poche parole: hanno insegnato alla classe operaia a conoscere sé stessa, ad essere consapevole di sé stessa e hanno sostituito i sogni con la scienza[30]». Lo Spettro si è servito di menzogne ed indottrinamento per contaminare i movimenti popolari con l’ideologia comunista, portando sempre più persone ad accettare la sua ideologia.

Nel 1914, c’erano una trentina di organizzazioni socialiste, attive su scala locale e planetaria, oltre a innumerevoli sindacati e cooperative: all’inizio della Prima guerra mondiale c’erano oltre dieci milioni di iscritti ai sindacati ed oltre sette milioni di persone erano membri di cooperative.

Lo storico marxista Eric J. Hobsbawm nel libro Come cambiare il mondo. Perché riscoprire l’eredità del Marxismo ha scritto: «In questi Paesi europei praticamente tutti i pensieri socialisti, politicamente impegnati o meno, come il movimento socialista o il movimento sindacale, sono stati visibilmente influenzati da Marx[31]».

Al tempo stesso, il Comunismo cominciò ad espandersi in Russia e in Oriente: dal 1886 al 1890, Lenin studiò Il Capitale di Marx. In precedenza aveva iniziato a tradurre il Manifesto del partito comunista in russo. Lenin venne poi imprigionato ed esiliato, e all’inizio della Prima guerra mondiale viveva in Europa occidentale.

Il primo conflitto mondiale, tuttavia, condusse al trionfo del Comunismo in Russia: nel 1917, quando la Rivoluzione di Febbraio pose fine al regno dello Zar Nicola II, Lenin si trovava in Svizzera; sei mesi più tardi rientrò in Russia, per poi prendere il potere approfittando della Rivoluzione d’Ottobre. La Russia era un Paese con tradizioni antiche, una vasta popolazione e risorse naturali abbondanti. L’instaurazione del regime comunista sovietico, in quella che era la più vasta nazione nel mondo occidentale, fu una vera e propria manna per il movimento comunista.

Proprio come la Prima guerra mondiale aveva aiutato i comunisti russi ad insorgere, la Seconda spinse il movimento comunista a dilagare in tutta l’Eurasia, e a fagocitare la Cina.  Iosif Stalin in proposito affermò: «Questa guerra non è come quelle del passato: chiunque occupi un territorio, vi impone anche il proprio sistema sociale». Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica diventò una superpotenza dotata di armi atomiche, imponendo la propria influenza geopolitica sul mondo intero al fine promuovere il Comunismo[32].

Winston Churchill, all’epoca Primo ministro britannico, durante il suo storico discorso sulla Cortina di ferro che: «Un’ombra è calata sulla scena mondiale, di recente così vivamente illuminata dalla vittoria degli Alleati. Nessuno sa che cosa intendano fare, nell’immediato futuro, la Russia e la sua organizzazione comunista internazionale nè quali siano i limiti, ammesso che ne esistano, delle loro tendenze all’espansionismo e al proselitismo[33]».

Durante la Guerra fredda, il mondo libero si era impegnato in un fiero confronto contro l’espansione comunista in quattro continenti. Nonostante ciò le nazioni del mondo libero, pur in apparenza rette da un sistema democratico, avevano già iniziato un lento ma costante processo di trasformazione verso uno Stato socialista in essenza.


Note bibliografiche

[1] “A Magnificent Time — These Days in Prophecy,” (伟大的时代——预言中的今天) http://www.pureinsight.org/node/1089

[2] Karl Marx, Early Works of Karl Marx: Book of Verse (Marxists Internet Archive).

[3] Karl Marx, “Letter From Marx to His Father in Trier,” The First writings of Karl Marx (Marxists Internet Archive).

[4] Karl Marx, Early Works of Karl Marx: Book of Verse

[5] Richard Wurmbrand, Marx & Satan (Westchester, Illinois: Crossway Books, 1986).

[6] Eric Voegelin, The Collected Works of Eric Voegelin, Vol. 26, History of Political Ideas, Vol. 8, Crisis and the Apocalypse of Man (Baton Rouge: Louisiana State University Press, 1989).

[7] Karl Marx, Early Works of Karl Marx: Book of Verse.

[8] Robert Payne, Marx (New York: Simon and Schuster, 1968).

[9] Eric Voegelin, The Collected Works of Eric Voegelin, Vol. 26.

[10] Karl Marx, Early Works of Karl Marx: Book of Verse.

[11] Wurmbrand, Marx & Satan.

[12] Ibid.

[13] Karl Marx, Early Works of Karl Marx: Book of Verse.

[14] Ludwig Feuerbach, The Essence of Christianity (1841).

[15] I. Bernard Cohen, Revolution in Science (The Belknap Press of Harvard University Press).

[16] Ibid.

[17] Friedrich Engels, “On Authority,” Marx-Engels Reader (W. W. Norton and Co.).

[18] Anonymous, “Robespierre’s Epitaph.” (https://www.rc.umd.edu/editions/warpoetry/1796/1796_2.html)

[19] The New Cambridge Modern History, Vol. IX (Cambridge: Cambridge University Press, 1965), 280–281.

[20] Miguel A. Faria Jr., The Economic Terror of the French Revolution, Hacienda Publishing.

[21] Gregory Fremont-Barnes, Encyclopedia of the Age of Political Revolutions and New Ideologies, 1760–1815 (Greenwood, 2007).

[22] William Henley Jervis, The Gallican Church and the Revolution (Kegan Paul, Trench, & Co.).

[23] W. Cleon Skousen, The Naked Communist (Izzard Ink Publishing).

[24] John M. Merriman, Massacre: The Life and Death of the Paris Commune (Basic Books).

[25] Ibid.

[26] Louis Auguste Blanqui, “Speech Before the Society of the Friends of the People,” Selected Works of Louis-Auguste Blanqui.

[27] Karl Marx, The Civil War in France (Marxists Internet Archive).

[28] Zhang Deyi, The Third Diary of Chinese Diplomat Zhang Deyi (Shanghai Guji Chubanshe) [上海古籍出版社] . [In Chinese]

[29] Merriman, Massacre: The Life and Death of the Paris Commune.

[30] Vladimir Ilyich Lenin, “Frederick Engels,” Lenin Collected Works.

[31] Eric Hobsbawm, How to Change the World: Reflections on Marx and Marxism (New Haven & London: Yale University, 2011).

[32] Milovan Djilas, Conversations with Stalin, https://www.amindatplay.eu/2008/04/24/conversations-with-stalin/

[33] Winston Churchill, “The Sinews of Peace,” a speech (BBC Archive).

 

 

 
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