Riserva volontaria e flessibilità ma senza tornare alla naja
Il progetto di Crosetto per "rivoluzionare” le forze armate italiane
Il governo Meloni sta lavorando a un progetto di legge che prevede la creazione di una riserva militare di pronto intervento di almeno 10 mila uomini e a una riorganizzazione da cima a fondo delle forze armate italiane

Guido Crosetto in un'immagine di archivio Foto REUTERS/Remo Casilli
Il governo Meloni sta lavorando a un progetto di legge per reintrodurre una forma di “leva militare” militare nuova (non sarà il ritorno alla vecchia naja) incentrata soprattutto su una riserva di volontari. Le ultime dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto parlano di una bozza che sarà portata prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, con il primo obiettivo di aumentare il personale delle Forze armate e creare una riserva.
La proposta di legge iniziale in questo senso, è stata presentata l’8 febbraio 2024 dal presidente della Commissione Difesa della Camera Nino Minardo (Lega) e altri deputati, e modifica il Codice dell’ordinamento militare per istituire una riserva ausiliaria e volontaria delle Forze armate. L’obiettivo è creare un bacino volontario di massimo 10mila unità organizzate in nuclei regionali per mobilitazione rapida in tempo di guerra, grave crisi internazionale, difesa confini o emergenze nazionali dichiarate dal Consiglio dei ministri.
L’inizio lavori è stato annunciato da Minardo l’8 luglio 2025 in IV Commissione Difesa, con esame del testo base e possibile unificazione con la proposta di Stefano Graziano del Pd, che è focalizzata esclusivamente su protezione civile e sanità. La proposta di legge si modella sui sistemi usati in Israele e negli Stati Uniti con la Guardia Nazionale, per ora è in fase di esame commissionale e ha l’appoggio trasversale di centrodestra e Pd.
L’inizio lavori è stato annunciato da Minardo l’8 luglio 2025 in IV Commissione Difesa, con esame del testo base e possibile unificazione con la proposta di Stefano Graziano del Pd, che è focalizzata esclusivamente su protezione civile e sanità. La proposta di legge si modella sui sistemi usati in Israele e negli Stati Uniti con la Guardia Nazionale, per ora è in fase di esame commissionale e ha l’appoggio trasversale di centrodestra e Pd.
Secondo l’attuale disegno di legge, la riserva attingerà da ex militari congedati senza demerito, dell’età massima di 50 anni, e che siano naturalmente idonei dal punto di vista psico-fisico. La riserva volontaria richiederebbe 6-9 mesi di addestramento iniziale per le reclute, più addestramenti periodici di “mantenimento”. Dal varo della legge, questa nuova categoria di militari aumenterebbe progressivamente fino alle 10mila nuove unità entro 2030. L’operatività piena arriverebbe in 2-5 anni totali dall’approvazione della legge, considerando reclutamento, formazione e integrazione con i 160mila militari attuali.
Una “riserva” militare è un bacino di personale già formato (costituito da ex militari o da volontari selezionati) che non presta servizio attivo ma rimane disponibile per un richiamo immediato in servizio in caso di necessità, integrandosi con le forze regolari. La riserva è su base volontaria e si basa su un impegno temporaneo normalmente di cinque anni ma rinnovabile; il riservista mantiene il grado acquisito e riceve addestramenti periodici di almeno 2 settimane annue per preservare competenze.
Il Governo attiva la riserva in caso di emergenza o guerra mediante autorizzazione parlamentare rapida; i richiamati presterebbero servizio di supporto ai professionisti per un tempo di 3-6 mesi prorogabili, in ruoli logistici, guerra informatica, supporto e anche combattimento. Durante il periodo, i riservisti godono di status militare pieno – grado, retribuzione e vantaggi specifici – poi tornano alla vita civile.
LA RISERVA È SOLO L’INIZIO
Ma non si tratta solo di istituire una riserva. Il ministro della Difesa ha detto che presenterà un disegno di legge che ridefinirà completamente l’intera organizzazione delle forze armate italiane, aumentando sensibilmente il numero degli effettivi in servizio e intervenendo sull’impostazione e sulla struttura complessive della difesa della nostra nazione.
La legge 244/2012 (“riforma Di Paola”), nata dalla crisi finanziaria post-2008, ha imposto tagli drastici alle Forze armate: riduzione organico da circa 190mila unità (2010) a tetto massimo di 150.553 militari (poi portato a 170mila con deroghe), con cosiddette “razionalizzazioni” di comandi, basi e equipaggiamenti per risparmiare 13 miliardi annui.
Crosetto definisce questa riforma uno spirito morto, perché ha creato carenze croniche (oggi 160mila effettivi insufficienti per missioni Nato/multinazionali), rigidità burocratiche e mancanza di flessibilità, e ne chiede l’abrogazione parziale.
Il ministro della Difesa mira a introdurre tutele concrete per attrarre e trattenere i militari in servizio: rotazioni obbligatorie tra comandi e fronti per evitare la sindrome da esaurimento – ad esempio, un limite missioni estere consecutive – incentivi economici e priorità nei concorsi pubblici una volta congedati, garanzie pensionistiche e familiari e, per i riservisti, conservazione dei posti civili durante i richiami. L’obiettivo è passare dall’attuale regime “usa e getta” a uno modello professionale stabile, con reclutamento selettivo e formazione continua.
Crosetto definisce questa riforma uno spirito morto, perché ha creato carenze croniche (oggi 160mila effettivi insufficienti per missioni Nato/multinazionali), rigidità burocratiche e mancanza di flessibilità, e ne chiede l’abrogazione parziale.
Il ministro della Difesa mira a introdurre tutele concrete per attrarre e trattenere i militari in servizio: rotazioni obbligatorie tra comandi e fronti per evitare la sindrome da esaurimento – ad esempio, un limite missioni estere consecutive – incentivi economici e priorità nei concorsi pubblici una volta congedati, garanzie pensionistiche e familiari e, per i riservisti, conservazione dei posti civili durante i richiami. L’obiettivo è passare dall’attuale regime “usa e getta” a uno modello professionale stabile, con reclutamento selettivo e formazione continua.
Nella configurazione finale, le forze armate che vuole creare questo governo avranno una riserva strutturata da 10 a 30mila unità che supporterà le forze armate in servizio permanente che, a loro volta, saranno fatte di militari che ruotano negli incarichi evitando l’usura di unità fisse, caratterizzate da flessibilità di organico (quindi saranno aboliti tetti rigidi), da comandi unificati, applicazioni di intelligenza artificiale per la logistica e la per prontezza operativa, e dall’attenzione a non gonfiare costi fissi. La riforma sarà presentata in consiglio di maggioranza entro fine 2025.
La bozza di disegno di legge annunciata da Crosetto, quindi, include l’iniziativa legislativa parlamentare di Minardo, ma con differenze di ambito e di iter procedurale: Crosetto lavora a un intervento governativo di riorganizzazione complessiva delle Forze armate che prevede l’eliminazione del tetto dell’organico del personale militare a sole 170 mila unità, un intero sistema di nuove regole operative e, appunto, la riserva ausiliaria volontaria da 10mila unità. L’iniziativa di Minardo si concentra invece solo sulla norma specifica che istituisce la riserva ausiliaria. Entrambe le iniziative mirano a colmare il vuoto normativo della legge 119/2022, una legge delega che il Governo a suo tempo non ha esercitato.
Minardo ha avviato i lavori in Commissione Difesa nel luglio 2025. Crosetto, parlando alla stampa, ha detto esplicitamente che l’Italia ha bisogno di più uomini e regole diverse. Le due proposte sono insomma parte di una medesima strategia condivisa e non dovrebbero incontrare ostacoli “politici” nel corso della loro approvazione.
Minardo ha avviato i lavori in Commissione Difesa nel luglio 2025. Crosetto, parlando alla stampa, ha detto esplicitamente che l’Italia ha bisogno di più uomini e regole diverse. Le due proposte sono insomma parte di una medesima strategia condivisa e non dovrebbero incontrare ostacoli “politici” nel corso della loro approvazione.
Il ministro della Difesa ha parlato di reintrodurre in Italia un nuovo servizio militare ma ha rimandato qualsiasi decisione al Parlamento, insistendo sul fatto che le regole della difesa devono essere il più possibile condivise dai diversi partiti. Le anticipazioni raccolte da vari quotidiani indicano che l’impostazione di Crosetto guarda a una leva militare volontaria, non a un servizio di massa obbligatorio identico a quello “abolito” nel 2005.
Parallelamente, alla Camera è già depositata una proposta di legge della Lega (primo firmatario Eugenio Zoffili) che va invece chiaramente nella direzione di una leva obbligatoria (militare o civile) di sei mesi, per ragazze e ragazzi tra i 18 e i 26 anni, da svolgere nella propria regione o provincia. Matteo Salvini da tempo rivendica questa ipotesi come strumento di “educazione civica” e coesione nazionale, ma il governo Meloni finora non l’ha fatta propria in modo esplicito.
All’interno della maggioranza il progetto non è privo di tensioni: Forza Italia ha invitato alla prudenza, definendo “difficile” un ritorno alla leva come in passato (che comunque è categoricamente escluso da Crosetto) e chiedendo una valutazione attenta dei costi e dell’impatto sociale di qualsiasi riforma. Le opposizioni di sinistra hanno criticato l’idea di rimettere al centro la leva, temendo uno scivolamento verso forme surrettizie di obbligatorietà o uno strumento percepito come classista se basato solo su incentivi economici per i più fragili.
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