Logo Epoch Times

Il ruolo guida dell’Italia nel programma spaziale europeo

I governi europei hanno deliberato un pacchetto di finanziamenti da oltre 22 miliardi di euro per l'Agenzia spaziale europea , a sostegno di programmi nei campi scientifico, della sicurezza e dell'esplorazione. La presidenza italiana guiderà l'Esa verso la Strategia 2040

top-article-image

Adolfo Urso in conferenza stampa all'Esa a Brema, 27 Novembre 2025. Foto EPA/CLEMENS BILAN via Ansa

author-image
Condividi articolo

Tempo di lettura: 7 Min.

I governi europei hanno deliberato un pacchetto di finanziamenti da oltre 22 miliardi di euro per l’Agenzia spaziale europea , a sostegno di programmi nei campi scientifico, della sicurezza e dell’esplorazione.​
Si tratta del contributo più elevato nella storia dell’agenzia, deciso dai ministri dei 23 Stati membri e dei paesi partner nel corso del Consiglio ministeriale tenutosi a Brema il 27 novembre. Il direttore generale dell’Esa, Josef Aschbacher, l’ha definito «un grande successo per l’Europa e un momento molto importante» per l’autonomia e la leadership europea nella scienza e nell’innovazione.
Gli Stati membri hanno concordato un incremento del 32 per cento rispetto agli impegni del 2022, pari al 17 per cento al netto dell’inflazione,
Questa decisione di ulteriore finanziamento rappresenta il primo passo concreto per l’attuazione della Strategia 2040 dell’Esa, che delinea le ambizioni scientifiche e industriali europee nello spazio insieme alle tecnologie necessarie per realizzarle. La Germania ha fornito 5 miliardi e 40 0 milioni di euro mentre il Regno Unito si è impegnato per 1 miliardo e 700 milioni di sterline a favore dei programmi Esa.​
La Germania è il principale contributore dell’Esa. Il ministra tedesco dello Spazio, Dorothee Bar ha dichiarato che «l’Esa sta vivendo un cambio di paradigma verso approcci competitivi, orientati all’utente e alle applicazioni» per garantire «la sovranità nello spazio» e creare «competitività e valore aggiunto nell’economia tedesca».
Programmi e missioni prioritarie
L’Esa ha ottenuto un incremento annuo del 3,5 per cento in termini reali per la scienza, a supporto di missioni come Lisa e NewAthena, e per avviare lo sviluppo tecnologico del piano Voyage 2050, che include una missione proposta per la ricerca di vita su Encelado. I ministri hanno approvato l’iniziativa europea Resilienza dallo Spazio, volta ad ampliare le capacità satellitari a doppio uso per la risposta alle crisi e le comunicazioni sicure.​
Finanziamenti iniziali serviranno a realizzare un sistema condiviso di imaging ad alta risoluzione, nuovi segnali di navigazione in orbita terrestre bassa e servizi di connettività. Sono stati aumentati gli stanziamenti per ridurre la dipendenza da tecnologie extraeuropee, sostenere i programmi Ariane 6 e Vega-C; circa 3 miliardi e 600 milioni di euro andranno a progetti cofinanziati, mentre prosegue lo sviluppo dei satelliti di prossima generazione Copernicus e delle missioni di ricerca e sviluppo per l’osservazione della Terra.​
Gli Stati europei hanno confermato le priorità per l’esplorazione, tra cui il rover marziano Rosalind Franklin del 2028, il lander lunare Argonaut e le tecnologie per operazioni in orbita terrestre bassa. Gli Stati membri europei hanno ribadito l’impegno per l’esplorazione spaziale: il rover Rosalind Franklin, missione congiunta con Roscosmos, è finanziato per il lancio su Marte nel 2028, mentre Argonaut diventerà la prossima grande missione lunare europea, a sostegno di una presenza stabile sulla Luna.​
L’Esa ha anche confermato due voli dimostrativi per un servizio di ritorno cargo da orbita terrestre bassa, progettato per attraccare sulla Stazione Spaziale Internazionale prima del suo ritiro previsto nel 2030; è in programma una revisione ministeriale a metà termine prima del 2028 per rivalutare la cooperazione internazionale. La sicurezza spaziale si concentrerà su tre missioni, tra cui Ramses, che intercetterà l’asteroide Apophis nel 2029, oltre all’osservatorio meteorologico spaziale Vigil e a Rise, missione per assistenza in orbita e mitigazione dei detriti.​
L’agenzia sta valutando l’istituzione di nuovi centri in Polonia per applicazioni di sicurezza e in Norvegia per operazioni spaziali artiche.

IL RUOLO DELL’ITALIA NELL’ESA

Quanto alla presenza italiana nell’Agenzia spaziale europea, la presidenza italiana guiderà l’Esa verso la Strategia 2040. L’Italia per l’Esa è il terzo contributore, con un impegno finanziario di 3 miliardi e mezzo di euro per il triennio 2026-2028, con un aumento di circa 500 milioni rispetto ai 3 miliardi del precedente triennio.​
Al Consiglio ministeriale Esa di Brema  del 27 novembre, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso è stato eletto all’unanimità presidente del Consiglio stesso fino al 2028, quando l’Italia ospiterà la prossima ministeriale. Urso ha guidato i lavori insieme al presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Teodoro Valente, illustrando le linee programmatiche nazionali definite dal Comitato Interministeriale per le Politiche Spaziali e Aerospaziali. Una nomina che consolida la centralità italiana nel settore, in un contesto di coesione europea per rafforzare competitività e indipendenza spaziale.​
L’impegno italiano sostiene progetti prioritari come i lanciatori Vega-C e Ariane 6, l’esplorazione terrestre e la sicurezza spaziale, con un ruolo significativo delle basi e imprese nazionali. Parte dei fondi italiani finanzia missioni che prevedono un astronauta italiano sulla Luna insieme a tedeschi e francesi, oltre a rover marziani e lander lunari. L’Italia beneficia di questi investimenti nel settore spazio grazie a un ritorno per l’industria nazionale, con progetti cofinanziati che potenziano l’autonomia tecnologica e la space economy.​
Il ritorno sull’investimento per l’Italia si attesta intorno al 90,51%, come indicato nel Piano Strategico Space Economy. Quindi, per ogni euro investito, l’industria italiana riceve circa 0,90-1 euro in commesse, contratti e progetti assegnati a imprese nazionali come Thales Alenia Space, Avio, Leonardo e altre Pmi della filiera. A fronte dei 3 miliardi e mezzo investiti dall’Italia nel triennio 2026-2028, si prevedono ricadute immediate sulla space economy nazionale, stimata in oltre 4 miliardi di fatturato annuo, e quindi un ritorno sull’investimento “in attivo”.​L’economia spaziale dà lavoro a oltre 400 imprese e 13.500 addetti, con esportazioni nel 2023 pari a 7 miliardi e mezzo di euro (+14%), favorendo innovazione e competitività in settori caratterizzati dal “duplice uso” (ossia civile e militare).

Iscriviti alla nostra newsletter - The Epoch Times