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Il G7 è «seriamente preoccupato» dal regime cinese

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Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, la ministra degli Esteri del Canada Anita Anand, la ministra degli Esteri del Regno Unito Yvette Cooper, il ministro per l’Europa e gli Affari esteri della Francia Jean-Noel Barrot, il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, principe Faisal bin Farhan Al-Saud, il ministro degli Esteri del Sudafrica Ronald Lamola, il ministro degli Esteri della Corea del Sud Cho Hyun, il ministro degli Esteri del Messico Juan Ramon de la Fuente, l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza Kaja Kallas, il ministro degli Esteri del Giappone Toshimitsu Motegi, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il ministro degli Esteri dell’India Subrahmanyam Jaishankar e il ministro degli Esteri del Brasile Mauro Vieira posano per una foto durante la riunione dei ministri degli Esteri del G7 a Niagara-on-the-Lake, in Ontario (Canada), il 12 novembre 2025

Photo: foto Reuters/Carlos Osorio.

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Tempo di lettura: 4 Min.

Il G7 ha diffuso ieri 12 novembre una dichiarazione dove manifesta seria preoccupazione riguardo al «rapido» potenziamento dell’arsenale nucleare e delle capacità militari della dittatura comunista cinese.
Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Italia – insieme all’Alto rappresentante dell’Unione europea – hanno pubblicato una nota sulla sicurezza mondiale in occasione della riunione tenutasi a Niagara, in Canada, l’11 e il 12 novembre. I temi affrontati hanno riguardato la pace e la stabilità in Medio Oriente, in Ucraina, nell’Indo-Pacifico, a Haiti, in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, oltre alla sicurezza marittima e delle catene di approvvigionamento.
La Repubblica Popolare Cinese è stata al centro dell’attenzione per tutto il vertice. «Continuiamo a essere preoccupati per il potenziamento militare della Cina e per il rapido incremento del suo arsenale nucleare – si legge nel comunicato – e invitiamo Pechino a dimostrare il proprio impegno per la stabilità attraverso una maggiore trasparenza».
Secondo il rapporto annuale dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), la dittatura cinese sta incrementando il numero delle proprie testate nucleari a un ritmo superiore rispetto a qualunque altra nazione, di circa il 20 per cento all’anno. A gennaio 2025, Pechino disponeva di almeno 600 testate, il doppio rispetto al 2020, collocandosi così al terzo posto dopo Russia e Stati Uniti. A questo ritmo, potrebbe raggiungere gli Stati Uniti entro il 2030.
Lo scorso agosto, il presidente degli Stati Uniti aveva proposto a Mosca e Pechino l’avvio di colloqui sul disarmo nucleare. Proposta che la dittatura cinese ha respinto. In ottobre, Trump ha disposto che il Pentagono riprenda immediatamente i test sulle armi nucleari, in risposta al crescente numero di test effettuati da Russia e Cina.
La corsa agli armamenti del Partito comunista cinese alimenta anche la guerra della Russia in Ucraina, altro punto di forte preoccupazione per i membri del G7. Dice la dichiarazione: «Abbiamo condannato la fornitura di assistenza militare alla Russia da parte della Corea del Nord e dell’Iran, nonché la fornitura di armi e componenti a duplice uso da parte della Cina, un fattore decisivo che sostiene lo sforzo bellico di Mosca».
Il G7 ha poi riaffermato l’impegno a favore della pace nell’Indo-Pacifico, denunciando le azioni destabilizzanti della Repubblica Popolare Cinese e della Corea del Nord, a partire dai continui scontri tra unità della marina del regime cinese e delle filippine nelle acque che il regime considera (senza diritto) proprie.
I “Sette Grandi” hanno rinnovato inoltre il proprio sostegno al mantenimento della pace nello Stretto di Taiwan e con la Repubblica di Cina – altra area del Globo che il Pcc considera, senza alcun diritto, propria – e alla «partecipazione significativa di Taiwan alle organizzazioni internazionali».
Nella dichiarazione è stato richiamato anche il recente piano del G7 per la resilienza delle catene di approvvigionamento di minerali di importanza strategica, in cui si fa riferimento al tentativo di Pechino di imporre severe restrizioni al resto del mondo all’accesso alle terre rare, la cui quasi totalità viene raffinata in Cina: «Abbiamo espresso particolare preoccupazione per l’uso di politiche e pratiche non di mercato atte a turbare il funzionamento delle catene di approvvigionamento di minerali critici, nonché per altre distorsioni di mercato, compreso l’eccesso di capacità produttiva».
Infine, il G7 ha accolto con favore il recente incontro tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il dittatore cinese Xi Jinping, in seguito al quale Pechino ha accettato la tregua di un anno nella guerra commerciale che ha comportato, nei mesi scorsi, forti restrizioni alle esportazioni cinesi di terre rare e magneti.

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